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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI AD UN CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CENTRO STUDI ZINGARI
Giovedì, 26 settembre 1991
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Mi è motivo di particolare gioia accogliervi
oggi, 26 settembre, a 26 anni esatti da quando Paolo VI, di venerata memoria,
volle incontrarvi per la prima volta.
Recandosi allora pellegrino, accompagnato
da alcuni Padri conciliari, nel vostro accampamento di Pomezia, il Papa intese
sottolineare in maniera eloquente il servizio che la Chiesa è chiamata a
svolgere nei confronti della famiglia umana. Essa, fedele agli insegnamenti del
Redentore, ricorda che l’umanità, solo aprendosi ad una sincera intesa fra tutte
le sue componenti, può pensare di costruire un futuro comune, dove la difesa
della dignità della persona, specialmente di quanti sono ancora emarginati, sia
posta a fondamento e garanzia di una rinnovata epoca di solidarietà e di pace.
A
sigillo di così “memorabile giornata”, come volle lui stesso definirla, Paolo VI
incoronò solennemente la Madonna, Regina degli Zingari, benedicendo la vostra
tradizione che vi vede pellegrini fedeli presso i principali santuari mariani
del mondo.
2. Quel 26 settembre del 1965 segnò veramente una tappa importante
nell’azione pastorale della Chiesa verso il vostro popolo.
A quel primo contatto
ne sono succeduti altri, soprattutto in occasione dei Convegni Internazionali
organizzati dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli
Itineranti nel 1980 e nel 1989. Non sono, inoltre, mancate, lungo questi anni,
circostanze per incontrarvi, specialmente durante le Visite pastorali nella
diocesi di Roma e i pellegrinaggi in vari Paesi del mondo, come, ad esempio,
recentemente a Szombathely in Ungheria.
Quella odierna pure è un’Udienza di
singolare interesse. Il Centro Studi Zingari, con sede a Roma, celebra infatti
il venticinquesimo di fondazione e per ricordare tale felice ricorrenza voi
avete voluto tenere nei giorni passati un Convegno Internazionale sul tema “Est
e Ovest a confronto sulle Politiche regionali e locali verso gli Zingari” con la
partecipazione di rappresentanti di organizzazioni zingare e di esperti
provenienti da quasi tutti i Paesi d’Europa e da altre Nazioni del mondo.
Nel
salutare con affetto ciascuno di voi, indirizzo uno speciale ringraziamento a
Monsignor Giovanni Cheli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale
dei Migranti e degli Itineranti, per le cortesi parole con cui mi ha illustrato
alcuni aspetti della vostra realtà.
Rivolgo un cordiale pensiero a Monsignor
Bruno Nicolini, Presidente del Centro Studi Zingari e incaricato della Pastorale
dei Nomadi nella Diocesi di Roma, come pure alla Dottoressa Mirella Karpati,
Direttrice della Rivista di Studi Zingari Lacio Drom; al Signor Rajko Djuric,
Presidente dell’Unione Mondiale dei Rom e ai suoi Collaboratori.
Ringrazio per
la loro presenza anche l’Onorevole Flaminio Piccoli, Presidente della
Commissione Esteri della Camera dei Deputati d’Italia, e l’Onorevole Beatrice
Medi, Pro-Sindaco della Città di Roma.
3. So quanto a voi stia a cuore difendere
la vostra cultura e far conoscere le tradizioni del vostro popolo. Posso
assicurarvi che la Chiesa vi guarda con fiducia e vi incoraggia ad approfondire
le ragioni e le motivazioni ideali della vostra storia.
Voi siete preoccupati di
affermare la vostra tipica identità sociale e culturale; volete salvaguardare la
caratteristica diversità di vita, di etnia, di cultura e di itineranza che vi
contraddistingue. La famiglia costituisce per voi il luogo naturale della
coscienza etnica in quanto centro di tutta l’esistenza, nucleo fisso e
insostituibile della vostra organizzazione comunitaria.
Di fronte alla
generosità che mostrate nel trasmettere la vita, non si può non condividere la
vostra preoccupazione di preparare il futuro delle giovani generazioni,
sviluppando il meglio delle vostre tradizioni in un dialogo fecondo con gli
altri popoli.
Ammirando la religiosità che permea le vostre usanze, vorrei
ricordare che Dio chiama quanti fra voi sono credenti a testimoniare, in
consonanza con la vostra identità culturale, la vocazione e la missione propria
di ciascun cristiano: essere coscienti, cioè, del fatto che siamo tutti
continuamente in cammino verso la patria celeste.
4. La vostra storia è stata
spesso segnata dall’emarginazione e da episodi di discriminazione anche
violenta. Tuttavia l’attuale momento storico, anche se mostra aspetti complessi
e contraddittori, si presenta anche per voi carico come non mai di concrete
prospettive di speranza. La caduta di frontiere fino a ieri invalicabili offre
la possibilità per un dialogo nuovo fra i Popoli e le Nazioni. Le minoranze
anelano ad essere riconosciute come tali nella libertà della loro responsabile
autodeterminazione e nel desiderio di partecipare al destino dell’intera
umanità.
In questo rinnovato scenario di attese e di progetti anche voi siete
chiamati a contribuire alla costruzione di un mondo più fraterno, di
un’autentica “casa comune” per tutti. Voi costituite una minoranza che non
conosce confini territoriali e che sempre ha ripudiato la lotta armata come
mezzo per imporsi; una minoranza paradigmatica nella sua dimensione
transnazionale, che raccoglie in un’unica comunità culturale genti disperse nel
mondo e diversificate per razza, linguaggio e religione.
La vostra dispersione
vi ha spinti ai nostri giorni a riunirvi in una grande organizzazione, l’Unione
Romani, in cui confluiscono le associazioni dei Rom nazionali e locali. Grazie a
tale struttura voi sperate di riuscire più facilmente ad essere riconosciuti
come minoranza etnica, avente diritto ad una propria identità culturale e con
una vostra lingua. Nello stesso tempo voi rivendicate il diritto di essere
cittadini alla pari di ogni altro nel Paese in cui scegliete di vivere.
A tali
vostre aspirazioni fa riscontro, oggi, un’ampia comprensione e disponibilità da
parte degli organismi politici comunitari, ed a tal fine alcune misure
legislative vanno gradualmente approntandosi, anche se resta molto da fare
perché sulla terra si consolidi l’autentica cultura dell’accoglienza e della
solidarietà.
5. Voi, cari amici, avete potuto sopravvivere nel tempo trascorso a
tante prove, perché avete creduto e sperato in Dio e perché siete stati tra voi
stretti da legami fortissimi. Ora su questi stessi valori di fede e di comunione
siete chiamati a costruire il vostro futuro, superando le insidie del consumismo
e dell’edonismo, rifacendovi a quanto è fondamentale nella vostra vita: il
rispetto dell’uomo quale “immagine e gloria di Dio” (1 Cor
11, 7).
Auguro che
anche questo vostro Convegno contribuisca ad incrementare in voi il desiderio di
costruire, con sempre maggiore apertura e generosità, una società sensibile ai
grandi valori umani e spirituali, quali la giustizia, la fraternità e la pace.
Affido al Signore, vero artefice di Pace fra le genti, questi vostri propositi
di bene, mentre vi assicuro il mio ricordo nella preghiera.
La Vergine Maria,
Regina degli Zingari, vi sostenga e vi accompagni sempre.
A voi tutti il mio
benedicente saluto.
© Copyright 1991 - Libreria
Editrice Vaticana
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