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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL SIMPOSIO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA
DELLE SCIENZE E DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA CULTURA

Sala del Trono - Venerdì, 4 ottobre 1991

 

Signor Cardinale,
Signor Presidente,
Eccellenze, Signore e Signori,

1. È con gioia che vi accolgo a conclusione delle vostre giornate di riflessione organizzate, nella Città del Vaticano, sotto gli auspici della Pontificia Accademia delle Scienze e del Pontificio Consiglio per la Cultura. Giustamente il vostro Simposio su “La scienza nel contesto della cultura umana” segue opportunamente quello che si è svolto sempre qui nel mese di ottobre del 1990. Questo tema, accuratamente scelto, è di attualità: sarà utile proseguire le ricerche che esso suggerisce.

2. Conoscete tutti l’interesse che la Chiesa e la Santa Sede nutrono per il progresso della scienza e i suoi rapporti con la cultura. Dall’inizio del mio pontificato, ho desiderato promuovere la riflessione sulla cultura e tutte le sue componenti. Ne dipende tutto il destino dell’uomo. Gli avvenimenti che sconvolgono il mondo lacerando la società e minacciando la pace, ne sono la conferma.

Il vostro Simposio segna una tappa nella collaborazione, necessaria ma difficile, tra la scienza, la cultura e la religione. Nonostante i pregiudizi reciproci, vecchi o nuovi, che hanno potuto allontanare le une dalle altre, i vostri lavori attestano la nostra comune volontà di operare per il bene dell’uomo. Sono quindi particolarmente lieto di questa iniziativa che riunisce uomini e donne di cultura, di scienza e di fede. Esprimo la mia riconoscenza a voi tutti che avete accettato di partecipare a questa riflessione. Mi auguro che una simile forma di collaborazione possa ripetersi in futuro. Un ringraziamento tutto particolare va alla Pontificia Accademia delle Scienze e al Pontificio Consiglio per la Cultura, che hanno permesso il positivo svolgimento di questo incontro. Queste due istituzioni della Santa Sede verranno certamente chiamate, ciascuna secondo la propria competenza, a svolgere un ruolo sempre più importante nel dialogo intrapreso. Sono certo che assolveranno generosamente questa missione essenziale.

3. La frammentazione delle conoscenze, conseguenza della specializzazione di ognuna delle scienze e del frazionamento delle loro applicazioni tecniche, impedisce spesso di contemplare l’essere umano nella sua unità ontologica e di cogliere l’armoniosa complessità delle sue facoltà. Infatti, non è illusorio il rischio di vedere la scienza e la cultura allontanarsi l’una dall’altra fino ad ignorarsi. Esse sono entrambe al servizio dell’uomo nella sua integrità. La Chiesa rispetta profondamente gli uomini di scienza e di cultura, poiché sono investiti di una responsabilità specifica inalienabile nei confronti del genere umano e del suo avvenire, soprattutto alla vigilia del terzo millennio, in un mondo in profondo cambiamento, in cui il destino degli uomini è più che mai in mano loro.

4. La cultura, nel senso stretto del termine, è un concetto globale di cui l’uomo è allo stesso tempo il centro, il soggetto e l’oggetto. Essa racchiude tutte le sue capacità, nella sua dimensione personale, così come nella vita sociale. Umanizza le persone, i costumi e le istituzioni. La scienza, da parte sua, lungi dall’essere in competizione con la cultura, costituisce un elemento fondamentale e ormai indispensabile di qualsiasi cultura ordinata al bene di tutto l’uomo e di ogni uomo. Nei campi più diversi, i progressi scientifici e tecnici hanno l’obiettivo di assicurare all’uomo un benessere che gli consenta di rispondere più facilmente e pienamente alla propria specifica vocazione.

5. Uomini e donne di scienza, voi vi chiedete: “Qual è il significato profondo della nostra vocazione, in quanto ricercatori, nella cultura di oggi?”. Per rispondere a questo interrogativo condiviso da molti dei nostri contemporanei, occorre rivolgersi all’uomo come essere di cultura, alla persona come soggetto che non può essere ridotto al livello di nessun altro essere creato.

Assistiamo ad uno straordinario sviluppo scientifico e tecnologico. I limiti della conoscenza sembra che si allontanino continuamente. Ma, allo stesso tempo, siamo colti quasi da un fremito di angoscia per l’uso che ne viene fatto. La storia contrastata del nostro secolo ci pone di fronte alle nostre rispettive responsabilità. Oggi ci rendiamo conto, forse più di un tempo, dell’ambivalenza della scienza. L’uomo può servirsene per il proprio progresso, ma anche per la propria rovina. La scienza ha tante implicazioni da richiedere una maggiore vigilanza da parte della coscienza.

