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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI FRANCESI DELLA REGIONE APOSTOLICA «PROVENCE-
MÉDITERRANÉE»
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 11 dicembre 1992

 

Signor Cardinale,
Cari fratelli nell’Episcopato

1. Con la vostra regione apostolica Provence-Mediterranée si conclude il ciclo delle visite “ad limina” dei Vescovi della Francia. Sono felice di accogliervi, mentre svolgete questo pellegrinaggio presso le tombe degli Apostoli fondatori della Chiesa a Roma e venite a riflettere sull’adempimento del vostro compito pastorale presso il successore di Pietro e i suoi collaboratori. Per quanto mi riguarda, gli incontri di quest’anno mi hanno permesso di condividere meglio le vostre preoccupazioni. Ho apprezzato la maniera lucida e fiduciosa con la quale i Vescovi della Francia mi hanno espresso le loro preoccupazioni e mi hanno presentato le opere che costituiscono dei segni di speranza per l’avvenire della Chiesa nel vostro Paese. La regione apostolica Provence-Mediterranée è una terra magnifica, viva, accogliente. Fin dai tempi più antichi, la Chiesa vi è stata radicata. Gli evangelizzatori, approdati alle vostre coste, si sono inoltrati all’interno del Paese; in seguito generazioni di missionari sono partite dalla vostra regione per diffondere la luce della Buona Novella, soprattutto in Africa. Attualmente, le vostre città e campagne conoscono un’evoluzione piena di vitalità. Ma, lo sottolineate nei vostri resoconti, umanamente, vi sono ancora delle zone meno favorite; la povertà di alcuni si aggrava e contrasta dolorosamente con la ricchezza vistosa di altri. Dal punto di vista ecclesiale, voi conoscete anche altre forme di povertà.

2. Pastori, voi siete i primi portatori del messaggio evangelico che annuncia all’uomo la felicità e il vero senso della vita. La strada che prende la Chiesa è quella dell’uomo, al tempo stesso fragile e forte, con la sua apertura naturale alla presenza di Dio. Voi siete i testimoni della grazia del Figlio venuto a portare la rivelazione del disegno del Padre, a offrirsi egli stesso nel sacrificio della Croce per sconfiggere il peccato e la morte e per aprire le vie della riconciliazione. In nome di Cristo, la Chiesa chiama coloro che sono membri del suo Corpo attraverso il battesimo a vivere più intensamente nella comunione dalla quale scaturiscono abbondanti frutti spirituali. È vero che molti battezzati non partecipano pienamente alla vita ecclesiale; separandosi dal Corpo, essi si distaccano dalla sorgente della Vita nuova. Essi avrebbero bisogno di riscoprire che la Chiesa che trasmette il messaggio della Rivelazione di cui è depositaria, è il luogo della presenza viva di Dio tra gli uomini e il luogo dove si manifesta la redenzione. La Chiesa, come afferma il Concilio Vaticano II, è, “in Cristo, come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano”. Bisogna ritornare a questa affermazione essenziale della costituzione Lumen gentium (n. 1) per conferire tutto il suo valore alla nostra missione. Il volto e la funzione della Chiesa non possono essere compresi se non si va fino in fondo alla sua natura: conferendoci il battesimo ella è Madre, ci da la vita nel Cristo, ci santifica e ci trasmette il dono dello Spirito Santo. Nell’Eucaristia, offerta dell’atto di grazia al Padre e vincolo di comunione tra noi, ci è dato di partecipare al sacrificio redentore di Cristo. Al di fuori di questa dimensione sacramentale, non possiamo che avere una visione superficiale della Chiesa, addirittura snaturata. Mi sembra che oggi occorra rianimare nei cattolici l’amore per la Chiesa che essi costituiscono e che non devono guardare dal di fuori. La Chiesa non è una semplice associazione, ma un’autentica comunione. Per illustrare questo concetto, desidero citare Sant’Ireneo che fu Vescovo di Lione: “Al di sopra di tutto, vi è il Padre, ed egli è il capo di Cristo; attraverso ogni cosa, vi è il Verbo, ed esso è il capo della Chiesa; in tutto vi è lo Spirito, ed è esso l’Acqua viva donata dal Signore a coloro che credono in lui con rettitudine, che lo amano e che sanno che vi è un solo Dio Padre” (Adversus haereses, V, 18, 2). Consapevoli della loro dignità di figli responsabili in seno alla famiglia cristiana, i battezzati potranno meglio accogliere i messaggi profetici trasmessi dalla Chiesa, il dono della fede così come le regole morali che ne conseguono. Peraltro, bisogna ripetere con forza che i fedeli non potrebbero adempiere alla loro missione di annunciare il Vangelo al mondo se non amassero questo mondo dove il Figlio di Dio si è incarnato. Senza simpatia per il proprio fratello, come possiamo accoglierlo e dividere con lui ciò che abbiamo di più prezioso? In una solidarietà amichevole con il mondo, non vi è ragione pertanto di diminuire la verità e il vigore del messaggio, ma bisogna capire le aspettative degli uomini per far loro scoprire, con un linguaggio adeguato, la risposta di Cristo che, sola, li può colmare.

