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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI LEADERS DEI MOVIMENTI INTERNAZIONALI PRO-VITA

Venerdì, 15 novembre 1991

 

1. È con viva soddisfazione che rivolgo il mio cordiale saluto e benvenuto a voi, Leaders dei Movimenti Pro-vita delle diverse Nazioni, riuniti in Congresso a Roma per iniziativa del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Vi ringrazio per il vostro entusiasmo, la vostra disponibilità e la vostra generosità.

C’è in voi una forza disinteressata e gratuita, che proviene dai valori dello spirito. Avete l’agilità di chi si muove senza condizionamenti ideologici, né pesi burocratici. È la natura stessa della causa a rendervi forti e generosi: il servizio alla vita umana, ad ogni vita, anche quando è nascosta nel mistero della sua concezione. Da questi ideali nasce l’impegno dinamico, per cui in tante parti del mondo c’è una risposta sincera, sistematica e organizzata, che non risparmia sforzi affinché l’attivo rispetto della vita diventi una realtà.

Guardo con gioia e speranza a tutti voi, che sentite sgorgare nel profondo del vostro cuore l’esigenza di amore e di giustizia, la quale induce al rispetto della vita, che va accolta ed amata fin dall’inizio, e poi sempre tutelata in un ambiente di genuina ecologia umana (cf. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 38).

2. Permettetemi di approfondire alcuni aspetti utili, penso, ai Movimenti per i quali voi vi prodigate. Nella Lettera indirizzata a tutti i Vescovi del mondo, ho parlato del “Vangelo della Vita”: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10); “chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

Sì, cari fratelli e sorelle, risuona nella Chiesa e, tramite essa, nell’intera umanità la buona novella del valore della vita umana: nessun uomo viene al mondo per caso, ognuno è il termine di un atto dell’amore creativo di Dio e, fin dal concepimento, chiamato all’eterna comunione con Dio.

In un’epoca, in cui tanti dimenticano chi è l’uomo, da dove viene e dove va, c’è l’imperioso bisogno di suscitare sempre più il senso dell’ammirazione e della riconoscenza per la grandezza di ogni vita umana, anche se sofferente. Particolarmente là dove esso viene oscurato dalla pressione secolarizzante, si deve aiutare a riflettere sul fatto che ogni vita è un bene inestimabile, perché dono unico ed irripetibile del Signore, datore della vita: “È in Te la sorgente della vita” (Sal 36, 10); “Io darò loro la vita eterna” (Gv 10, 28). In un mondo il quale, travolto dalla mentalità tecnicistica, tende a perdere la sensibilità davanti al mistero grandioso della persona, voi dovete ripetere questa meravigliosa novità dell’amore di Dio per ciascun uomo, che è parte della nostra fede in Dio Creatore del cielo e della terra, delle cose visibili ed invisibili.

3. La vita deve essere accolta e amata senza eccezioni. Nell’Enciclica Centesimus annus ho messo in guardia di fronte ad una cultura della morte, che si oppone all’amore per ogni essere umano, rischiando di oscurare una verità così centrale per qualsiasi credente in Dio, Padre e Creatore.

Nel Concistoro Straordinario dei Cardinali, da me convocato l’aprile scorso, si è levato un grido unanime per chiedere una universale reazione che ponga fine al gravissimo fenomeno delle crescenti minacce ed attentati alla vita, che sta provocando stermini in una misura mai prima vista nella storia dell’umanità.

Fin dal concepimento, ogni essere umano è una persona, e costituisce una manipolazione della verità considerare il concepito ancora non nato, nella sua indifesa grandezza, come un aggressore. Si comincia, purtroppo, a parlare dell’esistenza di atteggiamenti ed iniziative contro l’accettazione della vita, che inducono, prima, al disordine morale della contraccezione e, successivamente, al crimine abominevole dell’aborto. Tale Anti-Life Mentality, quali che siano le sue intenzioni e le sue preoccupazioni, è in se stessa e per se stessa disumana e aberrante. Il dovere primario di creare un clima di accoglienza della vita spetta all’intera società, ed in essa - secondo le proprie responsabilità - ai singoli cittadini, ai governanti, ai legislatori. Si deve intraprendere una politica chiara in favore della vita e della dignità della donna, quale collaboratrice di Dio nel dono della vita.

