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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI

Palazzo dello Sport dell'Università  Federale del Mato Grosso (Cuiaba)
Mercoledì, 16 ottobre 1991

 

Cari giovani! Cari amici!

1. Questa mattina, mentre sorvolavo una bella zona dello Stato del Mato Grosso, vi confesso che ho sentito il desiderio spontaneo di ringraziare Dio: contemplavo questa bellissima terra e il cammino come un dono divino, come un’offerta e una promessa di vita.

Nello stesso momento, mi sono ricordato di voi, e il ringraziamento è diventato più intenso. Voi giovani siete il dono migliore di Dio, la più grande e più bella offerta e promessa di vita che Dio abbia dato al Brasile!

Ho sempre provato una gioia molto particolare negli incontri che, grazie a Dio, ho spesso con i giovani. Mi ricordo in particolare della recente e suggestiva manifestazione dei giovani a Czestochowa, lo scorso mese di agosto. È un ricordo commovente, per gli abbondanti frutti della grazia mandati dal Signore. Sono felice di poter condividere oggi questa grazia con i giovani del Mato Grosso e di tanti altri posti del Brasile. Sono felice perché oggi posso celebrare, in vostra compagnia, il tredicesimo anniversario del giorno in cui il Signore, attraverso la voce della Chiesa, mi ha scelto per essere il Vescovo di Roma, il successore di Pietro.

La giovinezza è un grande dono divino, è “una straordinaria ricchezza dell’uomo” (Ioannis Pauli PP. II, Dilecti Amici, Lettera apostolica per l'Anno internazionale della Gioventù, 31 marzo 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 (1985) 760). Per voi la vita si presenta come una strada aperta verso l’infinito. È nel cuore del giovane che si disegnano, si progettano e si forgiano le prospettive future dell’umanità. Se è vero che, purtroppo, esistono limitazioni e ostacoli al pieno sviluppo dei suoi sogni umani, è anche vero che questi sogni rimangono sempre aperti ai grandi ideali. Niente e nessuno, tranne noi stessi, possono frustrare questi ideali.

2. Voi iniziate la vita in un momento cruciale della storia. Sarete i primi protagonisti del Terzo Millennio che sta per cominciare. Sarete voi giovani a tracciare le vie di questa nuova tappa dell’umanità. Siete voi che darete ad essa un significato. Il Papa contempla con gioia la grandezza di questa missione e le speranze del Brasile che voi avete in mano. Consapevole dell’immenso compito che vi aspetta, sento il bisogno di rivolgervi un pressante appello. Il Papa, cari amici, è venuto oggi a convocarvi per un incontro decisivo e per un cammino stimolante.

In primo luogo, per un incontro decisivo dal quale dipenderà il significato e la proiezione delle vostre vite. Avete già capito che intendo parlare del vostro incontro, ogni giorno più pieno e autentico, con Cristo.

Solo Gesù è, e sarà sempre, la risposta alle grandi aspirazioni, ai desideri infiniti, ai più alti ideali che fervono nel cuore umano. In Lui, in Gesù, si trova la Verità senza ombra di menzogna, in Lui il Cammino chiaro e senza deviazioni, in Lui è la Vita (cf. Gv 14, 6). Cristo fissa in voi il suo sguardo di amore (cf. Mc 10, 21), e vi dice: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). Soltanto Gesù è la luce, solo in Lui tutti gli ideali si incontrano!

Sono certo che molti di voi ricordano che Cristo paragona la sua parola viva, l’ideale divino che offre agli uomini, ad un seme che Egli stesso, passando accanto ad ognuno, semina nei cuori (cf. Mt 13, 4ss). Questo seme ha il potere di trasformare il campo della vita, il campo del mondo, in un raccolto ricco di frutti. In questo seme è contenuto il germe di tutte le vere realizzazioni, di tutti i sogni di grandezza, di bontà e di bene.

3. Ma il seme della parola di Cristo crescerà, fino a svilupparsi pienamente, se, come dice Gesù, incontrerà “buona terra”, cioè il suolo accogliente di un cuore generoso e buono (cf. Lc 8, 15).

Nel convocarvi per un autentico incontro con Cristo, ciò che vi chiedo è questo: offrite a Gesù i vostri cuori spalancati! Aprite con fiducia l’anima ai tesori della verità cristiana! Cercate con impegno una formazione che faccia maturare la vostra fede! Conducete una vita totalmente aperta alle fonti della grazia, che nascono dai Sacramenti! Lasciate che i vostri cuori si accendano, come i discepoli di Emmaus (cf. Lc 24, 32), accanto a Cristo, pane vivo e parola di vita. Lasciate che Egli viva in voi, affinché diventiate capaci di amare il mondo, tutti gli uomini, come Egli li ha amati (cf. Gv 15, 12-13).

