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VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E GUINEA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NELLA «ST. AUGUSTINE’S HIGH SCHOOL»

Banjul (Gambia) - Domenica, 23 febbraio 1992

 

Giovani della Gambia, non potevo mancare a questo incontro con voi.

1. Sono felice che questo incontro possa aver luogo qui, presso la Scuola Superiore di Sant’Agostino, quale segno di apprezzamento e di gratitudine per il lungo impegno della Chiesa nel campo dell’istruzione nella Gambia. Saluto ciascuno di voi. E saluto tutti i giovani che mi stanno ascoltando alla Radio. Sono venuto da voi quale messaggero di nostro Signore Gesù Cristo, quale Successore dell’Apostolo Pietro che ha il compito di confermare la Chiesa nella fede, nell’unità e nell’amore. Nel nome del Signore desidero incoraggiare voi, giovani cristiani della Gambia, nella vostra fedeltà al Vangelo e nel vostro amore alla Chiesa. E desidero incoraggiare tutti voi, Cristiani e Musulmani, a perseguire quei grandi ideali che vi consentiranno di impegnarvi insieme alla costruzione di un mondo migliore.

Sono grato ai vostri rappresentanti per le loro cortesi parole di benvenuto, e per i fiori e il dono che mi hanno offerto a vostro nome.

2. Prima di venire qui, ho cercato di informarmi il più possibile su di voi. Volevo capire le vostre speranze, le vostre paure, le vostre aspirazioni e le difficoltà che affrontate mentre crescete e prendete il vostro posto nella società. Ero interessato soprattutto a conoscere come vivete la vostra fede cristiana, fino a che punto seguite gli insegnamenti di Gesù, come i giovani Cristiani e Musulmani della Gambia condividono le medesime preoccupazioni e sono aperti gli uni verso gli altri alla ricerca del bene del vostro paese e del suo popolo. Adesso vedo i vostri volti sorridenti e ascolto le vostre voci gioiose. Siete veramente una grande speranza per il futuro! Vi siete preparati a questo incontro meditando sul tema della Visita Pontificia: “Siate il sale della terra; siate la luce del mondo!”. Riflettiamo insieme su alcune implicazioni di questo invito evangelico. Il sale è utile se dà sapore al cibo; la luce è utile se caccia le tenebre. Gesù era molto energico quando diceva: “Se il sale perdesse il sapore... a null’altro serve che ad essere gettato via” (Mt 5, 13). Quindi dice che la gente non accende la lampada per nasconderla sotto il moggio. Ciò ne annullerebbe lo scopo. Anzi, la mettono su un “lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5, 15). Sia il sale che la luce devono contribuire a migliorare le cose. È ciò che ci si aspetta dai giovani della Gambia. Molto dovete fare per voi stessi, per la Chiesa, per il vostro paese.

3. Ma dove troverete la forza e lo stimolo per lavorare per il benessere e l’autentica felicità degli altri, senza mai arrendervi alle difficoltà e allo scoraggiamento? Il Vangelo di San Giovanni ci narra il meraviglioso racconto di quel che Gesù ha fatto per una persona che ha incontrato nelle strade di Gerusalemme: un “uomo cieco dalla nascita” (cf. Gv 9, 1-41). Gesù spalma di fango le palpebre dell’uomo e lo manda a lavarsi nella vicina piscina di Siloe. Tutta la storia del miracolo vuole offrirci un insegnamento su Gesù stesso. Lui dice: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (cf. Gv 9, 5). Gesù dà all’uomo la vista affinché noi possiamo comprendere che soltanto Lui può darci la luce di cui abbiamo bisogno per vedere le cose come realmente sono, per comprendere la piena verità su noi stessi e sugli altri, sulla nostra vita e il suo destino. Gesù è veramente la nostra luce. Nel Vangelo di San Giovanni Egli dice: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). Il nome della piscina, “Siloe”, significa “mandato”: e Gesù è colui che è stato mandato dal Padre per la vita del mondo (cf. Gv 6, 51). La piscina in cui l’uomo deve lavarsi gli occhi è un simbolo del ruolo di Gesù come Messia, come Colui che è stato mandato per lavar via i peccati del mondo, per redimerci attraverso la sua Morte e Resurrezione, per purificarci attraverso le acque del Battesimo.

