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VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Aeroporto di Salvador - Lunedì, 21
ottobre 1991
Eccellentissimo Signor Ministro degli Affari Esteri,
Eccellentissimi Signori Membri del Governo Federale, Statale e Municipale Cari
amici brasiliani,
1. Devo dire che, purtroppo per me, è giunto il momento del
commiato. Desidero però, prima di iniziare il mio viaggio di ritorno,
ringraziare Sua Eccellenza il Signor Presidente della Repubblica, rappresentato
qui dal suo Ministro degli Affari Esteri, che ringrazio per le sue cortesi
parole, i membri del Governo, le altre Autorità e l’Episcopato del Brasile, per
l’accoglienza che mi è stata riservata sin dall’inizio della mia visita
apostolica in territorio brasiliano.
Permettetemi di mettere al primo posto i
miei fratelli nell’Episcopato, così come ho fatto al mio arrivo a Natal. È nelle
loro mani che è affidata questa immensa popolazione cattolica del Brasile.
Ringrazio per l’impegno e il lavoro, svolto con spirito di gioia e sacrificio,
affinché, in stretta collaborazione con le Autorità del Paese, sia portato a
termine il piano tracciato per il mio viaggio. Ringrazio i Signori dirigenti
della Nazione, per la manifestazione di fraterna amicizia con la quale hanno
saputo sottolineare la loro stima per il Successore di Pietro. Devo dirvi che,
durante questi giorni, ho potuto constatare la misura della vostra dedizione,
unita a un’efficiente organizzazione affinché tutto riuscisse al meglio.
Il mio
ringraziamento infine, a questo popolo brasiliano tanto cordiale e ospitale, la
cui indimenticabile accoglienza nelle varie capitali degli Stati, che ho
attraversato, difficilmente sarà cancellata dalla mia memoria. A tutto questo
crogiolo di razze e culture, che formano un solo popolo, affratellato in un
unico obbiettivo che è di fare del Brasile una Nazione grande e prospera,
desidero esprimere la gioia che mi ha procurato il suo calore umano, il suo
entusiasmo, il suo affetto per il Papa. Nel congedarmi da tutti coloro che hanno
potuto seguirmi direttamente o almeno attraverso la radio e la televisione, vi
assicuro che porto nel cuore la luce dei loro sguardi, le loro parole, i loro
sorrisi, e anche le loro preghiere. Il Papa vuole tornare a Roma con questo
ricordo. Esso sarà la luce nel suo cammino e lo stimolo per invocare a Dio
Onnipotente una protezione speciale per il Brasile, una vera pace e prosperità,
aiutando i brasiliani ad amare la loro Patria e a riconoscere, nel Dio Unico e
Vero, la fonte della verità e della felicità.
2. Per una felice coincidenza,
domani celebrerò un altro anniversario dall’inizio del mio Pontificato. Ancora
una volta voglio rinnovare il mio appello, che ho sempre fatto a tutti gli
uomini di buona volontà: “Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare
il Suo potere”. Questo è stato, in sintesi, il messaggio che ha orientato il mio
pensiero in questi giorni in Brasile.
Colui che si è definito “la luce del
mondo” (Gv 8, 12) vuole essere il centro e la radice della felicità che deve
risplendere in ogni cuore. In questo momento voglio ricordare che l’autentica
felicità si raggiunge solo insieme a Dio, che rimane in vostra attesa, per
colmarvi con tutti i suoi doni, specialmente nell’Eucaristia. Che la Santa Messa
che ho celebrato a Natal in chiusura del XII Congresso Eucaristico Nazionale,
possa costituire per tutti un perenne ricordo che ispiri il vostro comportamento
come cristiani: vivere con lo sguardo rivolto a Cristo, nostro Redentore,
trovando in Lui l’esempio e il coraggio per amare i fratelli, in particolare i
più poveri e bisognosi.
Oggi dopo nove giorni di pellegrinaggio in terra
brasiliana, è giunto il momento del commiato, il mio cuore è pieno di
gratitudine, perché, nell’accogliere il Successore di San Pietro, avete voluto
accogliere anche il messaggio che Gesù Cristo, nostro Salvatore è venuto a
portare al mondo.
