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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI, I SEMINARISTI E I LAICI
 NELLA
CATTEDRALE DELL’ASSUNTA

Banjul (Gambia) - Domenica, 23 febbraio 1992

 

Caro Vescovo Cleary e miei fratelli nell’Episcopato,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. Oggi Dio mi dà la grazia di vedere con i miei occhi il vostro fervore e la vostra devozione e di unire la mia voce alla vostra per lodare il suo Santo Nome. Voi siete “i capi e i lavoratori nell’apostolato missionario” (Redemptoris missio, 6) qui, nella Diocesi di Banjul. Quale Successore dell’Apostolo Pietro, sono venuto a confermarvi nel vostro servizio di predicare Cristo. Rivolgo i miei cordiali saluti a ciascuno di voi: al Vescovo Cleary, ai sacerdoti, ai religiosi, ai seminaristi, ai catechisti e ai dirigenti laici che si sono riuniti per la celebrazione dei Vespri in questa Cattedrale dedicata all’Assunzione della Beata Vergine Maria.

2. Stasera facciamo nostre le parole del Salmista: “renderemo grazie al Signore con tutto il nostro cuore”, adoriamo Colui le cui opere di salvezza sono “grandi” e “splendore di bellezza” (Sal 111, 1-3). Qui, in questa congregazione, il Signore “ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi” (Sal 111, 4). Siamo pieni del ricordo di come Egli “mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere, gli diede l’eredità delle genti”, di come “mandò a liberare il suo popolo” (Sal 111, 6. 9 a).

Mentre cantiamo insieme questo inno di ringraziamento, siamo particolarmente consapevoli dei molti modi in cui il Signore ha portato la redenzione alla Gambia, in quest’angolo della sua amata Africa. La parola di Dio ha progredito e ha ottenuto il suo scopo. Come ha proclamato il Profeta, questa parola non torna vuota a Dio (cf. Is 55, 11). Tutti voi potete testimoniare che essa ha messo radici nella Gambia, ha trovato una dimora nei cuori e nelle menti, nei pensieri e nelle azioni di tanta gente di questo paese.

3. Quanti accolgono la parola di Dio riconoscono di avere l’obbligo di trasmettere questa parola agli altri. Il più grande dei missionari, l’Apostolo Paolo, ha dato voce a questa “legge” della vita cristiana quando ha spiegato che, nel predicare ai Corinzi, egli ha dato loro ciò che egli stesso aveva ricevuto (cf. 1 Cor 11, 23; 15, 3). Avendo accolto la Buona Novella, anche voi dovete trasmettere questo tesoro dei vostri cuori agli altri. Questa devozione alla parola di salvezza ha spinto i primi missionari a portare il Vangelo alla Gambia nonostante le sofferenze e i pericoli che ciò comportava. I vostri predecessori nella missione avrebbero potuto unirsi a San Paolo nell’enumerare le prove e le difficoltà, la fame e la sete, i pericoli sul mare e i pericoli nel deserto (cf. 2 Cor 11, 23-27) che hanno dovuto soffrire per poter portare la parola di Dio ai loro fratelli e alle loro sorelle gambiani. L’amore li ha spinti ad assumersi il compito dell’evangelizzazione. Il loro modo di rendere grazie per questo dono prezioso era di condividerlo. Lo stesso amore ardente deve essere la forza che motiva tutti i vostri sforzi per far conoscere Cristo. La Lettera Enciclica Redemptoris missio ribadisce questa mia convinzione: “Chi ha spirito missionario sente l’ardore di Cristo per le anime... è spinto dallo zelo che si ispira alla carità stessa di Cristo” (n. 89). Una volta catturati da questo amore, come Pietro e Giovanni, non possiamo fare a meno di parlarne (cf. At 4, 20); e come Paolo ognuno di noi deve dire: “Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9, 16). Infatti, come possiamo riposare finché tutti coloro che Cristo vuole chiamare suoi, non avranno sentito parlare del suo amore?