3. Non stanchiamoci di aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle a cogliere meglio la dimensione del mistero della Chiesa che conduce al mistero della salvezza. Essa è un corpo vivo che si raccoglie intorno al Cristo Salvatore grazie ai successori degli Apostoli. Essa rimane, attraverso le generazioni, solidale con i suoi predecessori che sono presenti presso il Padre, nella comunione dei santi: la loro memoria viva alimenta la Tradizione che noi siamo incaricati di mantenere viva oggi. La Chiesa è comunione nella preghiera e nella vita liturgica in cui celebra e proclama la sua fede, la fede comune, ricevuta dagli Apostoli. Lo Spirito, come Cristo ha promesso, fa conoscere la verità intera. Lo Spirito Santo è comunicato a ognuno attraverso il sacramento della confermazione di cui sottolineate l’importanza quando parlate ai giovani affinché lo ricevano con una seria preparazione. Egli ravviva in noi la sete di studiare la Scrittura e di approfondire il disegno di Dio svelato dal Figlio alla pienezza dei tempi. La Chiesa, nella diversità dei suoi membri, è chiamata a rendere una testimonianza unanime al Cristo, che è morto e risorto per permettere ai suoi fratelli di entrare nel Regno di Dio. Provando in noi gli stessi sentimenti che furono di Gesù, dobbiamo essere i servitori attenti dei poveri, degli emarginati, degli stranieri che sono numerosi nella vostra regione, di tutti coloro che cercano affannosamente in che modo rispondere alle loro necessità materiali, al loro bisogno di convivialità calorosa e anche alla loro ricerca della speranza e della felicità.

4. Cari fratelli nell’episcopato, se ho voluto qui ricordare qualche aspetto del mistero della Chiesa e della sua missione, è perché il Vescovo, in nome del Signore e in comunione con la Sede apostolica, è il garante dell’unità del corpo ecclesiale nella carità e nella fedeltà al Vangelo. Attraverso il vostro ministero pastorale, voi avete l’incarico di vegliare affinché la Chiesa adempia alla sua missione per tutta la popolazione della vostra regione. Voi avete per primi la responsabilità della presenza della Chiesa nella società non soltanto in nome delle tradizioni e della cultura cristiana che voi desiderate giustamente mantenere vive e autentiche nel vostro Paese, ma per la preoccupazione del servizio di tutti. I vostri resoconti riguardano coloro che beneficiano dello sviluppo economico, culturale e tecnico della vostra regione e coloro che sono lasciati ai margini nei settori che si spopolano o le sacche di povertà; coloro che conoscono, nei confronti della fede, delle difficoltà derivanti dalla loro formazione e dalla loro attività scientifica, e coloro che si lasciano assorbire da un certo materialismo pratico chiuso alla dimensione spirituale dell’esistenza. Queste indicazioni, racchiuse in quanto mi avete affidato, sottolineano l’importanza di una presenza attiva della Chiesa nel cuore della vita della città. Naturalmente, i diversi membri della comunità diocesana sono impegnati con voi. I sinodi diocesani in cui i procedimenti analoghi compiuti in questi ultimi anni hanno, credo, ravvivato in molti fedeli, laici e religiosi, la consapevolezza della loro missione comune e il desiderio di una vitalità più feconda delle vostre Chiese particolari.

5. Nei miei incontri con i vescovi delle altre regioni della Francia, ho già ricordato alcuni aspetti della vita ecclesiale. Non mi soffermerò che sommariamente oggi su certi punti. In primo luogo vi preoccupano, l’esiguo numero e l’età avanzata dei sacerdoti diocesani, come anche dei religiosi e delle religiose. La difficoltà è grande, ma non è sufficiente ricercare delle soluzioni provvisorie sostitutive. Bisogna che le comunità cristiane vivano il mistero della Chiesa in tutta la sua grandezza, come ha illustrato ammirevolmente il Concilio Vaticano II, bisogna che esse siano abbastanza consapevoli della necessità vitale dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, così come del senso profetico dei voti religiosi, per comunicare francamente ai giovani l’appello all’impegno e alla consacrazione dell’essere nel sacerdozio o nella vita religiosa. La pastorale delle vocazioni si deve radicare a questo livello e non essere lasciata all’incarico dei soli agenti designati a tal fine. Essa sarà un’autentica opera diocesana solo se sarà organicamente legata alla pastorale familiare, alla pastorale dei giovani, ai movimenti ecclesiali, vecchi e nuovi.