Sì, cari brasiliani! La mia parola, la mia presenza e la mia
preghiera hanno voluto essere portavoce dello stesso Cristo che è venuto al
mondo per “rendere testimonianza alla verità” (Gv 18, 37). Ho cercato di portare
a tutti gli insegnamenti del Vangelo, predicando la dottrina cristiana con tutte
le sue implicazioni, per la vita di ognuno e di tutta la società. La fede vera,
la dottrina autentica sono, infatti, condizioni indispensabili e fondamentali
per qualunque opera di evangelizzazione. Per questo, ho voluto portarvi
l’insostituibile certezza che solo Cristo può dare e orientarvi con una dottrina
sicura che porta all’autentica libertà dei figli di Dio.
Nei miei diversi
incontri con vari settori della società, ho potuto vedere una Chiesa viva, in
cui Vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti e movimenti di
apostolato e soprattutto, fedeli dalle più diverse condizioni di vita, giovani e
anziani, s’impegnano nella missione evangelizzatrice con fede ed entusiasmo. A
tutti desidero dire di non abbandonarvi allo sconforto quando i vostri lavori
richiedono grandi sacrifici, affinché la luce del Vangelo raggiunga tutti coloro
che ancora non conoscono Cristo. Ricordatevi della promessa del Redentore:
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).
3.
Il Papa porta nel fondo del cuore il desiderio sincero e la viva speranza che la
nazione brasiliana percorra sempre il cammino della valorizzazione della dignità
dell’uomo, che sappia accogliere con generosità il dono della vita, che rispetti
e salvaguardi l’unità della famiglia, custodisca e difenda i diritti dell’uomo
nel suo lavoro e nella convivenza sociale. Il mio sguardo si rivolge a tutti
coloro che sognano una vita migliore, nelle città o nelle campagne, nelle
fabbriche o negli uffici, in riva al mare o in questa vastissima area interna
del Brasile. Per questo, innalzo le mie preghiere a Dio Onnipotente, affinché
illumini i governanti perché continuino a trarre ispirazione nei principi
evangelici che hanno fatto del Brasile un paese inconfondibile nella sua
fisionomia cattolica. Voglia Dio che in questa “Terra de Santa Cruz” possa
regnare la pace, ispirata alla giustizia e alla solidarietà umana. Per questo
sono venuto in Brasile, per questo ho provato la gioia di vivere con voi questi
giorni indimenticabili.
4. Ringrazio il Signor Ministro degli Affari Esteri, Dott. José Francisco Rezek, per le attenzioni che il Governo brasiliano ha
voluto riservarmi. Rinnovo ugualmente i miei ringraziamenti ai Governatori e ai
Sindaci che mi hanno accolto con tanto affetto e mi hanno ospitato nei loro
Stati e nelle loro città.
Desidero rivolgere un particolare ringraziamento a
tutti coloro che, a livello federale o statale, hanno coordinato le complesse
operazioni svolte durante la mia visita, nelle quali sono state coinvolte le
forze armate e la polizia.
Vorrei aggiungere qui il mio riconoscente
apprezzamento ai mezzi di comunicazione e informazione per aver garantito
un’ampia copertura del mio viaggio apostolico.
Rivolgo un particolare
ringraziamento alla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, per
l’attenzione che ha avuto nell’organizzare questa visita. Ringrazio specialmente
il suo Presidente, Monsignor Luciano Mendes de Almeida, e il suo Segretario,
Monsignor Antonio Celso Queiroz.
Ai fratelli nell’Episcopato, ai quali mi sento
tanto vicino, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, a tutti i fratelli,
uomini e donne, specialmente a quelli che soffrono, a tutti dico, dal profondo
del cuore: molte grazie!
Molte grazie a tutti! I miei migliori auguri di
prosperità! Dio vi ricompensi e benedica il Brasile, sotto la costante
protezione di Nostra Signora Aparecida!
Miei cari figli, il Papa sta per
partire, ma vi porta tutti nel suo cuore!
Sia lodato Nostro Signore Gesù Cristo!
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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