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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RELIGIOSI NELLA CATTEDRALE DI SANT
ANTONIO

Ziguinchor (Senegal) - Giovedì, 20 febbraio 1992

 

1. La vostra accoglienza mi commuove, poiché essa illustra bene le parole di San Paolo: “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito” (1 Cor 12, 4). Vorrei salutare personalmente ciascuno di voi ed esprimere a voi tutti la mia gioia di ritrovare a Ziguinchor gli operai del Vangelo, uniti nello stesso Spirito. Ringrazio di tutto cuore Mons. Augustin Sagna, il vostro Pastore, per avermi presentato con calore la vostra assemblea in questa cattedrale consacrata a Sant’Antonio da Padova. Sono felice di evocare qui, nell’atto di ringraziamento, l’opera dei fondatori della Chiesa vivente che furono generazioni di missionari venuti ad annunciare la Buona Novella. E poiché siamo vicini al Seminario minore di San Luigi, desidero condividere la vostra riconoscenza nei confronti della diocesi canadese di Saint-Hyacinthe per i servizi che vi hanno reso i suoi preti e le sue religiose.

2. Fra voi, “vi sono delle diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Cor 12, 6). Dio vi unisce nel medesimo appello a seguire Cristo e a annunciare il Regno che egli ha reso presente. Il Concilio Vaticano II ha giustamente sottolineato che “innanzitutto il regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale è venuto “a servire e a dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45)” (Lumen gentium, 5). Il primo scopo della mia visita pastorale in mezzo a voi è di confermarvi nella fede e di confermarvi nel vostro impegno missionario, ciascuno secondo i propri doni. Ho rivolto la mia enciclica Redemptoris missio a tutta la Chiesa. Oggi vi rinnovo gli stessi appelli. Ricordatevi che “la fede si afferma nel momento in cui la si dona!”. Siate convinti dell’“urgenza dell’evangelizzazione missionaria (poiché) essa costituisce il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità” (n. 2). Mantenete vivo in voi lo spirito missionario che ha permesso di fondare qui la Chiesa. Senza paura, affermate con semplicità la vostra fede in Cristo, unico Salvatore dell’uomo, fede che avete ricevuto come un dono dall’alto, senza merito da parte vostra (cf. Ivi, 11). Questo annuncio attivo si realizza nello spirito evangelico del dialogo rispettoso che ricercate con i vostri compatrioti appartenenti ad altre tradizioni religiose; ma rimanete coerenti con le vostre convinzioni, “senza dissimulazioni o chiusure, ma con verità, lealtà, sapendo che il dialogo può arricchire ognuno” (Ivi, 56). “Aprite le porte a Cristo! Il suo Vangelo nulla toglie alla libertà dell’uomo, al dovuto rispetto delle culture, a quanto c’è di buono in ogni religione” (Ivi, 3).

3. Cari amici preti, voi avete una responsabilità tutta particolare nella vita e nella missione della Chiesa. Ordinati per partecipare al sacerdozio del Vescovo, rispondete alle aspettative di tutti essendo pienamente uomini di Dio. La vostra vocazione comporta innanzitutto un appello alla santità personale, come vi è stato detto durante l’ordinazione. Voi avete lasciato molte cose per seguire Cristo e sarete i suoi servitori fedeli solo se rimarrete con lui, nell’intimità della preghiera, se voi stessi vivrete pienamente i sacramenti dell’Eucaristia e della penitenza che rendono forti nei momenti della prova. Che i vostri numerosi incarichi non vi impediscano di nutrire la vostra vita spirituale: dedicate tempo alla preghiera e alla meditazione; tornate costantemente alla Parola di Dio, fonte di ogni missione; nei vostri ritiri annuali, lasciatevi catturare dallo Spirito per rinnovare la vostra conversione. Non trascurate neppure la formazione permanente, per far conoscere meglio Cristo, per rafforzare il popolo cristiano e mantenerlo nell’unità della fede nell’unico Signore. Fondate la vostra parola sulla pietra della Parola di Dio, ricevuta attraverso la ricca Tradizione della Chiesa. Totalmente consacrati a Cristo, sarete uniti al vostro popolo. Nella libertà della vostra adesione e delle vostre promesse al Signore, siate fermamente e serenamente fedeli alla castità nel celibato, rinunciando al matrimonio per servire meglio il Regno; siate disponibili e attenti a tutti i cristiani; siate testimoni fedeli nei confronti dei non cristiani. Formate intorno ai vostri Vescovi un presbiterio fraterno. Siate aperti a una collaborazione fiduciosa con tutti coloro che prendono parte alla missione ecclesiale. La comunità ha bisogno di voi, collaboratori del mistero di Dio, per trasmettere i doni sacramentali della grazia. Essa ha bisogno di voi anche per radunare nell’unità tutti gli operai del Vangelo che sono al vostro fianco.

