The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL I CONGRESSO MONDIALE
DELLA PASTORALE DEI SANTUARI E DEI PELLEGRINAGGI

Venerdì, 28 febbraio 1992

 

Cari confratelli nell’Episcopato e nel sacerdozio,
cari amici, Rettori dei santuari e Direttori dei pellegrinaggi,

1. Dopo i nostri incontri nel corso dei miei viaggi apostolici e in questi giorni in Africa, nei santuari dove prestate il vostro servizio, oggi ho la gioia di accogliervi, presso la Confessione di San Pietro, per il primo congresso mondiale della pastorale dei santuari e dei pellegrinaggi, organizzato dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Avete scelto come tema: «Viaggio verso lo splendore, il tuo Dio viaggia con te». Voi ricordate così che ogni pellegrino, a immagine degli uomini della Bibbia, è alla ricerca di Dio che ci convoca alla sua presenza per renderci “partecipi della natura divina” (2 Pt 1, 4).

Voi rappresentate i santuari del mondo cattolico, dai più famosi ai più modesti, da quelli più venerabili a quelli di più recente fondazione, quelli che riguardano i luoghi stessi in cui visse il Signore Gesù e quelli che onorano la Madre di Dio e i santi della nostra storia. Quale gioia sacerdotale vedervi affidata la missione di essere i custodi dei santuari. Siete così i testimoni privilegiati della completa disponibilità di Dio come si è manifestata e si manifesta ancora nei luoghi che vi sono affidati.

Da molto tempo, avete riflettuto, nelle vostre rispettive organizzazioni, sulle esigenze del servizio che vi è stato richiesto. Lo scambio consentito da un incontro nelle dimensioni della Chiesa universale pone oggi, nella sua piena dimensione, la vostra azione missionaria.

2. In un santuario, tutti possono scoprire di essere ugualmente amati, ugualmente attesi, a cominciare dalle persone ferite dalla vita, dai poveri, dalle persone allontanatesi dalla Chiesa. Ognuno può scoprire la propria eminente dignità di figlio o di figlia di Dio, anche se l’aveva dimenticata. “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25). I “piccoli” non si sbagliano, quando vengono, sempre più numerosi, a cercare un senso per la loro vita, a rafforzare la loro fede, a rinnovare la loro carità e ritemprare la loro speranza. Dio parla in maniera semplice ai semplici, attraverso la grazia dei santi che hanno vissuto le Beatitudini di povertà, di misericordia, di giustizia e di pace.

3. Si è talvolta dubitato di quanto si è soliti chiamare “la religione popolare” che è stata assunta, felicemente, da voi quale tema di questo primo congresso mondiale. “La religiosità popolare - ricordava Paolo VI -, ha certamente i suoi limiti... Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere... genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione” (Evangelii nuntiandi, 48). Questa pietà popolare, religione del gesto e dell’emozione più che dell’approccio razionale, ha sia bisogno di essere giudiziosamente accolta che di essere rispettosamente illuminata affinché i poveri siano evangelizzati. Molti santi ci hanno mostrato che la vita sensibile consente di raggiungere le profondità del mistero divino se viene, con l’aiuto della grazia, incessantemente purificata da uno sforzo della volontà e dell’intelligenza.

4. Siete attenti ai “tempi” e ai ritmi di ogni pellegrinaggio: la partenza, l’arrivo, la “visita” al santuario e il ritorno. Tanti momenti del loro itinerario che i pellegrini affidano alla vostra sollecitudine pastorale. Avete il compito di guidarli all’essenziale: Gesù Cristo Salvatore, termine di ogni cammino e fonte di ogni santità. È per Lui, con Lui e in Lui che noi accediamo al Padre. Spetta a noi annunciare, “a tempo e a distempo”, il nucleo e il centro della Lieta Novella della salvezza, “dono grande di Dio, che non solo è liberazione da tutto ciò che opprime l’uomo, ma è soprattutto liberazione dal peccato e dal maligno, nella gioia di conoscere Dio e di essere conosciuti da lui, di vederlo, di abbandonarsi a lui” (Evangelii nuntiandi, 9). Così, trasformati dall’incontro con la divina Trinità d’amore, attraverso la predicazione, la celebrazione dei sacramenti e l’esperienza della vita ecclesiale, i pellegrini divengono a loro volta inviati della Lieta Novella.