6. Vorrei incoraggiare qui lo sviluppo alla collaborazione e alla concertazione fiduciose di tutti i membri della comunità diocesana: il vescovo con il clero e i religiosi, i laici con i sacerdoti. Vale a dire l’importanza dei consigli presbiterali e dei consigli pastorali che hanno ormai un’esistenza istituzionale, come luoghi di scambio, di iniziative e di animazione. Per quanto riguarda più particolarmente i laici conviene allo stesso tempo sostenerli e dare loro fiducia nella loro missione di essere abitualmente coloro che garantiscono la presenza dello spirito evangelico nella società civile; penso agli ambienti professionali, ai settori la cui evoluzione presenta della difficoltà specifiche. Vorrei ricordare in modo particolare alcune difficoltà della diocesi di Ajaccio, apprezzando il fatto che i cristiani le abbiano affrontate con lucidità e coraggio nel corso di vaste consultazioni coordinate dai loro Pastori. Parlate spesso degli sforzi compiuti per la formazione dei laici. Vi incoraggio a svilupparli, in quanto è importantissimo mettere i cristiani in contatto profondo con la Parola di Dio e con le ricchezze dottrinali raccolte intorno alla Chiesa durante la sua viva tradizione sin dai tempi apostolici. Ciò non mancherà di produrre frutti per la vita spirituale delle comunità e per il loro slancio missionario. Disponete ormai di strumenti di riferimento: il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato appena pubblicato, quello dei Vescovi della Francia è già stato elaborato dai vostri connazionali. Che l’uno e l’altro servano a far sì che i cristiani imparino a rendere conto della loro fede, di ciò che li fa vivere, dei motivi delle loro scelte nella vita secondo i comandamenti di Dio, che Paolo riassume con la legge dell’amore! Organizzando le diverse istanze di formazione, pensate costantemente che la cultura cristiana delle persone attinge una piena dimensione quando si apre a un’assunzione più attiva e più sentita della missione ecclesiale comune a tutti. Aggiungerei ancora un invito a progredire nella comunione delle vostre diocesi fra loro, con le altre regioni del vostro paese, con la Chiesa in Europa e nel resto del mondo, come suggeriscono i rapporti di fiducia che alcuni intrattengono particolarmente con l’Africa. La vostra posizione sulle coste del Mediterraneo, lo sottolineate voi stessi, ha la sua importanza: la vostra regione occupa un posto privilegiato nei rapporti dell’Europa con i Paesi del Sud, il che non potrà non avere importanza negli anni a venire. In questa apertura, possano le vostre Chiese diocesane essere presenti con generosità e dinamismo.

7. Davanti alle considerevoli esigenze del vostro servizio ecclesiale, mantenete la speranza: voi sapete che la grazia divina non vi abbandonerà. Il Signore ci ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo. Con i fedeli, avanzate nel pellegrinaggio della fede, al seguito di Maria, Madre della Chiesa, onorata nei vostri numerosi santuari. Che i pellegrinaggi amati dai vostri diocesani siano per loro l’occasione per seguire l’insegnamento di colei che ha dato tutto per dare al mondo il Salvatore!

Al termine di questo incontro con voi che venite dalla regione Provence-Mediterranée, il mio pensiero va anche all’insieme dei vescovi della Francia e alle comunità di cui sono Pastori. A tutti, vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, responsabili laici e fedeli, auguro la gioia di servire insieme il Signore nella Chiesa. Riprenderò ciò che scriveva Ignazio di Antiochia agli Efesini: “Che diveniate un coro, affinché, nell’armonia del vostro accordo, prendendo il tono di Dio nell’unità, voi cantiate a una voce sola con Cristo un inno al Padre, affinché vi ascolti e vi riconosca, mediante le vostre opere buone, come membra di suo Figlio!” (IV, 2). In questa unità, dono di Dio, diventa naturale amare la Chiesa: che tutti siano fortificati nel loro desiderio di prendere parte alla vita e alla sua azione con generosità!

Con l’avvicinarsi delle feste della Natività, mi unisco alla vostra preghiera per la Chiesa che è nel vostro Paese, e per tutti i vostri connazionali. Vi imparto la mia benedizione apostolica in nome del Signore che viene tra noi per la salvezza del mondo.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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