4. Sono felice di sapere che un numero sempre maggiore di giovani si prepara al sacerdozio, e che voi avete potuto inaugurare recentemente il vostro nuovo Seminario Maggiore di Brin. Per voi, seminaristi, ciò che ho appena detto ai sacerdoti deve illuminare la vostra risposta all’appello del Signore. Per seguire Cristo, dovete compiere una scelta esigente, consolidata dalla vita spirituale e dallo studio, rinunciare ad altre strade che si aprono di fronte a voi. Questa scelta di Gesù Cristo, non la fate per trovare un rifugio o la sicurezza nella condizione sacerdotale. Voi dovete essere servitori a immagine di Cristo venuto per servire. E, nell’unirvi al Signore e alla sua Chiesa, scoprirete presto che, totalmente consacrati, si cresce e si entra nella gioia del proprio Maestro.

5. Fratelli e sorelle, religiosi e religiose, la vostra vocazione è preziosa per tutto il popolo di Dio. Attraverso i vostri voti, siete chiamati a rendere davanti al mondo la testimonianza insostituibile della semplice consacrazione delle vostre vite a Dio, per testimoniare che solamente Dio può soddisfare pienamente le aspettative di un uomo o di una donna. L’amore del Signore si riflette allora su tutti coloro che Egli ama. Ciò è vero per i contemplativi così come per i religiosi e per le religiose apostolici, ciascuno secondo il carisma del proprio istituto. Gli uni e le altre riservano, nelle loro giornate, il primo posto alla preghiera. Per rendervi capaci, è necessario che la vostra formazione spirituale sia approfondita fin dal noviziato, ma anche che voi prendiate i tempi e i mezzi per rinnovare le fonti e l’esperienza della preghiera nell’arco completo della vostra vita religiosa. Lavoro e svariati servizi ne sono allora illuminati.

Voi avete il vostro ruolo nella missione unica della Chiesa, nel luogo in cui siete. Vi si chiede anche di armonizzare bene le vostre attività fra i diversi istituti presenti, sotto la responsabilità dei Pastori che si prendono cura di tutto il popolo del loro territorio. Avete bisogno a volte di pazienza e discrezione, ma queste qualità fanno naturalmente parte della vostra vocazione. I voti che pronunciate davanti al Signore vi predispongono a garantire disinteressatamente numerosi servizi pastorali, educativi o sanitari, o ancora di aiuto reciproco e di promozione umana. Ricevete tutto il mio incoraggiamento per il vostro lavoro che so essere spesso pesante. Che il Signore vi sostenga affinché conserviate l’equilibrio della vostra vita religiosa pur rispondendo alle aspettative dei vostri fratelli e delle vostre sorelle della Chiesa e dell’insieme della società.

