 |
VIAGGIO PASTORALE IN SENEGAL, GAMBIA E
GUINEA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON I GIOVANI GUINEANI
Palazzo del Popolo di Conakry (Guinea) - Lunedì, 24 febbraio 1992
Cari giovani della Guinea,
1. Sono felice di vedervi riuniti così numerosi. Voi mostrate tutta la
vitalità, tutta l’amicizia del vostro popolo. Grazie per la vostra accoglienza.
Tra voi, molti giovani musulmani sono venuti ad accompagnare i giovani cattolici
in questo incontro con il Papa. Sono commosso dalla vostra presenza che dimostra
simpatia nei confronti dei vostri coetanei cristiani e il reciproco rispetto che
nutrite per la fede religiosa di ognuno. Grazie ai vostri rappresentanti che mi
hanno espresso quel che serbate in cuore, le vostre gioie e le vostre
inquietudini e anche la volontà di costruire per l’avvenire un mondo fraterno.
2. Come sapete, ho il compito di vegliare sull’unità della Chiesa cattolica e
di confermare i miei fratelli e le mie sorelle nella fede. Devo essere un
testimone di Dio che si è rivelato agli uomini in Gesù Cristo, suo Figlio,
Signore e Salvatore. È in questo spirito che vengo a voi. Desidero condividere
con voi un po’ della saggezza spirituale e dell’esperienza umana che ereditiamo
dai discepoli di Gesù che si sono succeduti durante una lunga storia. Quindi,
non vi sorprenderà se non vi proporrò dei piani di azione per rispondere subito
ai problemi della gioventù guineana. Vorrei piuttosto aiutarvi a riflettere un
momento sul senso della vostra vita, poiché vi sento inquieti, in quest’epoca in
cui il mondo cambia in fretta. Vi sono degli sconvolgimenti nel vostro
continente e altrove. Al tempo stesso, non vediamo realizzarsi altrettanto
rapidamente una maggiore giustizia e più fratellanza. Ma se desidero parlarvi
del vostro avvenire è perché vi ritengo capaci di affrontare le vostre
difficoltà, con tutte le risorse della vostra gioventù, poiché siete voi che
farete procedere la storia.
3. Nel vedervi, dico a me stesso che è una fortuna essere uomini o donne.
Avete pensato a questo? La vita è un dono meraviglioso. La vita di una persona
umana è degna di grande rispetto. Quando la persona umana è umiliata o quando si
osa attentare alla vita, si cade nella barbarie. In particolare, prendete
coscienza dell’eguale dignità dell’uomo e della donna, del giovane o della
fanciulla. Troppo spesso, nella società, la donna è considerata come un oggetto
al servizio dell’uomo. Nei vostri reciproci rapporti, riconoscete la grandezza
della vocazione femminile. Tra l’altro, è un modo di onorare colei che vi ha
messo al mondo. Occorre perciò che ognuno rispetti la sua vita; ne è
responsabile. La persona umana ha uno spirito, un cuore, un corpo. Il giovane
che forma la sua personalità deve sviluppare il suo spirito e la sua
intelligenza; deve purificare gli affetti che crescono nel suo cuore; dev’essere
attento alla salute e alla crescita del suo corpo. Poiché questi elementi
inseparabili del nostro essere sono il nostro bene più prezioso, noi non abbiamo
il diritto di svilirli. Crediamo che la nostra vita umana sia il dono di Dio e
anche il riflesso della beltà di Dio. Ed è un nostro privilegio quello di avere
una coscienza e una libertà. Fare in coscienza un buon uso della propria
libertà: ecco quindi il dovere principale per onorare i genitori che hanno
trasmesso la vita e Dio che ne è l’origine.
4. Insistete molto sulla vostra formazione, specialmente sulla scuola, di cui
deplorate i mezzi insufficienti. Vi capisco ancora di più perché la Chiesa
cattolica ha sempre dato il miglior contributo possibile all’educazione. E spero
che il sistema scolastico possa svilupparsi nel vostro paese. Da parte mia,
oggi, vorrei interrogarvi su quanto vi aspettate, nel profondo di voi stessi.