4. Cari fratelli Sacerdoti: avete dedicato le vostre vite al servizio del Vangelo in questo paese. Ciascuno di voi porta in questa preghiera serale di lode e di ringraziamento i propri ricordi delle volte in cui è stato lo strumento perché la parola di Dio fosse accolta nei cuori degli altri, soprattutto attraverso l’offerta del Sacrificio Eucaristico e la celebrazione del Sacramento della Penitenza. Non cessate mai di essere grati a Dio per il sacerdozio e non scoraggiatevi mai di fronte agli ostacoli. Certo, la messe è molta, e il presbiterio di Banjul è un piccolo gruppo. C’è così tanto da fare per il Maestro, molto di più di quanto non possiate fare da soli. Ma quando avrete pregato il Signore della messe di mandare più operai, e quando vi sarete affidati alla sua cura, andate avanti con fiducia. L’opera è di Cristo. È lui che farà crescere i frutti (cf. 2 Cor 9, 10). Vivendo con speranza, noncuranti della via che il mondo giudica come successo o fallimento, rimarrete fedeli all’eredità dei sacerdoti che hanno servito qui prima di voi. Anche loro erano pochi di numero, le loro risorse erano scarse, e grandi le difficoltà che dovevano affrontare; e così diventa più che mai evidente che quanto loro hanno fatto veniva da Dio, non da loro stessi. Ai sacerdoti che sono i figli nativi della Gambia rivolgo un saluto particolarmente cordiale. Nella vostra predicazione e nella vostra celebrazione dei sacramenti, nella vostra istruzione ed esortazione, l’unico Vangelo predicato dalla Chiesa universale ha assunto un “accento” spiccatamente gambiano. Quando il Signore si rivolge ai vostri compatrioti attraverso di voi, essi trovano più facile riconoscere che il suo invito non è qualcosa di strano o di alieno. Essi odono più chiaramente di essere chiamati a una vita che è il compimento e la perfezione di tutto ciò che è nobile e degno nella vita gambiana. Cari Seminaristi: da tutto quello che ho detto ai sacerdoti, avete chiaramente compreso che la vita a cui aspirate è quella di essere araldi di Cristo, predicatori del suo Vangelo e ministri dei suoi sacramenti (cf. Presbyterorum ordinis, 4-5). Il vostro servizio al Regno di Dio in questo tempo si misura con la devozione e lo zelo che mettete nella preghiera, negli studi e nella formazione pastorale che costituiscono il programma del seminario. Diventerete pastori sulle orme di Cristo, il Buon Pastore, solo se subordinerete i vostri progetti alle responsabilità che la Chiesa vi affiderà, e solo se tutte le vostre parole e azioni saranno dirette a portare gli altri al nostro Eterno Padre.

5. È una gioia particolare per me rivolgere una parola di profonda stima e incoraggiamento ai religiosi e alle religiose: ai sacerdoti e ai fratelli della Congregazione dello Spirito Santo, che è presente nella Gambia fin dal 1848, ai fratelli cristiani che sono giunti più di recente; alle figlie spirituali della Beata Anne-Marie Javouhey, le Suore di San Giuseppe di Cluny, che continuano a lavorare qui sull’esempio della loro Fondatrice; alle Suore della Presentazione di Maria, le Suore di San Giuseppe di Annecy, le Suore Mariste e le Suore Scolastiche di Nostra Signora. Non posso fare a meno di menzionare con gratitudine i molti missionari che adesso e in passato sono giunti dall’Irlanda, tra cui il primo Vescovo di Banjul, Michael Maloney, recentemente scomparso e ricordato con affetto. Vi ringrazio tutti a nome della Chiesa per la testimonianza della vostra consacrazione e il vostro generoso apostolato. In seno alla Chiesa, i religiosi rendono una speciale testimonianza a Cristo attraverso il loro esempio di castità, povertà e obbedienza per amore del Regno. I consigli evangelici rivelano il cuore del Vangelo: la Buona Novella che Dio ci ama e che ci invita a corrispondere il suo amore con il dono totale di noi stessi. La vita religiosa è quindi, per sua vera natura, apostolica. I diversi compiti pastorali e apostolici che assolvete, il vostro insegnamento, le vostre opere di carità e di cristiano servizio, sono espressioni di questo amore. Tutte le vostre attività quindi devono scaturire dalla preghiera e dalla contemplazione. San Giovanni ci ricorda che quanti vengono inviati ad annunziare la parola di vita, lo fanno testimoniando ciò che sono giunti a conoscere personalmente e intimamente. Egli dice: “Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi” (1 Gv 1, 3). Cari religiosi, sappiate che occupate un posto speciale nel cuore del Papa. Forse quanti di voi sono venuti nella Gambia da molto lontano talvolta si chiedono se valga la pena di fare quel che stanno facendo. Cari missionari: posso solo assicurarvi che il vostro sacrificio è assai gradito agli occhi del Signore. Voi siete stati messi da parte perché tutti fossero salvati e conoscessero la verità (cf. 1 Tm 2, 4). Abbiate fiducia nella vostra speciale vocazione! (cf. Ad gentes, 23). Ogni giorno prego sinceramente che Dio sostenga con la sua misericordiosa presenza gli uomini e le donne “in missione”, spesso in situazioni difficili, remote, esigenti. Il Figlio di Dio, che ha accettato generosamente la sua missione di venire in mezzo a noi, non vi lascerà senza “la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano” (Gc 1, 12).

