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VISITA PASTORALE A VICENZA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI DI VICENZA

Stadio «Menti» - 8 settembre 1991

 

Carissimi giovani, giovani di Vicenza e vostri ospiti, fra i quali un significativo gruppo della Bulgaria!

1. Vorrei parlarvi oggi di Maria. Ma cominciamo con la parola-chiave “seguimi”, parola che certamente hanno anche udito i due discepoli di Emmaus che poi, dopo la passione e la risurrezione, hanno incontrato Gesù andando da Gerusalemme a Emmaus. Essi hanno seguito Gesù. Sappiamo bene che il giovane del Vangelo che era ricco, quando Gesù gli indirizzò la parola “seguimi”, non lo volle seguire, perché aveva troppe ricchezze. Ecco la parola chiave anche per parlare di Maria. Perché, carissimi, questa parola “seguimi” fa risalire ciascuno di noi sino ai primi momenti della nostra vita, sino al giorno della nostra nascita. Oggi celebriamo la festa della natività di Maria, e questa festa ci ricorda l’inizio del suo itinerario straordinario, unico. Per dire la verità, Maria propriamente non ha mai sentito questa parola, non ha mai incontrato Cristo che le dicesse “seguimi”. Anzi, è stata lei a dare Cristo al mondo e a creare la possibilità che egli potesse dire a tanti “seguimi”. Ma, pur non avendo udito la parola “seguimi” in quella forma evangelica, potremmo dire classica, certamente Maria ha ricevuto questa parola, il suo significato essenziale dall’inizio della sua vita, dai primi anni, e poi specialmente nel momento decisivo in cui le è stata annunciata la grande Buona Novella, che era anche per quella giovane difficile, ma era grande, buona, per lei e per tutta l’umanità. E sappiamo come ha risposto Maria: “ecco la serva del Signore”, e ha accettato quello che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, ha voluto da lei. Ha accettato. E poi sappiamo solamente poche cose della sua vita come madre di Gesù, ma sono momenti sufficienti per darci un’immagine di questo itinerario caratteristico della sua vita, prima giovanile, poi materna.

2. Poi c’è il momento della crocifissione. Certamente quando morì crocifisso Gesù la sua persona, il suo cuore, la sua maternità, tutta era “crocifissa”. Scrivendo l’Enciclica Redemptoris Mater ho paragonato questo momento della vita di Maria ad una notte oscura, più oscura di tutte le notti che hanno vissuto le anime mistiche durante tutta la storia della Chiesa. E poi vediamo Maria all’inizio della nuova era. Incomincia il tempo della Chiesa con la Pentecoste, e lei, che ha ricevuto da Cristo morente in croce il discepolo Giovanni, e in lui tutta la Chiesa e tutti noi, naturalmente è presente. È presente affettivamente e attivamente, dal punto di vista spirituale. Riceve per la seconda volta lo Spirito Santo non solamente come singola persona, ma come Madre della Chiesa, insieme con tutta la Chiesa, insieme con questa Chiesa nascente a Gerusalemme, ma insieme con la Chiesa di tutte le epoche storiche, insieme con la Chiesa dei nostri tempi, insieme con la vostra Chiesa di Vicenza, insieme con la Chiesa del nostro secolo, del nostro millennio che si avvicina al suo compimento per passare al terzo millennio dopo Cristo.

3. Il Concilio Vaticano II, specialmente la Costituzione Lumen gentium, dice di Maria che lei precede tutta la Chiesa, tutti i credenti in questo itinerario della fede: precede, cammina avanti. È un quadro nuovo, molto importante per voi giovani. Non è solamente la madre che abbraccia il suo piccolo bambino; è una madre coraggiosa, eroica, che cammina avanti, in mezzo alle vicissitudini della storia umana, della storia delle Nazioni, dei popoli, storia talvolta dolorosa, della storia di ogni persona umana, di ciascuna e ciascuno di noi. Ella ci precede nel cammino.

4. Vorrei adesso passare da questa prima introduzione sull’itinerario di Maria a quello che si potrebbe dire il mio itinerario. Non dico mio, del Papa Giovanni Paolo II, ma dico di ciascuno di noi. Io penso che per questo itinerario il periodo di vita che voi adesso trascorrete - tra i quindici e i venticinque anni, come diceva il vostro Vescovo - è il più importante. È un periodo che si deve soprattutto ammirare, non dico solamente apprezzare, ma ammirare, talmente è interessante, straordinario: è una grande scoperta.

