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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE
DEL NORD DELL'AFRICA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 26 novembre 1991

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. È con grande gioia e con tutto il mio affetto nel Signore che vi ricevo nella vostra qualità di membri della Conferenza episcopale regionale del Nord dell’Africa, in occasione della vostra visita “ad limina”. Saluto cordialmente, nelle vostre persone, il clero, i religiosi, le religiose e i fedeli laici del vostro paese o delle vostre comunità ecclesiali internazionali, che danno veramente un’immagine dell’universalità della Chiesa. Il mio pensiero va inoltre al caro Cardinale Duval, “absens corpore sed mente presens”, e ringrazio vivamente il suo successore nella sede di Algeri, Monsignor Henri Teissier, Presidente della Conferenza, per l’indirizzo di saluto molto affettuoso che ha appena pronunciato a nome vostro.

Venendo ad incontrarvi con il Successore di Pietro e con i suoi collaboratori nei diversi dicasteri della curia romana, esprimete in questo modo tangibilmente i legami che ci uniscono nella grande famiglia dei battezzati. In un’epoca in cui la società tende anch’essa a rendere gli scambi tra i suoi membri più frequenti e più diretti, è opportuno promuovere la comunione permanente tra le Chiese particolari e la Sede apostolica, con la condivisione della sollecitudine pastorale sulle questioni, le esperienze, i problemi, gli orientamenti e i programmi di lavoro relativi all’annuncio della Lieta Novella. Oltre al beneficio dell’informazione reciproca, questo andamento esprime lo spirito collegiale grazie al quale la Chiesa vive la sua unità nella diversità.

Al termine del vostro pellegrinaggio a Roma, possiate provare il conforto e il sostegno che era nelle vostre attese affinché, di ritorno in mezzo al vostro popolo, il vostro servizio episcopale sia ancora più qualificato e più fiducioso nel felice esito della missione ricevuta da Cristo: “questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1 Gv 5, 4)!

2. Vi sono nel Vangelo delle parabole in cui l’azione di Dio nel mondo è paragonata a quella della natura. Il Regno, dice San Marco, è come un seme posto nella terra: “Il Regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa” (Mc 4, 26-27). Questa legge della vita e della crescita si applica all’intero Corpo di Cristo. Lo Spirito Santo agisce con una forza misteriosa, ma la sua azione presuppone il concorso di esseri umani che, sull’esempio di Maria, acconsentono a collaborare con una disponibilità totale nell’opera salvatrice del Signore. Con l’aiuto dello Spirito, i cristiani cercano di allontanarsi dal peccato e di credere nel Vangelo, per crescere nella santità vivendo sempre meglio di fede, di speranza e di amore. In questo modo, essi diventano segni di salvezza per tutti gli altri membri della famiglia umana. Questi segni, per conservare la loro reale portata, devono restare visibili e comprensibili per coloro ai quali si rivolgono; devono guidare alla scoperta di Dio e dei suoi testimoni.

Nella loro ricerca del vero e del bene, i nostri contemporanei, spesso scettici al cospetto dei maestri sulle dimostrazioni o affermazioni troppo categoriche, tendono a preferire i testimoni autentici e discreti. È stata questa l’intuizione di base di un grand’uomo di Dio della vostra regione, Padre Charles de Foucauld, che cercò di manifestare il Vangelo in maniera laboriosa e nascosta, nel silenzio in cui Dio dimostra la sua presenza nella forma di una “brezza leggera” (cf. 1 Re 19, 12). La missione dell’apostolo che ha incontrato Dio in questo modo è quella di farlo conoscere ai suoi fratelli mostrando che Egli si trova già lì, nascosto tra i popoli, nel cuore di tutte le culture. Il discepolo di Gesù si sente responsabile, dove vive, di tutti gli esseri umani per la preghiera e attraverso la comunione dei santi. La sua azione apostolica è profondamente integrata nella missione universale della Chiesa.

3. Non è forse, cari Fratelli, la situazione particolare che voi conoscete nei vostri paesi in cui l’Islam permea di sé tutta la società e le sue strutture? E tuttavia, per riprendere le parole del Concilio Vaticano Secondo, “La Chiesa, per poter offrire a tutti il mistero della salvezza e la vita portata da Dio, deve inserirsi in tutti questi raggruppamenti con lo stesso movimento, con cui Cristo stesso, attraverso la sua incarnazione, si legò a determinate condizioni sociali e culturali degli uomini con cui visse” (Ad gentes, 10). È quanto voi fate con coraggio, pazienza e perseveranza: in nome di tutta la Chiesa, vi ringrazio per quest’opera apostolica esigente che si ispira alla vita appartata di Gesù a Nazaret e che trasfigura già il mondo in cui vivete dando ad esso un sapore cristiano, seguendo la raccomandazione del Signore: “Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13). Con la vostra vita di testimonianza e di condivisione, con il vostro inserimento umile e rispettoso in seno a popoli che possiedono la loro propria storia e lo loro propria tradizione culturale e religiosa, con la vostra disponibilità nei confronti delle vostre controparti musulmane, mostrate, in una società in cui Dio è punto di riferimento, la forma di vivere la fede cristiana e di tradurre in atti l’amore del Padre celeste.