Quando il bambino non è voluto dai suoi genitori, devono intervenire strutture e modalità di accoglienza della vita, anche se sono sempre i genitori, che hanno costituito una famiglia, i responsabili diretti del neonato. La famiglia, “Santuario della vita”, deve essere sostenuta efficacemente affinché si avveri il diritto di ogni bambino a nascere in una normale famiglia costituita dal padre, dalla madre e dai fratelli, in un indispensabile clima d’amore (cf. Instr. Donum vitae, II,A,1).

4. Dopo essere stato accolto, il bambino va educato, tutelato e promosso in tutto il suo sviluppo, in modo che possa raggiungere la dovuta maturità umana. L’uomo, infatti, non riesce nemmeno a sapere chi è, anzi diventa a se stesso un mistero insolubile, se non impara ad amare e non sente di essere amato.

Si richiede, quindi, un impegno comune per una ecologia umana, cioè per creare, con la collaborazione di tutti, un ambiente favorevole alla persona e al suo sviluppo. Ciò richiede certamente la promozione di condizioni materiali, ma ancor prima ed in modo irrinunciabile la formazione in un’atmosfera di amore per la persona in se stessa e per se stessa, che dà a ciascuno la gioia di vivere, di servire, di lavorare e di sviluppare rapporti amichevoli con tutti gli uomini. A questo scopo occorre migliorare gli strumenti educativi, i mass media, purificare l’ambiente morale e gli altri aspetti della cultura, diventata spesso sorda ai valori dello spirito.

La prima ed insostituibile struttura in grado di farlo è certamente la famiglia; in seno ad essa l’uomo fa le prime, determinanti esperienze e riceve i primi e più validi insegnamenti intorno alla verità e al bene, impara cosa vuol dire amare ed essere amato.

Dobbiamo impegnarci a proteggere e promuovere la famiglia fondata sul matrimonio, in cui il dono reciproco dell’uomo e della donna crea un clima di amore, dove il bambino può nascere e crescere. Siamo tutti chiamati a promuovere un ambiente favorevole alla famiglia, e, quindi, alla maternità e alla paternità, dove vi siano di fatto, e in modo crescente, le condizioni ottimali perché essa possa sviluppare le proprie ricchezze: la fedeltà, la fecondità, l’intimità arricchita dall’apertura agli altri, ecc.. È necessario che la famiglia diventi il centro di ogni politica sociale.

5. Finalmente, permettetemi di ricordarvi che la vostra maggiore forza è nella qualità della vostra testimonianza in favore della dignità dell’uomo, della famiglia e della vita, nella reciproca collaborazione e nel rispetto delle legittime diversità.

Sono grandi e potenti le forze che oggi, apertamente od occultamente, dispiega la cultura della morte: l’egoismo umano e, come suo frutto, il consumismo; un superficiale femminismo, che ha paura di fronte alla grandezza della maternità; il crescente materialismo, incapace di percepire la superiorità dei valori dello spirito; infine, la pressione di interessi economici, che agiscono con spietata crudeltà.

Vi rivolgo, a questo riguardo, la raccomandazione che San Paolo indirizzò ai primi cristiani della Comunità romana: “non lasciatevi vincere dal male, ma vincete con il bene il male” (Rm 12, 21). Le vostre armi sono quelle del Vangelo. Esso contiene una speranza che non fallisce, perché appoggiata sul solido fondamento della Risurrezione di Cristo, vincitore della morte.

6. La Madonna è, nel modo più eccellente, la promotrice della vita; Ella concepì nel suo seno Colui che è la Vita (cf. Gv 11, 25; 14, 6), lo diede alla luce e lo accolse con immenso amore, proprio in mezzo alla povertà di Betlemme. Ella, assieme al suo Figlio, benedica tutte le madri del mondo, tutte le famiglie, “Santuari della vita”, e benedica voi, i vostri focolari, i vostri Movimenti e le vostre Nazioni, nelle quali vi auguro di essere luce, sale e fermento.

A tutti imparto la mia benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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