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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’UGO VESCOVO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 13 dicembre 1992

 

Ai bambini della Parrocchia di Sant’Ugo Vescovo 

Giovanni Paolo II si reca in visita alla parrocchia di Sant’Ugo Vescovo. Un’accoglienza particolarmente festosa gli è riservata dalla Banda della Polizia, che intona l’Inno Pontificio, e dai tanti bambini della parrocchia. Ad attenderlo sono il Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la Diocesi di Roma, il Cardinale Ugo Poletti, dal ‘73 al ‘91 Vicario della Diocesi del Papa e ora Arciprete della Basilica Liberiana, al cui Santo Patrono è stata dedicata la parrocchia, il Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Enzo Dieci, e il parroco, don Remo Chiavarini. Dopo il saluto rivoltogli da quest’ultimo, il Papa riceve in dono dai bambini del quartiere una serie di disegni. Una giovanissima, in seguito, a nome di tutti i coetanei, gli rivolge un semplice ma toccante saluto, al quale Giovanni Paolo II così risponde.  

Grazie per questo dono, per questi disegni. In questa comunità ci sono tanti artisti, soprattutto tra i più giovani. Una delle ragazze mi ha detto: “oggi è il mio onomastico, perché mi chiamo Lucia”. Oggi, infatti è la festa di Santa Lucia, Vergine e Martire dei tempi di Diocleziano, e tutte le mamme, le nonne e le figlie che portano questo nome oggi celebrano il loro onomastico.

L’onomastico ci ricorda sempre il nostro battesimo. Ci ricorda il momento del primo avvento del Signore nella nostra vita. Celebriamo questo avvento personale in spirito cristiano, con il ricordo del battesimo, come l’entrata di Cristo nella nostra vita. Questo auguro a tutti i presenti, ai bambini, perché loro sono la maggioranza, a tutti i loro genitori, ai catechisti, agli educatori, ai sacerdoti.

Questa parrocchia ha anche un suo onomastico legato al nome di Sant’Ugo. È lo stesso nome che porta il Cardinale Poletti che per tanti anni è stato Vicario di Roma e che mi ha aiutato nella pastorale di questa grande città. Io gioisco della sua presenza e gioisco anche per questo onomastico comune della sua persona e di questa nuova parrocchia.

Così saluto tutti i presenti e tutti i parrocchiani: quelli che si trovano qui davanti alla chiesa e nella chiesa. Poi saluto tutti quelli che si trovano nelle case. Tutti sono abbracciati da un solo nome, quello di Cristo Gesù. Questo è il nome comune di noi tutti, di tutti gli uomini, perché Gesù, come dice San Paolo, è venuto per abbracciare tutti gli uomini con la sua vita, con la sua incarnazione, con la sua natività, con la sua passione, morte e Risurrezione. È venuto per offrire a Dio la vita e l’esistenza umana di tutti. Questa è la grande dimensione dell’avvento che noi celebriamo preparandoci alla notte di Betlemme, quando Gesù nasce nella grotta.

Il nome di Gesù è un nome che dice di noi tutti. È quasi l’onomastico di ciascuno. In questo nome vi saluto e vi auguro Buon Natale e vi auguro anche questo Natale prolungato per tutta la vita, perché Gesù Cristo viene oggi, ogni giorno. Ogni giorno della nostra vita appartiene a Lui. E ogni giorno Gesù Cristo si avvicina a noi, Egli vuole salvarci.

Vorrei ancora ricordare tutte le persone che soffrono, perché a loro Gesù Cristo Redentore è particolarmente vicino.  

Al Consiglio pastorale della Parrocchia di Sant’Ugo Vescovo 

Dopo la celebrazione della Santa Messa, Giovanni Paolo II incontra i rappresentanti del Consiglio Pastorale, e rivolge loro le seguenti parole.  

Siete coraggiosi, perché avete saputo costruire questo complesso. Questa domenica, tradizionalmente chiamata “Gaudete” anticipa la gioia del Natale. Siamo invitati a gioire e io gioisco con voi per questo grande successo che è la comunità parrocchiale, intitolata a Sant’Ugo. Gioisco per il suo sviluppo. Spero che si sviluppi anche la costruzione che non si vede, perché dentro di noi è la vera Chiesa di Dio. Lui abita soprattutto nella costruzione dei nostri cuori. È questo il tempio del Dio vivente.

