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VISITA PASTORALE A VICENZA

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA RECITA DEL ROSARIO

Piazzale del Santuario di Monte Berico - Sabato, 7 settembre 1991

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. È una grande gioia per me, oggi, vigilia della festa della Natività della Beata Vergine e primo sabato del mese, trovarmi in questo luogo, santificato per tanti secoli dalla penitenza e dalla preghiera delle Comunità cristiane del Veneto. Ho ancora nel cuore il ricordo vivissimo sia dello scorso 13 maggio che ho voluto trascorrere nel Santuario di Fatima a dieci anni dal doloroso evento di piazza San Pietro, sia del 15 agosto che ho vissuto con particolare entusiasmo a Czestochowa assieme ad una moltitudine sterminata di giovani, accorsi da ogni parte del mondo, compresi i Paesi dell’Europa dell’Est.

Eccomi ora qui, ai piedi della Madonna di Monte Berico, quasi a proseguire un significativo pellegrinaggio di pietà mariana. So che la Santa Madre di Dio è onorata su questo Colle benedetto da quel lontano 1428, quando il Vescovo di Vicenza riconobbe l’autenticità del messaggio che Maria aveva rivolto ad un’umile donna del luogo, Vincenza Pasini. La Vergine richiamava il popolo dei battezzati alla conversione e alla ripresa di un più alto impegno di vita cristiana. Insieme alle autorità e al popolo affidato alle sue cure pastorali, il Vescovo salì allora le pendici di questo Monte per venerare ed invocare la Madre di Dio, come abbiamo fatto anche noi oggi.

2. Recitando poc’anzi il Rosario, abbiamo ripetuto con fede le parole dell’Angelo: “Ave Maria” - e di santa Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne” (cf. Lc 1, 28ss), rivivendo lo stesso atteggiamento di amorosa fiducia che verso di Lei, Madre del Redentore, avevano i vostri antenati. In situazioni difficili e talora drammatiche, in tempi di calamità, di invasioni e di guerre, essi seppero trovare nella fede in Dio Padre, in Gesù Cristo redentore e nello Spirito Santo amore il fondamento dell’intrepida fortezza, che sempre li sostenne, alimentando la loro speranza nell’immancabile intervento divino.

In ogni “Ave Maria” essi rievocavano il misterioso dono fatto da Dio all’uomo, a ciascun uomo, nell’incarnazione del Verbo, e sapevano bene che la condizione di questa vita mortale può trovare sostegno e protezione nella Madre di Dio, giacché Maria è colei che ha dato al mondo il Salvatore e con indicibile affetto prega per noi peccatori “adesso e nell’ora della nostra morte”.

Come loro, anche noi nell’“Ave Maria”, quest’orazione semplice che i bambini apprendono sulle ginocchia della mamma, invochiamo la Vergine piena di grazia, ci affidiamo alla sua intercessione, benediciamo il suo divin Figlio, frutto del suo grembo, facendo eco alle parole del Vangelo: “Benedetto il grembo che Ti ha portato, il petto che Ti ha allattato” (Lc 11, 27). Proclamiamo, altresì, che ci è indispensabile il suo materno soccorso nei momenti fondamentali della nostra esistenza: il presente e “l’ora della nostra morte”, attimo decisivo del passaggio verso la vita eterna.

3. Queste semplici considerazioni ci offrono l’opportunità di riflettere brevemente sull’importanza della preghiera: quella pubblica e liturgica, quella privata, personale e familiare; la preghiera che recitiamo con le labbra, ripetendo parole antiche e venerabili, e quella che sale silenziosa dal cuore, accompagnata dai sentimenti più profondi dell’animo.

