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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA GRECIA

IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 9 aprile 1992

 

Cari confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

1. Sono felice di ricevervi nel corso della vostra visita “ad limina”, in quest’anno in cui mi è dato di accogliere tutti i Vescovi d’Europa. Venite da un Paese molto stimato dal Papa. Rappresentate la cultura greca che si trova all’origine della cultura europea e che rappresenta un tesoro per l’intera umanità. Noi ci riconosciamo eredi della tradizione ellenica.

Siamo debitori al vostro paese dell’evangelizzazione dell’Occidente. Infatti, fu su esortazione di un uomo della vostra nazione che Paolo intraprese la sua missione di portare la Lieta Novella ai confini dell’Impero romano: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (At 16, 9). Poi, i Santi Cirillo e Metodio, pieni di amore per la comunione della Chiesa in Oriente e in Occidente, portarono il Vangelo ai popoli slavi dell’Europa centrale, ma anche la cultura greca che era come uno scrigno per il pensiero cristiano.

La vostra visita costituisce l’occasione per rafforzare i vostri legami di collaborazione e di unità, mediante la preghiera comune, la Messa celebrata sulla tomba degli Apostoli e con gli incontri con i diversi Dicasteri della Curia romana. I nostri incontri permettono di accrescere la comunione tra voi stessi, tra le comunità cattoliche della Grecia e il Successore di Pietro. Voi ripartirete confortati nel vostro ministero per esercitare il compito affidato a Pietro e al collegio dei Dodici, nella vostra diocesi e nel quadro della Conferenza Episcopale.

Ringrazio il vostro Presidente, Mons. Antonio Varthalitis, per le parole che mi ha appena rivolto a vostro nome. I rapporti che mi avete recapitato per preparare il nostro incontro mi consentono di esservi vicino nella preghiera e di comprendere i segni di speranza che nascono in seno alle vostre comunità cristiane e i problemi talvolta dolorosi che vi preoccupano.

2. Il mio pensiero si rivolge innanzitutto a coloro che sono i vostri collaboratori più prossimi, i sacerdoti. Nonostante il loro scarsissimo numero e le difficoltà che possono incontrare, ricordate ad essi sempre che Cristo non abbandona il suo gregge e che, con il suo Spirito, aiuta i suoi servitori a reggere il peso quotidiano. Tenendo presente la dispersione dei fedeli delle loro comunità, il loro ministero è prezioso, ma può gravarli di una profonda solitudine. È importante che, grazie a contatti regolari, possano, tra di loro e con voi, vivere un affetto fraterno per esercitare la missione comune che Cristo ha affidato alla sua Chiesa. Spetta a voi vegliare con sollecitudine affinché non manchi loro il necessario, sia sul piano spirituale che materiale, per compiere con gioia e dinamismo la loro missione quotidiana.

L’assenza cruciale di seminaristi costituisce per ognuno di voi un grave problema. Voi constatate quanto la gioventù sia sempre più attratta dai miraggi di felicità che la vita moderna propone. Avete cura di inviare persone competenti per accompagnare i giovani e per trasmettere loro l’appello di Cristo. Il Signore li invita a realizzare la loro vocazione cristiana nel matrimonio, nella vita religiosa o nel sacerdozio. In una vita esigente e orientata verso il bene, essi troveranno la vera felicità. Solo il Vangelo e la sequela di Cristo possono offrire una vita pienamente sviluppata. Non abbiate paura di ricordare alle comunità che hanno il compito di suscitare presso i giovani l’amore per Gesù e di implorare il Signore della messe di inviare operai per essa.

3. Apprezzate in gran misura l’opera dei religiosi e delle religiose che collaborano alla pastorale diocesana, nella vita apostolica o nella vita contemplativa. Con le loro fraterne comunità, essi mostrano che la Chiesa è chiamata a diventare una grande famiglia in cui ognuno contribuisce alla costruzione del Regno. Essi si impegnano in numerosi settori di attività. Ricordate loro, e ai Superiori generali delle Congregazioni, quanto apprezzate la loro presenza e la loro azione, in particolare nei settori dell’educazione della gioventù, dell’intelligenza della fede, delle opere ospedaliere e della vita liturgica. Portate loro l’incoraggiamento del Papa perché non abbiano la tentazione di diminuire il loro impegno quando i frutti della loro opera non sono immediatamente all’altezza degli sforzi compiuti. Che tutti siano certi che è Dio che, nel segreto, con l’azione dello Spirito Santo, fa crescere l’opera che ognuno compie per amore verso Cristo e verso la sua Chiesa! Vorrei salutare molto particolarmente quanti si adoperano per diffondere la cultura, la teologia e la spiritualità della Chiesa cattolica, allo scopo di una migliore comprensione di quanto rappresenta la ricchezza della sua tradizione. Rivolgo un incoraggiamento particolare al gruppo che assicura la redazione, la composizione e la diffusione del giornale settimanale “Katholiki”. È un mezzo notevole per l’informazione sulla vita e il Magistero della Chiesa. È inoltre un legame tra tutte le comunità e un mezzo di formazione per ognuno dei suoi membri. Consente ai nostri fratelli delle altre comunità ecclesiali di conoscere l’azione pastorale e la riflessione teologica proprie del cattolicesimo.

