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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AUTORI DI UN LIBRO SUL PRIMATO
DEL VESCOVO DI ROMA NEL PRIMO MILLENNIO

Sabato, 8 febbraio 1992

 

Signori Cardinali, illustri Signori!

1. È per me motivo di gioia e di gratitudine accogliervi oggi, in questa “Sedes Petri”, per ricevere l’omaggio del volume: Il primato del Vescovo di Roma nel primo millennio, a cui avete collaborato partecipando al Symposium storico-teologico, promosso nell’ottobre 1989 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dal Pontificio Comitato di Scienze storiche. Nel rivolgere a ciascuno il mio saluto cordiale, ringrazio l’arcivescovo Alberto Bovone per il nobile indirizzo con cui mi ha espresso i vostri sentimenti. Desidero manifestarvi il mio apprezzamento per l’impegno posto in un’opera che, come precisa il sottotitolo: Ricerche e testimonianze, non vuol essere una storia del Primato papale in quel primo millennio - impresa che meriterebbe ben più ampio sviluppo e una diversa impostazione - ma soltanto presentare alcuni aspetti e momenti di quel periodo con approccio scientificamente ineccepibile, nell’intento di portare un contributo chiarificatore alla complessa materia. A questo proposito, mi piace sottolineare che, tra voi, alcuni sono storici e altri teologi. Non a caso l’iniziativa è qualificata come Symposium storico-teologico: ciò costituisce un felice esempio di collaborazione tra due discipline che, in questo genere di studi, possono opportunamente incontrarsi con reciproco giovamento.

2. La prospettiva in cui si sono mosse le vostre ricerche, illustri Signori, è stata quella della Chiesa del primo millennio, con una cristianità ancora sostanzialmente unita nella comunione della fede e della carità, grazie al superamento della crisi e delle rotture intervenute nel corso dei primi secoli. È una prospettiva, quella da voi adottata, che riveste un grande interesse anche al presente. È, infatti, molto importante che si torni a guardare ai problemi esistenti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa ponendosi nell’ottica che ne accompagnò il cammino durante l’intero primo millennio. In questo senso, ricordando quell’evento di enorme importanza per gli sviluppi del cristianesimo che fu il Battesimo di Kiev del 988, scrivevo nella Lettera apostolica Euntes in mundum: “C’era la Chiesa d’Oriente e c’era la Chiesa d’Occidente, ognuna sviluppatasi secondo le proprie tradizioni teologiche, disciplinari, liturgiche, con differenze anche notevoli, ma esisteva la piena comunione tra l’Oriente e l’Occidente, tra Roma e Costantinopoli, con relazioni reciproche. Ed è stata la Chiesa indivisa di Oriente e di Occidente che ha ricevuto e ha aiutato la Chiesa di Kiev” (n. 4). Il Vescovo di Roma, sul finire di quel millennio, continuava a conservare viva consapevolezza dell’universalità del suo ministero di Successore di Pietro. Il papa Giovanni XV, ad esempio, in una lettera del 4 aprile 995, così si definiva: “Johannes humillimus omnium servorum Dei in sancta sede Romana, totius orbis magistra, non meritis propriis constitutus sed intercessione beatissimi apostoli Petri principis ab Omnipotente in apostolatus arce electi” (H. Zimmermann, Papsturkunde 896-1046, I, Wien 1984, n. 324, p. 632). Nella coscienza, dunque, della continuità del ministero petrino, il Vescovo di Roma così passava dal primo al secondo millennio cristiano. Voglia Iddio concedere che il servizio all’unità, per il cui adempimento il Successore di Pietro pone anche oggi ogni suo impegno, valga a promuovere, sulla soglia ormai del terzo millennio, un decisivo avanzamento verso la ricomposizione di quella piena comunione per la quale Cristo pregò insistentemente al momento di dare la sua vita per la salvezza del mondo.

Con questo auspicio, che affido all’intercessione di Maria, nostra Madre comune, vi benedico di cuore.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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