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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLA
COMUNITÀ EBRAICA BRASILIANA

Nunziatura Apostolica (Brasilia) - Martedì, 15 ottobre 1991

 

1. Per me costituisce un momento di particolare soddisfazione poter salutare il Rabbino Henry Sobel e i signori rappresentanti della comunità israelitica del Brasile. Vi ringrazio di cuore per la grande cortesia nel promuovere questo incontro, e, al tempo stesso, mi sento profondamente commosso per il gesto gentile che avete avuto nell’offrirmi questo bel dono. In questo gesto voglio vedere l’espressione sia pure simbolica dei legami di unione fra la Chiesa Cattolica nel Brasile e la vostra comunità giudaica.

Ma, al di là di questo gesto, la divina Provvidenza ha voluto che questo momento storico, che questo incontro, venisse a rafforzare lo spirito di fraternità e di reciproca stima, il cui fondamento non è semplicemente un rispetto vicendevole, bensì la fede nell’unico e vero Dio.

Oggi, venticinque anni dopo il Concilio Vaticano II, la Dichiarazione “Nostra aetate” continua a indicare un cambiamento radicale nei rapporti dei cristiani con gli ebrei. La mia speranza è, quindi, che il dialogo ebraico-cattolico si rafforzi sempre più in virtù della Parola di Dio. Essa, ricevuta nel cuore con un’autentica disponibilità a renderla operante nella nostra vita, ci apre gli occhi per riconoscere in tutti i nostri fratelli il volto dell’unico Dio Creatore. Leggendo insieme, con una comune venerazione, buona parte delle Sacre Scritture, dovremmo essere uniti nell’accoglierla, meditarla e metterla in pratica, al servizio di tutti gli uomini, in particolar modo dei più bisognosi.

2. Il dialogo interreligioso invita tutte le Chiese locali e, fra di loro, anche la Chiesa brasiliana, a intraprendere sforzi sempre rinnovati per superare certi preconcetti che esistono tuttora in molti luoghi. In tal modo, si dovranno manifestare, davanti al mondo odierno, nel quale la fede è esposta a tante prove difficili, la bellezza e le verità profonde della fede in un unico Dio e Signore, che in quanto tale deve essere conosciuto e amato attraverso tutti coloro che credono in Lui. Adorando l’unico e vero Dio scopriamo, difatti, la nostra comune radice spirituale, che è la consapevolezza della fratellanza fra tutti gli uomini. Questa consapevolezza è veramente il legame più stretto che unisce i cristiani e il popolo ebraico. Questa radice comune ci fa anche amare questo popolo poiché, come dice la Bibbia, “Il Signore ha amato Israele per sempre” (1 Re 10, 9), ha fatto con lui un’Alleanza che non è mai stata spezzata, depositandovi le speranze messianiche dell’intero genere umano.

3. Mi sento felice di sapere che, grazie alla Commissione Nazionale per il Dialogo Religioso ebraico-cattolico, le nostre relazioni e la nostra collaborazione si sono accresciute di molto in Brasile in questi anni. Attualmente la Commissione conta membri cattolici ed ebrei in tutte le principali capitali degli Stati della Federazione, con la possibilità di allargare in futuro la sua presenza ad altre città.

Mi auguro che il dialogo e il reciproco rispetto continuino ad essere il cammino per costruire una stima vicendevole e una considerazione verso il patrimonio spirituale che unisce ebrei e cristiani. Benedico, di cuore, tutti gli sforzi e le iniziative intrapresi a tal fine. Faccio voti e innalzo le mie preghiere al Signore Altissimo per la pace in tutto il mondo e, in particolar modo, in quella Terra Santa in cui, in ogni occasione, questa parola viene ripetuta come un saluto fra amici. Che i nostri fratelli ebrei, che sono stati “raccolti in mezzo ad altri popoli e riuniti in altri luoghi e portati alla loro terra” (Ez 34, 13), alla terra dei loro padri, vi possano vivere in pace e sicurezza, sui “monti d’Israele”, custoditi dalla protezione di Dio, il loro vero Pastore.

Shalom!

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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