The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale «Yundum» di Banjul (Gambia)
Domenica, 23 febbraio 1992

 

Vostra Eccellenza Presidente Jawara,
Vescovo Cleary, Cari amici,

1. È con il cuore pieno di gioiosa gratitudine a Dio che sono giunto in Gambia. Ho baciato la terra del vostro paese come segno di stima, come espressione di cordiale amicizia verso voi tutti. Signor Presidente, apprezzo profondamente le sue gentili parole di benvenuto, nelle quali ho udito l’eco della calda ospitalità e dei nobili sentimenti di tutti i Gambiani. Saluto lei, i membri del Governo e le autorità civili, e la ringrazio per tutto ciò che ha fatto per rendere possibile questo viaggio. I miei cordiali auguri vanno a tutti i presenti e a coloro che ascoltano la mia voce per radio.

2. So che sono giunto in un paese che ha una fiera tradizione di coesistenza pacifica tra le sue genti, un paese nel quale gli ideali di tolleranza, giustizia e libertà sono tenuti nella massima considerazione. Vi siete impegnati nel compito difficile ma vitalmente necessario dello sviluppo sociale ed economico per il bene di tutto il vostro popolo. Prego per il successo di questi sforzi, fiducioso che i Gambiani sapranno affrontare le sfide del presente con la saggezza e la determinazione che segnano la loro eredità culturale e spirituale. Io posso solo incoraggiare i responsabili per il benessere della società gambiana a continuare a farsi guidare da una visione coerente del bene comune, che in definitiva implica una viva consapevolezza della dignità e dei diritti della persona: di tutti gli individui senza discriminazione, con particolare sensibilità per le necessità dei membri più deboli della società (cf. Centesimus annus, 47). Il rispetto per la persona umana, per i diritti e le libertà dell’individuo, è al centro del sistema di governo democratico multipartitico al quale siete profondamente legati. Come risultato, tutti i cittadini possono sentirsi veramente a casa nella propria terra, e possono contribuire effettivamente al benessere del loro paese e lavorare per il suo buon nome nella comunità internazionale. Possono appoggiare gli sforzi della nazione nell’allacciare migliori relazioni con altri paesi vicini e lontani. A questo proposito, Signor Presidente, desidero riconoscere il pregio dei suoi risoluti tentativi per trovare una soluzione al triste conflitto in Liberia. Dio porti pace e giustizia in quella terra così duramente provata!

3. Naturalmente, la mia visita ha un significato particolare per la comunità cattolica della Gambia. Come Papa, il Successore di San Pietro, devo essere per la Chiesa intera un “principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione” (Lumen gentium, 18). Desidero molto pregare con il Vescovo Cleary e tutti i miei fratelli e sorelle nella fede. Desidero rafforzarvi nella fedeltà al Vangelo di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, nelle loro salde tradizioni di servizio alla società gambiana. I cattolici nella Gambia si reputano veri figli e figlie di questa terra, parte integrante di quella famiglia che è la nazione gambiana. Si uniscono orgogliosamente ai loro fratelli e sorelle nell’intonare il vostro Inno Nazionale: “Che la giustizia guidi le nostre azioni verso il bene comune, e unisca i nostri diversi popoli per provare la fratellanza umana”. La fratellanza fra tutti i cittadini di un paese è veramente una condizione essenziale per il benessere e lo sviluppo di quel paese. Una politica di giustizia, solidarietà e servizio del bene comune è il cammino lungo il quale la società gambiana può muovere con fiducia verso una prosperità sempre più diffusa e una pace stabile. La comunità cattolica continuerà a fare tutto il possibile per promuovere uno sviluppo che sia vantaggioso per tutti e porti a una società veramente degna dell’uomo. La nostra fede in Cristo ci induce a portare la testimonianza del “vangelo della pace” (Ef 6, 15), obbedendo a colui che ha detto: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9).

4. In questo momento di felice incontro con la Gambia, desidero rivolgere una speciale parola di stima e amicizia a tutti i membri della comunità musulmana. Vi sono grato per la presenza così numerosa a questo incontro di oggi, e so che ciò riflette le buone relazioni esistenti qui fra le due tradizioni. La Chiesa Cattolica ovunque, anche qui in Gambia, accoglie favorevolmente le occasioni per cristiani e musulmani di conoscersi meglio, di condividere la loro venerazione a Dio, e di cooperare al servizio della famiglia umana. I cattolici gioiscono per la libertà religiosa che distingue la vostra società, e che fa sì che la maggioritaria comunità musulmana e la comunità cristiana possano vivere insieme con rispetto e armonia. Come il Patriarca Abramo, noi siamo tutti pellegrini in cammino che cercano di fare la volontà di Dio in tutto. Pur essendo diversi in molti aspetti, ci sono elementi importanti delle nostre rispettive fedi che possono servire come basi di un dialogo fruttuoso e rafforzare lo spirito di tolleranza e aiuto reciproco. In occasione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho pubblicato un Messaggio in cui ho scritto: “Nei libri sacri delle diverse religioni il riferimento alla pace occupa un posto rilevante nel quadro della vita dell’uomo e degli stessi suoi rapporti con Dio... Si può dire che una vita religiosa, se è autenticamente vissuta, non può non produrre frutti di pace e di fraternità, perché è nella natura della religione promuovere un vincolo sempre più stretto con la divinità e favorire un rapporto sempre più solidale tra gli uomini” (op. cit., 2). Fiducioso in questa convinzione, rinnovo un appello che ho fatto molte volte: La buona volontà e la pace governino le nostre relazioni! Non ci abbandoni mai la volontà di parlarci e ascoltarci a vicenda! La coscienza di ogni individuo sia completamente rispettata, affinché l’immagine di Dio in ognuno possa risplendere e produrre abbondanti frutti di giustizia, pace e amore! C’è molto che noi possiamo e dobbiamo fare insieme!

5. Il mondo sta attraversando un periodo di cambiamenti economici e di rapporti politici, un periodo non privo di gravi problemi e persino di timori per il futuro. Di conseguenza, e nonostante le sue immense risorse umane e naturali, l’Africa si trova in difficoltà nell’affrontare le vecchie sfide della povertà, la fame e le rivalità etniche, e le nuove sfide del materialismo, la tragica diffusione dell’AIDS e l’attacco mortale della cultura della droga. La Santa Sede coglie ogni occasione per ricordare alla comunità internazionale che non deve essere distratta al punto da trascurare i suoi doveri verso questo continente. Per questa ragione, durante la mia visita in Senegal, ho richiamato nuovamente l’attenzione sulle necessità urgenti della Regione del Sahel. Chiedo ai paesi sviluppati di dare assistenza dove sia necessaria, ma anche di condividere le loro capacità, tecnologia e esperienza, in modo che gli stessi Africani possano essere i principali artefici del loro progresso. Chiedo ai leader dell’Africa di promuovere l’istruzione a ogni livello, affinché la loro gente possa avere la conoscenza e la competenza tecnica necessarie ad assicurare un vero progresso.

6. Signor Presidente, cari amici: la mia preghiera per voi e per tutti i Gambiani è che andiate avanti e costruiate una comunità nazionale che sia un rifugio di fratellanza e di pace. Voglia Iddio che la Gambia sia sempre un paese sicuro e felice per il suo popolo, una terra ospitale dove il rispetto per la dignità della persona umana venga prima di tutti gli altri interessi e preoccupazioni.

Dio conceda al Gambia le sue abbondanti benedizioni!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

top