Noi ci avviciniamo all’anniversario della scoperta dell’America. L’anno prossimo ci porterà il quinto centenario della sua scoperta, e sappiamo bene cosa è stata questa scoperta nella storia del nostro mondo umano. Ma, io direi che la scoperta della propria umanità, del proprio “io” personale, di questi tesori e di questi pericoli, di questi abissi che si trovano in ciascuno di noi, è una scoperta maggiore. È una scoperta non solamente di ordine geografico, forse anche cosmico, ma è una scoperta di ordine spirituale. Voi vivete questo periodo di scoperta.

5. Il vostro itinerario si svolge spesso all’esterno: certamente attraverso le conoscenze, gli studi, la scuola, l’università, i mass media, voi siete spesso portati al di fuori, e forse troppo, verso questa esteriorizzazione. Ci vuole più interiorizzazione, occorre maggiormente vivere “dentro”, rientrare in se stessi, come Gesù diceva ai suoi ascoltatori: “Voi valete molto di più di queste altre creature che sono tanto belle, tanto stupende, voi valete molto di più”. Io vi dico: tu vali, tu rappresenti più di tutto quello che ci può dare anche la scienza, anche gli studi, anche le letture, anche i mass media. Il tuo valore è maggiore, il tuo “io” umano, il tuo “io” cristiano già permeato dall’opera dello Spirito Santo, dalla grazia di Dio, è molto più interessante, molto più ricco. La nostra civiltà è un po’ la civiltà della fuga. Si cerca di sfuggire al proprio “io”, alla propria interiorità, alla propria coscienza. Non si parla più della nostra anima. Ma questa vale di più!

6. Lo dico per spingervi, per provocarvi a intraprendere questo itinerario che porta alla scoperta del mistero dell’uomo, mistero che ciascuno di noi porta dentro di sé. Ecco, tu sai, questo mistero dell’uomo non è spiegabile con nessun altro mezzo, con nessun altro metodo, solamente con Gesù Cristo. Tu non devi sfuggire questo tuo mistero, non devi lasciarlo da parte come se fosse una cosa non valida, non importante: è la cosa principale questo tuo mistero, questo tuo “io” interno, questa tua personalità cristiana che Cristo ha creato di nuovo, nella forza dello Spirito Santo, nella Pentecoste in cui è incominciata la Chiesa, il tempo della Chiesa. Ma allora nella Chiesa incominciava il tempo di tutti noi, della nuova personalità umana, della nuova creatura. Non si deve perdere la nuova creatura che ciascuno di voi rappresenta!

Così, brevemente, senza entrare nei dettagli, vi invito a questo itinerario, anzi, vi spingo! Non dovete uscire da questo stadio senza promettere a voi stessi: io compirò questo itinerario, io cercherò di entrare dentro quel mistero che porto nella mia anima, quel mistero che si spiega solo nella luce di Cristo.

7. E adesso la terza tappa della mia riflessione: come vedete ho portato un testo scritto, ma l’ho lasciato da parte, e mi dovete perdonare . . . Allora, la terza tappa di questa meditazione riguarda quel passo decisivo per conoscere se stessi, per scoprire se stessi nella propria profonda identità umana e cristiana, che consiste nel guardare alla Madre di Cristo. Devi ricordare quella parola assolutamente nuova con cui parla di lei il Concilio Vaticano II: ci precede nel cammino della fede. Precede ciascuno di noi, precede ciascuno di voi, ciascuna di voi: precede. E quando devi intraprendere questo cammino che ti porta dentro di te, che ti porta in questo mistero che è il tuo “io” creato da Dio, redento da Cristo, permeato dallo Spirito Santo, quando devi intraprendere questo cammino cerca Maria. Lei sa sulla base della propria esperienza - lo sa naturalmente soprattutto Gesù, perché lui conosce tutto quello che è nell’uomo, tutto quello che è nascosto nell’uomo - ma lei, Maria, sa in modo specifico, dalla sua esperienza di fede, come noi, che Cristo è Verbo di Dio. Lei è una credente. Essendo così, Maria può anticiparci, precederci sulle nostre strade di fede, che portano sempre verso il mistero di Dio, verso questo mistero di Dio che è in noi.