4. Nei vostri rapporti, avete sottolineato quanto siano, in generale, fraterne e piene di reciproco rispetto le relazioni con i cristiani ortodossi. Rendo grazie al Signore per questo. Avete talvolta occasione di conoscervi meglio grazie ad azioni caritatevoli comuni. Nelle scuole e nei gruppi di studenti cattolici, l’accoglienza di molti giovani ortodossi dimostra il desiderio della Chiesa di Roma di porsi al servizio dell’ecumenismo e di partecipare alla costruzione della Grecia di domani perché ognuno sia fedelmente impegnato al servizio del suo paese all’interno della grande Europa.

Il dialogo ecumenico è un cammino difficile e spesso doloroso. Nel momento in cui Cristo affronta la terribile prova della Croce, Egli intercede presso il Padre per l’unità dei figli dispersi. È ai piedi della Croce che dobbiamo realizzare l’unità. È necessaria molta pazienza, per fare un passo verso l’altro, secondo la volontà di Dio.

Ogni reciproco riconoscimento presuppone innanzitutto un approfondimento teologico e spirituale della propria tradizione religiosa. Il dialogo ecumenico deve porsi innanzitutto sul terreno religioso e pastorale. Da una parte e dall’altra, tutto deve essere tentato perché la riconciliazione dei fratelli separati, che ha assunto un nuovo carattere a partire dal mio predecessore Papa Paolo VI, si compia infine.

5. Come mi avete detto, le vostre comunità sono poco numerose e non hanno sempre i mezzi e le risorse umane necessarie a realizzare azioni pastorali di grande ampiezza. Che esse non disperino. Il grano di frumento caduto in terra darà frutto a suo tempo. Portate a tutti i vostri diocesani l’incoraggiamento del Papa! Tra i segni di speranza, avete notato che dei laici, sempre più numerosi, prendono parte alla vita sociale con la cura di riflettere sui vincoli essenziali tra le realtà umane e il Dono rivelato. Avete anche sottolineato la loro cresciuta partecipazione ai compiti pastorali e alla vita liturgica. Il loro impegno sarà tanto più intenso quando avranno una formazione spirituale e teologica più profonda, fonte di un’innegabile vitalità. Essi hanno a cuore particolarmente di attingere il dinamismo necessario all’adempimento della loro missione battesimale dalla celebrazione dei Santi Misteri dei quali voi vi siete impegnati a realizzare traduzioni degne dei libri liturgici.

Saluto anche gli sforzi impiegati per una maggiore collaborazione tra i sacerdoti e i laici. Nel quadro del prossimo incontro di Syros, sul tema “Chiesa, comunità, comunione”, avete auspicato di unire le vostre forze per preparare nuovi cammini ed impegnare l’azione pastorale dei prossimi dieci anni. Portate gli auguri del Vescovo di Roma a tutti i membri di quest’assemblea.

6. Il vostro paese, grazie alla sua tradizione di ospitalità, attira numerosi immigrati che desiderano stabilirvisi per vivere in pace e per allevare la loro famiglia. Malgrado la debolezza dei vostri mezzi, vegliate affinché non manchi loro l’assistenza spirituale; è cosa importantissima, in quanto l’assenza di radici può affievolire il loro attaccamento ai valori cristiani e morali. La vostra terra, con i suoi paesaggi evocatori e le ricchezze culturali e spirituali da cui l’attuale Europa ha ricevuto tanto dal punto di vista politico, filosofico e religioso, attira molti turisti. Non potete da soli affrontare l’accoglienza pastorale e il bisogno di evangelizzazione di questi numerosi ospiti per cui avete tanta sollecitudine. Spetta alla Pastorale degli emigranti e del turismo dei vari paesi d’Europa aiutarvi ad elaborare nuovi programmi in cui ognuno possa assumere un ruolo attivo. In questo modo, sarà compiuto un passo ulteriore verso l’Europa cristiana in cui non vi saranno più barriere linguistiche e culturali, in cui Dio starà tutto in tutti.

7. Al termine del nostro incontro, vorrei rinnovarvi la mia fiducia e il mio appoggio per il vostro ministero compiuto nella fedeltà alla missione ricevuta dal Signore e in unità con la Sede di Pietro, Principe degli Apostoli cui Gesù ha affidato la Chiesa. Chiedo a Cristo di assistervi con il suo Spirito e di colmarvi della sua gioia, una gioia che rimane. Portate il saluto cordiale del Papa ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, a tutti i vostri diocesani. Che mantengano viva in loro la speranza della salvezza! In prossimità delle feste pasquali, auspico che ognuno accolga la luce della Resurrezione per esserne testimone fino ai confini della terra. Nell’affidarvi alla protezione della Theotokos e dei santi delle vostre diocesi, invoco su tutti voi la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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