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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEL SENEGAL, MAURITANIA, CAPO VERDE E GUINEA-BISSAU

Poponguine (Senegal) - Venerdì, 21 febbraio 1992

 

Signor Cardinale, Cari Confratelli nell’Episcopato,

1. Dopo la preghiera a Nostra Signora Liberatrice insieme alla moltitudine dei pellegrini, mi è particolarmente gradito questo incontro fraterno con voi, Pastori delle diverse famiglie diocesane, in questo nuovissimo padiglione recentemente costruito nel complesso del Santuario nazionale di Poponguine. Ringrazio cordialmente Monsignor Théodore Adrien Sarr, Vescovo di Kaolack e Presidente della Conferenza Episcopale, per le sue cortesi parole. Sono felice di porgere il benvenuto a Monsignor Settimio Arturo Ferrazzetta, Vescovo di Bissau, ora membro della vostra Conferenza. Questa assume, perciò, una dimensione internazionale ancora più marcata ed esprimo il mio più fervido augurio che il vostro ministero presso il Popolo di Dio in questa parte dell’Africa ne tragga un accresciuto vigore. Parlando del senso della mia visita nel vostro messaggio del 15 agosto 1991, avete avuto la felice idea di riprendere questa dichiarazione della Redemptoris missio: “Mi sono messo in cammino sulle vie del mondo, «per annunciare il Vangelo, per ‘confermare i fratelli’ nella fede, per consolare la Chiesa, per incontrare l’uomo. Sono viaggi di fede... Sono altrettante occasioni di catechesi itinerante, di annuncio evangelico nel prolungamento, a tutte le latitudini, del Vangelo e del Magistero apostolico, dilatato alle odierne sfere planetarie»” (n. 63). Sicuramente, cari Confratelli, quale successore di Pietro nella sua missione pastorale, è una grande soddisfazione per me essere tra voi e praticare questa catechesi itinerante nella vostra stessa terra, facendo al tempo stesso, in questi giorni, conoscenza del vostro terreno di missione.

2. Ma l’annuncio della Lieta Novella è un’attività che il Papa non esercita mai da solo: egli agisce in comunione con i Vescovi che sono a lui uniti. “Tra le funzioni principali dei Vescovi - ci ricorda il Concilio Vaticano II - eccelle la predicazione del Vangelo” (Lumen gentium, 25). In unione con il Romano Pontefice, essi sono gli araldi della fede e cercano di portare a Cristo nuovi discepoli.

Infatti, la vostra parola di Vescovi è attesa: attesa dai fedeli che ne hanno bisogno per crescere nella fede; attesa dalla società cui viene proposta come luce per il suo sviluppo armonioso e per la sua ricerca di un progresso sempre più umano. L’Africa ormai è riconosciuta per sé stessa, per quanto essa offre all’insieme del mondo: possiate contribuire al suo dinamismo peculiare, in una prospettiva evangelica che dà alla vita una dimensione in grado di mobilitare tutto l’essere. Si tratta, in fondo, di una missione interiore, compiuta dall’Africa per l’Africa. Nell’attuale congiuntura di profondi mutamenti, auspico che possiate continuare con un forte slancio la vostra bella missione, più che mai attuale, di guide spirituali e di profeti portatori di speranza, nella convinzione pacifica e profonda che questo mondo è sempre amato da Dio e che con Cristo la vittoria su tutte le forze del male è già acquisita: “questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1 Gv 5, 4).

3. Dopo un periodo di feconda evangelizzazione in un contesto di dipendenza politica del vostro paese, l’Africa nera è entrata in una nuova tappa, l’evangelizzazione in un contesto di indipendenza delle vostre patrie. All’inizio, gli agenti dell’evangelizzazione furono dei missionari giunti dall’estero, che seppero circondarsi di apostoli locali. Oggi, l’Africa ha ancora bisogno, evidentemente, del concorso di missionari giunti da fuori, che lavorino in stretta collaborazione con i religiosi e i sacerdoti diocesani locali. Nel suo solenne appello, così spesso ricordato, alla Chiesa dell’Africa affinché assumesse l’opera della sua evangelizzazione, Paolo VI dichiarava nel 1969 a Kampala: “Voi Africani siete ormai i missionari di voi stessi. La Chiesa di Cristo è veramente radicata su questa terra benedetta... Dovete continuare la costruzione della Chiesa su questo continente” (Allocuzione al Simposio dei Vescovi d’Africa, n. 1). L’obbligo per la Chiesa d’Africa di essere missionaria nel proprio seno e di evangelizzare il continente implica la collaborazione tra le Chiese particolari nel contesto di ogni paese africano, tra le diverse nazioni del continente e anche di altri continenti. È in questo modo che l’Africa s’integra pienamente nell’attività missionaria.

4. Per rendere effettiva questa collaborazione missionaria, è necessario che ne abbiano piena consapevolezza i sacerdoti diocesani e i seminaristi maggiori; che essi acquistino solide convinzioni a questo riguardo, affinché considerino il dovere missionario come una componente essenziale della vita e del ministero del sacerdote diocesano. Seguendo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, i sacerdoti locali “Dimostrino prontezza e, all’occasione, si offrano generosamente al proprio vescovo, per iniziare l’attività missionaria nelle zone più lontane e abbandonate della propria diocesi o anche in altre diocesi” (Ad gentes, 20).