8. Allora, io vi auguro in questa giornata solenne, in questa giornata mariana, di incontrare Maria. Auguro a tutti, anche a quelli che sono fuori, che forse hanno perduto la strada, di non lasciar cadere mai almeno un certo legame con questa donna stupenda, con questa donna umile, con questa serva di Dio che è Maria. Ma auguro a voi, suggerisco a voi, di fare questa esperienza del proprio “io”, del proprio mistero, del mistero del proprio “io” umano e cristiano, insieme con lei, con Maria di Nazaret, con Maria del Calvario, con Maria della Pentecoste, del Cenacolo, con Maria di tanti luoghi. Qui abbiamo visitato ieri il suo Santuario di Monte Berico, e ci sono tanti altri Santuari.

Non ho parlato di me, ma posso dirvi che questa è la mia esperienza personale. E vi auguro, almeno in qualche misura, di ripetere una tale esperienza che è semplicemente l’esperienza cristiana; è accessibile a ciascuno, ad ogni giovane, ragazzo, ragazza. Vi auguro questo e lo vedrei come frutto dell’incontro odierno, nella festa della Natività di Maria.

9. Avrei ancora delle piccole cose da aggiungere. La prima è che il Papa deve sempre creare legami, perché gira di città in città, da Chiesa a Chiesa, da paese a paese. Ultimamente sono stato, come sapete, a Czestochowa. Molti di voi erano anche là. Non voglio raccontare i dettagli di quell’incontro, ma voglio portare qui il suo messaggio. E appunto il discorso doveva far riferimento a quel messaggio. Potrete leggerlo dopo, perché “L’Osservatore Romano” lo pubblicherà. Sarebbe, questo, il messaggio post-Jasna Gora, post-Czestochowa. Ma naturalmente faccio anche il “postino”, che porta la posta tra i giovani . . . Ultimamente ho incontrato i giovani ungheresi e vorrei portare qui anche il loro messaggio, come essi hanno già ricevuto in anticipo il vostro messaggio, come quello di tutti gli altri che dovrò incontrare: i prossimi sono i brasiliani, che certamente sono in attesa di questi messaggi dei loro coetanei dagli altri Paesi, dalle altre città, dalle altre Chiese. Dobbiamo creare questa comunione dei giovani attraverso il mondo, perché questo crea anche una forza. E così formiamo la Chiesa. E il Papa deve essere questo “legame”: questa è la sua missione, per questo lo ha chiamato Cristo, dicendogli: “seguimi”. In un certo momento della vita ha detto così anche a Pietro, e poi lo ha detto ai suoi Successori sino a quest’ultimo . . . peggiore di tutti. Ma lasciamolo al giudizio del Signore.

10. Ancora un’altra cosa. Ci avviciniamo al termine di questa visita a Vicenza e devo ringraziare il vostro Vescovo, la vostra comunità tutta intera per l’accoglienza, per la preparazione e per questa ultima “pasta”, possiamo dire così, che adesso si deve mangiare: è la “pasta” dei giovani. Non vi sorprenda sentir parlare di “paste”, perché l’incontro con voi è un nutrimento. Certamente per me che incontro i giovani è un nutrimento, mi dà una nuova forza. E qui per la vostra Chiesa, per la vostra comunità di Vicenza, questo incontro è anche una certa promessa del futuro, perché attraverso i giovani si vede il futuro. Attraverso noi vecchi non si vede più. Voi siete già del Terzo Millennio! La Chiesa intera, la Chiesa vicentina guarda verso il Terzo Millennio attraverso di voi. E io vi auguro che queste aspettative siano fruttuose. Se potrete incontrare Maria nel cammino della fede, io spero, e ne sono convinto, che queste previsioni, queste speranze per il Terzo Millennio saranno veramente abbondanti, benedette. E vi auguro questo per il bene di voi stessi, della vostra città, della vostra Patria e dell’umanità intera.

Durante l’incontro con i giovani vicentini nello stadio “Menti”, il Santo Padre ha voluto offrire una propria riflessione senza dare lettura del discorso preparato per l’occasione del quale, riportiamo il testo.

