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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CAPI RELIGIOSI MUSULMANI

Camera di Commercio di Dakar (Senegal) - Sabato, 22 febbraio 1992

 

Cari fratelli,

Distinti rappresentanti dei Musulmani in Senegal,

1. È per me un grande piacere incontrarvi, in occasione della mia visita nel vostro bellissimo paese. Sono molto grato al popolo senegalese per la sua accoglienza tanto calorosa. Rendo grazie a Dio per aver avuto, durante il mio pontificato, molte occasioni d’incontrare capi religiosi musulmani e credenti dell’Islam. Penso alle delegazioni di Musulmani che ho ricevuto in Vaticano e agli incontri che si sono svolti durante i miei viaggi apostolici, in Africa particolarmente. Penso specialmente a quel giorno memorabile in cui ho rivolto la parola a migliaia di giovani riuniti nello stadio di Casablanca.

2. È assolutamente naturale che credenti in Dio si incontrino fraternamente in uno spirito di condivisione. Cristiani e Musulmani, con quanti seguono la religione ebraica, appartengono a quella che tutti sono d’accordo nel chiamare “la tradizione abramitica”. Nelle nostre rispettive tradizioni, Abramo è chiamato “l’amico intimo di Dio” (in arabo al-khalil). Riceve questo titolo a causa della sua fede indefettibile in Dio. Abbandonando il suo paese per andare laddove Dio lo conducesse, Abramo era animato dalla convinzione che solo a Dio è dovuta l’adorazione, a Lui soltanto l’obbedienza. Anche nelle prove, Abramo è rimasto il servitore di Dio, fedele e obbediente. Nel Concilio Vaticano Secondo, i Vescovi della Chiesa cattolica hanno adottato una dichiarazione solenne sull’atteggiamento della Chiesa riguardo ai credenti di altre religioni. A proposito dei Musulmani, questo documento afferma: “La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano anche di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce” (Nostra aetate, 3).

3. Quali comunità religiose che cercano di sottomettersi con tutta l’anima alla volontà di Dio, Cristiani e Musulmani dovrebbero vivere in pace, nella fratellanza e nella collaborazione. Sono felice di vedere che, dall’arrivo dei primi Cristiani nella sua terra, il popolo senegalese ha dato al mondo un buon esempio di questa collaborazione. L’anno scorso, nel mese di maggio, in un messaggio collettivo ai Cristiani, i Vescovi hanno segnalato quanto accade nel paese, in quanto a “sforzi reali di comprensione e di dialogo tra Cristiani e Musulmani, a incontri tra responsabili religiosi”. Essi hanno notato che dei giovani si uniscono per costruire cimiteri, moschee, chiese; che degli scolari s’impegnano in una sana emulazione a rendere le loro scuole gradevoli e pacifiche; che degli adulti collaborano per migliorare la vita e lo spirito comunitario nel paese. Vorrei aiutare e incoraggiare tutti questi sforzi per costruire una società armoniosa, poiché sono convinto che Dio, nostro Creatore, che sarà anche il nostro Giudice, desidera che noi viviamo così. Il nostro Dio è un Dio di pace, che desidera che la pace regni tra quanti vivono secondo i suoi comandamenti. Il nostro Dio è il Dio Santo, che desidera che quanti lo invocano vivano santamente, nella giustizia e nell’onestà. È un Dio di dialogo che, sin dalle origini, si è impegnato in un dialogo di salvezza con l’umanità che ha creato, un dialogo che continua oggi e che continuerà fino alla fine dei tempi. Cristiani e Musulmani, noi dobbiamo essere persone di dialogo. Come ho detto spesso, e come hanno ripetuto i Vescovi del Senegal, l’impegno nel dialogo esige innanzitutto un “dialogo di vita”, cioè l’accoglienza reciproca, il rispetto reciproco della libertà di coscienza e di culto, la condivisione, la collaborazione con cui noi testimoniamo, in quanto credenti, l’ideale cui Dio ci chiama.

4. Ma il nostro impegno nel fare la volontà di Dio ci porterà più lontano di questa vita in armonia. I problemi della vita attuale sono molti. Noi che crediamo nella bontà di Dio abbiamo il dovere speciale di affrontare questi problemi e di cercare, nel dialogo, soluzioni che rendano la società moderna più giusta, più umana, più rispettosa della libertà, dei diritti e della dignità di ogni individuo. Tra questi problemi, alcuni sono di ordine economico. In quanto credenti, noi dobbiamo avere un’attenzione particolare verso quanti vivono nella povertà. In un mondo in cui alcuni vivono nell’abbondanza mentre ad altri manca lo stretto necessario per sopravvivere, Cristiani e Musulmani devono studiare insieme il problema della ripartizione dei beni secondo la giustizia. Noi dobbiamo essere attenti al ruolo dei governi che hanno la responsabilità di sviluppare il loro paese per il bene di tutti. Dobbiamo promuovere dappertutto i valori dell’onestà, del rispetto della vita umana e del suo ambiente indispensabile. Dobbiamo vegliare affinché tutti i cittadini, senza discriminazioni di razza, di religione, di lingua o di sesso, possano avere una vita di famiglia santa e degna, che tutti abbiano le stesse possibilità nei campi dell’educazione e della salute e la possibilità di contribuire al bene comune.