5. Altrettanto importanti sono la promozione e la formazione della sollecitudine missionaria presso i religiosi e i fedeli. “Dello stesso zelo siano animati i religiosi e le religiose, e anche i laici verso i propri concittadini, specie quelli più poveri” (cf. Ivi). La parrocchia nel suo complesso ha bisogno di coltivare una tale sollecitudine, poiché altrimenti rischia di perderla di vista e di non avere altro orizzonte che i bisogni dei soli battezzati. Il cristianesimo, come sapete, si è esteso in numerosi posti grazie alla scuola. Dappertutto, questa ha contribuito alla promozione umana e sociale di molti Africani che hanno avuto la libertà di entrare o no nella Chiesa cattolica. In molti paesi, il livello politico, economico o culturale attuale sarebbe molto diverso senza il contributo delle scuole cattoliche, ieri come oggi. Abbiate a cuore il sostegno delle opere scolastiche e dell’attività medica e sanitaria, opera di carità per eccellenza, che ha svolto sul vostro continente un ruolo altrettanto considerevole della scuola. Orientatevi, inoltre, verso l’autosufficienza finanziaria. Che il clero non debba assumersi da solo il peso di cercare il denaro e di gestirlo! Possano le comunità cristiane, nel loro attaccamento verso i propri Pastori, sostenerli con un salario onesto, rendendo, questi, responsabili del loro tempo e del loro modo di vivere!

6. Essendo l’evangelizzazione essenzialmente un atto, un processo di comunicazione con uno o terzi, essa non si concepisce più oggi senza l’utilizzazione metodica e competente dei mezzi di comunicazione sociale. È un argomento al quale voi siete sensibili e, nel corso della vostra visita “ad limina” del novembre 1987, vi ho incoraggiati a continuare le iniziative che avete preso in questo campo. Questo tema, che non si può restringere alle dimensioni di un solo paese, sarà affrontato all’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. La preparazione di queste riunioni continua e testimonia un impegno incoraggiante delle parrocchie, delle scuole, delle comunità della savana e di altri gruppi ancora. Colgo quest’occasione per congratularmi e ringraziare i Pastori e i fedeli del continente africano che si dedicano con generosità al servizio di questa importante iniziativa. È importante, quindi, nell’“era delle comunicazioni” come si suole chiamare la nostra epoca, far percepire le implicazioni della comunicazione oggi, al tempo stesso come fatto sociale di profonda influenza sulla cultura, sulla visione del mondo e dell’uomo, e come mezzo per l’annuncio e l’approfondimento del messaggio cristiano riunendo gli uomini nella loro diversità e nelle loro aspirazioni essenziali. La Chiesa dovrà valutare i mezzi tradizionali e moderni della comunicazione sociale di cui dispone in Africa, per impegnarsi quindi nella formazione dei comunicatori cristiani, religiosi e laici, affinché siano in grado di essere autentici testimoni del messaggio evangelico; la loro competenza professionale renderà credibile la loro testimonianza.

7. Il vostro paese, che è in un certo senso una porta oceanica dell’Africa nera, si trova al crocevia delle culture arabe, europee e nero-africane. Questo spiega quanto vi stia a cuore l’incontro delle culture con il Vangelo, altro tema della futura assemblea sinodale. Come nella Chiesa nascente, il problema dell’inculturazione è sorto quando i popoli evangelizzati prendevano, prima o poi, coscienza della loro identità culturale. Il Concilio Vaticano Secondo spiega così l’incontro della Parola di Dio con le diverse culture dei popoli della terra: “Indubbiamente, come si verifica nell’economia della incarnazione, le giovani chiese, radicate in Cristo e costruite sopra il fondamento degli apostoli, hanno la capacità meravigliosa di assumere tutte le ricchezze delle nazioni, che a Cristo sono state assegnate in eredità. Esse dalle consuetudini e dalle tradizioni, dal sapere e dalla cultura, dalle arti e dalle scienze dei loro popoli sanno ricavare tutti gli elementi che valgono a render gloria al creatore, a mettere in luce la grazia del Salvatore, e a ben organizzare la vita cristiana” (Ad gentes, 22). Con questo triplo criterio di discernimento per l’assunzione dei valori nuovi, e cioè: attitudine a glorificare Dio, a mettere in evidenza la grazia e a ordinare come si deve la vita dei battezzati, il Concilio invita le Conferenze episcopali di una stessa area socioculturale a unire i loro sforzi. L’inculturazione appare come la grande sfida per la Chiesa cattolica in Africa alla vigilia del terzo millennio. Le implicazioni di questo sono la penetrazione e il radicamento del Vangelo, l’approfondimento della fede e la diffusione della vita cristiana su tutto il continente. Questi obiettivi sono nelle vostre mani. A partire dalla linfa autenticamente ricevuta dall’Alto, si tratta di produrre frutti autenticamente africani, in unione con la Chiesa universale.

8. Infine, per la Chiesa in Africa, il dialogo interreligioso è particolarmente importante e necessario per l’evangelizzazione. Il pluralismo religioso, infatti, tocca spesso l’ambito nazionale, etnico e talvolta familiare. Soltanto un autentico spirito di dialogo presso tutti quanti sono coinvolti può impedire che siffatte diversità diventino cause di conflitto e di discordia. Conviene interessarsi innanzitutto al dialogo della vita e delle opere, in particolare delle opere di “misericordia” raccomandate dal Vangelo. Potrete ispirarvi in questo campo al documento “Dialogo e annuncio” pubblicato nel maggio 1991 dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

9. Per concludere, cari confratelli, vi rinnovo il mio incoraggiamento a offrire generosamente il tesoro del Vangelo ai popoli del Senegal, della Mauritania, di Capo Verde e della Guinea-Bissau. So di poter contare sul vostro coraggio di Pastori per guidare i vostri fratelli e sorelle dell’Africa verso la pienezza della vita e rispondere alle aspirazioni dei loro cuori.

Nell’affidarvi a Nostra Signora Liberatrice di Poponguine, vi rinnovo di tutto cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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