Carissimi ragazzi e ragazze di Vicenza!

1. È questo il mio primo incontro con un così folto gruppo di giovani dopo la recente Giornata Mondiale della Gioventù. Ad essa, pertanto, va naturalmente il mio pensiero e di essa vorrei che fosse ideale e significativo prolungamento.

Vi saluto tutti con affetto: voi, qui presenti nello Stadio Menti, ed attraverso di voi l’intera gioventù della Città e del Veneto. Grazie per l’accoglienza e per l’entusiasmo della fede che vi anima. Sono veramente lieto di chiudere questa pur breve visita pastorale alla vostra Diocesi proprio incontrandomi con voi, giovani, che della comunità vicentina rappresentate la speranza. Ringrazio il vostro Vescovo, Monsignor Pietro Giacomo Nonis, per le cordiali espressioni che mi ha rivolto. Ringrazio i vostri rappresentanti che poc’anzi mi hanno, a vostro nome, manifestato le attese e le problematiche della gioventù di Vicenza. Ho ascoltato tutto con grande attenzione.

2. “Avete ricevuto uno spirito da figli” (Rm 8, 15): questo è stato il tema del raduno di giovani a Czestochowa. Quanti fra voi hanno avuto la fortuna di prendervi parte avranno senz’altro raccontato agli altri l’esperienza straordinaria vissuta in quei giorni, accanto al Santuario di Jasna Gora, nel quale è custodita l’antichissima icona della “Madonna Nera”. È stato un momento di forte evangelizzazione; una testimonianza evidente che qualcosa si sta muovendo nella storia degli uomini e nella Chiesa: una tappa inedita nella vita della comunità ecclesiale mondiale. Ma non si tratta di qualcosa di fragoroso e di effimero, bensì di un processo profondo, interiore e permanente, di autentico rinnovamento. La Giornata Mondiale della Gioventù è stata un “pellegrinaggio di libertà” che ha accomunato i giovani credenti dell’Ovest e dell’Est, del Sud e del Nord in una nuova impegnativa azione missionaria. Da Jasna Gora si è levato un appello pressante ai giovani perché siano gli apostoli del mondo di oggi e gli artefici di una società che possa vivere in condizioni di vera libertà e di umana e cristiana solidarietà. Da Czestochowa si è ripartiti animati da solida speranza, consapevoli di essere chiamati a costruire l’autentica civiltà dell’amore; persuasi, altresì, che tutto ciò esige un cammino personale e comunitario di conversione, di fede e il ritorno ad una esistenza essenziale, lasciando agire in noi lo Spirito Santo.

Se ci lasceremo guidare, infatti, dallo Spirito, il quale “attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8, 16), comprenderemo facilmente come sia necessario camminare insieme condividendo difficoltà e sofferenze, gioie e successi. È lo Spirito che ci rende fratelli in Gesù Cristo, attivi edificatori di autentico progresso sociale, solidali con ogni uomo, specialmente con chi soffre.

3. Ma c’è un’altra ragione che rende questo nostro incontro particolarmente significativo: esso si colloca a conclusione di un fecondo “dialogo a lunga distanza” durato alcuni mesi. In preparazione, infatti, alla mia visita voi avete lanciato in Diocesi una simpatica iniziativa dal titolo: “Se quel giorno ti incontrassi, io ti chiederei . . . i giovani vicentini dialogano con il Papa”, a cui hanno aderito circa ottomila giovani. Dovrei rimanere fra voi un giorno intero per riprendere le vostre proposte di dialogo, le vostre riflessioni, che vanno al cuore dei problemi della moderna condizione giovanile. Che fare? Forse potrei indicarvi io una proposta: tentate di rispondere voi stessi, con l’aiuto dei sacerdoti che vi guidano, ai quesiti che avete formulato. Non sarebbe questo un modo interessante di dare seguito all’odierna manifestazione? Quanto a me non posso che limitarmi ad alcune considerazioni, che toccano però diverse delle tematiche da voi esposte. Voi vi chiedete, tra l’altro: che risposta può dare Cristo al desiderio di felicità dell’essere umano? Come armonizzare libertà personale e diritti altrui? Quale atteggiamento deve assumere il cattolico verso le altre religioni? Vale la pena di impegnarsi per il bene quando non c’è prospettiva di riuscita?