5. Una delle maggiori piaghe dell’umanità, in questo secolo che volge al termine, è quella della guerra. Quante vite perse, distruzioni prodotte, quanta collera e risentimento suscitati da tanti conflitti! Quanti uomini, donne e bambini hanno perso il loro pane quotidiano, la loro casa, i loro averi e persino la loro patria a causa delle guerre! Cristiani e Musulmani hanno un dovere speciale di agire in favore della pace, di collaborare nella creazione di strutture sociali, nazionali e internazionali, che possano ridurre le tensioni e impedir loro di sfociare in conflitti sanguinosi. Per questa ragione, incoraggio Cristiani e Musulmani a prendere parte attiva in incontri interreligiosi e in organismi che hanno come scopo quello di lavorare e di pregare per la pace.

6. Non tutti i bisogni dell’umanità sono di ordine materiale. Questo gli adoratori di Dio sono i primi a riconoscerlo. Nel nostro mondo di oggi, c’è molta sofferenza morale. Molte persone si sentono disorientate, disperate, isolate e abbandonate. Molti hanno perso il senso di un Dio che è attento a loro, un Dio Clemente e Misericordioso. Noi, per i quali Dio è una realtà, la realtà più profonda della nostra vita, dobbiamo testimoniare senza sosta che Dio è presente al centro della vita umana. Noi non crediamo in un Dio corrucciato che sparge il terrore nel cuore degli uomini, né in un Dio assente dai problemi di questo mondo. Noi crediamo in un Dio che è buono, un Dio presente, che desidera guidarci sul cammino che meglio ci conviene. È vero, come ho detto a Casablanca, che la “lealtà esige anche che noi riconosciamo e rispettiamo le nostre differenze. La più fondamentale è evidentemente la visione che noi abbiamo della persona e dell’opera di Gesù di Nazaret” (n. 10). Per i Cristiani, è Lui che ci fa conoscere Dio come Padre, è da Lui che noi riceviamo lo Spirito, è anche grazie a Lui che noi entriamo nell’intimità di Dio. Noi crediamo che Egli è Signore e Salvatore. Sia gli uni che gli altri, crediamo che Dio è pieno di misericordia per coloro che si sono persi, ma che si volgono verso di Lui in uno spirito di umiltà e di pentimento. Ecco una lieta novella, un messaggio per quanti cercano una fede che possa dare senso e direzione alla loro vita. Per offrire un contributo specificamente religioso alla società, il dialogo tra Cristiani e Musulmani dev’essere sviluppato. Noi dobbiamo essere pronti a parlarci apertamente e con tutta franchezza e dobbiamo ascoltarci reciprocamente con molta attenzione e rispetto. Lo scorso marzo, ho ricevuto una bella lettera di Sua Eccellenza il Signor M. Hamid Algabid, Segretario generale dell’Organizzazione della Conferenza islamica (OCI), in cui ha assicurato “la disponibilità dei paesi membri dell’OCI a collaborare con la Santa Sede per far progredire la pace e consolidare il dialogo islamico-cristiano”. Noi accogliamo volentieri questa offerta di collaborazione e incoraggiamo i Cristiani, dappertutto nel mondo, a cooperare con i Musulmani in questo senso.

7. L’onestà mi porta ad ammettere che Cristiani e Musulmani non si sono sempre comportati reciprocamente in un modo che riflette l’immensa bontà di Dio. In certe regioni del mondo vi sono ancora tensioni tra le nostre due comunità e i Cristiani sono vittime di discriminazioni in molti paesi. Il dialogo islamico-cristiano deve progredire per giungere a questa vera collaborazione, per assicurare il reciproco rispetto della libertà di coscienza e di culto, con uguaglianza di trattamento fra tutti, qualunque sia il luogo di residenza. Ancora una volta, vorrei ricordare la dichiarazione Nostra aetate: “Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e a promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (n. 3). Riprendo oggi, dinanzi a voi, questo appello. Compiamo insieme uno sforzo sincero per giungere a una comprensione mutua più profonda. Che la nostra collaborazione in favore dell’umanità, iniziata nel nome della nostra fede in Dio, sia una benedizione e favorisca tutto il popolo!

8. Vorrei concludere questo incontro con un’invocazione che riflette le aspirazioni spirituali comuni ai Cristiani e ai Musulmani:

O Dio, Tu sei il nostro Creatore.
Tu sei buono e la tua misericordia non ha limiti.
A Te la lode di ogni creatura.
O Dio, Tu ci hai donato una legge interiore secondo la quale noi dobbiamo vivere.
Fare la tua volontà significa adempiere al nostro compito.
Seguire i tuoi cammini significa conoscere la pace dell’anima.
A Te noi offriamo la nostra obbedienza.
Guidaci in tutte le opere che iniziamo sulla terra.
Liberaci dalle propensioni maligne che sviano il nostro cuore dalla tua volontà.
Non consentire che ci allontaniamo da Te.
O Dio, giudice di tutta l’umanità, aiutaci a far parte dei tuoi eletti l’ultimo giorno.
O Dio, autore della giustizia e della pace, accordaci la vera gioia, l’amore autentico e una durevole solidarietà tra i popoli.
Colmaci dei tuoi doni per sempre. Amen!

Che il Dio della Misericordia, il Dio dell’Amore, il Dio della Pace benedica ognuno di voi e ogni membro delle vostre famiglie!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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