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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ALUNNI DEL SEMINARIO ARCIDIOCESANO
DI «NOSSA SENHORA DE FATIMA»

Brasilia - Martedì, 15 ottobre 1991

 

Miei cari seminaristi,

1. È un’immensa gioia per me di poter essere qui riunito con un buon numero di coloro che hanno ricevuto la chiamata di Cristo ad essere suoi servitori e ministri! Tra i presenti, noto anche la presenza degli altri seminaristi del Brasile, e a tutti voglio indirizzare la mia parola.

Ringrazio di cuore il Diacono Antônio Edimilson Ayres per le gentili parole che mi ha rivolto a nome dei seminaristi qui riuniti, interpretando lo spirito comune che anima tutti.

Vieni e seguimi! (Mt 19, 21). Questa chiamata è stata udita, un giorno, nel fondo dei vostri cuori. Ognuno ha ascoltato la chiamata in forma diversa e in circostanze diverse. Ma per tutti c’è un aspetto comune: è stato lo stesso Gesù Cristo che è venuto incontro a voi e vi ha detto: Vieni e seguimi! Avete ricevuto una vocazione divina per essere strumenti vivi di Cristo, Eterno Sacerdote (cf. Presbyterorum ordinis, 12).

L’avviamento a questa vocazione e a questa missione è molto di più rispetto a una scuola o a una inclinazione personale. A tutti possono essere applicate quelle parole di San Paolo, che risvegliano nell’anima sentimenti di ammirazione e di gratitudine: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto” (Ef 1, 4). Sin dall’eternità, ogni vocazione è, per così dire, incisa nel cuore stesso del Signore. Valorizzate sempre, quindi, la vostra vocazione per quello che è: un grande dono divino!

2. Vieni e seguimi. La stessa chiamata specifica, della quale siete stati oggetto, richiede un’adeguata preparazione, una formazione che permetta, di fatto, di identificarsi con Cristo e seguire i suoi passi. “Che cos’è questa formazione?”, chiesi all’inizio dei lavori del Sinodo dei Vescovi dell’anno scorso, che affrontava il tema della formazione sacerdotale. “Si può dire - risposi - che è una risposta alla chiamata del Signore della vigna” (Ionnis Pauli PP. II, Messa per l'apertura dell'VIII Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 30 set. 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 2 (1990)  788).

È per creare le condizioni per dare questa risposta che esiste il dovere di una opportuna formazione durante gli anni del Seminario.

Anche se questo nome - Seminario - non è l’unico per designare il tempo e il luogo di questa formazione, è quello utilizzato di preferenza nella Chiesa. Il Seminario è nel cuore della Chiesa, che desidera il suo sviluppo e spera che esso riceva ogni sostegno, come si è espresso il Concilio Vaticano Secondo e hanno ripetuto, l’anno scorso, i Padri Sinodali. Il Concilio è arrivato al punto di decretare che deve essere considerata pienamente valida nella Chiesa l’esperienza multisecolare dei Seminari, perché, in quanto istituzioni destinate alla formazione sacerdotale, sono forse lo strumento più efficace per la formazione integrale dei futuri sacerdoti, nella misura in cui essi siano stati dotati dei mezzi pedagogici indispensabili (cf. Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, Intr. 1). L’attuale Codice di Diritto Canonico, seguendo questa stessa linea, stabilisce che in tutte le diocesi, se esistono le condizioni di farlo debitamente, deve esistere un Seminario Maggiore. Nel caso in cui questo non fosse possibile, dovrebbero mandare i propri candidati al Seminario di un’altra diocesi o ad un Seminario interdiocesano (Codex Iuris Canonici, can. 237). Vedete il valore che la Chiesa attribuisce ai Seminari. Essa dà, tra l’altro, un valore particolare alla parola “Seminario”, che preferisce ad altre, a causa del suo contenuto e della sua radice evangelica. Seminario significa vivaio, terreno seminato per le colture future. Percepiamo con immediatezza il parallelismo tra l’attenzione del buon agricoltore per le piante che stanno nascendo, e il tempo di formazione nel seminario.

