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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO NAZIONALE
DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA

Sabato, 5 dicembre 1992

 

Illustri Signori!

1. Sono lieto di accogliervi in speciale Udienza e vi ringrazio per essere venuti, con squisita cortesia, a rendermi visita nel corso del Congresso Straordinario Nazionale, che si tiene a Roma per celebrare il Centenario di formazione dell’Associazione. Saluto cordialmente ciascuno di voi. In particolare saluto il vostro Presidente, Prof. Vittorio Darcesano, che ringrazio per le gentili parole poc’anzi pronunciate. Attraverso di voi, qui presenti, vorrei far pervenire il mio grato pensiero a tutti i membri della vostra Associazione. Voi svolgete – e anche il presente Congresso ne è eloquente testimonianza – un indefesso lavoro di ricerca nel campo della ginecologia e ostetricia e vi sforzate costantemente di illuminare, mediante l’elaborazione della cultura specialistica, una corretta pratica assistenziale in questo delicato campo della medicina.

2. Servire la vita nascente: è questa la vostra quotidiana missione. Con vivo compiacimento ho potuto notare come le tematiche della prevenzione, che il Congresso intende sottoporre a più approfondito studio, stiano a cuore alla vostra Società di Ginecologia e Ostetricia. In conformità col giusto interesse della medicina moderna, lo studio di tali problemi, mirando a realizzare le migliori condizioni di sviluppo a favore del nuovo essere umano, contribuisce certamente a promuovere l’autentica difesa della vita umana nella sua fase iniziale. In questo contesto merita pertanto un particolare plauso l’attenzione da voi rivolta alla fisiopatologia della riproduzione e alla perinatologia, perché in essa si conferma la vostra grande stima per la madre, come pure il vostro profondo rispetto per la vita che nasce. Parimenti interessante è la vostra ricerca in materia di oncologia ginecologica. Gli studi sinora condotti mettono in evidenza la crescente minaccia del cancro per la donna e, qualora si manifesti nel corso della gravidanza, anche il grave pericolo per il nascituro. Contro tale temibile male sembrano oggi affacciarsi efficaci metodi di diagnosi precoce e su tale strada voi intendete procedere. Auguro di cuore che la vostra indagine possa ottenere risultati incoraggianti, grazie anche ai lavori di questo vostro Convegno Nazionale, reso ancor più interessante dalla collaborazione di oltre 20 relatori, alcuni dei quali provenienti dall’Est europeo. Illustri Signori, grande interesse circonda il vostro studio da cui si attendono con fiducia soluzioni nuove ed efficaci. Vi sostenga la certezza di operare per il bene, per l’autentico progresso dell’uomo e della società. Mentre esprimo a ciascuno di voi il mio più vivo apprezzamento e incoraggiamento, non posso non ricordare quanto prezioso sia anche il servizio quotidiano che voi svolgete nelle cliniche e negli ospedali accanto agli ammalati e a promozione della vita umana.

3. A voi è ben noto il rispetto che la Chiesa nutre per la vita, e come essa ne incoraggi la difesa e la protezione, soprattutto quando è debole e sofferente. Si tratta di un principio irrinunciabile, che poggia su una ragione semplice e, allo stesso tempo, sublime: la vita, dal concepimento al suo termine naturale, è sempre splendido dono di Dio. Dal momento del concepimento e in tutti i suoi successivi stadi, la vita umana è sacra. La sua trasmissione è affidata a un atto d’amore dei coniugi, chiamati ad essere liberi e responsabili collaboratori di Dio in questo compito di fondamentale importanza per le sorti dell’umanità. Sostenendo la dignità della vita, di ogni vita nascente, la Chiesa obbedisce al supremo comando di Dio. Per questo condanna come grave offesa alla dignità umana le pratiche della sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo quanto della donna. Per questo non ammette l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato e, soprattutto, respinge le varie pratiche abortive direttamente volute e procurate, qualunque ne sia la motivazione. Per lo stesso motivo essa respinge ogni avvio del processo generativo che si ponga al di fuori del contesto pienamente umano di quell’incontro d’amore che, nel dono reciproco totale, fa dei due coniugi una sola carne.

4. Illustri Signori, tale ferma e costante dottrina della Chiesa non conosce ripensamenti né incertezze. Muovendo dalla visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, sia naturale e terrena che soprannaturale ed eterna, il Magistero ecclesiale fonda la sua dottrina “sulla connessione inscindibile, voluta da Dio e che l’uomo non può infrangere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e quello procreativo” (Familiaris consortio, 31). Così Dio stesso ha stabilito creando l’uomo e la donna a sua immagine. Essendo Amore, egli vive in se stesso un mistero di comunione personale, e quando creò l’uomo a sua immagine, iscrisse “nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione” (Ivi, 11). Pertanto, tutto ciò che viola tale comunione personale, intacca il progetto divino e offende, conseguentemente, la norma morale. Nessun uomo, nessuna autorità, nessuna scienza, nessuna tecnica possono legittimamente interferire in questo disegno divino per deturparlo.

5. Illustri Signori è quanto mai importante, in questo nostro tempo aperto su esaltanti prospettive ma insidiato anche da oscure minacce, riaffermare con vigore il valore intangibile della vita, dono del Creatore e fondamento dell’umana dignità.

In cento anni la vostra Società italiana di Ginecologia e Ostetricia, difendendo la dignità della donna, della sua Maternità e quella della vita nascente, ha certamente accumulato molti meriti non solo dinanzi agli uomini, ma anche davanti a Dio, datore di ogni bene.

Il mio invito è a proseguire su questo cammino di civiltà e di amore, recando nuove speranze alle donne colpite da malattie oggi senza rimedi efficaci e sicuro conforto alle mamme in attesa di poter abbracciare il frutto del loro amore.

A Maria, Madre del Dio fatto uomo e sostegno della nostra speranza, affido la vostra Associazione e i suoi progetti, mentre di cuore invoco su ciascuno di voi qui presenti e sui vostri cari la benedizione di Dio, apportatrice di luce e di spirituale ricchezza.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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