4. Giovani di Vicenza, non abbiate paura di essere santi! Vi ripeto quest’invito rivolto sul Monte della Gioia a Santiago de Compostela, nella Giornata Mondiale della Gioventù del 1989. “Volate ad alta quota!”. Vi ridico anche quanto ho avuto modo di sottolineare in occasione dell’appuntamento giovanile di Czestochowa di quest’anno: “Molto di quel che sarà domani dipende dall’impegno della generazione cristiana di oggi. Dipende soprattutto dall’impegno vostro, giovani carissimi, che presto avrete la responsabilità di decisioni da cui dipenderanno le sorti non solo vostre, ma di molti altri come voi” (Ioannis Pauli PP. II, Homilia in Missam in urbe «Czestochowa», prope Sanctuarium Marianum «Jasna Gora» celebrata, 10, die 15 aug. 1991).

Si sente talora rimproverare alle nuove generazioni di ricercare una vita facile, di essere titubanti nell’assumere impegni duraturi e di affrontare l’esistenza con una certa superficialità. Tutti, però, riconoscono ai giovani un profondo anelito alla libertà e all’autenticità dei rapporti, il desiderio di più reale giustizia e di un futuro migliore per ogni essere umano. Cari ragazzi e ragazze, a voi è richiesto di crescere nella responsabilità e nella maturità, assumendo ogni impegno con coerenza e coraggio. Ciò è particolarmente necessario in questi nostri tempi nei quali stiamo vivendo radicali e talora non facili cambiamenti sociali. Ombre e difficoltà, certo, non mancano, ma non è da voi farvene intimorire. Gridate al mondo che Cristo vive. Abbiate il coraggio della libertà cristiana! Il Vangelo è, sì, esigente, ma vale la pena seguirlo, perché porta in sé il segreto del pieno appagamento di ogni più nobile aspirazione del cuore.

Solo con Cristo si può ideare e realizzare una società più giusta e fraterna.

La vera sapienza consiste nel non cedere alle mode e alle culture transitorie. Consiste nell’andare con decisione al cuore del problema, alla questione centrale dell’esistenza, da cui tutto il resto dipende. Ma tale questione voi non potete risolvere senza incontrare quell’essenziale Interlocutore che è Dio. La vera sapienza, perciò, consiste nel cercare Dio. Solo l’incontro con Dio, e con Colui che è “il Dio con noi”, Gesù Cristo, vi conduce alla scoperta delle risposte decisive agli interrogativi della vostra vita. Ciò suppone il coraggio di scelte controcorrente; ma sono proprio queste le scelte che vi possono dare l’autentica libertà.

5. Ora è possibile venire più specificatamente alle vostre proposte di dialogo. Era, però, necessario che facessi questa premessa fondamentale, per ricordare come ogni autentica soluzione dei problemi dell’uomo scaturisce anzitutto dall’incontro con Cristo e dall’accoglienza dello Spirito che Egli vuole donarci. Solamente il suo Spirito ci rende liberi sul serio. “Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3, 17), e dove c’è libertà vera, è possibile la felicità autentica.

Si profila così la risposta alla vostra domanda circa il rapporto tra Cristianesimo e felicità. Non si può separare la Croce dall’annuncio cristiano. L’uomo ha sete di felicità, eppure deve fare i conti col mistero della sofferenza che gli pone tanti interrogativi. La felicità, tuttavia, non cessa di essere un bisogno del cuore umano; ad essa aspira ogni persona.

Cari giovani amici, non cedete mai ad una visione pessimistica della realtà! Non siamo condannati a soffrire; siamo chiamati, invece, a fare anche del dolore un mezzo per meglio conoscere, accogliere ed amare la volontà del Signore. Siate dunque felici, ma cercate la gioia dove realmente è possibile incontrarla.

6. La felicità vera è un progetto da costruire giorno per giorno nella libertà e nell’amore, nella verità e nella pazienza. Essa sarà piena solo nel futuro, ma già comincia a realizzarsi nell’oggi, quando si sa accogliere con docile fiducia la volontà di Dio: “Infatti - scrive san Paolo - il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria” (2 Cor 4, 17). Siate coraggiosi, giovani di Vicenza, e non temete la prova! Non confondete mai la felicità con il piacere. Cercate la vera gioia e la troverete se rimarrete in Cristo, sorgente della nostra autentica felicità: “Rallegratevi nel Signore sempre” (Fil 4, 4)!