Il seme, per crescere rigogliosamente e dare frutti, esige tempo e attenzioni meticolose. Così anche la formazione del sacerdote. Sarebbe falsa un’urgenza che portasse a una preparazione negligente, o a improvvisazioni superficiali, che lascerebbero lacune incolmabili nei futuri sacerdoti. Nessuna urgenza pastorale o semplice preoccupazione numerica può portare a trascurare la solida formazione dei seminaristi, in Seminari che funzionino in accordo con le norme canoniche e con gli orientamenti ufficiali della Chiesa, confermati nel recente Sinodo.

3. Che dimensione deve avere questa formazione, autentica “scuola del Vangelo”? Deve essere “una formazione integrale che non trascura nessun aspetto: formazione umana, dottrinale, spirituale e pastorale, che tenga conto delle circostanze, sovente difficili, nelle quali deve essere esercitato il ministero” (Ioannis Pauli PP. II, Discorso ai Padri Sinodali, 27 ottobre 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 2 (1990).

In primo luogo, la formazione umana, necessaria per seguire Cristo, “perfetto Dio e perfetto uomo” (Simbolo Quicumque). Il periodo del Seminario deve essere, prima di tutto, un tempo di profonda identificazione con Cristo, cominciando con l’assumere come modello l’Umanità del Signore.

Essere un altro Cristo, alter Christus, come è necessario che sia il sacerdote, esige un’umanità integra, un carattere fermo, virtù morali solide, una personalità matura (cf. Optatam totius, 11). Queste virtù sono importantissime nella vostra formazione. Per conseguirle, non esiste altro cammino che quello di un’autentica disciplina e dell’austerità di vita. Pertanto, il Seminario deve educare il futuro sacerdote alla scuola del sacrificio e della disciplina virile, personale e intelligente.

Tenete sempre presente che la maturità e la fermezza delle virtù “umane” sono come una roccia, sulla quale può installarsi in modo stabile l’edificio delle virtù soprannaturali e la stessa vocazione.

Siate forti nella perseveranza, a dispetto delle eventuali difficoltà o crisi, convinti che la vocazione non è una scelta personale, che si può assumere o revocare, né un’esperienza, ma, come vi ricordavo prima, un disegno e una chiamata eterna di Dio.

Proseguite nel cammino che Gesù Cristo vi ha tracciato, abbracciando volontariamente e con gioia il dono del celibato sacerdotale. Non posso nascondervi l’intimo piacere con il quale ho visto confermata dall’ultimo Sinodo “l’opzione del celibato sacerdotale, che è propria del rito latino”, come “carisma liberamente ricevuto e reso autentico dalla . . . Chiesa, in vista di una consacrazione esclusiva e gioiosa della persona del sacerdote al suo ministero di servizio e alla sua vocazione di testimonianza del Regno di Dio” (Ioannis Pauli PP. II, Discorso ai Padri Sinodali, 27 ottobre 1990: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIII, 2 (1990). Sono illusorie e depauperanti per il sacerdozio le pretese di un “celibato opzionale”. Lo stesso Dio che vi ha chiamati vi darà la grazia per amare e conservare fedelmente il grande dono del celibato, che Egli stesso volle unire alla vostra vocazione.

4. Seguire Cristo - Vieni e seguimi! -, esige conoscere Cristo, conoscere il Mistero del Dio fatto Uomo, conoscere il Mistero della Salvezza (cf. Optatam totius, 13). È questa la direzione in cui si orienta la formazione dottrinale, che ha un’importanza fondamentale negli anni del Seminario. Questa formazione dovrà avere il carattere indispensabile di uno studio serio e profondo nella preparazione al sacerdozio. Dedicatevi allo studio con impegno e perseveranza! Soltanto così arriverete ad essere uomini di fede e testimoni della verità che libera (Gv 8, 32).