6. Dall’inizio dell’evangelizzazione, e con il Concilio in particolare, la vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo hanno acquisito maggior rilievo. È divenuto abituale, nel corso dei miei viaggi, che i laici abbiano un posto importante nei miei incontri con le “forze vive” delle Chiese locali. Ed è bello, poiché essi sono l’insieme dei battezzati che costituisce il popolo di Dio. Hanno preso maggior coscienza della loro missione e delle responsabilità che da essa derivano. Trasmettono il loro dinamismo a tutto l’organismo ecclesiale, attraverso i movimenti specificamente laici, attraverso le funzioni di animazione che competono loro - e non soltanto per supplenza - attraverso il loro farsi carico di tanti compiti necessari al sostegno di tutta la pastorale. Ma, al di sopra di tutto, i battezzati sono i primi testimoni del dono della fede, cominciando dalla loro vita coniugale e familiare che riflette l’amore di Cristo per la sua Chiesa e prepara i figli a scoprirlo a loro volta. In tutti i campi della società, amici laici, voi rimanete dei battezzati a cui è affidata la missione di diffondere l’amore del Salvatore. Attraverso di voi, la Chiesa “è forza dinamica nel cammino dell’umanità verso il Regno escatologico, è segno e promotrice dei valori evangelici tra gli uomini” (Redemptoris missio, 20). Voi avete l’ambizione di trasformare il mondo, poiché il Vangelo è una forza che completa, purifica e trasforma. Avete la passione della pace e dell’intesa fraterna, perché il Vangelo è un messaggio di pace per tutti gli uomini che Dio vuole salvare. In questo spirito, assumetevi le vostre responsabilità, agite per il bene comune del vostro paese, lottate per far trionfare l’onestà e la verità, sostenete i più deboli. E quando vi verrà chiesto perché desiderate così ardentemente la felicità di tutti in una giustizia generosa, voi saprete far comprendere che il vostro dinamismo è quello della speranza, riversata nei vostri cuori dallo Spirito di Cristo (cf. Rm 5, 5).

7. Fra i laici, vorrei rivolgere una parola particolare ai catechisti. Nella vostra Chiesa, essi svolgono un ruolo essenziale. Viene chiesto loro, in qualche modo, di riunire nella loro persona tutte i compiti dei laici che ho appena ricordato. E so che essi lo fanno con una dedizione senza limiti, accettando, con le loro famiglie, condizioni di vita precarie per essere ogni giorno al servizio della comunità. Essi meritano di essere fedelmente aiutati a compiere bene le loro opere dai preti delle parrocchie e dai responsabili diocesani della pastorale. Cari catechisti, vi esprimo tutta la stima e la riconoscenza della Chiesa che avete tanto contribuito a fondare saldamente nella vostra regione. E rendo grazie a Dio per l’opera che continuate a svolgere.

8. Cari fratelli e sorelle, vorrei incoraggiare voi tutti a progredire nella vita fraterna che è il segno che distingue i discepoli del Signore. Dopo aver lavato i piedi dei suoi Apostoli, in un magnifico gesto di servizio, Gesù ha detto loro: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). Uniti da questo amore, introdotti dal vostro battesimo nella nuova vita, riprendete con nuovo entusiasmo l’annuncio missionario. Nell’enciclica sulla missione, l’ho ricordato: “Questa nuova vita è un dono di Dio, e all’uomo è richiesto di accoglierlo e di svilupparlo, se vuole realizzarsi secondo la sua vocazione integrale in conformità a Cristo” (n. 7). Operai del Vangelo, ciascuno secondo la propria vocazione, continuate a radicare insieme la Chiesa del Signore nella vostra beneamata terra di Casamance e di tutto il vostro paese. Potete esserne certi, Dio ha cura del piccolo seme che piantate. Per mezzo dello Spirito Santo, lo farà crescere e diventare un bell’albero che porterà abbondanti frutti.

Membri del Corpo di Cristo che mi ascoltate, vi affido a Nostra Signora, Madre della Chiesa e Madre degli uomini, e vi benedico di tutto cuore.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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