Torniamo alla parabola del seminatore. Il seme della parola di Dio possiede certamente una potenzialità illimitata di frutti. Ma può essere rigettato, può essere soffocato, può appassire.

Che cosa potrebbe distruggere in voi i grandi ideali di Cristo? Gesù ci dà la risposta, luminosa e chiara, come tutti i suoi insegnamenti.

In primo luogo questi ideali potrebbero essere frustrati dal disinteresse, che deriva dall’ignoranza, dall’indifferenza o dallo scetticismo, e relega la parola di Cristo ai margini della vita, “ai bordi della strada” (cf. Mt 13, 19). Di fronte ad un mondo che, in molti ambienti, sembra diventare refrattario alla luce divina e si impegna ad emarginare Dio, di fronte ad un mondo che, a volte, sembra voler cacciare Dio, come un estraneo, dalla vita personale, familiare e collettiva, voi saprete reagire e dire con ardore, come Pietro a Gesù: “Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6, 68). Voi lascerete che la fede e l’amore di Cristo mettano radici profonde nei vostri cuori. In secondo luogo, il seme della parola di Dio può essere soffocato dalla religiosità superficiale, sentimentale e incostante. La parabola parla di un cuore simile ad un terreno roccioso, ricoperto appena da un leggero strato di terra. Riceve il seme con gioia, ma non ha profondità, “è incostante”. E quando si alza il sole scottante delle difficoltà, il seme muore bruciato (cf. Mt 13, 20-21).

L’incontro con Cristo sarà autentico se saprete rimanere costanti nel suo amore (cf. Gv 15, 6-7), se saprete mantenervi perseveranti e saldi negli ideali cristiani, malgrado tutti gli ostacoli, le forti pressioni di un ambiente materialista, tutte le delusioni e tutte le debolezze.

Dio ha bisogno, la Chiesa ha bisogno, il Brasile ha bisogno di giovani pieni di vigore, che lottino per i propri ideali con santa perseveranza, senza scoraggiarsi, con quello spirito di competizione di cui parlava San Paolo (cf. 1 Cor 9, 24). Richiede sacrificio questo? Si! Questo richiede la lealtà e il coraggio di non piegarsi di fronte alla realtà attuale? Senza dubbio! Richiede anche l’umiltà di ricominciare, ricorrendo più volte, come il figlio prodigo, al Sacramento della riconciliazione, della Confessione individuale nel segno del pentimento e della speranza. Non tollerate che i vostri ideali cristiani siano, come si dice in questa terra, “fuoco di paglia”. Combattete “la buona battaglia della fede” (1 Tm 6, 12), dell’amore, della santità! Questa è la meta di ogni cristiano.

4. In ultimo, Cristo parla di spine che soffocano il seme (cf. Mt 13, 7). Di che spine si tratta? “La preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza” (Mt 13, 22), dice Gesù. Nostro Signore mette in guardia contro lo sterile risultato di quelle vite che cercano la propria realizzazione nella soddisfazione meschina dello sfruttamento, del “possedere”, e non nello sforzo di “essere” (cf. (Ioannis Pauli PP. II, Dilecti Amici, Lettera apostolica per l'Anno internazionale della Gioventù, 31 marzo 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 (1985) 803).

Le ricchezze della fede cristiana e la sua promessa di frutti rimarrebbero soffocate se voi giovani faceste del piacere disordinato e dell’ambizione materiale un idolo, al quale subordinare la vostra vita. Con parole vigorose, San Paolo parla di alcuni “che hanno come dio il loro ventre” (Fil 3, 19). Da parte vostra, voi incontrate molti che, purtroppo, hanno eretto come un falso dio l’uso egoista del sesso, o hanno tentato di colmare il proprio vuoto interiore con la fuga nell’alcolismo e nelle droghe, veri tiranni che annichiliscono coloro che ad essi si sottomettono. Vi trovate di fronte ad altri che si sono lasciati sedurre dalla tentazione di facili guadagni, rinunciando allo sforzo del lavoro e della solidarietà fraterna, cercando soltanto una egoistica affermazione di sé stessi.

A questi infelici compagni, dovete offrire una testimonianza limpida di purezza, di castità, di gioioso sacrificio, di spirito di servizio e di carità cristiana. Dovete annunciare loro, con la luce chiara della vostra gioia, che vale la pena seguire Cristo lungo il cammino di amore che Egli ha tracciato per noi: la dedizione gioiosa, libera da qualsiasi egoismo, il dono di sé, la generosità di abbracciare la croce della salvezza (cf. Mt 16, 24-25).

5. Io vi parlavo, all’inizio di questo incontro, di un duplice appello. Ho già parlato del primo: il Papa vi chiama ad un incontro personale e rinnovato con Cristo. Il secondo appello - vi ricordate - era per un cammino stimolante.