L’autentico sapere filosofico rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere più profondamente l’uomo, la realtà del mondo e il suo Creatore. Come consigliava il Concilio Vaticano Secondo, questa formazione filosofica deve appoggiarsi sempre al “patrimonio filosofico perennemente valido” (Optatam totius, 15), che apre la strada ad una sicura e profonda intelligenza delle verità rivelate. Oggi, con il discredito delle ideologie che fino a poco tempo fa dominavano tante nazioni, si capisce meglio come i progetti di un nuovo ordine sociale si siano dimostrati inconsistenti a causa della fragilità dei loro fondamenti filosofici. Si può raggiungere una capacità di discernimento e di attuazione efficace e sicura, solo tramite quella conoscenza filosofica che è ricerca della verità in se stessa. Tutti gli orientamenti pastorali, le proposte educative, le riforme sociali o le decisioni politiche dovrebbero essere basate su presupposti e schemi mentali di carattere filosofico che non possono essere ignorati da un futuro sacerdote.

Lo studio della teologia, al quale vi dedicate per diversi anni, fornirà una base solida per la sopravvivenza e la trasmissione della Verità che salva. Utilizzate la Sacra Scrittura come continuo alimento spirituale, e approfondite il suo contenuto soprattutto alla luce dei Padri della Chiesa, incomparabili interpreti dei Libri Sacri e testimoni privilegiati della Tradizione (cf. Istruzione sullo studio dei Padri della Chiesa nella formazione sacerdotale, 10 novembre 1989, n.18.26). Sono loro che vi guideranno negli studi teologici, dandogli una vitalità sempre maggiore e mostrando il loro intimo rapporto con la vostra vita spirituale e con il vostro lavoro pastorale.

Abbiate sempre come guida, per gli studi, il Magistero autentico e universale della Chiesa. Solo quando il Magistero viene accettato docilmente, con spirito di fede, espressione di fede viva nello stesso mistero della Chiesa, si potranno evitare le tentazioni del fascino superficiale esercitato dalle correnti e mode teologiche, che deturpano e oscurano la Verità. Non lasciatevi illudere dai traviamenti di una teologia della liberazione che pretende di reinterpretare l’eredità della fede sulla base di ideologie di stampo materialista, e si allontana gravemente dalla Verità cattolica.

5. Ma ogni arricchimento ottenuto grazie alla formazione dottrinale sarebbe una pianta senza linfa se non avesse come base un’intensa vita spirituale. Il seminarista si prepara, prima di ogni altra cosa, ad essere un uomo di Dio.

Ricorrete regolarmente e con frequenza al Sacramento della Riconciliazione, che è fonte permanente di conversione e di rinnovamento. Vivete piamente le pratiche della meditazione, della lettura spirituale, dell’esame di coscienza, e le usuali devozioni raccomandate dalla Chiesa, tra le quali spicca in modo specialissimo l’amore filiale per Maria Santissima. In questo modo, si creerà nelle vostre vite una più intima identificazione con Cristo, e, di conseguenza, un autentico apprendistato dell’amore.

Cercate, tra i sacerdoti che godono dell’approvazione del Vescovo, un direttore spirituale che vi assista in questo apprendistato. Parlate con lui regolarmente. Come la pianta che sta nascendo richiede attenzioni meticolose da parte del lavoratore, così l’amore che spunta nell’anima avrà il suo sviluppo più pieno con l’ausilio di un direttore spirituale dotato di esperienza, rettitudine metodologica e ardente zelo.

6. Da questa formazione spirituale, cari seminaristi, nascerà lo spirito di carità che costituisce il frutto della maturazione dell’amore per Cristo. Sarete, così, dei sacerdoti come servono alla Chiesa, veri pastori, completamente impregnati dell’amore che nasce dal Cuore di Cristo. Con questa carità pastorale, sarete in grado di cercare di preferenza i più poveri e i bisognosi, quelli che mancano della luce e del conforto spirituale per le loro vite. La vostra carità deve andare al di là di una mera assistenza o promozione sociale, deve essere aperta a tutti, senza esclusivismi, riflettendo la volontà salvifica universale di Cristo.