È veramente felice chi cerca Dio e mette in pratica i suoi precetti. Afferma san Giacomo: “Chi fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà e le resta fedele, non come ascoltatore smemorato, ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla” (Gc 1, 25).

Ecco, quindi, dove trovare la felicità: nel dono totale di sé a Dio e nel servizio del prossimo! Come Cristo che fedele al disegno del Padre si è offerto vittima per la redenzione di tutta l’umanità.

Vale la pena, allora, di impegnarsi per il bene, specialmente quando costa sacrifici e rinunzie. Il cristiano, poi, ha la certezza della riuscita perché i mezzi usati in coerenza alla vita di fede non sono che segno dell’efficace azione di Dio. Egli è disposto a “sperare contro ogni speranza” (Rm 4, 18) perché tutta la sua fiducia è riposta in Colui che ha vinto il mondo (cf. Gv 16, 30).

7. Veniamo ora ad un altro argomento. Constatando come oggi pullulano dappertutto numerosi movimenti religiosi, vi domandate quale sia lo “specifico” dell’essere cristiano: in che cosa, cioè, il Cristianesimo si distingua dalle altre religioni.

L’interrogativo evidenzia un aspetto caratteristico del nostro tempo: il pluralismo religioso. Ci si rende conto di molte verità presenti nelle varie religioni, le quali, come ricorda il Concilio Vaticano II, “non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini” (Nostra aetate, 2). Ed ecco sorgere la domanda: tutte le religioni sono uguali? tutte le religioni sono vere? La risposta merita un necessario e adeguato approfondimento che non mancherete di fare. Vi indico ora soltanto qualche elemento per una opportuna valutazione. È vero, lo Spirito Santo opera anche al di fuori del Corpo visibile della Chiesa e di conseguenza è nostro dovere riconoscere i frutti che suscita in seguaci di altre religioni. Questo ci porta al dialogo sincero e rispettoso da cui possono nascere per i cristiani stimoli a purificare sempre più la propria fede e il proprio comportamento morale. Nelle altre religioni si trovano, perciò, germi di verità per mezzo dei quali Dio può entrare in contatto con gli uomini che non hanno avuto modo di incontrare Cristo e il messaggio evangelico (cf. Rm 10, 14-15). Sappiamo, però, che solo Cristo è la Verità piena, solo Cristo è la fonte della salvezza, che egli ha affidato alla sua Chiesa, facendone “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1).

Consapevole di ciò il cristiano si sente spinto dall’amore a condividere con gli altri la propria gioia di conoscere e di seguire Cristo, per rendere anch’essi partecipi delle ricchezze di verità e di grazia, che a lui sono offerte dalla Chiesa mediante il ministero della parola e dei sacramenti.

8. Vorrei che il nostro dialogo non si fermasse qui, ma ormai è sera e debbo partire. Mi auguro, tuttavia, che esso continui a distanza, sotto gli occhi del Padre che ci ama. Vi lascio questo pensiero a ricordo del nostro incontro. Dice Gesù: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 34).

Cercate innanzitutto Dio e la sua giustizia: ecco, carissimi giovani, il compito del cristiano. Ecco la vostra missione. Abbiate il coraggio della vostra identità apostolica e perseverate nell’impegno missionario. Alimentandovi di assidua preghiera e fortificati da una pratica costante dei sacramenti supererete difficoltà ed ostacoli. Incontrerete Cristo che vi condurrà alla libertà, alla verità, all’amore. Egli vi chiama alla santità, a “perdere”, cioè, per Lui la vostra vita, nella certezza di acquistare così il centuplo e di avere in eredità la vita eterna (cf. Mt 19, 29).

Sarete allora davanti al mondo un’espressione autentica del volto di Cristo, già proiettati nella speranza verso l’eterna gioia e la pace imperturbabile.

Maria, che venerate in modo particolare nel Santuario di Monte Berico, vi aiuti a cercare Cristo senza mai stancarvi. E vi sia di sostegno in questo itinerario spirituale anche la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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