Uomini e donne di scienza, avvertite nel più profondo del vostro essere che l’uomo non può rinunciare, senza rinnegare se stesso, a porre le questioni più decisive, che la scienza esclude giustamente dal proprio campo, in quanto rientrano in un altro settore della conoscenza.

I progressi scientifici, in particolare nel campo della genetica, mantengono la coscienza vigile e stimolano la riflessione etica. Essi non possono ridursi ad aspetti tecnici da considerarsi moralmente neutri, in quanto riguardano direttamente l’uomo in quel che ha di più prezioso: la sua struttura di essere personale. Molti responsabili politici hanno creato, in diversi paesi, dei Comitati nazionali di etica, nonostante le loro valutazioni fossero divergenti e le loro dottrine politiche estremamente varie. Al di là delle disparità di vedute che queste istituzioni possono suscitare, il solo fatto della loro recente creazione dimostra chiaramente che i responsabili della società civile comprendono, con la drammatica perdita del consenso sulle convinzioni morali fondamentali, la complessità e la gravità degli interessi in gioco. Per la competenza che vi è propria, spetta a voi aiutare il necessario sviluppo della coscienza morale. Promuovere la dimensione etica del progresso scientifico e tecnico significa aiutarlo a diventare autenticamente umano, per costruire una società che sia a misura d’uomo. Non soltanto le preoccupazioni etiche non ostacoleranno affatto il rigore scientifico dei ricercatori e dei loro lavori, ma conferiranno ad essi, oltretutto, un carico di umanità finora insospettato. In assenza di tale riflessione etica, tutta l’umanità e la terra stessa sarebbero in pericolo. Uomini e donne di scienza, uomini e donne di cultura, il mondo ha bisogno di voi, della vostra testimonianza e del vostro impegno personale, affinché l’etica illumini la scienza e la tecnica, affinché siano rispettati il primato dell’uomo sulle cose e quello dello spirito sulla materia, affinché scienza e cultura siano degne di essere chiamate “umane”.

6. L’evoluzione del pensiero e il cammino della storia manifestano, spesso attraverso crisi e conflitti, un movimento incoercibile verso l’unità. I popoli prendono coscienza di non poter più vivere soli e che l’isolamento conduce a un sicuro indebolimento. Le culture si aprono all’universale e si arricchiscono reciprocamente. Le filosofie e le ideologie presuntuose, come lo scientismo, il positivismo e il materialismo, che si ritenevano esclusive e pretendevano di spiegare tutto al prezzo di un approccio riduttivo, sono oggi superate. Scoperta nella sua immensità e nella sua complessità, la realtà suscita nei ricercatori un atteggiamento di umiltà. Il metodo sperimentale non consente di comprendere la realtà se non in alcuni aspetti parziali, mentre la filosofia, l’arte e la religione la comprendono, nei loro specifici approcci, in modo più o meno globale (cf. Ioannis Pauli PP. II, Allocutio Genavae, in aedibus Instituti ad nuclei atomici conformationem investigandam, compendiariis litteris CERN nuncupati, habita, 4-5, die 15 iun. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 2 (1982) 2312 s.).

Durante gli ultimi decenni, un significativo cambiamento di atteggiamento ha portato numerosi scienziati a preoccuparsi non soltanto dell’efficacia, ma anche del senso dei loro lavori. Essi riscoprono l’approccio ontologico, che era stato a lungo rigettato per ragioni metodologiche per sé legittime. È evidente che, nelle applicazioni della scienza, è in gioco la natura umana. L’uomo non può impunemente disinteressarsi dell’universalità e della trascendenza. Ridefinire i diversi approcci della realtà senza escluderne alcuno: questo aiuterà l’uomo a capire se stesso. Egli aspira allo sviluppo armonioso di tutte le proprie facoltà. Non potrebbe fare a meno né della cultura, né dei valori etici, né della religione. La scienza contribuisce per una parte crescente a questa armonia, nella misura in cui il suo obiettivo finale e i suoi mezzi di azione sono ordinati al bene dell’uomo. Con le sue nuove possibilità, essa arricchisce la cultura, allarga il campo della responsabilità personale e collettiva e contribuisce al progresso dell’umanità.