Il Rosario, in modo particolare, con la meditazione dei “misteri” coinvolge nella preghiera vocale l’intera capacità espressiva della persona. Esso, facendoci rivivere i momenti di gioia e di dolore della vita di Cristo e della sua Madre Immacolata, nutre lo spirito, guida al dialogo con il Signore e alla contemplazione. Nel Rosario ricordiamo, inoltre, la nostra condizione umana segnata dal peccato ed imploriamo il perdono divino. Impetriamo le grazie di cui abbiamo bisogno, prima fra tutte, quella di fuggire il male e di vivere nell’amicizia col Signore, conformando noi stessi al suo Vangelo. La vita del Redentore, mirabilmente segnata dalla potenza del Padre e dalla presenza vivificante dello Spirito Santo, ci appare, attraverso i “misteri” gaudiosi, dolorosi e gloriosi, il modello della nostra vocazione battesimale, orientata all’imitazione e alla sequela del divin Maestro.

4. La preghiera mariana, allora, è un interiore pellegrinaggio che conduce il credente, con l’aiuto della Vergine, verso la montagna spirituale della santità. È scuola di comunione ecclesiale, nell’ascolto di Colei che occupa nella Chiesa il posto più alto e più vicino a Cristo. Maria è per noi tutti modello di carità operosa, poiché, “abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente” (Lumen gentium, 56). Maria è immagine e inizio della Chiesa, alla quale rimane vitalmente unita per la sua comunione col Redentore. Non si può, pertanto, pensare di vivere la vera devozione alla Madonna, se non si è in piena sintonia con la Chiesa e col proprio Vescovo. Si illuderebbe di essere accolto, da Lei come figlio chi non si curasse di essere, al tempo stesso, figlio obbediente della Chiesa, alla quale spetta il compito di verificare la legittimità delle varie forme di religiosità. Non a caso il Concilio Vaticano II ha ammonito con tutta la solennità del suo magistero: “I fedeli si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una certa qual vana credulità, ma bensì procede dalla vera fede” (Lumen gentium, 67).

5. Cari fratelli e sorelle, come i padri vostri, più di 550 anni fa, salirono su questo Colle penitenti perché consapevoli della propria miseria, ma esultanti perché fatti certi dal loro Vescovo del misericordioso intervento di Maria, così anche noi ora siamo venuti ai suoi piedi, animati da grande fiducia. Il Vangelo e la secolare tradizione cristiana ci confortano e ci incoraggiano: “Maria è presente nella Chiesa come Madre di Cristo . . . ed abbraccia con la sua nuova maternità nello Spirito tutti e ciascuno nella Chiesa, abbraccia anche tutti e ciascuno mediante la Chiesa” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 47).

Mostrati Madre”, scrissero i vostri padri sotto l’immagine della Madonna di Monte Berico. “Mostrati Madre”, ripetiamo anche noi con affetto, consapevoli del profondo legame che esiste tra la Madre di Cristo e la Chiesa, fra l’amore a Cristo e l’amore alla Chiesa. Maria, lo sappiamo, “presente nel mistero di Cristo, rimane costantemente presente anche nel mistero della Chiesa” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 42). Confortati da tale verità, vogliamo essere, a nostra volta, suoi figli devoti, restando figli fedeli della Chiesa, in linea con le generazioni cristiane che ci hanno preceduto. Vogliamo amare Maria nel tempo e nella vita eterna.

6. Madonna di Monte Berico,
patrona principale della Città
e della Diocesi di Vicenza,
volgi il tuo sguardo misericordioso verso di noi.

Mostrati Madre!
Mostrati Madre di chi soffre
e anela alla giustizia e alla pace.

“Mostrati Madre di ogni uomo,
che lotta per la vita che non muore.

Madre dell’umanità riscattata dal sangue di Cristo:

Madre dell’amore perfetto,
della speranza e della pace,
Santa Madre del Redentore” (Eiusdem, Atto di affidamento a Maria, Fatima 13 maggio 1991: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV, 1 (1991)1236).

Mostrati nostra Madre,
Madre di unità e di speranza,
mentre con tutta la Chiesa Ti gridiamo ancora:
“Madre di misericordia, vita,
dolcezza e speranza nostra . . .
mostraci dopo questo esilio Gesù,
il frutto benedetto del grembo tuo!
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”.

Con questi sentimenti, imparto a voi tutti, in particolare ai malati, agli anziani, ai bambini una speciale benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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