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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DELLA REGIONE APOSTOLICA
«MIDI» DELLA FRANCIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 4 aprile 1992

 

Cari confratelli nell’Episcopato,

1. La vostra visita “ad limina” vi ha portati a cercare appoggio in queste colonne della Chiesa che sono gli Apostoli Pietro e Paolo, per un nuovo slancio nel vostro ministero pastorale. I nostri incontri mi consentono di conoscere meglio le vostre inquietudini e i vostri motivi di speranza e di confermare i forti vincoli che uniscono i Vescovi con il successore di Pietro e che pongono le Chiese particolari in comunione con la Chiesa universale. Ascoltandovi, comprendo il peso del vostro compito, ma intravedo al tempo stesso il vostro ardore, la vitalità delle vostre comunità nella fede e nel coraggio disinteressato degli operai che lavorano nella vigna del Signore. Ringrazio il vostro Presidente, Mons. Jacques de Saint-Blanquat, per avermi presentato la vostra regione con i suoi contrasti, le vostre diocesi con la povertà che stanno conoscendo, ma anche con la loro attiva fedeltà alla missione affidata da Cristo. Vorrei rivolgere un particolare saluto a Mons. André Lacrampe, Prelato della Missione di Francia, che compie la sua visita “ad limina” insieme ai Vescovi della Regione apostolica del Midi. Saluto, nella sua persona, i sacerdoti, i seminaristi e quanti sono coinvolti nella Missione di Francia; rivolgo ad essi il mio incoraggiamento ad approfondire incessantemente la loro grande tradizione missionaria, il loro dialogo con la cultura contemporanea spesso segnata dall’incredulità e la loro vita spirituale solidamente fondata sulla persona di Cristo.

2. Poiché spero di concludere i miei incontri con i Vescovi di Francia alla fine di quest’anno, ho scelto di affrontare con voi alcuni aspetti della vocazione e della missione dei laici, per riprendere il tema dell’esortazione postsinodale Christifideles laici. Come sottolineano i vostri rapporti, l’attività dei laici nella Chiesa si è arricchita e diversificata a partire dal Concilio Vaticano Secondo e il panorama delle vostre comunità diocesane si è notevolmente trasformato.

Per molti aspetti, parlando oggi dei laici, mi riallaccio ai colloqui che ho avuto con i vostri confratelli di altre regioni della Francia giunti prima di voi. Infatti, abbiamo ricordato, parlando del ministero dei sacerdoti, la collaborazione con i laici. Date le attuali caratteristiche della società nel vostro paese, nelle città come nelle zone rurali, è chiaro che la testimonianza specifica dei fedeli laici risulta fondamentale per affermare, e difendere, i valori evangelici che contribuiscono alla piena umanizzazione della vita economica, sociale o culturale. I rapporti della vostra Chiesa con quelle degli altri paesi europei o del resto del mondo riguardano non soltanto i religiosi, ma ogni cristiano, solidale con i propri fratelli nell’umanità. D’altronde, siete stati portati a riorganizzare parrocchie o altre istanze ecclesiali che coinvolgono tutti i membri del popolo di Dio. Accade lo stesso anche per la pastorale dei giovani, della famiglia, della sanità, della riflessione e dell’insegnamento nei diversi settori della morale. Per tutto questo, i laici hanno una missione attiva da svolgere che si integra nell’insieme della missione ecclesiale. Senza ritornare su questi argomenti, vorrei adesso stabilire alcuni punti fermi per una prospettiva d’insieme.

