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VIAGGIO APOSTOLICO  IN BRASILE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEL LAICATO
CATTOLICO BRASILIANO

Cattedrale di Campo Grande - Giovedì, 17 ottobre 1991

 

1. Carissimi figli e figlie, rappresentanti del laicato cattolico del Brasile!

Desidero ringraziare per le sue parole di saluto il Coordinatore del Consiglio Nazionale dei Laici, dott. Celso de Castro Matias Neto. In esse vedo l’espressione del desiderio che vi spinge ad assumere in pienezza la vocazione e la missione a cui Dio vi chiama nella Chiesa e in questa diletta nazione.

Vi guardo e mi sembra di vedere stampata sui vostri volti la parola speranza. In questo momento della vita della Chiesa in Brasile e nel mondo, i laici sono infatti una delle più grandi speranze per il presente e per il futuro della nuova evangelizzazione che il Signore ci chiede.

Vi guardo e si rallegra il mio cuore di Pastore Universale della Chiesa cattolica nell’apprendere il generoso zelo con cui molti di voi collaborano, attraverso diversi uffici e funzioni, ai servizi e ai lavori ecclesiali. So che questa collaborazione è una necessità urgente nel vostro paese. Perciò vi ringrazio e ho la certezza che vi impegnerete a svolgere questi compiti sempre secondo i criteri e lo spirito che ho illustrato ampiamente nell’Esortazione apostolica Christifideles laici.

Ma oggi vorrei dirvi, carissimi figli, che nel guardarvi vedo attraverso voi soprattutto la presenza degli innumerevoli fedeli laici del Brasile, dei cristiani comuni senza altri appellativi (Ioannis Pauli PP. II, Christifideles laici, 17): uomini e donne inseriti nel proprio ambiente sociale, che essi stessi integrano e costruiscono, sono chiamati da Dio proprio nel luogo che occupano nel mondo, a vivere tutte le conseguenze della loro consacrazione battesimale.

Il Brasile è il paese che ha il maggior numero di battezzati nella Chiesa cattolica di tutto il mondo. Sulle orme del Concilio Vaticano II, il Sinodo dei Vescovi del 1987 e l’Esortazione apostolica Christifideles laici, che ne è il frutto, hanno voluto sottolineare il tratto caratteristico dell’identità dei fedeli laici quale “radicale novità cristiana che deriva dal Battesimo” (Ivi, n. 10), in modo che “solo cogliendo la misteriosa ricchezza che Dio dona al cristiano nel santo Battesimo è possibile delineare la figura del fedele laico” (Ivi, n. 9). Infatti esistono diverse forme di partecipazione organica dei laici nell’unica missione della Chiesa-comunione. Ma non v’è dubbio che Dio la affida direttamente a ciascun battezzato, proprio nella situazione, nel luogo, che ha voluto che occupasse nel mondo.

2. Nell’ambito di questa grande ed entusiasmante responsabilità che vi è propria, desidero soffermarmi oggi soprattutto sulla considerazione di tre aspetti delle realtà temporali, che esigono con particolare urgenza il contributo della santità e dell’apostolato dei fedeli laici: la famiglia, il lavoro e l’azione socio-politica.

In primo luogo, anzi, in primissimo luogo, la famiglia. “La coppia e la famiglia, si legge nella Christifideles laici, costituiscono il primo spazio per l’impegno sociale dei fedeli laici” (Ivi, n. 40).

Non perdete mai la consapevolezza che dal rafforzamento e dalla santità della famiglia dipende tutta la salute del corpo sociale, perché la famiglia, per disegno di Dio, è e sarà sempre la “cellula prima e vitale della società” (Apostolicam actuositatem, 11). Dalla santità della famiglia dipende anche la vitalità della Chiesa.

Non vi direi nulla di nuovo se vi parlassi della grave crisi morale che oggi si abbatte, in molti modi, sulla famiglia brasiliana. Proprio per questo è necessario e urgente un profondo rinnovamento dell’istituzione familiare. Questo è un compito prioritario per i laici.

È doloroso osservare, in questo diletto paese, l’estrema fragilità di molti matrimoni, con la triste conseguenza di innumerevoli separazioni, di cui i figli sono sempre le vittime innocenti. È triste inoltre osservare la mancanza di rispetto per la legge divina, che si espande con la diffusione di pratiche contraccettive gravemente illecite, osservare l’indice allarmante di sterilizzazioni di donne e di uomini, volontari o spinti, a volte, dai responsabili della società politica o dagli esperti che dovrebbero curare la dignità e l’integrità della persona e del corpo sociale, osservare l’aumento, anch’esso allarmante, della pratica dell’aborto, di questo attentato criminale contro il diritto umano primo e fondamentale, il diritto alla vita dall’istante del suo concepimento, che mai può avere una giustificazione pratica e, meno ancora, legale.