Cosa desiderate? Il sapere, certamente: acquisire una competenza, non tanto per
avere potere, quanto per essere in grado di servire il vostro prossimo e il
vostro popolo. E quale successo perseguite? L’accesso ai beni e ai piaceri che
il mondo moderno offre? Vi ricorderò la parola di Gesù: “che giova all’uomo
guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9,
25). Occorre riflettere su questo. Se voi siete sinceri, scoprirete che non è
facile scegliere la parte migliore. San Paolo l’ha detto molto bene: “non quello
che voglio io faccio, ma quello che detesto” (Rm 7, 15). Egli soffre nel
constatare che troppo spesso si lascia governare “dalla legge del peccato”. Ci
insegna che bisogna uscirne e divenire, con la ragione, servitori della legge di
Dio (cf. Rm 7, 17-25). Detto in altre parole, per formare la vostra
personalità, dovete superare la divisione in voi stessi con una retta volontà,
senza concedere nulla a ciò che è falso o indegno dell’uomo. Allora potrete
avanzare, in armonia con voi stessi e con la coscienza in pace, verso una vita
chiara e pura. Molto presto, vi accorgerete che la chiave della felicità sta nel
fare la felicità degli altri.
5. Tra i segni della vostra speranza, i vostri portavoce hanno messo in
rilievo un reale desiderio di riuscire nella vostra vita di coppia. Al tempo
stesso, hanno parlato della sofferenza provocata dalla separazione nelle
famiglie. Sempre il contrasto tra felicità e infelicità! Ma non è inevitabile.
Giovani, preparate seriamente il vostro avvenire familiare. È sin d’ora che
bisogna imparare a non lasciarsi dominare dai propri istinti. È ora che bisogna
imparare a rispettare l’altrui persona. Per questo, è essenziale saper
condividere le sue speranze, la sua visione del mondo e il modo in cui desidera
educare i suoi figli, ivi compresa l’educazione religiosa. Così, giunto il
momento, assumerete un impegno serio. Quali marito e moglie, vi prometterete
fedeltà per la vita, porrete in comune il meglio di voi stessi e avrete il
piacere di dare, a vostra volta, la vita a dei figli che la vostra gioia renderà
felici. La Bibbia ci dice che l’uomo e la donna sono creati da Dio per essere
uniti in una sola carne. Se capita loro di ferirsi reciprocamente, sono chiamati
al perdono e alla riconciliazione, come Dio perdona e riconcilia i peccatori.
Non temete l’impegno del matrimonio. Con la loro fedeltà, gli sposi vivono
un’alleanza che poggia sull’alleanza di Dio con gli uomini. Voi che avete
ricevuto con la vita la generosità dell’amore farete fruttificare questo dono
con la generosità della vostra futura vita di famiglia.
6. Cari amici, voi volgete sulla società del vostro paese uno sguardo
inquieto. Apprezzate l’apertura alla libertà di questi ultimi anni, ma le
condizioni economiche restano precarie. Ciononostante, sperate in una riuscita
professionale alla portata dei vostri talenti. Ciò non sarà facile, in questo
mondo che fatica a realizzare uno sviluppo che favorisca tutti gli uomini,
specialmente nel vostro continente. È normale che vi attendiate dai poteri
pubblici il miglioramento della vostra situazione. Ma siate ben certi che lo
sviluppo non si realizzerà senza voi, senza la reale solidarietà dei Guineani,
degli Africani e anche degli altri popoli del mondo, come ripeto costantemente.
Cosa potete fare? Ve l’ho detto, non spetta a me proporre un programma. Ma vi
esorto a prepararvi alle vostre responsabilità nella vita sociale, certi che si
tratta di una vita comune e di un bene comune. Se ognuno difende egoisticamente
i suoi interessi, l’intera comunità ne soffre e la giustizia si perde. Se sapete
riunirvi, in uno spirito di solidarietà, con la cura di non abbandonare nessuno
sul ciglio della strada, allora progredirete. Vi rallegrate per la rinascita dei
movimenti giovanili, cristiani o musulmani. Prendendovi parte, imparate l’azione
comune in uno spirito costruttivo e animato da un vero ideale. Insieme,
troverete il coraggio di resistere a tutte le forme di corruzione o di
sfruttamento che nuocciono a un gran numero di persone. Imparerete ad associarvi
per imprese che vadano a vantaggio dei vostri villaggi agricoli, per citare il
vostro stesso esempio. E sarete pronti a prender parte attiva nella vita di
tutta la nazione. Non dimenticate neppure che la vita sociale unisce tutte le
generazioni. Giovani, non isolatevi dagli adulti. Riconoscendo quanto essi hanno
fatto, spesso nelle difficoltà, traete vantaggio dalla loro esperienza.
Raccogliete, perciò, da loro il meglio delle tradizioni storiche e della cultura
ancestrale del vostro popolo. Avete un’eredità da far fruttificare. Al tempo
stesso, dovete inventare e costruire con dinamismo la società più fraterna che
sognate. Conoscete la regola d’oro ripresa dal Vangelo: “Tutto quanto volete che
gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7, 12). Sì, per
vivere bene nella società bisogna agire e agire per gli altri.