6. Il Papa è venuto da voi, catechisti della Gambia, per affermare il valore inestimabile di tutto ciò che fate per diffondere la conoscenza della fede. In molti casi voi siete i primi messaggeri del Vangelo a quanti non sono cristiani. Da voi essi ricevono la loro prima impressione di ciò che significa essere cristiani. È con il vostro esempio che il Signore parla in modo chiaro e persuasivo. È mia speranza che una ferma convinzione dell’importanza dell’aiuto che date alla Chiesa vi porti a studiare il suo insegnamento in modo sempre più diligente, affinché possiate offrire a chi chiede, ai catecumeni e ai battezzati la piena ricchezza della vostra fede apostolica. Prendete nuovo coraggio; siate forti contro ogni forma di abbattimento. Grazie per la vostra indefettibile fedeltà alla Chiesa!

7. Alcuni membri del Corpo di Cristo sono esclusivamente dediti alla predicazione della parola (cf. At 13, 2), ma ogni cristiano è “testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa” (Lumen gentium, 33). Ciò significa che i dirigenti laici di questa Chiesa locale hanno il loro indispensabile ruolo da assolvere nel proclamare la parola di Dio nella Gambia. Così - con le parole del Concilio Vaticano II - faccio appello a voi, membri del laicato, perché siate “davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo” (Lumen gentium, 38). Nell’impegnarvi al fine di ordinare le cose nei vari settori della società della Gambia secondo la Nuova Legge di Cristo, voi portate i vostri concittadini faccia a faccia col Vangelo. La rivelazione di Dio, così come risplende nelle vostre case e attività lavorative, scuole e fattorie, eserciterà il potere che le è proprio di attrarre i cuori che sono ben disposti. Tutti i membri della Chiesa sono chiamati a vivere in comunione, poiché nonostante siamo molti, noi formiamo un unico corpo in Cristo (cf. 1 Cor 12, 12-27). Restate uniti nell’amore e cercate di superarvi l’un l’altro solo nell’umile servizio.

8. Cari amici in Cristo: mentre celebriamo la Liturgia delle Ore siamo uniti nell’adorazione che tutta la Chiesa tributa alla Santissima Trinità. Rendiamo grazie perché la famiglia di Dio nella Gambia sta crescendo attraverso la vostra fedeltà alla grazia di Dio. Con la vostra devozione nel diffondere la parola di Dio, risplende l’essenziale dimensione missionaria della Chiesa ed essa risponde nuovamente alla raccomandazione del Signore: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15). Insieme canteremo il Cantico di Maria, il Magnificat, unendo le nostre voci alla sua nella lode di Dio per le grandi cose che ha compiuto per salvare il suo popolo. Maria era con gli Apostoli in quel Giorno di Pentecoste, quando per la prima volta uscirono coraggiosamente a proclamare il Signore Gesù. Per duemila anni Lei, la Regina degli Apostoli, non ha mai cessato di vegliare sulla diffusione della Buona Novella. Affido alla sua potente intercessione l’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Vi chiedo di pregare con me affinché essa conceda a quanti contribuiscono a questa Assemblea una chiara comprensione della missione evangelizzatrice della Chiesa in Africa e la forza di rispondere generosamente. Vi chiedo di fare vostra questa intenzione, soprattutto quando recitate il Rosario, una preghiera molto efficace, una preghiera che ha qui una forte tradizione e che dovete impegnarvi a preservare e veder crescere (cf. Familiaris consortio, 61).

A voi, e a quanti di voi, come Maria, sono gli umili servitori della Parola di Vita, imparto la mia benedizione apostolica.



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