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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NELLO STADIO «DEMBA DIOP»

Dakar (Senegal) - Venerdì, 21 febbraio 1992

 

Cari giovani,

1. Sia benedetto Dio che mi dà la gioia di stare con voi oggi! Mi avete dato il benvenuto con i vostri canti e le vostre danze, al suono degli strumenti: grazie di questa calorosa accoglienza che va diritta al cuore. In particolare, grazie a Monsignor Jacques Sarr, Vescovo di Thiès, responsabile della commissione episcopale dell’apostolato dei laici, per il suo cortese indirizzo d’omaggio. Grazie, infine, ai vostri portavoce per avermi posto direttamente le vostre domande. Vi saluto tutti cordialmente: giovani cattolici, giovani musulmani e giovani di altre confessioni religiose, che prendete parte a questa riunione portatrice di speranza. Esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo incontro, preparato con generosità. Devo dire che sono rimasto impressionato dall’importante documentazione che ho ricevuto a Roma. E sono stato ancor più colpito da ciò che ho visto e ascoltato questa sera a Dakar. Innanzitutto, lasciate che mi congratuli con voi per la vostra sete di conoscere ulteriormente la vostra fede. Con i vostri genitori, i vostri pastori e le vostre guide spirituali, continuate a farne la scoperta: credetemi, la fede è un tesoro, una perla preziosa. Colui che ha la fortuna di possederla fa di tutto per conservarla e coltivarla. E cioè possederla in un modo sempre più profondo. Oggi mi limiterò all’essenziale dei temi affrontati dai vostri rappresentanti, lasciando che siano i più grandi di voi e i vostri educatori ad aiutarvi a rispondere alle numerose domande che avete posto.

2. Come vivere la propria fede quando si è giovani oggi nel Senegal? Prima di tutto con la consapevolezza che c’è qualcuno che vi ama proprio perché cercate di conoscerlo. Questa persona è Cristo. Infatti, nel Vangelo, a proposito del giovane in cerca della fede al seguito di Gesù, è detto: “Allora Gesù, fissatolo, lo amò” (Mc 10, 21). Il giovane credente cristiano è un individuo che accoglie un gesto straordinario: quello di Dio che va incontro all’uomo. Questo è il segno originale del cristianesimo: Dio si è rivelato in Cristo, che si è fatto carne nella Vergine Maria. Attraverso Gesù, abbiamo ormai accesso al Padre, nello Spirito Santo.

3. Ciò che Gesù vuole comunicarci si trova nel Vangelo. Ecco perché, cari amici, vi incoraggio a conoscere bene il Vangelo. Meditatelo, da soli e con altri, in parrocchia, nelle riunioni dei vostri movimenti. La fede matura quando la si vive in comunità. Bisogna cominciare dalla famiglia. Il Vangelo è una grande forza spirituale: vi arma per il combattimento della vita; vi rende forti di fronte alle sette, poiché vi dà la luce: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

4. Il Vangelo vi insegnerà, fra l’altro, che ognuno di voi ha ricevuto dal Signore dei talenti che è importante far fruttare. Si può dire che la giovinezza è l’epoca del discernimento dei talenti. Spero che tutti possiate fare la scoperta dei vostri talenti. Questa vi porterà a rispondere al progetto di Dio su ognuno di voi e vi darà la gioia di collaborare al suo vasto disegno d’amore sul genere umano.

5. Infine, il Cristo-Luce, nel quale credete, vi darà la possibilità di raccogliere, nella verità, quella temibile sfida che è lo scandalo del male, pietra d’inciampo di qualsiasi visione del mondo. Gesù Cristo ha conosciuto la morte in croce. Dopo quegli avvenimenti inauditi che sono la Passione, la Morte e la Risurrezione del Salvatore (cioè il Mistero Pasquale), il cristiano sa che la prova può cambiare di segno e portare alla vita, poiché Dio, per primo, nella persona di suo Figlio, è diventato uomo di dolore e ha riportato la vittoria su tutte le forze del male. E ricordatevi, cari amici, di quanto la Chiesa proclama il Venerdì Santo: “Adoriamo la tua Croce, Signore, lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione.

Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo (Celebrazione della Passione). Lì si è rivelato l’amore, più forte della morte. Con l’Apostolo san Giovanni, vi ripeto: “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5, 5).

Egli è il vincitore del mondo.