3. La molteplicità dei compiti e dei servizi affidati ai fedeli laici più disponibili non può far perdere di vista che sono tutti i battezzati che, per vocazione, devono assumere il proprio compito nella missione della Chiesa. Un certo numero di laici ha rinnovato la propria consapevolezza della responsabilità che deriva dal loro battesimo; ma troppi fra loro restano molto passivi. Ci troviamo dinanzi al calo della pratica religiosa e a comunità poco numerose, in cui le diverse generazioni sono rappresentate in maniera diseguale. Si sparge la tendenza a rivendicare un’autonomia di giudizio dal punto di vista del contenuto della fede e delle regole di vita. Questo porta, in nome di una sovrana soggettività, a prendere le distanze rispetto all’istituzione ecclesiale, pur mantenendo spesso una certa richiesta di sacramenti che non implica una personale adesione a Cristo. Nelle particolari condizioni delle vostre diocesi, avete analizzato questa situazione e i suoi motivi. Questo vi ha spinto a compiere maggiori sforzi nei diversi settori della pastorale, in stretta collaborazione con i sacerdoti, le persone consacrate e i laici impegnati. L’annuncio del Vangelo dipende largamente dalla coesione e dal dinamismo di ogni comunità, chiamata a rendere conto della speranza fondata sul Redentore e a irradiare l’amore che è stato messo nei nostri cuori dallo Spirito Santo. Tra i compiti che s’impongono, avete sottolineato spesso quelli legati alla formazione dei laici. Perciò vi incoraggio a mantenere un vero dinamismo catecumenale. Dinanzi alla debolezza della cultura religiosa e alla confusione dell’ambiente, bisogna che lo sforzo d’intelligenza della fede raggiunga il più vasto numero di persone, andando all’essenziale, evitando le dannose polemiche; si tratta di far percepire la verità che rende liberi. E quando si parla di formazione, non bisogna dimenticare l’iniziazione al senso della pratica sacramentale e del ciclo liturgico e alla preghiera privata, per la maturazione della personalità spirituale. Solo i cristiani che vivono un’ardente comunione nella Chiesa possono essere testimoni convincenti della Lieta Novella presso i loro fratelli: bisogna ritrovare lo spirito degli Atti degli Apostoli. A questo riguardo, saluto volentieri gli sforzi compiuti in numerose diocesi per costituire una Chiesa più accogliente e più aperta, per valorizzare quanto vi è di meglio nella pietà popolare, per rianimare i pellegrinaggi significativi o per organizzare grandi raduni che manifestino la comunione della diocesi nella diversità e nelle ricchezze di cui è depositaria per offrirle a tutti. Possano tutte queste iniziative, dalle più modeste alle più ampie, convergere al rafforzamento della vitalità del popolo di Dio nelle vostre regioni!

4. L’esortazione Christifideles laici ha ripreso i termini in cui Paolo VI aveva presentato “il campo proprio della... attività evangelizzatrice” dei laici, cioè, per riassumere, i diversi settori della vita sociale, familiare, culturale o del mondo professionale (n. 23; cf. Evangelii nuntiandi, 70). Bisogna incoraggiare instancabilmente i fedeli laici a lasciarsi illuminare dalla luce del Vangelo nella loro vita quotidiana, per essere, anche in essa, pienamente cristiani e testimoni dei doni ricevuti. È vero che per molti si presentano delle scelte difficili; esiste il rischio di una certa emarginazione a causa di opzioni specificamente cristiane, ovvero di un certo scoraggiamento dinanzi a opposizioni più o meno dichiarate. Queste difficoltà non devono portare a fuggire il mondo, né provocare una privatizzazione delle convinzioni religiose. I laici devono adempiere il proprio ruolo di uomini e donne con competenza e chiaroveggenza. E per l’unità della loro vita e la fermezza della loro fede, è importante che possano trovare un solido appoggio non soltanto nella loro vita spirituale personale, ma anche nell’apporto delle loro comunità. Saranno nel mondo testimoni tanto più credibili quanto siano confermati dalla loro attiva partecipazione alla vita della Chiesa, quanto il loro amore per l’uomo sia fondato sull’amore di Dio, quanto le loro solidarietà siano nutrite dalla comunione in Cristo. Come voi stessi avete sottolineato, oggi bisogna affrontare spesso un vero deserto spirituale oppure un individualismo religioso che lascia il campo libero alla seduzione delle sette, o ancora al materialismo pratico che dà l’illusione della felicità. Noi crediamo che la missione dei battezzati li porti ad uscire da questi cammini senza seguito. L’insegnamento della Chiesa scandisce i loro cammini; penso a tutto quello di cui ha bisogno la vocazione umana, che sia il rispetto e l’amore per i più poveri, il senso della dignità della persona e dei suoi compiti, la solidarietà senza frontiere e la costruzione della pace. La concezione dell’uomo amato e salvato da Dio o i diversi aspetti della dottrina sociale, tutto questo dovrebbe contribuire a un vero dialogo con la cultura del nostro tempo e a un sostanziale contributo della Chiesa alle ricerche degli uomini, non soltanto a livello intellettuale, ma anche a livello della vita condivisa nelle città o nelle campagne. Lo dico sommariamente, ma credo che è essenziale che i Pastori chiamino senza posa i fedeli a condividere con i loro fratelli le ricchezze umane e spirituali del Vangelo giorno dopo giorno, in particolare in funzione della loro sensibilità di uomini o di donne: è la loro prima e comune missione.