Scoprirete così la bellezza del vostro sacerdozio e il vero volto della Chiesa. Quest’ultima, nel suo impegno di rendere il mondo più giusto e più umano, si basa, prima di tutto, su una visione etica e religiosa. Il magistero della Chiesa si sforza di illuminare i problemi che affliggono la società contemporanea con i principi e i criteri evangelici e con quelli basati sull’ordine naturale, affinché ognuno possa vivere con dignità e realizzare il proprio destino temporale ed eterno. Ecco l’attività pastorale della Chiesa e la sua dottrina sociale. Si rende, inoltre, indispensabile che voi conosciate bene questa dottrina, che la studiate con perseveranza, che le dedichiate un’attenta considerazione, se volete che il vostro futuro ministero sia realmente efficace e fecondo.

7. Voglio rivolgere ancora una parola di incoraggiamento e di ringraziamento ai formatori, affinché perseverino, con gioia e spirito di sacrificio, in questo compito silenzioso e instancabile.

Destinatari di questa gratitudine e di questo stimolo sono in primo luogo i formatori del “primo seminario”: i genitori. È nel focolare cristiano che sboccia la fede, e la vocazione sacerdotale fa i primi passi. Genitori, amate la vocazione dei vostri figli, e ringraziate Dio per l’amore di predilezione con il quale si è degnato di scegliere qualcuno di loro per essere un operaio della sua messe.

A coloro che hanno ricevuto dai rispettivi Vescovi il compito di essere formatori in Seminario, chiedo che amino la loro missione e si dedichino ad essa con tutto il cuore. Ricordatevi che il futuro della Chiesa è nelle vostre mani! In Brasile c’è un urgente bisogno di vocazioni, che Dio non mancherà di promuovere, e questo significa che c’è un’urgente necessità di formatori ben preparati. Tale urgenza non lascia indifferente il mio cuore di Pastore di tutta la Chiesa, né quello dei Pastori locali, essendo un motivo di viva attenzione e di preghiera per tutti. Per questo, attribuite una grande importanza allo sforzo che la Pastorale Vocazionale sta portando avanti in tutto il Brasile, con l’incentivo della vostra Conferenza Episcopale. Desidero, pertanto, incoraggiare i molti operatori che, sparsi per tutto il Paese, danno la propria testimonianza e offrono il loro servizio per dinamicizzare questa Pastorale, affinché sentano in misura maggiore la necessità di accompagnare ancora meglio i candidati al sacerdozio nel loro processo di discernimento e maturazione vocazionale.

8. Voglio terminare questo discorso, cari seminaristi, elevando il mio cuore a Dio in una preghiera fiduciosa e piena di fede:

Signore, fa’ in modo che questi futuri sacerdoti abbiano una personalità integra e ricca di virtù, a somiglianza di Gesù Cristo.

Fa’ in modo che siano uomini di Dio, e, come Gesù, uomini per gli altri. Poni nel loro cuore un amore vivo per la Parola divina, per l’Eucaristia e per la preghiera, per la Chiesa e per la dottrina di salvezza che essa conserva e proclama fedelmente. Fa’ sì, infine, che, nella preparazione al loro futuro ministero, siano ogni giorno più santi.

Per confermare queste intenzioni, invito tutti a contemplare sempre Maria, la Vergine Santissima, come modello di abbandono al piano di Dio. Imitate il suo “fiat” espresso in una decisione unica, che serva da stimolo alle vostre vite. Che Ella, la Vergine Aparecida, la Madre della Chiesa e di voi tutti, vi accompagni nel cammino verso l’altare e verso la vigna del Signore.

Chiedo, infine, che portiate il mio abbraccio e il mio ricordo a tutti i vostri genitori e fratelli. Che essi sappiano che il Papa nutre, anche per loro, un particolare affetto. Per concludere, rivolgo il mio saluto speciale e affettuoso ai Superiori e ai Seminaristi del Seminario “Redemptoris Mater” che sta per essere completato non lontano da qui. Mi auguro che, con la benedizione di Dio, incoraggino sempre mediante il vero spirito di Cristo l’autentica formazione dei Sacerdoti. A tutti di cuore imparto la mia benedizione apostolica. Amen

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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