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VISITA PASTORALE A VICENZA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA DI VICENZA

Piazza dei Signori - Sabato, 7 settembre 1991

 

Onorevole Signor Ministro,
Signor Sindaco,
Illustri Autorità religiose e civili,
Fratelli e sorelle!

1. Sono veramente lieto di essere qui, nel cuore di questa Città, il cui nome è legato ad una lunga tradizione di fedeltà alla Chiesa, di virtù civiche e insieme di cultura e di arte.

Ringrazio il Signor Sindaco e il Presidente della Regione per le cortesi espressioni che mi hanno rivolto, come pure sono grato all’Onorevole Carlo Bernini, Ministro dei Trasporti, che mi ha accolto a nome del Governo italiano. Saluto con affetto il Vescovo della Diocesi, il caro fratello Monsignor Pietro Giacomo Nonis, al quale esprimo tutta la mia solidarietà. Saluto il Cardinale Sebastiano Baggio, nativo di questa illustre Diocesi.

2. Da questo luogo, nel quale ci troviamo, è possibile ammirare la “Basilica”, centro dell’esperienza religiosa vicentina, e la “Loggia del Capitanio”, luogo della rappresentanza popolare e della civica attività. Si scorge, inoltre, il “Monte di Pietà”, nel quale è incastonato il tempio dedicato a San Vincenzo, da secoli patrono della vostra Città e Diocesi. In modo assai significativo la casa di preghiera, la chiesa, viene così a trovarsi inserita nell’edificio che rappresenta anche visivamente il compito primario della pietà cristiana e della solidarietà caritativa. Il Monte di Pietà, infatti, è un’istituzione nata in tempi difficili ad opera soprattutto della comunità cristiana, che seppe fattivamente cooperare con la società civile nel venir incontro con provvidenze generose e disinteressate alle esigenze dei poveri.

Si vedono, inoltre, da qui le “Colonne Veneziane”, che supportano rispettivamente la statua del Redentore e quella del Leone di San Marco. “Pax tibi, Marce, evangelista meus” si legge nel libro aperto dell’evangelista, quasi a riassumere insieme il significato originale del Vangelo e il compito a cui dovrebbe mirare ogni struttura amministrativa: la ricerca, cioè, il perseguimento e la conservazione della pace sociale. Servire, in una parola, il bene comune con costante attenzione all’uomo, immagine vivente di Dio.

3. Il messaggio cristiano è tutto intriso di questo spirito di servizio. “Il Figlio dell’uomo - ha detto Gesù parlando di sé - sta in mezzo a voi come colui che serve” (Mt 20, 28). E nell’ultima Cena, dopo aver lavato i piedi ai discepoli, ha aggiunto: “Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 15).

La nuova legge dell’amore, lasciata da Cristo ai suoi seguaci, è fortemente innovativa nei confronti di ogni costume sociale. Essa spinge ad elevare coraggiosamente il proprio impegno verso il prossimo superando la visione riduttiva del potere e del rapporto con gli altri. Spinge a vincere la ricorrente tentazione egoistica ed invita i credenti e gli uomini di buona volontà a farsi prontamente disponibili all’accoglienza umile e rispettosa, alla collaborazione sincera e all’intesa generosa. Il comandamento della carità è sintesi e anima dei principi della morale cristiana, una morale certamente esigente, ma capace di realizzare pienamente l’essere umano. L’ideale evangelico del servizio è aperto a tutti.

“Servire”, infatti, non è un ideale di vita riservato soltanto ai cristiani impegnati in una scelta di consacrazione religiosa, ma esteso a tutti coloro che, in ogni campo e in special modo nell’attività politica, intendono contribuire, con il loro personale apporto, all’autentico progresso dell’umanità. Lavorare con questo spirito è difficile perché significa uscire dal guscio del proprio interesse particolare. Per gli uomini politici, poi, significa conservare responsabilmente il senso vivo della “rappresentanza”. Chi è chiamato a ricoprire pubblici ruoli e responsabilità nelle società democratiche mai deve dimenticare che egli non rappresenta un’impersonale potestà centralizzata, ma la gente, quel vivo insieme di donne e di uomini, di bambini e di anziani, di sani e di ammalati, di abbienti e di poveri, in cui si articola il corpo sociale. Quanti rivestono ruoli di pubblica amministrazione ad ogni livello non devono perciò mai transigere sui valori. Sono chiamati, anzi, a perseguire con cristallina coerenza lo sviluppo globale della comunità civile, “che vuole dare volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” (Pauli VI, Populorum progressio, 14).

4. La Chiesa indica agli uomini politici il Vangelo del servizio fraterno, e senza pericolo di fraintendimenti ripete loro: “Colui che vorrà diventare grande fra voi, si farà vostro servitore... appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 26.28).

“Servire” significa, allora, superare la logica del pragmatismo, dell’interesse di gruppo o di parte. Significa non aver paura di confrontarsi con l’uomo storico, con la sua umanità individuale e la sua storia irripetibile, con i suoi bisogni - tanto più meritevoli di soccorso quanto meno egli riesce a farli presenti - e le sue aspirazioni profonde. È questo l’uomo da riconoscere, da amare, servire, promuovere, liberare (cf. Ioannis Pauli PP. II, Redemptor hominis, 16).

5. Ecco, carissimi fratelli e sorelle, ciò che il divino Maestro propone e domanda. Lo chiede a ciascuno di voi, responsabili di questa Città; lo chiede a voi, cittadini di Vicenza. Lo chiede soprattutto a voi cristiani. Impegnatevi tutti per la promozione del bene comune. Siate attenti, in questa logica di servizio disinteressato, soprattutto ai più bisognosi.

Come non ricordare, a tal proposito, gli immigrati, le masse crescenti di profughi! Come non pensare ai tanti emarginati della moderna società, ai giovani in difficoltà, agli anziani non autosufficienti, ai portatori di handicap, alle vittime della violenza e dell’ingiustizia! Abbiate a cuore il mondo del lavoro e della scuola; abbiate a cuore la gioventù, spesso attirata da modelli di vita inconciliabili con l’etica cristiana. So che la vostra Città è sensibile a queste esigenze dell’uomo contemporaneo e vi incoraggio ad intensificare il vostro sforzo in questa linea. Segno eloquente di così sentita tensione alla solidarietà non è forse la Casa di cura che voi state predisponendo per i malati meno facilmente ricuperabili? Proseguite su questo cammino di civiltà e di speranza.

6. Vicenza, non cessare di essere la terra della fraternità e dell’accoglienza! Continuino le tue istituzioni religiose e civili, che da sempre traggono forza e alimento dalla fede e dalla morale cristiana, a praticare quelle virtù evangeliche che nel passato hanno nobilitato la vita del tuo popolo. Siano sempre presenti nei cittadini e nei loro amministratori la generosità umile e pronta nel servizio, la giustizia rigorosa, il senso della solidarietà e della corresponsabilità attiva, la ricerca del dialogo e della pace, la promozione della libertà congiunta sempre alla verità.

Iddio benedica il vostro impegno! Maria, Madonna di Monte Berico, protegga sempre la vostra Città, il vostro territorio, gli amministratori di questa terra, e ciascuno di voi.

Con affetto, anch’io vi benedico.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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