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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO INTERNAZIONALE
SUL TEMA «LA REGOLAZIONE NATURALE DELLA FERTILITÀ:
L
’AUTENTICA ALTERNATIVA»

Venerdì, 11 dicembre 1992

 

Eminenza,
Eccellenze,
Fratelli e sorelle in Cristo,

1. Sono lieto di dare il benvenuto a voi, esperti provenienti da diverse parti del mondo, riuniti sotto l’egida del Pontificio Consiglio per la Famiglia per esaminare gli ultimi sviluppi nella questione dei metodi naturali di regolazione delle nascite. Insieme, possedete una conoscenza molto approfondita nei campi della ricerca, dell’educazione e della promozione della fertilità basata sulla procreazione responsabile e sulla continenza periodica. Il tema del vostro incontro, “La Regolazione Naturale della Fertilità: l’Autentica Alternativa”, non dimostra soltanto che voi proponete un’alternativa alla contraccezione, all’aborto e alla sterilizzazione, ma anche che promuovete una vera “umanizzazione” del meraviglioso dono divino della procreazione. La vostra proposta è fortemente legata a un’antropologia eminentemente olistica, di cui state esaminando i principi filosofici e teologici. I vostri dibattiti sono diretti ad armonizzare la rigorosità del discorso scientifico con le esigenze etiche dell’amore coniugale. L’autentica alternativa della quale si parla nella vostra Conferenza è profondamente radicata nella verità sulla persona umana, e per questo motivo essa è oggetto di particolare interesse e attenzione da parte della Chiesa.

2. Nell’esercizio della loro missione di trasmettere la vita, le coppie sposate sono profondamente influenzate da circostanze sociali ed economiche. Talvolta, anche quando sono chiaramente aperte alla vita, le coppie si trovano obbligate a distanziare le nascite, non per motivo egoistico ma proprio per un obiettivo senso di responsabilità. Condizioni di povertà, o seri problemi di salute, possono rendere la coppia impreparata a ricevere il dono della nuova vita. Il fatto che in alcuni casi le donne trovino necessario lavorare fuori casa porta un cambiamento nella concezione del ruolo della donna nella società e nel tempo e nell’attenzione dedicati alla vita familiare. In particolare, alcune politiche familiari da parte dei legislatori non facilitano i doveri procreativi ed educativi dei genitori. La Chiesa quindi riconosce che ci possano essere motivi obiettivi per limitare o distanziare le nascite, ma ribadisce, in accordo con l’Humanae vitae, che le coppie devono avere “seri motivi” perché sia lecito rinunciare all’uso del matrimonio durante i giorni fertili e farne uso durante i periodi non fertili per esprimere il loro amore e salvaguardare la loro reciproca fedeltà (cf. n. 16).

3. La Chiesa, che ha il dovere di insegnare il disegno di Dio sulla trasmissione della vita, non manca di assistere le coppie quando devono decidere quali mezzi utilizzare per adempiere ai loro obblighi e alle loro responsabilità. La cura pastorale della Chiesa cerca di sostenere le coppie e di aiutarle proponendo loro soluzioni appropriate, in modo che possano comportarsi conformemente alla dignità del matrimonio e dell’amore coniugale. È importante rendere noto che i metodi che la Chiesa considera morali e accettabili oggi stanno ricevendo il conforto di sempre nuove conferme scientifiche. Gli ultimi anni sono stati ricchi di ricerca scientifica, con risultati significativi per una più precisa conoscenza dei ritmi della fertilità femminile. La vostra Conferenza si propone di dimostrare in modo concreto e efficace che, come insegna la Chiesa “non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale” (Ivi, 24). Sono lieto di sapere che, come risultato di questi giorni di studio, avete intenzione di mettere a disposizione delle Conferenze Episcopali, delle Università e di altre istituzioni interessate informazioni aggiornate. A questo proposito desidero incoraggiare i Pastori della Chiesa e altri Cattolici – medici, consulenti matrimoniali, educatori e le stesse coppie sposate – a promuovere “un impegno più vasto, decisivo e sistematico per far conoscere, stimare e applicare i metodi naturali di regolazione della fertilità” (Familiaris consortio, 35). Questo è un settore in cui è anche possibile sviluppare un’ampia collaborazione interconfessionale con tutti coloro che hanno a cuore il rispetto per la vita e per la natura umana. Tale collaborazione può estendersi anche a coloro che, sebbene non condividano la fede e la visione morale dei Cristiani, tuttavia sostengono i valori umani insiti nella proposta della Chiesa.