7. Vorrei adesso dire una parola ai più giovani tra voi, i numerosi fanciulli
di questo popolo. È una gioia per me vederli insieme ai loro parenti, in
particolare quando vengo in Africa. Essi hanno diritto a ogni affetto e alla
devozione dei loro genitori che spesso riescono a malapena a soddisfare i loro
bisogni. Perciò, è tutta la società che dev’essere solidale per aiutare i
fanciulli nella loro crescita e per garantire la loro educazione in buone
condizioni. I fanciulli - c’è bisogno di dirlo? - sono persone complete. Hanno
diritti e, al loro livello, anche dei doveri: amano crescere insieme, giocare
insieme: aiutateli a rendere il loro tempo di giochi un buon apprendistato alla
vita comune. D’altra parte, per quanto piccoli, sono in grado di conoscere Dio:
accompagnateli attentamente nella loro scoperta della sua presenza e dei suoi
doni.
8. Cari giovani, per tutti gli aspetti della vostra vita di cui abbiamo
parlato, dove trovate la vera luce? Sentite certamente che la risposta a tutte
le vostre domande non può giungere soltanto dagli uomini. Ci è dato conoscere e
pregare Dio infinitamente grande, infinitamente buono e bello. Noi sappiamo che
ci ama nonostante le nostre debolezze. Possiamo contare sul suo perdono che ci
dà la forza di perdonare, a nostra volta, i nostri fratelli e di camminare
liberamente verso un rinnovato avvenire. Crediamo che al termine della storia
Egli ci voglia riunire in una comunità in cui non vi sarà più il male o la
morte. Sin d’ora, ci chiama ad essere suoi discepoli, ovvero a credere in lui e
a cercare di fare la sua volontà. Voi appartenete a tradizioni religiose
diverse, ma siete qui questa sera, lo dicevo all’inizio, nel reciproco rispetto
che si devono i fratelli. Con il senso della parola che vi caratterizza,
continuate il vostro dialogo per meglio conoscervi nella vostra vita religiosa.
Che ognuno si applichi a ricercare la verità e a vivere secondo la verità! Ai
giovani cattolici esprimo tutta la mia fiducia. Giovani discepoli di Gesù
Cristo, la Chiesa conta su voi perché avanziate fermamente nella fede e nella
speranza. Siate fedeli alla preghiera e alle riunioni nella comunità: è là che
voi riceverete pienamente il messaggio della salvezza. Mettete in pratica la
Parola di Dio che vi mostra il senso della vita. Custodite nei vostri cuori la
legge della felicità: “Beati in poveri in spirito... Beati i misericordiosi...
Beati i puri di cuore... Beati gli operatori di pace” (cf. Mt 5, 3-9).
Che Nostra Signora della Guinea vi mostri la sua tenerezza e vi conduca verso
suo Figlio, Nostro Signore! E prima di concludere desidero ringraziarvi per la
vostra presenza, per le parole di saggezza pronunciate dal vostro portavoce e
per lo spettacolo che avete preparato con i canti, con i gesti e le danze. Tutto
ciò è per me non solo un grande piacere ma soprattutto una lezione, perché
quello che stiamo vivendo è un incontro e incontro vuol dire dialogo. Sono
venuto in Guinea per comprendere chi sono i guineani, l’anima guineana, l’anima
della gioventù guineana. E voi mi avete un poco rivelato la vostra anima, la
vostra intelligenza, i vostri talenti, i vostri canti, le vostre tradizioni. È
molto prezioso per me. Attraverso questo dialogo, il Vangelo viene sempre
portato al cuore della cultura dei popoli. E così il Vangelo comincia a far
parte di questa cultura e la cultura umana si evangelizza. L’evangelizzazione è
la divinizzazione della cultura umana perché Dio è bello, Dio è buono e vuole
divinizzare la nostra vita umana e in questa divinizzazione della nostra
esistenza umana, della nostra natura umana egli vuole renderci felici per
l’eternità. È per questo che è venuto Gesù Cristo, per mostrarci la via, per
essere per noi la verità e la vita. Seguitelo, seguite Gesù Cristo, abbiate
fiducia in lui, una profonda fiducia. Che la Madre del Signore che amate lodare
col nome di Nostra Signora della Guinea vi possa avvicinare al Signore suo
Figlio e nostro Salvatore. Grazie.
Su tutti voi, cari giovani della Guinea, invoco la benedizione di Dio
Clemente e Misericordioso.
©
Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
|