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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLE PARTECIPANTI ALLA IX ASSEMBLEA GENERALE DELL’UNIONE
INTERNAZIONALE DELLE SUPERIORI GENERALI
Giovedì, 9 aprile 1992
Signor Cardinale Prefetto, Carissime sorelle nel Signore!
1. Per partecipare alla vostra Nona Assemblea Generale siete venute da ogni
parte del mondo, e anche dall’Europa orientale, qui a Roma, dove risiede il
Successore di Pietro, e io vi accolgo con profondo affetto e porgo a tutte il
mio saluto più cordiale, estendendo il mio pensiero deferente e riconoscente a
tutte le Religiose, che voi rappresentate. Ringrazio, per le parole rivoltemi,
il Cardinale Eduardo Martinez Somalo, Prefetto della Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, e la Reverenda
Madre Helen McLaughlin, Presidente dell’Unione Internazionale delle Superiore
Generali. Il vostro incontro romano ha una grande importanza e assume un
notevole valore per l’indirizzo e i programmi futuri delle singole
Congregazioni. Molteplici tematiche religiose occupano questi vostri giorni di
riflessione e di fraterna comunione. Oltre all’elezione della nuova Presidente e
dei Membri direttivi, l’Assemblea ha inteso provvedere alla commemorazione del
quinto Centenario dell’Evangelizzazione delle Americhe e alla preparazione del
Sinodo sulla Vita Consacrata, che si terrà nel 1994. Sono, questi, argomenti
assai significativi, che meritano attenta riflessione e concorde impegno. Invoco
su di voi la luce dello Spirito Santo, che vi illumini, vi guidi, e doni a tutte
la forza interiore necessaria per affrontare con fiducia e coraggio le tante e
complesse difficoltà.
2. In questo incontro vorrei suggerire a voi, che avete la responsabilità
principale sulle vostre Famiglie religiose, qualche linea direttiva, che sia di
aiuto e di conforto per il vostro servizio. Indubbiamente i mutamenti culturali,
strutturali, sociali e politici, avvenuti in questo scorcio di secolo, sono
stati così rapidi, numerosi e talvolta sconvolgenti, da suscitare in tutti,
accanto a grandi speranze, motivate preoccupazioni. Tuttavia, guardando alla
storia, alla luce del Messaggio cristiano, possiamo riscontrare che nelle nuove
situazioni, con le loro prospettive e promesse, l’uomo non è cambiato. Egli
continua a manifestare gli interrogativi, le trepidazioni, le speranze di
sempre. Pertanto, conoscere la persona umana nelle sue perenni istanze morali e
sociali deve essere il primo e più immediato dovere nell’opera delicata della
formazione e della direzione delle vostre Comunità.
3. Occorre tener conto dell’umano bisogno di certezza e di chiarezza circa il
significato dell’esistenza ed è necessario considerare l’assillante esigenza di
conoscere la Verità trascendente e illuminante di Dio. È in Lui che trovano
saldo fondamento i valori etici. La domanda di tali valori appare
particolarmente vivace, poiché nello sviluppo odierno della cultura e della
conoscenza anche l’angoscia circa l’ignoto e il mistero sembra divenire più
acuta, se non si trova una adeguata risposta. Portate nella società moderna la
vostra fede cristiana e cattolica, la vostra convinzione assoluta circa
l’esistenza e la paternità di Dio, circa il messaggio di Gesù Cristo, circa la
missione e il Magistero della Chiesa. È questo il compito più urgente e
doveroso. Voi sapete bene che solo Cristo è la pienezza della Verità e che solo
mediante Cristo si può accedere al Padre. Oggi per tutte le Religiose di
qualsiasi Ordine e Congregazione è necessaria una formazione culturale adeguata,
non solo per il bene della Religiosa stessa, ma per la missione e il servizio
ecclesiale richiesto alle Congregazioni. La conoscenza della fede e della
dottrina rivelata dovrà essere approfondita, per chiarire dubbi e incertezze,
mentre la fervorosa preghiera, nutrita di verità e di fede convinta, manterrà
viva la fiamma della carità anche nelle attività pastorali. Auspico che tutte le
religiose a voi affidate siano così “luce del mondo” e “sale della terra” e
compiano adeguatamente il servizio di attrarre alla Verità, che è Cristo. Egli
“trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo Corpo glorioso” (Fil
3, 21).
4. L’uomo ha, inoltre, bisogno di pace, di serenità, di normalità. Le
insidiose conseguenze del “peccato originale” continuano a manifestarsi nella
storia. Ma nell’umanità rimane sempre la nostalgia della pace interiore, l’ansia
di raggiungerla e di possederla stabilmente. Come la Verità, anche la Pace si
trova pienamente solo in Cristo, conosciuto, amato, pregato, seguito. “Cristo è
la nostra pace... Egli è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e
pace a coloro che erano vicini” (Ef 2, 14. 17). Questa pace è grazia che
santifica. L’uomo ha bisogno della “grazia”. Ricordate quanto scriveva San
Paolo: “È Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli
disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate
irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione
perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo
alta la parola di vita” (Fil 2, 14-15). Anche se voi, di fronte alle
difficoltà che l’evangelizzazione incontra, aveste l’impressione di vivere in
una società “perversa e degenere”, sappiate, tuttavia, che non viene mai meno il
comando di Cristo: “Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole...
insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,
19-20). Ricordate, altresì, che vi si chiede generosità, poiché tutto deve
essere reputato una perdita di fronte alla conoscenza di Cristo! (cf. Fil
3, 8). Se la zizzania c’è e prospera, deve prosperare ancor più il buon grano
della pace e della grazia. Questo diventi fermo proposito e programma per ogni
persona consacrata. L’uomo, infine, sente l’estrema necessità dell’amore: creato
da Dio, che è Amore, per amare e per essere amato, sente il bisogno della
comprensione, della carità, dell’amicizia, della misericordia, del perdono. Come
il buon samaritano, che non fa questione di diversità etnica, di interessi
personali, di denaro impiegato, di doveri giuridici, ma si piega amorevolmente
sul ferito e lo aiuta e conforta, così fate voi, attuando il comandamento nuovo
lasciato da Gesù. Esso supera il comandamento antico anche perché ci impegna ad
amare il prossimo non semplicemente come noi stessi, ma come Gesù ci ha amati.
5. Care sorelle nel Signore! La vostra Assemblea Generale avviene in
prossimità della Settimana Santa. Terminati i lavori, vi affretterete a
ritornare nelle vostre terre e nelle vostre Case, per celebrare la solennità
della Pasqua nelle rispettive Comunità. Leggiamo in questo tempo che “Cristo nei
giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e
lacrime... e fu esaudito per la sua pietà” (cf. Eb 5, 7). Anche voi,
Superiore Generali, avete difficoltà da affrontare e problemi da risolvere.
Anche voi offrite spesso “preghiere e suppliche” per essere aiutate e sorrette.
Abbiate viva fiducia che sarete esaudite!
Portate con voi il senso “pasquale” della vita e della missione. L’intima
gioia dell’Eucaristia e il divino esempio della “lavanda dei piedi” diventino un
programma per voi tutte. La sofferenza morale di Gesù, che suda sangue nella
notte del Getsemani, vi sostenga nelle fatiche e nelle amarezze, sapendo che
potrete condividere un giorno con Cristo e con la Chiesa il gioioso canto dell’“Exsultet”
pasquale.
Portate a tutte le Religiose, vostre Consorelle, il mio augurio di Buona
Pasqua e la benedizione apostolica, che vi imparto con grande affetto.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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