“Chi dice di dimorare in Cristo, dice San Giovanni, deve comportarsi come lui si è comportato” (1 Gv 2, 6), deve seguire il cammino di Gesù.

Cristo continua a percorrere le strade del mondo. Il Seminatore continua a cercare il cuore degli uomini. Egli vuole arrivare a questi cuori camminando con voi, agendo per mezzo di voi. Tutti avete la meravigliosa missione di percorrere le strade della vita essendo, come dicevano i primi cristiani, “portatori di Cristo”. Questo è il cammino al quale il Papa vi chiama.

6. Camminando con Gesù, identificandovi con Lui, sarete “pescatori di uomini”, sarete apostoli che, seguendo l’esempio di Cristo, tenderanno la mano per portare la luce e la vita di Dio agli amici, ai parenti, ai compagni che affondano nelle acque del disorientamento o in esse vanno alla deriva. Dio vi chiede il coraggio della testimonianza cristiana salda di fronte alle pressioni che la circondano, vi chiede il coraggio delle vostre parole, piene di quella convinzione che nasce da una fede sperimentata e vissuta. Ad alcuni, anzi a molti, penso, Dio chiede di più: la generosità di dedicarsi completamente al suo servizio e ai propri fratelli, la generosità di lasciare ogni cosa, come gli Apostoli, e di seguirlo (cf. Lc 5, 11).

Camminando con Gesù, riuniti in comunità, movimenti e altri gruppi della Chiesa, sarete rinnovato fermento di evangelizzazione su questa terra.

Camminando con Gesù, sarete in grado di far diventare realtà i valori cristiani di giustizia e di amore, e di promuovere profonde trasformazioni sociali. Il Brasile ha bisogno di voi. Il futuro è nelle vostre mani, un futuro nel quale la “civiltà dell’egoismo” lasci il posto, senza cedimenti alle tentazioni dell’odio e della violenza, alla “civiltà dell’amore”.

Camminando con Gesù, diventerete consapevoli del fatto che uno dei maggiori e più necessari contributi che i giovani possano fornire al rinnovamento cristiano della società è l’amore per il lavoro.

Non dimenticate mai che, insieme con l’impegno a promuovere un ordine sociale più giusto, la grandezza di una Nazione si fonda sul lavoro. Senza coltivare lo spirito di responsabilità e di perfezione nel lavoro, gli ideali più nobili svaniscono e rimangono parole vuote.

Ricordate che Gesù era conosciuto dai suoi concittadini di Nazaret come “il lavoratore” (cf. Mc 6, 3) e che volle dare, durante quasi trent’anni, l’esempio di una vita dedita, intensamente e amorevolmente, al lavoro. Anche sotto questo aspetto è necessario “procedere con Cristo”, è necessario “comportarsi come lui si è comportato” (cf. 1 Gv 2, 6).

Farete questo se cercherete, come parte della missione che Dio vi affida, ciò che la santificazione comporta: perfezione, dedizione, sacrificio e perseveranza, giorno dopo giorno, senza cedere alla pigrizia o alla stanchezza. Essere santi sul lavoro presuppone il desiderio di superarsi, la responsabilità personale e lo spirito di servizio.

Camminando con Gesù, molti di voi lotteranno infine per vivere nella purezza santa dell’amore umano e saranno i costruttori di autentiche famiglie cristiane, veri centri d’irradiazione dello spirito di Cristo nella società (cf. Ioannis Pauli PP. II, Christifideles laici, 40). La maggior parte di voi sarà chiamata per vocazione divina al matrimonio e la Chiesa vuole camminare con voi affinché possiate percorrere questo cammino con coraggio, consapevoli che la vocazione matrimoniale è un impegno straordinario, che vi rende protagonisti delle trasformazioni, secondo lo spirito del Vangelo, di questa cellula cristiana della società che è la famiglia.

7. Venite dietro a me, dice Gesù! Cari giovani! Cristo vi chiama, Cristo vi convoca, Cristo vuole camminare con voi, per incoraggiare con il suo spirito i passi del Brasile verso il Terzo Millennio. Il Papa ha la certezza che, in fondo all’anima, darete una risposta generosa e vibrante a questo richiamo: “mi hai chiamato, eccomi”! (cf. 1 Sam 3, 5). Con questo appello, colmo di speranza, concludo questo discorso. Mi rivolgo alla Vergine Santissima Madre di Gesù e Madre di coloro che, come fratelli di suo Figlio, devono farsi portatori della Buona Novella. Le chiedo che li conduca, con il suo aiuto materno, fino all’incontro di cui ho parlato loro e li accompagni per tutta la vita. Amen.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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