7. Uomini e donne di scienza, i nostri contemporanei si rivolgono sempre di più a voi. Attendono da voi e dalle vostre ricerche una maggiore protezione dell’uomo e della natura, la trasformazione delle proprie condizioni di vita, il miglioramento della società, la costruzione e la tutela della pace. Turbati da incidenti o imprudenze che assumono dimensioni di catastrofi ecologiche, essi sono sempre più consapevoli dei pericoli di un uso irrazionale della natura messa a loro disposizione dal Creatore. Vedono che lo sfruttamento delle risorse della terra non rimane senza conseguenze sulle culture e sugli uomini. Basta pensare, per fare un solo esempio, al dramma degli aborigeni dell’Amazzonia, minacciati dall’estinzione man mano che il disboscamento dell’immensa foresta compromette il loro fragile equilibrio ecologico e culturale. Preparando una pianificazione ragionevole e onesta dello sfruttamento delle risorse naturali del pianeta, si contribuirà grandemente a preservare la natura, l’uomo e la sua cultura.

Il vostro ruolo è di importanza fondamentale anche riguardo alle culture: le vostre competenze vi consentono di smascherare l’irrazionale, di denunciare comportamenti tradizionali aberranti, e di stimolare un autentico progresso umano. Lo ricordavo di recente nell’Enciclica Centesimus annus: “Da tale ricerca aperta della verità, che si rinnova ad ogni generazione, si caratterizza la cultura della Nazione” (Ioannis Pauli PP. II, Centesimus Annus, n. 50). Noi sperimentiamo ogni giorno l’influenza esercitata dalla cultura scientifica e tecnica sui nostri contemporanei, al punto da modificare profondamente il loro modo di vivere, ossia i loro gusti, i loro centri di interesse o i loro comportamenti personali e collettivi. Vegliate quindi affinché il progresso scientifico e tecnico sia veramente al servizio dell’uomo e non ne faccia un assistito, incapace di bastare a se stesso in caso di un cedimento della tecnica. Possano le vostre scoperte aiutare l’uomo a fare pieno uso delle proprie facoltà di creatività, di intelligenza, di autocontrollo, di conoscenza del mondo, di solidarietà. Lavorate quindi alla costruzione di un mondo nuovo veramente umano!

8. Secondo le modalità loro proprie, religione e scienza sono elementi costitutivi della cultura. All’alba del terzo millennio cristiano, lungi dall’opporsi, esse si distinguono per una complementarità che illumina la fede vissuta da tanti scienziati credenti. Gli ultimi decenni hanno visto l’instaurarsi di un nuovo dialogo tra gli scienziati e le religioni. Tale dialogo ha spesso consentito di chiarire posizioni mal comprese a causa della confusione tra i metodi e i campi di ricerca specifici della religione e della scienza. Oggi, è in una felice complementarità e senza sospetti né concorrenza, che gli astrofisici studiano l’origine dell’universo, e che i teologi e gli esegeti studiano la creazione dell’universo come un dono fatto all’uomo da Dio. Dinanzi ai movimenti antiscientifici, dalle motivazioni irrazionali, che emergono come grida d’angoscia di uomini che hanno perduto il senso della loro esistenza e che la tecnica schiaccia, la Chiesa difende la dignità e la necessità della ricerca scientifica e filosofica, per scoprire i segreti ancora celati dell’universo e chiarire la natura dell’essere umano. Scienziati e credenti possono costituire una grande famiglia spirituale e costruire una cultura orientata verso l’autentica ricerca della Verità. Nessuno può dubitare che, dopo una separazione, o addirittura un’opposizione, tra scienza e religione, il congiungimento dei saperi e delle saggezze, oggi tanto necessario, non porti un decisivo rinnovamento delle culture. Religione e scienza dovranno rispondere davanti a Dio e davanti all’umanità di quanto avranno tentato per l’integrazione della cultura umana, attenuando il rischio di una frammentazione che significherebbe la sua distruzione.

9. Signor Cardinale, Signor Presidente, cari amici, il futuro dell’umanità è “riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Gaudium et spes, 31). Al termine di questo incontro, che avrei voluto prolungare con ciascuno di voi, desidero incoraggiarvi a continuare i vostri sforzi in vista del raggiungimento di un’armoniosa cooperazione tra scienza, cultura e fede, per il bene di tutti gli uomini. Alla vigilia del terzo millennio, in quest’ora che vede tanti sconvolgimenti, la famiglia umana si rivolge a voi, uomini e donne di cultura e di scienza, perché la aiutiate a migliorare le sue condizioni di vita e a chiarire le ragioni della sua esistenza. Lungo questa via troverete sempre nella Chiesa una controparte impegnata e disinteressata.

Lieto di quest’occasione per rendervi omaggio, invoco su di voi, sulle vostre famiglie e i vostri collaboratori le benedizioni del Signore, Creatore della natura e ispiratore delle culture di cui è la fonte e il termine.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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