5. Lo sviluppo dei movimenti di laici costituisce una delle grandi ricchezze della Chiesa della nostra epoca. Con la diversità delle loro ispirazioni, essi offrono a molti fedeli un sostegno insostituibile per progredire nella loro vita cristiana e adempiere la loro missione evangelizzatrice. I movimenti di azione cattolica, i movimenti familiari, i movimenti spirituali, i movimenti di carità, tutti consentono ai loro membri di rispondere meglio alla propria vocazione. Fanno crescere l’insieme della Chiesa. In seguito al Sinodo del 1987, l’esortazione Christifideles laici ha ricordato che, nelle assai diverse associazioni di laici, si “Trovano però le linee di un’ampia e profonda convergenza nella finalità che le anima: quella di partecipare responsabilmente alla missione della Chiesa” (n. 29). E questo documento ha precisato i “criteri di ecclesialità” che sono necessari per il loro riconoscimento (cf. n. 30), nel prolungamento del Codice di diritto canonico. Noto con soddisfazione nei vostri rapporti che la concertazione tra le associazioni di fedeli progredisce come i loro vincoli organici con la Chiesa diocesana. La missione si esercita in numerose maniere e si trasforma in funzione dell’evoluzione stessa della società e delle attese dell’uomo. Così, l’azione cattolica, che consente una presenza cristiana nei diversi ambienti, ha ancora di più il compito di illuminare il suo proprio camino con la Parola di Dio e l’esperienza ecclesiale. Altri pongono l’accento sulla vita spirituale dei loro membri e li preparano a un annuncio più diretto della Lieta Novella. Altri ancora si sforzano di rispondere a bisogni particolarmente urgenti di mutuo soccorso e di solidarietà. È nell’unità dei diversi carismi che si costruisce il Corpo di Cristo. Spetta alla vostra missione pastorale accogliere le iniziative e favorire la complementarità tra movimenti di ispirazione diversa. Dovete vegliare sull’accompagnamento di questi gruppi, sulla formazione teologica e spirituale dei loro animatori e sul buon inserimento di tutti nella comunità diocesana.

6. Il Concilio Vaticano Secondo ha ben sottolineato che la missione dei laici si esercita nel mondo e all’interno della Chiesa. Da allora, si sono sviluppate felicemente nuove forme di partecipazione responsabile dei laici, uomini e donne, alla vita della Chiesa. Essi entrano nei consigli pastorali parrocchiali o diocesani; svolgono un ruolo crescente in diversi servizi specializzati come i segretariati di pastorale, l’animazione della liturgia o della catechesi, le cappellanie scolastiche nell’insegnamento cattolico o nelle scuole pubbliche, le cappellanie ospedaliere o di prigione, i servizi stampa, i servizi economici e altri ancora. Da una parte, si tratta di supplenze a causa della scarsità di sacerdoti o di religiosi; ma numerose missioni ecclesiali spettano naturalmente ai laici. Un certo numero di essi accetta di consacrarvisi a tempo pieno durante molti anni. Quali Vescovi, voi avete riguardo a questi laici una responsabilità diretta in questa tanto nuova situazione. In primo luogo, è importante assicurare una buona collaborazione tra sacerdoti e laici, con la cura di distinguere bene quanto deriva dalla specificità del ministero sacerdotale dalle missioni affidate ad altri fedeli: la struttura sacramentale della Chiesa impone un simile discernimento. La missione affidata necessita anche di una vita degna, nello spirito di quanto chiede la Chiesa. Conviene precisare chiaramente le responsabilità affidate ai laici, cosa che voi fate con la lettera di missione ordinariamente concessa per un tempo limitato. Non essendo spesso possibile il volontariato, la comunità deve accollarsi una remunerazione e una protezione sociale adeguati, senza che si giunga per questo a costituire delle carriere nel senso “professionale” del termine, poiché assumere un incarico di natura ecclesiale significa rispondere a un appello e questo suppone un certo disinteresse. D’altra parte, se si affidano importanti incarichi a dei laici, è importante anche curare che essi possano ricevere un’adeguata formazione; apprezzo le iniziative prese nelle diocesi o nelle regioni, spesso a prezzo di considerevoli sacrifici, per dare a responsabili laici più che una capacità tecnica, quella di aiutare i loro fratelli meno formati a progredire nella conoscenza della fede. Infine, è naturale che i Pastori siano attenti a sostenere particolarmente sul piano spirituale quanti collaborano in maniera ravvicinata alla missione ecclesiale.

7. Cari confratelli nell’Episcopato, rendo grazie al Signore con voi per tutto quello che i laici compiono nelle vostre comunità e per la loro testimonianza di fedeltà attiva e responsabile alla loro vocazione. Portate ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici impegnati e a tutta la comunità delle vostre diocesi l’espressione della mia stima e del mio incoraggiamento.

Maria, gli Apostoli e i santi delle vostre regioni di sostenere con la loro intercessione lo sviluppo della comunità missionaria nella Chiesa, perché sia reso più visibile in essa il Volto di Cristo Salvatore. Di tutto cuore, invoco su voi tutti la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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