3. Allo stesso tempo, non possono essere ignorate altre gravi cause di deterioramento delle famiglie, come quelle derivanti da condizioni sub-umane di alloggio, di nutrizione e di salute, di istruzione e di igiene in cui vivono milioni di persone nella campagna e nelle periferie delle città, con la triste conseguenza di un elevato numero di minorenni abbandonati ed emarginati.

Sapete bene che non sto esagerando nelle tinte del quadro che vi ho appena descritto. Ciò che desidero soprattutto, nel parlare così, è lanciare un forte appello alla responsabilità morale dei detentori del potere pubblico, nei loro diversi settori, e di tutti gli uomini di buona volontà, cattolici o non cattolici, affinché creino, nell’ambito delle proprie possibilità, condizioni sociali che garantiscano la dignità della vita umana e della famiglia. Molto può e deve essere fatto per cambiare questa situazione. È molto serio l’obbligo che avete, soprattutto voi, di promuovere coraggiosamente i valori cristiani del matrimonio e della famiglia. Cominciate dai vostri focolari, per essere voi stessi “luce del mondo” e sale che preserva dalla corruzione.

Voi che avete ricevuto la vocazione al matrimonio, proclamate con il vostro esempio e la vostra generosità, fondati nella fede e nell’amore di Cristo, la grandezza dell’amore coniugale, rinnovandolo ogni giorno con la grazia divina. Pensate al dono dei figli generosamente, quale vostro tesoro più grande, e alla loro educazione quale vostro primo apostolato. È grande, invero, il compito che vi compete in questo campo. Ma è anche grande, immensa, la forza della fede, della speranza e dell’amore che lo Spirito Santo riversa nei cuori dei fedeli (Rm 5, 5).

4. Vorrei dirvi anche qualche parola sul lavoro, un altro campo specifico della vita e dell’azione dei laici. A questo punto ritengo importante ricordare ciò che afferma la Christifideles laici: “I fedeli laici devono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di unione con Dio e di compimento della sua volontà, e anche come servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo” (Ivi, n. 17).

A imitazione di Gesù Cristo, che ha voluto vivere la maggior parte della sua esistenza terrena nel laboratorio di Giuseppe, imparate a vedere il lavoro e i doveri che comporta la vita quotidiana, come luogo e mezzo privilegiato di santità e di apostolato.

Che condizioni primarie deve avere il lavoro, tutti e ciascun lavoro onesto, per essere santificante e santificatore? Lasciate che io risponda citando ancora le parole della menzionata Esortazione apostolica: “I fedeli laici devono compiere il loro lavoro con competenza professionale, con onestà umana e con spirito cristiano, come via della propria santificazione” ((Ioannis Pauli PP. II, Christifideles laici, 64).

Non dimenticate mai che la prima ricchezza dell’uomo, e proprio per questo la prima ricchezza di una nazione, è il lavoro. “L’uomo si sviluppa mediante l’amore per il lavoro” (Ioannis Pauli PP. II, Laborem exercens, 11). Dove manca questo amore e si cede a un conformismo indolente, non è possibile il progresso umano, né la maturità cristiana, né il bene della società.

Rifiutate la tentazione dello scoraggiamento causato dall’esempio negativo di quanti, al limite dei criteri etici, cercano il maggior vantaggio con il minimo lavoro. Rifiutate anche, nonostante tutte le difficoltà, lo scoraggiamento derivante da una concezione errata dei rapporti imprenditoriali, che mette il capitale al di sopra del lavoro, il profitto al di sopra della persona umana e che si traduce spesso in una retribuzione indegna del lavoratore e in un’ingiusta distribuzione del reddito (cf. Ivi, 13 e 15; Eiusdem, Centesimus annus, 35).

Con lo spirito del Vangelo saprete contribuire ai cambiamenti necessari nell’ordine economico-sociale. Saprete inoltre cercare i mezzi efficaci per affrontare e debellare il grave problema della disoccupazione. Dovrete impegnarvi affinché la dottrina sociale cattolica, senza cedere ad ideologie anti-evangeliche, che propugnano l’odio e la lotta di classe, orienti di fatto la realtà socio-economica del vostro paese. Questo è il compito che vi spetta nelle sue pratiche realizzazioni. Sono i laici cattolici che, insieme agli altri cittadini, devono assumerselo.

Prima ho parlato anche dell’onestà e dello spirito cristiano nel lavoro. Ecco un altro importante argomento di riflessione e di esame di coscienza. Una parte non trascurabile del vostro apostolato deve orientarsi in modo da far sì che i principi dell’etica professionale, dell’onestà, della verità, della sincerità e della morale cristiana regnino in tutti gli ambiti del lavoro umano, sia nella sfera pubblica, sia nella sfera privata.

