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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA SACRA
FAMIGLIA DI NAZARETH
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 9 febbraio 1992
Ai bambini della parrocchia
È rivolto ai bambini il primo saluto del Papa durante la visita alla
parrocchia della Sacra Famiglia di Nazareth a Centocelle. Ad accogliere il Santo
Padre sono il Cardinale Vicario Camillo Ruini, il Vescovo Ausiliare Monsignor
Giuseppe Mani, il parroco P. Beniamino Maurizio e il Superiore Generale
dell’Istituto dei Figli della Sacra Famiglia di Nazareth, P. José María Blanquet
Gas, giunto per la circostanza a Roma da Barcellona, sede della Casa
Generalizia. Dopo una breve visita nella chiesa già gremita di fedeli, il Papa
raggiunge i bambini, raccolti con i loro genitori in una sala del vasto
complesso parrocchiale. Ricevuto un brevissimo saluto, il Santo Padre si rivolge
così ai bambini.
La vostra presenza è di per sé un discorso. Mi piace il discorso della vostra
presenza perché essa esprime molte famiglie: attraverso tutti voi parlano molte
famiglie, queste piccole comunità in cui nasce l’uomo, in cui egli cresce in
senso fisico e spirituale. La vostra presenza mi parla poi delle scuole che
frequentate: non so quali, ma certamente ciascuno di voi frequenta una scuola;
la vostra presenza mi parla della vostra parrocchia, affidata alla Congregazione
dei Padri della Sacra Famiglia. Ma poi la Sacra Famiglia ci parla di quel grande
ideale, di quel grande esempio di tutte le famiglie: quelle domestiche -
chiamate anche Chiese domestiche - le famiglie parrocchiali e di ogni comunità
umana: scuola, quartiere. Vorrei prendere spunto da questa circostanza così
importante per augurare alle vostre famiglie, alle vostre comunità, a quella
civile ma soprattutto a quella parrocchiale, la presenza della Sacra Famiglia,
la sua benedizione; che siano qui tra voi Gesù, Maria e Giuseppe, questa Trinità
terrena, e che attraverso questa sia vicina a voi la Trinità divina: Padre,
Figlio e Spirito Santo. Vorrei offrire una benedizione nel nome di questa
Trinità divina a voi qui presenti, alle vostre comunità domestiche, alle vostre
scuole, ai vostri maestri, ai vostri insegnanti, e alla vostra parrocchia legata
alla Trinità terrena della Sacra Famiglia.
Vi auguro una buona preparazione ai Sacramenti.
Al consiglio pastorale della parrocchia
Davanti a questo consiglio pastorale vorrei soprattutto invocare Maria, Madre
di Dio e nostra Madre, Madre del Buon Consiglio. Ci vuole un buon consiglio e
poi ci vuole una Madre. Vorrei augurare un Buon Consiglio a ogni famiglia della
vostra parrocchia che è tanto legata a ogni famiglia, fin dal titolo. Anche
leggendo la Scrittura, il Vangelo, si vede il Buon Consiglio, il dono dello
Spirito Santo che accompagna la Sacra Famiglia anche nel momento drammatico
della fuga davanti alle atrocità di Erode. Il resto viene coperto da un grande
silenzio, perché c’era la vita nascosta: trent’anni di vita nascosta: questi
sono gli anni della Sacra Famiglia. Auguro “Buon Consiglio” a tutte le famiglie
e anche al vostro Consiglio, questo Consiglio pastorale. Dovrei fare un paragone
fra ogni famiglia, dove ogni consiglio deve essere anche un consiglio pastorale,
come guidare verso il bene la comunità della famiglia, come guidare se stessi
verso la salvezza, verso il bene umano e soprannaturale: divino. Auguro questo
consiglio a ogni famiglia e al vostro consiglio pastorale. Guidare questa
famiglia parrocchiale della Sacra Famiglia di Nazaret è come guidare al bene
proprio, della comunità ecclesiale, di una parte della Chiesa di Roma, di una
parte della Chiesa universale. Tutta la Chiesa, nella sua dimensione
particolare, locale, universale, tutta la Chiesa deve essere guidata dalla
Spirito Santo, ma, sotto la sua guida, deve essere guidata dalle persone: dal
Papa, dai Vescovi, dai parroci, dai sacerdoti, dai laici. Questa è una certa
novità, ma non totalmente. Oggi il Concilio Vaticano II ha posto un nuovo
accento sulla responsabilità apostolica dei laici. In diverse dimensioni, la
responsabilità apostolica è sempre responsabilità per il bene, per la salvezza;
per il bene umano e divino. Il coinvolgimento dei laici in questo compito
apostolico-pastorale si esprime attraverso il consiglio pastorale della
parrocchia.
