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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI STUDIOSI PARTECIPANTI ALLA SETTIMANA
DI STUDIO SU «RISORSE E POPOLAZIONE»

Venerdì, 22 novembre 1991

 

1. Rivolgo a tutti voi, illustri Scienziati, il mio cordiale benvenuto. Vi saluto e ringrazio poiché, accogliendo l’invito della nostra Accademia delle Scienze, avete voluto, con competente attenzione scientifica, dedicarvi allo studio di una problematica che tanto preoccupa la nostra società: la relazione tra l’accentuata crescita demografica e la disponibilità delle risorse naturali.

Lo stretto legame esistente tra risorse e abitanti è da valutare, come voi opportunamente avete fatto, tenendo presente anche gli attuali squilibri nella distribuzione della popolazione e nei flussi migratori, nella ripartizione delle risorse e nel loro sfruttamento.

L’incremento demografico e quello delle risorse disponibili registra ritmi localmente diversi, tanto che esistono e si prevedono distribuzioni non uniformi nelle differenti parti della terra.

Risulteranno perciò importanti e preziosi i dati che potrete mettere a disposizione della Sede apostolica. Essa ne fa tesoro per formulare e precisare adeguatamente - secondo la missione e i compiti che le sono propri - orientamenti e suggerimenti. L’autonomia e la competenza scientifica dell’Accademia garantiscono un servizio prezioso alla Chiesa, che dell’analisi di dati attendibili si serve per elaborare, anch’essa nell’ambito della propria autonomia e competenza, un ponderato giudizio di ordine religioso ed etico.

2. Il punto di partenza della vostra ricerca è la situazione odierna, ma vi siete correttamente interessati anche al passato, mettendo in luce le cause che hanno portato la terra allo stato attuale e che hanno consentito il notevole accrescimento della popolazione mondiale degli ultimi decenni. Avete volto, poi, lo sguardo verso il futuro per delineare alcune prospettive che tengano conto soprattutto della connessione fra dinamica demografica e dinamica delle risorse nel loro impatto ambientale.

È noto come la disponibilità delle risorse sia ostacolata da molti fattori di carattere sociale, economico e politico, tanto da indurre taluni a temere che si giunga addirittura all’impossibilità di nutrire tutti gli uomini. Non ci si deve, però, lasciar guidare dal timore, occorre piuttosto valutare attentamente i vari aspetti del problema.

3. L’analisi delle situazioni mostra un’accentuata diversificazione, che non riguarda soltanto le risorse elementari della natura, ma più specificamente quelle rese utilizzabili all’azione dell’uomo, della sua intelligenza, della sua intraprendenza e del suo lavoro. La scienza e le relative applicazioni hanno reso disponibili nuove risorse e promettono forme alternative di energia. Ma i centri di ricerca scientifica sono concentrati e la diffusione delle conoscenze e delle tecnologie è condizionata e talvolta frenata da diversi fattori che rendono difficile l’esercizio della solidarietà internazionale, che pure rappresenta la condizione fondamentale per un integrale ed equilibrato sviluppo.

È, dunque, un problema di organizzazione della società e quindi anche politico. Entrano in gioco vari aspetti della convivenza civile, dal diritto di famiglia al regime di proprietà dei suoli, dall’assistenza sociale all’organizzazione del lavoro, dall’ordine pubblico alle norme di consolidamento del consenso sociale.

La società umana è anzitutto società di persone, i cui diritti inalienabili devono sempre essere rispettati, e nessuna autorità politica, nazionale o internazionale, può mai proporre, ne tanto meno imporre, una politica contraria al bene delle persone e delle famiglie (cf. Gaudium et spes, 25-26, Dignitatis humanae, 3).

4. È diffusa opinione che il controllo delle nascite sia il metodo più facile per risolvere il problema di fondo, dato che una riorganizzazione su scala mondiale dei processi di produzione e ripartizione delle risorse richiederebbe un tempo enorme e comporterebbe complicazioni economiche immediate.

La Chiesa è consapevole della complessità del problema che va affrontato senza indugio, tenendo conto, tuttavia, delle situazioni regionali diversificate, e talora persino di opposto segno: esistono Paesi con forte tasso d’incremento demografico e altri che si avviano verso un’involuzione senile. E sono spesso proprio questi ultimi, con i loro consumi, i maggiori responsabili del degrado ambientale.

Nel proporre interventi, l’urgenza non deve indurre a errori: l’applicazione di metodi non consoni alla vera natura dell’uomo finisce, infatti, con il provocare danni drammatici. Per questo la Chiesa, “esperta in umanità” (cf. Paolo VI, Populorum Progressio, 13), riconoscendo il principio della maternità e paternità responsabili, ritiene suo precipuo dovere attirare con forza l’attenzione sulla moralità dei metodi, che devono sempre rispettare la persona e i suoi inalienabili diritti.

5. L’incremento o il forzato decremento della popolazione sono in parte causati dalla carenza di istituzioni sociali, i danni ambientali e lo scarseggiare delle risorse naturali derivano spesso dagli errori degli uomini. Nonostante che nel mondo si producano generi alimentari sufficienti per tutti, centinaia di milioni di persone soffrono la fame, mentre altrove si assiste a macroscopici esempi di sprechi alimentari.

Considerando questi molteplici e diversi atteggiamenti umani non corretti, è necessario rivolgersi anzitutto a coloro che ne sono maggiormente responsabili.

6. Occorre affrontare la crescita demografica non solo attraverso l’esercizio della maternità e della paternità responsabili nel rispetto della legge divina, ma pure con mezzi economici incidenti profondamente sulle istituzioni sociali. Specialmente nei Paesi in via di sviluppo, dove gran parte della popolazione è in età giovanile, va eliminata la gravissima carenza di strutture adeguate per l’istruzione, per la diffusione della cultura e la formazione professionale. Va promossa la condizione della donna, anche quale elemento integrante della modernizzazione della società.