5. “La Chiesa... non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose” (Lumen gentium, 48). Se i santuari della terra sono le immagini della Gerusalemme celeste, il pellegrinaggio è l’immagine della nostra vita umana. Dinanzi a un mondo che crede di poter elaborare una speranza a partire dalle sue certezze scientifiche, esso ci ricorda concretamente che “non abbiamo quaggiù una città stabile” (Eb 13, 14) e che facciamo già parte, con la speranza, del Regno futuro. È nella divina umanità di Cristo, e in essa soltanto, che l’uomo è unito “con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”, come diciamo nell’Offertorio della Messa.

Il pellegrinaggio è un’esperienza fondamentale e fondatrice della condizione del credente, “homo viator”, uomo in cammino verso la Fonte di ogni bene e verso il suo compimento. Ponendo tutto il suo essere in cammino, il suo corpo, il suo cuore e la sua intelligenza, l’uomo si scopre “cercatore di Dio e pellegrino dell’Eterno”. Si sradica da sé per passare in Dio. È liberato dalle false certezze, reso alla sua condizione naturale di figlio prodigo chiamato al perdono dalla tenerezza del Padre che lo aspetta. Queste cose semplici si imparano meglio nell’esperienza del cammino che sui libri!

6. Avete sottolineato, nei lavori preparatori di questo congresso, che popolazioni itineranti, ricche di una tradizione di riunioni nei loro santuari, si trovano spostate su altri continenti in Chiese locali che non conoscono affatto, o poco, questa forma di pietà. Tuttavia, per questi cristiani sradicati, i pellegrinaggi sono occasioni di incontro nella fede. Le loro comunità si rafforzano esprimendo la loro identità culturale e spirituale. Non potrei raccomandarvi abbastanza di vegliare affinché questi popoli possano manifestare, nella loro lingua, la pietà e l’amore di Dio da cui sono abitati. Le comunità cristiane locali che li accolgono e i loro Pastori sono onorati di rispondere all’attesa legittima di quanti, avendo perduto le loro radici geografiche, desiderano mantenere le proprie radici spirituali.

7. Risvegliare la coscienza di essere pellegrini nel cuore del semplice visitatore è talvolta una missione delicata. Spetta a voi guidare questo visitatore fino all’unico Salvatore e far germogliare in lui il Vangelo. Avete bisogno della pazienza di Dio e dell’esempio dei santi. Imitate instancabilmente Bernardetta Soubirous, la veggente di Lourdes che diceva: “Non sono incaricata di farvelo credere; sono incaricata di dirvelo”. Così, come lei, “noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4, 20), che Cristo è il cammino della salvezza, che è la Salvezza. È vostra responsabilità, sotto la guida dei vostri Vescovi, consentire a ognuno di ascoltare questo messaggio nella sua lingua.

Ogni pellegrino, al termine del cammino in cui il suo cuore ardente aspira a vedere il volto di Dio, è chiamato a riconoscere il Salvatore nel perdono ricevuto e nel pane condiviso. La celebrazione della penitenza e del sacramento dell’Eucaristia, vertice della vita cristiana, diviene il punto di partenza di un invio in missione: ritornare nella vita quotidiana per diventare testimoni di Cristo Risorto.

8. Per concludere questo incontro, volgiamo il nostro sguardo verso il Vangelo di Giovanni e il mirabile incontro tra Gesù e la Samaritana, sul pozzo di Giacobbe. Una donna viene a prendere l’acqua. È disorientata dalle vicissitudini della sua vita. E Gesù le propone l’acqua che dona la vita. La donna gli fa notare: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva?” (Gv 4, 11). Così anche voi vi trovate spesso dinanzi folle smarrite. Ricordatevi di Gesù: Egli soltanto è l’acqua viva. Noi non siamo che i guardiani del pozzo, incaricati di facilitarne l’accesso e di lasciar sorgere, chiara e dissetante, la “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 14).

Affido voi e il vostro ministero alla protezione di Maria, dispensatrice delle grazie divine, consolatrice degli afflitti, stella del mare, soccorso dei cristiani, rifugio dei peccatori, madre dei pellegrini che vanno da questa terra al Regno eterno. Di tutto cuore, imparto la mia benedizione apostolica a voi e a tutti quanti collaborano alla pastorale dei santuari e dei pellegrinaggi.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

top