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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI STUDENTI DELLA «GRADUATE SCHOOL»
DELL
’ISTITUTO ECUMENICO DI BOSSEY

Giovedì, 13 febbraio 1992

 

Cari amici dell’Istituto Ecumenico di Bossey,
“La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi”
(Rm 16, 20).

È una gioia ricevervi oggi durante il vostro pellegrinaggio a Roma, per il quale sono stato lieto di offrirvi ospitalità tramite il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Durante gli ultimi quattro mesi avete vissuto in una comunità ecumenica con persone di nazionalità e culture diverse. Nel corso della quarta sessione della “Graduate School” i vostri professori vi hanno portato a riflettere sul tema “Verso Nuovi Modelli di Comunità”.

Per i cristiani, il modello supremo di comunità è la Santissima Trinità, il mistero delle Tre Persone Divine in una perfetta comunione di amore. Ogni parola e ogni atto di Gesù Cristo, il Figlio Incarnato di Dio, hanno rappresentato la rivelazione della vita interiore che Egli condivide con il Padre e con lo Spirito Santo. Nel Vangelo di San Giovanni, per esempio, lo sentiamo parlare della sua profonda comunione di vita col Padre, con queste parole: “Il Padre è in me e io nel Padre” (Gv 10, 38 e 14, 10; 12). Lo stesso Evangelista ci ha tramandato queste parole di Cristo sull’unità del Figlio e del Padre con lo Spirito Santo: (lo Spirito) “dirà tutto ciò che ha udito... prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 13-15).

Nel piano della salvezza Dio voleva riconciliare l’umanità a sé facendo sì che partecipassimo a questo mistero di divina comunione attraverso suo Figlio. La nostra partecipazione alla vita della Trinità è stata la preghiera del suo cuore mentre si avvicinava l’ora della sua morte: “perché siano una sola cosa - pregava -. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una sola cosa...” (Gv 17, 21). San Cipriano ha sintetizzato questo rapporto tra la comunità dei discepoli di Cristo e la comunione delle Tre Persone Divine nella sua descrizione della Chiesa come “un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (De orat. Dom. 23, citato in Lumen gentium, 4).

Il popolo di Dio, diventato una cosa sola con la partecipazione alla divina unità, è, come afferma il Concilio Vaticano Secondo, “sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1). Il mondo di oggi, lacerato com’è da conflitti e sfiducia, ha particolarmente bisogno che tutti i credenti rendano chiara testimonianza di questa unità e siano strumenti di Dio per la riconciliazione. Vivendo in armonia gli uni con gli altri, nel reciproco amore e rispetto, sostenendosi e perdonandosi reciprocamente (cf. Col 3, 13), essi, con le parole della Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, saranno “come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et spes, 40).

Cari amici in Cristo, mentre vi accingete a far ritorno ai vostri rispettivi paesi al termine del vostro corso di Bossey, prego affinché abbiate un rinnovato vigore per aiutare le comunità cui appartenete a compiere gli atti di amore che manifestano al mondo il mistero di Dio Uno e Trino.

Che Dio Onnipotente vi benedica!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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