4. Meditiamo sull’esperienza del cieco. Non ha ancora visto Gesù, può soltanto ascoltare la sua voce e sentire le dita del Signore che gli spalmano gli occhi. Ma “andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (Gv 9, 7). Immaginate la sua gioia e la sua sorpresa mentre guardava il mondo per la prima volta! Le persone che gli stavano intorno volevano sapere come fosse stato guarito. Lui dice loro che è stato “quell’uomo che si chiama Gesù” (Gv 9, 11). Ma quando gli chiedono dove sia Gesù, l’uomo non sa rispondere. Deve ammettere: “Non lo so” (Gv 9, 12). Il cieco nato ha già ricevuto un gran dono dal Signore, ma molto dovrà ancora accadere prima che lui veda effettivamente Gesù e creda pienamente in Lui. Innanzitutto deve resistere all’opposizione dei farisei. Poi anche i suoi genitori si spaventano, e lo difendono soltanto debolmente. L’uomo guarito non ha ancora una piena risposta per le accuse che si levano contro Cristo. Ha soltanto un argomento, il fatto che Gesù lo ha guarito. “Una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo” (Gv 9, 25). Ha una certezza, che Gesù è un uomo buono, un profeta: “Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla” (Gv 9, 33). Vedendo che difendeva pubblicamente Gesù, i farisei “lo cacciarono fuori” (Gv 9, 34). Il cieco adesso era libero di seguire Cristo, ma stava cominciando a pagare il prezzo di essere un discepolo. Quindi il Vangelo ci dice qualcosa di veramente bello: “Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori” (Gv 9, 35). Il Signore non perde mai contatto con i suoi seguaci. Non li abbandona mai. Quando sono soli e si sentono perduti, Lui li va a cercare. Questa è l’opera del Buon Pastore e di quanti prendono il posto di Capo Pastore nella vita della Chiesa. Gesù andò a cercare l’uomo che aveva guarito, “e incontratolo gli disse «Tu credi nel Figlio dell’uomo?»” (Gv 9, 35). Qui veniamo al cuore del messaggio evangelico. Voi credete? È la stessa domanda che Gesù rivolge oggi ai giovani cattolici della Gambia. La vostra fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio e il Figlio di Maria, è abbastanza salda da dare significato e orientamento alle vostre vite? Da farvi superare la paura e la solitudine? Da riempirvi di un desiderio ardente di servire il suo Regno e di renderlo presente nelle vostre vite, nelle vostre famiglie, nella società? Ricordate, l’uomo non aveva ancora visto Gesù. Ma il suo cuore è pieno del desiderio di conoscere Colui che ha fatto per lui questa grande cosa. Domanda: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?” (Gv 9, 36). E qui c’è il grande momento in cui Gesù si rivela: “Colui che parla con te” (Gv 9, 37). Quando siamo aperti, la luce di Cristo penetra nei nostri cuori. Quando lo scopriamo come la Via, la Verità e la Vita, veniamo trasformati (cf. Gv 14,6). La verità di Dio ci insegna la saggezza; il suo amore ci riempie di certezza e di un grande desiderio di fare ciò che lui vuole da noi e di condividere con gli altri la nostra scoperta, affinché anch’essi possano avere la meravigliosa esperienza di incontrare il Signore. L’uomo guarito professa la sua fede: “Io credo, Signore” (Gv 9, 38). A questo punto, adora Gesù e tutto un nuovo mondo si apre dinanzi a lui. Entra in un nuovo rapporto con Dio. Non dubiterà mai più dell’amore unico di Dio per lui. Adatterà in tutti i modi la sua vita alla volontà di Dio, a seguire Cristo, a impegnarsi per la venuta del Regno di Dio nel cuore di tutti quelli che incontra. Gesù vi sta chiamando proprio a questo incontro di fede.

5. Come i giovani di tutto il mondo, i giovani della Gambia hanno molti problemi. Siete preoccupati per il vostro futuro. Talvolta siete tentati da false promesse di felicità nell’abuso di droga e alcol, o al cattivo uso del meraviglioso dono divino della sessualità umana. Queste sirene illusorie di una liberazione e di un progresso presunti hanno già tradito milioni di giovani come voi in altre parti del mondo. Rubandogli i loro ideali giovanili e il loro senso di responsabilità e di sfida, questi pericolosi modelli di felicità hanno portato molti giovani uomini e donne in un terribile stato di frustrazione e alienazione. Soprattutto, un falso “vangelo” di materialismo viene “predicato” ai giovani a gran voce. Esso afferma che la felicità dipende dall’avere un numero sempre maggiore di cose materiali e che il benessere materiale, comunque lo si ottenga, è la misura del valore di una persona. Niente potrebbe essere più lontano dal vero! La vera felicità riguarda l’“essere”, non l’“avere”!

6. Qual è dunque il messaggio del Papa per voi? Che siate quello che siete! Siete tutti figli di Dio, e ciascuno di voi ha un compito da assolvere per la Chiesa e la società. Dio vi ha dotati di molti doni e talenti, che dovete sviluppare per la sua gloria e per il bene della Gambia. Devo qui ricordarvi di approfittare di ogni opportunità di studiare bene e di educare voi stessi per il compito che la vita vi riserverà. So che alcuni di voi potrebbero dover abbandonare il paese alla ricerca di impiego e di opportunità altrove, ma è anche vero che, per quanto possibile, la vostra vitalità e la vostra preparazione professionale sono necessarie qui, nel vostro paese natio, a servizio della vostra patria. Ad alcuni di voi il Signore può offrire il dono tutto particolare di una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa. Ascoltate la sua voce! Una tale chiamata esige grande sacrificio e assoluta generosità. Ma ricordate la promessa che Gesù ha fatto a Pietro e agli altri discepoli: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19, 29). Che il Signore conceda a molti di voi la luce di scoprire questa grazia unica nelle vostre vite! Nessuno deve pensare di non aver nulla da offrire. Tutti voi, Cristiani e Musulmani, siete chiamati a fare delle vostre famiglie e della stessa società, luoghi in cui Dio sia veramente presente, dove la giustizia e la pace esistano veramente, e dove le persone siano mosse da uno spirito di amore e di mutuo rispetto. Il mio messaggio ai giovani della Gambia è questo:

Siate il sale della terra! Siate la luce del mondo!

Siate per la Gambia il segno che il rispetto per la legge di Dio è l’unico autentico cammino di pace e prosperità per il suo popolo. Questo è quel che il Papa e la Chiesa si attendono da voi. Questo è quello di cui il vostro paese ha bisogno da voi.

Dio benedica ciascuno di voi.

Dio benedica i vostri genitori, le vostre famiglie, i vostri insegnanti, e quanti hanno a cuore il vostro benessere. Dio benedica la Gambia.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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