4. Come indicato, l’interesse della vostra Conferenza va oltre gli aspetti scientifici dei metodi naturali per regolare la fertilità, e giunge allo stile di vita che costituisce il loro necessario complemento. L’esperienza mostra che vi è una stretta connessione fra la pratica della regolazione naturale della fertilità e uno stile di vita basato sul reciproco rispetto fra i coniugi, e sul rispetto per gli aspetti etici della sessualità umana. Come ho scritto nella Familiaris consortio: “la riflessione teologica può cogliere ed è chiamata ad approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale, che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali: si tratta di una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (n. 32). La contraccezione artificiale esprime spesso un approccio utilitaristico alla sessualità umana che facilmente porta a dissociare i suoi aspetti fisici dal contesto pieno dell’amore coniugale come impegno, fedeltà reciproca, responsabilità e apertura al mistero della vita. D’altra parte, lo stile di vita che deriva dall’esercizio della continenza periodica porta i coniugi ad approfondire la conoscenza reciproca e a raggiungere un’armonia del corpo, della mente e dello spirito che li rafforza e li incoraggia nel loro viaggio attraverso la vita. Esso è caratterizzato da un dialogo costante e arricchito dalla tenerezza e dall’affetto che costituiscono il cuore della sessualità umana. “In tal modo” come evidenzia la Familiaris consortio “la sessualità viene rispettata e promossa nella sua dimensione veramente e pienamente umana, non mai invece “usata” come un “oggetto” che, dissolvendo l’unità personale di anima e corpo, colpisce la stessa creazione di Dio nell’intreccio più intimo tra natura e persona” (Ivi).

Grazie al generoso contributo di scienziati, educatori e coppie sposate, si può parlare di una svolta nella difesa e nella promozione della dignità della vita coniugale. Esiste una crescente consapevolezza della vera natura dell’amore coniugale, in grado di apportare un’autentica liberazione da tanti abusi di potere contro le donne e la famiglia nei Paesi industrializzati e, in misura ancora maggiore, in quelli in via di sviluppo. I risultati delle ricerche scientifiche, l’esperienza acquisita nei programmi di insegnamento nelle diocesi in diverse parti del mondo, nelle associazioni e nei movimenti, e particolarmente la testimonianza delle coppie stesse, mostrano la validità, i vantaggi e il valore etico di metodi basati sulla continenza periodica. Tali metodi, insieme con il corrispondente stile di vita, liberano le coppie dal condizionamento culturale, economico e politico imposto dai programmi di pianificazione familiare. Liberano la persona, soprattutto le donne, dal ricorso a farmaci o ad altre forme di interferenza nei processi naturali connessi con la trasmissione della vita. Si sono dimostrati applicabili non solo per gruppi ristretti, ma per le coppie di ogni parte del mondo anche nei Paesi più poveri e meno sviluppati economicamente.

5. Desidero assicurarvi dell’importanza del vostro contributo specifico al bene del matrimonio e della famiglia, e incoraggiarvi nel vostro lavoro. La vostra Conferenza offre una risposta concreta a un appello che rivolsi nella Esortazione apostolica Familiaris consortio: “Di fronte al problema di un’onesta regolazione della natalità, la comunità ecclesiale, nel tempo presente, deve assumersi il compito di suscitare convinzioni e di offrire aiuti concreti per quanti vogliono vivere la paternità e la maternità in modo veramente responsabile” (n. 35). Vi ringrazio per aver accettato l’invito del Pontificio Consiglio per la Famiglia a partecipare a questo incontro. Sul vostro lavoro scientifico ed educativo, reso più intenso dal vostro impegno, invoco la benedizione del Signore. Possa Egli essere sempre vicino a voi e alle vostre famiglie.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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