Mi rallegro anche per la formazione di questo Consiglio pastorale, che è un segno di maturità in senso comunitario. Si vede che la comunità parrocchiale, così giovane con appena un anno, è già maturata al punto di emanare da sé un Consiglio pastorale che è un soggetto dell’apostolato comune della Chiesa, partecipato dai laici e dai sacerdoti.

Questo segno di maturità è molto prezioso perché conferma la realtà della Chiesa, così realisticamente espressa dal Concilio Vaticano II. Il Popolo di Dio è la continuazione del Popolo di Dio del Vecchio Testamento e di tutti i secoli. E anticipa il Popolo di Dio delle future generazioni.

Con la venuta di Cristo siamo già alla pienezza dei tempi. Dobbiamo sentire questa pienezza e dobbiamo mostrarla agli altri. Vi auguro di essere così. Di gioire dei doni che il Signore vi ha offerto e vi offre. Che offre nella dimensione comunitaria, parrocchiale, ma anche a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, che sono Chiese domestiche, prototipo di ogni Chiesa, come era la Famiglia di Nazaret. Con queste riflessioni vorrei incoraggiarvi a continuare sulla vostra strada.  

Ai giovani della Parrocchia di Sant’Ugo Vescovo 

L’ultimo incontro, ma anche il più toccante, con la comunità parrocchiale di Sant’Ugo Vescovo, è dedicato ai giovani. Un’accoglienza veramente straordinaria, accompagnata dai canti e dalla commozione, è riservata a Giovanni Paolo II. Un giovane catechista, rivolge al Papa un breve saluto. Questa la risposta del Santo Padre.  

Cristo si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Queste parole mi sono venute in mente quando ho ricordato le parole che voi cantate: “Noi non abbiamo molte ricchezze, noi non abbiamo né oro né argento”.

Questa è l’identità di Cristo e dei cristiani. Ci vuole un legame tra Cristo e i cristiani. Se Dio si è fatto uomo, e questa è la realtà, lo ha fatto per farci anche a noi figli di Dio, come Lui. Mi congratulo con voi per questa vostra ricchezza e per questa vostra povertà, che sa diventare ricchezza. Può sembrare un paradosso, ma nel Vangelo ci sono molti paradossi. Nelle parole di Cristo ci sono molti paradossi, ma tutte esprimono una profonda verità del nostro essere. Io vi auguro di seguire il Vangelo di Cristo, con quei paradossi. Di vivere quei paradossi, perché così si arriva alla pienezza della vita. Cristo ci porta alla pienezza della vita. Nasce povero, nasce bambino, senza una casa. Facendosi così povero, è venuto per arricchirci.

Ci sono due dimensioni, quella esterna della ricchezza, è la dimensione nella mentalità contemporanea. Tutto si basa sull’economia e sul successo economico, sulla priorità economica. Ma davanti a questa metodologia contemporanea, il Vangelo di Cristo rappresenta un’altra ricchezza, che non si deve dimenticare. Perché voi, con tutte le ricchezze che avete, sarete poveri, sempre più poveri.

Vi auguro, giovani, di non seguire questo programma che punta solo sulle ricchezze esterne, sull’economia, se non per quanto è utile e apprezzabile. Ma non tanto da divorare, distruggere la nostra interiorità, dove vi sono le sorgenti della vera vita. E la vita lo prova. Quante volte le persone molto ricche non sono felici, perché non hanno saputo attingere all’altra sorgente, all’altra dimensione della ricchezza. Questa dimensione spirituale dove entra Cristo che ci dimostra, che, pur essendo povero, arricchisce tutti.

Vi auguro giovani di entrare in questa economia e di farvi ricchi dentro questa economia di Cristo. Questo è il mio augurio per voi giovani che cantate:“Noi non abbiamo molte ricchezze”. Vi auguro che la Parola del Signore cammini sempre con voi.

Congedo dalla comunità parrocchiale 

Voglio ringraziarvi per la vostra ospitalità e vi auguro di essere ugualmente aperti ad accogliere Gesù nel suo Santo Natale. Questi sono i miei auguri per ciascuno di voi, per le vostre famiglie e per la comunità di Sant’Ugo.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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