Vi auguro un buon consiglio. Vi raccomando alla Madonna del Buon Consiglio.
Ai giovani della parrocchia
L’ultimo incontro è riservato ai giovani che ricevono l’elogio del Papa
per la brevità del loro saluto. A loro il Santo Padre riserva una preziosa
catechesi sulla vocazione cristiana e umana della famiglia. Ecco le sue parole.
Prendo ispirazione dall’essere nella parrocchia della Sacra Famiglia di
Nazareth. Voi tutti provenite da famiglie. Siete tutti membri di famiglie. Siete
figli e figlie di una famiglia. Siete forse anche nipoti di una famiglia che ha
dato vita e educazione ai vostri genitori. Questo susseguirsi delle generazioni
nella realtà umana benedetta da Dio con il mistero della Sacra Famiglia io vi
auguro di contribuire a modo vostro per il bene della vostra famiglia. Forse le
famiglie si trovano in situazioni diverse, forse soffrono, forse hanno diversi
bisogni materiali, spirituali, qualche volta hanno una crisi: vi auguro di saper
contribuire bene alla vita della vostra famiglia, perché siete giovani: anche i
bambini possono contribuire positivamente al bene della loro famiglia, ma voi
siete più grandi più responsabili, potete farlo in modo più responsabile e più
consapevole. E poi vi auguro un’altra cosa: voi uscite da una famiglia e andate
verso una famiglia. La famiglia è la vocazione della maggioranza delle persone
umane, uomini e donne, è una vocazione fondamentale. È una vocazione sacra e
sacramentale per noi cristiani e ci vuole una buona preparazione per entrare
nella strada di questa vocazione, e per poi compiere bene questa vocazione
divina e nello stesso tempo umana. Vi auguro di prepararvi bene a questa
vocazione, a questa futura famiglia. La vita nella famiglia attuale deve
prepararvi, anche con le difficoltà, con gli esempi soprattutto, con la
formazione, con l’educazione, ma anche con le difficoltà, deve prepararvi a ben
costruire, a fondare e a vivere la vostra futura vostra famiglia. Questo vi
auguro di cuore.
Vi sono anche vocazioni nella Chiesa che sembrano andare fuori famiglia, così
la vocazione del sacerdote, del Vescovo, del Papa, del religioso e della
religiosa. Ma anche queste vocazioni escono dalla famiglia, normalmente devono
tanto alla propria famiglia.
In questi giorni, ho incontrato un Vescovo un po’ straordinario perché la sua
sede si trova in Siberia. Il territorio che deve servire conta più o meno 12
milioni di chilometri quadrati. È un uomo giovane, di origine tedesca, la sua
famiglia è emigrata da secoli in Russia e poi in Kazakistan, in Siberia. Lui mi
ha parlato sempre di sua madre. Lui deve la sua formazione e la sua vocazione ai
suoi genitori e specialmente a sua madre. La sua fedeltà a Cristo, la sua
formazione cristiana, la sua vocazione. Non era facile prendere la strada della
vocazione nel sistema ateistico, programmaticamente ateistico. Ecco, così, in
brevi parole, rievoco questa figura per dirvi che le vocazioni sacerdotali,
religiose, si formano soprattutto nella famiglia, dipendono dalla famiglia e poi
servono le famiglie, entrano in una famiglia più larga, non costituente la
propria famiglia composta da marito, moglie e figli, ma sempre servono una
famiglia più larga, come il vostro parroco serve questa parrocchia, il Vescovo
la sua diocesi. Tra queste persone - religiosi e religiose - molti sono anche
nella vita apostolica e così servono anche i diversi bisogni della famiglia
umana, sono anche i claustrali, che sono coinvolti nella vicenda del mondo
intero più di altri che vivono nel mondo, attraverso la preghiera e i sacrifici.
Basta vedere e leggere la vita di Santa Teresa del Bambino Gesù. Vi lascio
queste poche parole, queste riflessioni, dovute alla parrocchia della Sacra
Famiglia di Nazareth e alla vostra età, alla vostra comunità giovanile. Vi
auguro tutto il bene, esprimendolo nella benedizione.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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