Grazie ai progressi della medicina, che hanno positivamente ridotto la mortalità infantile e prolungato l’esistenza media umana, grazie pure allo sviluppo tecnologico, sono venute a crearsi nuove condizioni di vita che l’uomo deve affrontare non solo con la ragione scientifica, bensì ricorrendo a tutte le energie intellettuali e spirituali. Egli ha bisogno di riscoprire il significato morale che riveste il porsi dei limiti e deve crescere e maturare nel senso di responsabilità di fronte ad ogni manifestazione della vita (cf. Ioannis XXIII, Mater et magistra, 195, Pauli VI, Humanae vitae, passim: Gaudium et spes, 51-52).

Non impegnandosi in questa direzione, potrebbe cadere vittima di una dittatura devastante che lo renderebbe schiavo in un aspetto fondamentale della sua umanità, qual è il dare la vita a nuovi esseri umani ed educarli alla maturità.

Tocca, pertanto, ai pubblici poteri, nell’ambito delle loro legittime competenze, emanare norme atte a conciliare il contenimento delle nascite con il rispetto delle libere e personali assunzioni di responsabilità (cf. Gaudium et spes, 87; Pauli VI, Populorum progressio, 47). Un intervento politico, che tenga conto della natura dell’uomo, può influenzare gli sviluppi demografici, ma dovrebbe essere affiancato da una ridistribuzione di risorse economiche fra i cittadini. In caso diverso si rischia, con quei provvedimenti, di pesare soprattutto sui ceti più poveri e deboli, assommando ingiustizia a ingiustizia.

L’uomo, “sola creatura che Dio abbia voluta per se stessa” (Gaudium et spes, 24), è soggetto di diritti e di doveri originari, antecendenti a quelli che scaturiscono dalla vita sociale e politica (cf.  Ioannis XXIII, Pacem in terris, 5 e 35). È la persona umana “il principio, il soggetto e la fine” di tutte le Istituzioni sociali (cf. Gaudium et spes, 25) e per questo ogni autorità deve tener conto dei limiti della propria competenza.

La Chiesa, da parte sua, invita l’umanità a progettare il futuro, spinta non solo da preoccupazioni materiali, ma anche e soprattutto dal rispetto per l’ordine posto da Dio nella creazione.

7. Abbiamo tutti precisi doveri verso le generazioni a venire: sta qui una dimensione essenziale del problema, che spinge a basare le nostre indicazioni su valide prospettive in ordine allo sviluppo demografico e alla disponibilità delle risorse.

Premessa della conservazione delle risorse e la convivenza pacifica degli uomini, poiché - com’è generalmente riconosciuto - le guerre sono fra i peggiori devastatori ambientali. Premessa della convivenza pacifica è a sua volta la solidarietà, frutto di un alto senso morale. Le virtù basilari della vita sociale costituiscono il terreno propizio per la solidarietà mondiale, di cui ho parlato nella Sollicitudo rei socialis (cf. Ioannis Pauli PP. II, Sollicitudo Rei Socialis, 39-40), solidarietà dalla quale dipende principalmente la soluzione delle questioni da voi trattate.

8. In questo contesto occorre un forte comune impegno nella riforma delle Istituzioni che punti all’innalzamento del livello d’istruzione e maturazione personale grazie ad un sistema educativo adeguato; al rafforzamento dell’iniziativa e alla creazione di posti di lavoro con corrispondenti investimenti. La distruzione dell’ambiente causata dall’industria e dai prodotti industriali deve essere ridotta secondo precisi piani ed impegni anche a livello internazionale. Si impone un’opera di radicale revisione dell’attuale stato di fatto.

A fondamento di tale riforma deve porsi il rinnovamento delle persone (cf. Gaudium et spes, 24). È necessario intervenire nel campo dell’istruzione, ma ancor più nell’ambito della formazione globale per lo sviluppo di autentiche personalità, educando l’uomo alla consapevolezza dei propri specifici valori, per realizzare una società di cui egli sia parte costitutiva e che presenti migliori condizioni di vita per l’intera umanità. Certo non è un’impresa facile. È un compito che spetta innanzitutto alla famiglia, cellula di base della società. Essa trae forza morale dal senso di responsabilità proprio dei genitori, di cui parla il Concilio (cf. Ivi, 51), che garantisce, tra l’altro, un atteggiamento procreativo equilibrato, teso a costruire una società più solidale.

9. Pressante è il richiamo alla responsabilità di ogni singola persona, pressante è l’appello alla solidarietà di tutti.

Il dinamismo della crescita demografica, la complessità del reperimento e della distribuzione delle risorse, le reciproche connessioni e conseguenze sull’ambiente costituiscono una lunga ed esigente sfida. Solo grazie ad un nuovo e rigoroso stile di vita, che scaturisca dal rispetto della dignità della persona, l’umanità sarà in grado di affrontarla in maniera adeguata (cf. Dignitatis humanae, 3).

S’impone, insomma, un modo di vivere rinnovato che, diffondendosi attraverso l’esercizio di un autentico umanesimo, divenga capace di dissuadere i pubblici poteri dal proporre e legittimare soluzioni contrarie al vero e duraturo bene comune. È uno stile di vita che, riflettendo i reali interessi della persona, favorisca la realizzazione di un mondo in cui l’amore per gli altri è preso a generale criterio normativo.

Illustri Signori, vi ringrazio sentitamente per l’apporto scientifico da voi offerto in questi giorni all’approfondimento di così attuali problematiche. Con tali sentimenti, ed invocando la protezione celeste su ogni vostra persona, tutti ancora una volta cordialmente vi saluto.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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