6. Grazie di voler essere utili alla Chiesa! Ma dite che non sempre sapete come fare per servirla. Innanzitutto, che cos’è la Chiesa? È il popolo di tutti coloro che credono in Cristo e che sono stati battezzati. I membri della Chiesa non si scelgono fra di loro. Si accolgono come fratelli e sorelle dalle mani di Dio, nella diversità della loro condizione, della loro cultura, dei loro gusti e delle loro opinioni. Si lasciano introdurre nella fraternità senza frontiere dove il Padre li invita per svelare loro il suo disegno sul mondo. Il Signore ha affidato la Chiesa a un gruppo di dodici Apostoli. Ha messo loro a capo uno di essi: Pietro. E Gesù ha affidato a Pietro la missione di rendere i suoi fratelli più forti nella fede. È per questo che il Papa, successore di Pietro, visita i cattolici nel mondo: per confermarli nella loro vita di discepoli di Cristo. Ecco perché sono con voi in Senegal.

7. Come trovare il vostro posto in questa Chiesa? Vi dirò: prendendo parte attiva alla vita della comunità e alle celebrazioni parrocchiali, nelle quali sarete portati spontaneamente a far sentire la vostra parola e le vostre preoccupazioni di giovani. Fra queste celebrazioni la più importante è l’Eucaristia. Come trovare il vostro posto in questa Chiesa? La risposta è: attraverso l’Eucaristia. Bisogna trovare il proprio posto, il proprio posto di giovani, nella celebrazione, nella partecipazione, nell’esperienza vissuta dell’Eucaristia, ogni domenica, eventualmente ogni giorno.

8. Il vostro portavoce ha detto che vi preoccupate della qualità dei rapporti fra cristiani e musulmani. Spronati dalla convinzione che lo Spirito Santo agisce all’interno di ogni individuo che Dio ama, conviene che coltiviate lo spirito di dialogo. I vostri Vescovi vi hanno dato delle direttive in questo senso nel loro appello di “Cap des Biches” l’anno scorso. Con loro, vi incoraggio a praticare il dialogo delle opere: “Fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto . . . è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!” (Fil 4, 8-9). Insomma, che Cristiani e Musulmani collaborino in ciò che fa crescere la comunità umana! Voi giovani, anche se non siete uniti nel vostro credo, imparate a rispettarvi e a tollerarvi. Infatti, la Bibbia ci mostra che l’essere umano possiede una sola dignità: è una creatura di Dio e possiede dunque un rapporto privilegiato con Colui che gli ha donato tutto. L’uomo è invitato a diventare veramente figlio di Dio in una condivisione di vita e di amore: ha un valore sovrano. Per i Musulmani, l’uomo è chiamato ad essere un perfetto rappresentante di Dio sulla terra, testimoniando, al servizio di tutti, il significato di questi bellissimi nomi: misericordia e comprensione, perdono e riconciliazione. Cari amici, grande è la dignità dell’uomo! È una via che conduce al Signore, un “segno” che rivela Dio.

9. Infine, cari giovani, sviluppate anche quel dialogo coltivato da tanti cristiani, dialogo fra Dio e l’essere umano, che si chiama preghiera. Praticate la preghiera. Date a Dio la gioia di ascoltarlo attentamente. La preghiera vi fortificherà, vi aiuterà a fare la volontà di Dio ed entrerete, così, ancora più intimamente nell’autentica famiglia del Signore, che vi amerà con quell’amore preferenziale di cui parla il Vangelo: “Qualcuno gli disse: “Là fuori ci sono tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti”. Ed egli, rispondendo a costui, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre»” (Mt 12, 47-50).