Non lasciatevi abbattere dal timore che la fedeltà a questi principi etici vi metta in condizione di svantaggio in un ambiente in cui non di rado la legge morale viene disprezzata e abbonda la corruzione. Anche se alle volte vi sembra di trovarvi in situazioni di inferiorità, abbiate il coraggio di offrire, in ogni momento, la vostra testimonianza etica chiara e inequivocabile. In questo modo amerete Dio e servirete il Brasile.

Solo rispondendo a queste condizioni primarie, amore per il lavoro e coscienza etica, la vostra azione potrà tradursi in mezzo di santificazione, mezzo di apostolato e fermento di trasformazione della società.

4. Quest’ultima considerazione ci porta al terzo punto che oggi vorrei commentare con voi.

Ho accennato prima che l’azione socio-politica fa parte della missione dei laici. Vi ricordo adesso che “per animare cristianamente l’ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la società, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune” (Ioannis Pauli PP. II, Christifideles laici, 42).

Questa responsabilità, permettetemi di sottolinearlo, questa azione in campo politico, economico e sociale, alla ricerca del bene comune, è funzione propria, specifica e caratteristica dei fedeli laici. Fa parte della vostra missione e deve essere esercitata con la piena autonomia personale di cui godete, quali cittadini della città terrena e come figli di Dio, liberi e responsabili.

È un fatto evidente che un’interferenza diretta da parte di ecclesiastici o religiosi nella prassi politica, o l’eventuale pretesa di imporre, in nome della Chiesa, una linea unica nelle questioni che Dio ha lasciato al libero dibattito degli uomini, costituirebbe un inaccettabile clericalismo. Ma è anche ovvio che incorrerebbero in un’altra forma non meno pregiudiziale di clericalismo quei fedeli laici che, nelle questioni temporali, pretendessero di agire, senza alcuna ragione o titolo, in nome della Chiesa, come suoi portavoce, o sotto la protezione della gerarchia ecclesiastica.

Abbiate il coraggio di assumervi la vostra libertà personale responsabile e di intervenire attivamente nella vita politica, economica e sociale, animati dallo spirito di Cristo, secondo quel criterio morale che già indicava la Costituzione Gaudium et spes: “come cittadini guidati dalla loro coscienza cristiana” (Gaudium et Spes, n. 76).

È certamente dovere e funzione dei Pastori della Chiesa aiutare a formare tale coscienza con i principi del Vangelo e la dottrina del magistero. Tuttavia, nell’ambito dell’immensa varietà di opzioni che si offrono alla coscienza cristiana ben formata, siete voi che dovete definire le vostre posizioni, fare le vostre scelte - che nessuno ha il diritto di limitare, e impegnarvi, individualmente o insieme ad altri cittadini che condividono i vostri stessi ideali, a promuovere un’azione vasta e profonda volta al corretto ordinamento delle realtà temporali.

5. Che altro posso dirvi, figli carissimi? Affinché questo splendido panorama della vocazione dei laici sia una realtà, occorre una sollecitudine, una condizione prioritaria: la vostra santità personale.

Questa è la supplica che rivolgo anche a Dio al termine del nostro incontro: che la Terra della Santa Croce diventi una terra di santi! Che diventi un terreno fertile in cui la santità cristiana fiorisca e fruttifichi nella vita di molti fedeli laici. Così il Regno di Cristo si diffonderà in seno alla società brasiliana.

Prima di concludere desidero congratularmi con i fedeli di Campo Grande che, sotto la guida di una commissione di laici, hanno costruito questa bella chiesa dedicata a Nostra Signora della Badia, patrona dell’arcidiocesi, e a Sant’Antonio, patrono della città. Da oggi in poi, con la mia visita, questa chiesa sarà la Sede Cattedrale dell’arcidiocesi di Campo Grande. Che Dio benedica tutti coloro che hanno collaborato alla costruzione di questo tempio!

Nell’impartirvi di tutto cuore la mia benedizione apostolica, innalzo il mio pensiero a Nostra Signora Aparecida, patrona del Brasile, rinnovando la preghiera che alcuni anni fa, pensando a voi, ho rivolto alla Madre della Chiesa: “Vergine Madre, guidaci e sostienici perché viviamo sempre come autentici figli e figlie della Chiesa di tuo Figlio e possiamo contribuire a stabilire sulla terra la civiltà della verità e dell’amore, secondo il desiderio di Dio e per la sua gloria. Amen” (Ioannis Pauli PP. II, Christifideles laici, 64).

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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