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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II DURANTE LA «VIA CRUCIS» DAL COLOSSEO AL
COLLE PALATINO
Venerdì Santo,
17 aprile 1992
1. “Ecce lignum Crucis...”. La Croce. Il legno della Croce. Oggi la Chiesa
intera si concentra sulla Croce, a cui fu appeso Cristo, Salvatore del mondo:
Venite adoremus. La Chiesa adora la Croce e proclama a tutti gli uomini, a tutte
le generazioni la sua forza salvifica. Dalla Basilica di San Pietro siamo venuti
al Colosseo. Siamo venuti avendo nella memoria quell’invocazione: “Ecce lignum
Crucis, in quo salus mundi pependit. Venite adoremus”. Qui, nel Colosseo,
ritorniamo sulla scia della Via Crucis di Cristo. La Via Crucis accompagna la
storia dell’uomo.
2. All’inizio della Quaresima, nel Mercoledì delle Ceneri, l’Apostolo ci ha
parlato: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro
favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2
Cor 5-20-21). Parole profondamente commoventi. Oggi queste parole hanno
trovato il loro compimento. Poteva essere “trattato da peccato” Colui che non
aveva conosciuto peccato? Colui che era il “tutto Santo”? Ma ha accolto il
peccato. “Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is
53, 6). E ha portato sul Golgota questo inesprimibile giogo come sua croce. E su
questa croce ha dato la sua vita in sacrificio. Ecco il legno della Croce. La
Croce, ha scritto qualcuno, è come una confessione universale. È una confessione
dei peccati, della quale nessun uomo è capace. Ha una dimensione assoluta.
Abbraccia l’intero “peccato del mondo”, arrivando alle sue più nascoste radici.
Cristo, dopo essersi addossato tutto, ha su questo peccato la superiorità
dell’infinito amore. Questo amore possiede la forza redentrice: “Con la tua
Croce e la tua Passione hai redento il mondo”.
3. Così è rimasta nella storia dell’uomo la Croce di Cristo come il segno
dell’amore che toglie i peccati. È bene che alla fine di questo giorno siamo
presenti qui, nell’antico Colosseo romano, al centro di una Città che ha
conosciuto l’epopea dei martiri. Qui, nella Roma dei Cesari, l’uomo ha compreso,
in modo particolarmente profondo, il mistero della Croce. Coloro che agli inizi
del Cristianesimo hanno dato la vita per Cristo, non cessano di testimoniare la
forza della Croce. Ciascuno di loro nella propria carne ha completato quello che
manca ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo... (cf. Col 1, 24).
Le rovine del Colosseo non cessano di parlare di questo! Ed ecco, si apre
come un immenso spazio che solo Dio penetra. In questo spazio sono presenti
tutti gli uomini che, in modi diversi, partecipano ai patimenti di Cristo. Essi
guardano la Croce, forse neppure sapendo che li abbraccia lo stesso mistero
dell’amore redentore, che non conosce limiti.
“Ecce lignum Crucis...”.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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