Tuttavia, il vostro ministero verso i vostri fratelli e sorelle dell’Islam conosce dei limiti, in particolare per quanto riguarda il dialogo. Questo è difficile se alcune controparti non arrivano a comprendere l’altra religione per quello che essa è realmente ma si lasciano influenzare da pregiudizi transitori che deformano la realtà. Malgrado ciò, continuate a dialogare, soprattutto con sincerità, anche con serenità, appoggiandovi innanzitutto al dialogo della vita e delle opere, in particolare delle opere di “misericordia” raccomandate dal Vangelo. In uno spirito di apertura e di buon vicinato, condividete le gioie e le pene, i problemi e le preoccupazioni dell’esistenza; collaborate allo sviluppo integrale e alla liberazione totale dell’uomo. Potrete ispirarvi in questo campo al documento “Dialogo e annuncio” pubblicato lo scorso maggio dal Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Sull’esempio del Salvatore, che il Vangelo ci mostra con il volto del Dio della misericordia e della compassione, abbiate per tutti i vostri fratelli una parola di speranza: per i giovani, che rappresentano il sessanta per cento della popolazione e che troppo spesso considerano il loro avvenire con pessimismo; per gli studenti e gli adulti maghrebini che soffrono forse più di altri per le difficoltà dei rapporti tra Nord e Sud perché la situazione geografica dei loro paesi li rende più prossimi a questi problemi e ravvivano la loro sete di una migliore condivisione dei beni; per tutti coloro che in questa regione del mondo e nel Medio Oriente aspirano alla pace.

A questo riguardo, a causa del fenomeno migratorio, tanto importante nelle vostre società, è opportuno preparare sempre meglio i giovani al dialogo, in particolare con i paesi mediterranei. La Chiesa, attraverso le scuole e gli insegnanti, può apportare un contributo positivo alla comprensione tra mondi culturali diversi: tutto quel che è seminato in profondità nel cuore della gioventù porta, a lungo termine, frutti durevoli e ricompensa largamente dei sacrifici affrontati.

4. Vorrei adesso rivolgere uno sguardo con voi su certi argomenti del vostro ministero. In passato sono stati lanciati degli appelli pressanti per l’invio di religiose nelle vostre comunità e si è potuto rispondere in parte a queste richieste.

Tra i religiosi e le religiose, ve ne sono alcuni che si adoperano, nel rispetto delle differenze di sensibilità e di cultura, per la formazione, per l’educazione della gioventù, per la promozione femminile, per l’assistenza agli ammalati e alle persone minorate. Un buon numero di loro assicura una presenza cristiana in zone isolate, in quartieri popolari, tra montagne o in pieno deserto. Continuate ad incoraggiarli e a confortarli come state facendo, con visite e messaggi, dando loro così il sostegno di cui hanno bisogno. Desidero ringraziare i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli laici delle vostre diocesi per il segno dato in questo modo della misericordia di Dio e della sollecitudine della Chiesa verso l’uomo sofferente e in favore del suo inserimento attivo nella società, manifestazione discreta ma reale della loro fedeltà alla parola del Maestro: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

5. Le famiglie di matrimoni misti sono oggetto di un’attenzione particolare da parte vostra: vedete in esse un luogo concreto di dialogo, da persona a persona, sulla fede. Auspico che si sviluppi in tal modo un rispetto sempre più grande della libertà di coscienza di ogni essere umano. Come ricordavo nel mio messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1991, “Nell’importante compito di formazione della coscienza, la famiglia riveste un ruolo primario. È grave dovere dei genitori aiutare i propri figli, fin dalla più tenera età, a cercare la verità ed a vivere in conformità ad essa, a cercare il bene e a promuoverlo” (Ioannis Pauli PP. II, Messaggio per la XXIV Giornata mondiale della pace, 8 dic. 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 2 (1990) 1561).

6. È chiaro che l’attività pastorale trova la sua fonte nella preghiera e, più particolarmente, nella Messa. Nella Messa, la Chiesa si raduna e proclama quello che essa è. Essa rafforza quest’identità cristiana che, per voi forse più che per altri, è una necessità in vista di una testimonianza evangelica di qualità e per intrattenere un fruttuoso dialogo con i musulmani. Memoriale della morte e della resurrezione di Cristo, sacramento della sua presenza tra noi e del suo sacrificio redentore, l’Eucaristia è la sorgente della vita cristiana. Essa mantiene viva la speranza della piena realizzazione di quel che significa e produce. Comincia a rendere presente sin d’ora il mondo nuovo. In mezzo all’oscurità e alle prove, essa sostiene la fervida attesa del Signore risorto.

Possano le vostre celebrazioni liturgiche, preparate con cura e compiute con convinzione e dignità, essere per coloro che ne sono testimoni un’entusiasta proclamazione della fede cristiana! Esse aiuteranno i fedeli a divenire sempre più tempio santo nel Signore e irrobustiranno “le loro forze per predicare il Cristo” (Sacrosanctum Concilium, 2).

7. Cari fratelli, il Vescovo di Roma si sente vicino ad ognuno di voi nel compimento della sua missione, in unione con i sacerdoti, i religiosi e le religiose e i fedeli laici, per la salvezza del mondo. Che il Signore della Messe sia con voi, specialmente in questi tempi in cui, in collaborazione con i vostri fratelli e le vostre sorelle dell’insieme del continente, state preparando l’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi per rendere il volto della Chiesa sempre più conforme al disegno di Cristo e la sua azione salvifica ancora più riconosciuta! Grazie per la vostra visita, per la vostra testimonianza di affetto fraterno, per la vostra preghiera. Consentitemi di aggiungere un saluto particolare al caro e venerabile Cardinale Duval che tanto ha meritato dalla Chiesa e dalla nazione cui ha consacrato la sua vita. Che Dio lo mantenga in salute!

Di cuore, vi imparto la mia benedizione apostolica, a voi e a tutte le vostre comunità ecclesiali.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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