10. Ci sono oggi delle ragioni per credere nel matrimonio? Ma certo! Come ho detto stamattina, a Poponguine, uno dei primi gesti di Gesù all’inizio del suo ministero è stato quello di assistere a delle nozze, con sua Madre e con i suoi discepoli, per sottolineare con la sua presenza la grande considerazione che ha del matrimonio e della famiglia, uno dei beni più preziosi dell’umanità. È nel matrimonio che sboccia veramente l’amore, questa dinamica interna che spinge l’uomo e la donna a donarsi l’un l’altro in una comunione del proprio essere. Vi incoraggio, cari giovani, a prendere coscienza dell’impegno responsabile che l’amore di un uomo e di una donna presuppone. Ci vuole tempo per costruire la relazione interpersonale degli sposi, che è per tutta la vita. Il matrimonio cristiano, avendo come base la monogamia, rispetta pienamente la dignità dell’uomo e della donna. Si presenta come una scuola di perfezionamento spirituale e di santificazione reciproca: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). La famiglia è anche il luogo di formazione della persona e la culla della società. In una famiglia stabile, i figli hanno il massimo delle possibilità di crescere in maniera equilibrata. Se sono realmente amati dai loro genitori, impareranno più facilmente ad amare gli altri. In mezzo ai fratelli e sorelle, ognuno è portato a collocarsi al proprio posto, come un individuo fra gli altri, e in seguito si inserisce più facilmente nella società rispettando i diritti degli altri. La famiglia è la grande educatrice di tutta la società. Voi Africani amate la famiglia. Bisogna mantenere questo grande amore.

11. Permeata della grazia di Cristo nel sacramento del matrimonio, la famiglia viene trasfigurata al punto di diventare una cellula di Chiesa: “In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l’esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale” (Lumen gentium, 11). È da una famiglia aperta che nascono i buoni cittadini e i grandi servitori della Chiesa, i sacerdoti, i religiosi e le religiose.

12. Così come l’uomo riceve la vita e l’educazione dai propri genitori, beneficia anche dell’eredità della propria patria sul piano sociale, economico, politico e culturale. Egli deve, infatti, amare il proprio paese e compiere il proprio dovere nei suoi confronti dando prova di patriottismo e senso civico. Quale che sia la vostra vocazione, è importante che fin d’ora, alla vostra età e lì dove vi trovate, prendiate parte al cammino del vostro paese e del mondo. Preparatevi ad assumervi un ruolo mettendo al servizio dei vostri compatrioti le competenze umane, scientifiche, tecniche e professionali che state acquisendo. Si conta su di voi in diversi campi come quello dell’alfabetizzazione, della lotta contro la desertificazione e anche per la partecipazione ad altre lotte: contro il vandalismo, il razzismo o l’emarginazione.

13. Fortificate in voi i valori morali dell’onestà, della lealtà, del rispetto per gli altri e del dono di sé. Impegnatevi personalmente e in gruppo per migliorare la sorte di quelli che vi sono attorno. Per queste cose, trovate gesti concreti, per semplici che siano. Il Signore sa trasformare le iniziative più umili: il Vangelo narra che ha sfamato moltitudini intere con poco pane d’orzo e alcuni pesci portati da un ragazzo (cf. Gv 6). Con Cristo, bisogna saper andare avanti senza paura: muniti della sua forza e della sua luce, si è più preparati ad affrontare numerosi ostacoli quali la droga, l’aids, la violenza.

14. Siete interessati ai grandi eventi del mondo e desiderate promuovere la pace, l’amore e la libertà. E avete ragione. È vero che nel corso della storia l’uso delle cose temporali è stato macchiato da gravi aberrazioni. È il compito dei cristiani, è vostro compito contribuire ad edificare correttamente l’ordine temporale cercando di orientarlo verso Dio attraverso Cristo. “L’uomo vale più per quello che è che per quello che ha” ricordava il Concilio Vaticano II. “Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico” (Gaudium et spes, 35). Dicendo questo, ci riferiamo alla tecnica, al progresso scientifico, perché il progresso non potrà mai essere contro i valori etici o contro la persona umana. Questo è il grande pericolo del progresso unilaterale. Conservate, voi, un progresso equilibrato, un progresso pienamente umano, un progresso allo stesso tempo materiale e spirituale.

15. Cari amici, con l’aiuto dei vostri pastori e delle vostre guide religiose, cercate di costruire su quel fondamento saldo che è Cristo. “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6): ecco un’affermazione di Gesù che non mi stanco di ripetere ai giovani insieme alle parole di san Pietro, che aveva ben capito che Gesù era il solo Maestro da seguire senza riserve: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 69). E io ora, l’impegno che state per pronunciare sarà la vostra risposta a voi stessi, giovani del Senegal: come Pietro, con fiducia, promettete a Cristo di camminare con lui, poiché è l’unico che ha parole di Vita Eterna.

Che Dio vi benedica e che Nostra Signora di Poponguine, patrona del paese, vi accompagni nel cammino e vi aiuti a rimanere fedeli!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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