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UDIENZA DI GIOVANNI PAOLO II 
AI PARTECIPANTI AD UN CORSO DI FORMAZIONE 
PER INSEGNANTI DEI METODI NATURALI

Venerdì, 10 gennaio 1992

 

Carissimi,

1. È ormai diventata grata tradizione questo incontro con i partecipanti al corso di formazione per insegnanti, promosso annualmente dal «Centro Studi e Ricerche sulla regolazione naturale della fertilità» dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Vi porgo il mio cordiale saluto e rinnovo il mio compiacimento per questa iniziativa, che si pone al servizio della pastorale familiare, aiutando i coniugi a vivere la loro vocazione in armonia con la legge di Dio autenticamente interpretata dal Magistero della Chiesa.

Qualificando il vostro corso con l'attributo della «formazione», voi attirate l'attenzione su un aspetto decisivo della problematica di cui vi occupate: la regolazione naturale della fertilità non ha, infatti, un carattere meramente tecnico, ma implica sempre un'essenziale dimensione morale. Non si tratta, perciò, solo di acquisire e diffondere cognizioni scientifiche circa la fisiologia della sessualità ed i metodi diagnostici della fecondità femminile. Si tratta anche e soprattutto di comprendere la verità dell'amore umano nel piano divino e di maturare nella sensibilità per i valori morali in esso implicati. Pertanto la conoscenza sempre più accurata dei ritmi di fertilità dell'organismo femminile trova il suo orizzonte adeguato e la condizione per il suo utilizzo moralmente lecito nel quadro della castità coniugale, intesa come virtù dell'autentico amore sponsale.

2. Parlare oggi di virtù e, in particolare, di castità non è facile. Nella mentalità corrente la virtù è stata identificata troppo spesso con un atteggiamento impaurito e timido nei confronti della vita e soprattutto la castità è stata vista, e talora presentata, come una negazione dei valori della sessualità. Invece, «secondo la visione cristiana, la castità non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana: significa piuttosto energia spirituale, che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dall'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione» (IOANNIS PAULI PP. II Familiaris Consortio, 33).

Tale virtù, infatti, realizzando un'integrazione crescente dei dinamismi istintuali e psichici propri della sessualità, consente quel dominio di sé che è presupposto del dono e dell'accoglienza, cioè dell'amore. Solo chi è libero, ossia non dominato dalla concupiscenza, può donare se stesso e accogliere l'altra persona senza riserve. Il ruolo della continenza è precisamente quello di assicurare la padronanza di se stessi. Il rifiuto di trasmettere la vita, infatti, e la chiusura alla procreazione, propri di una mentalità contraccettiva, deformano la logica del dono propria dell'amore sponsale e sono segno di grave degrado morale. Tali atteggiamenti riflettono un giudizio pessimistico sull'esistenza e una preferenza dei piaceri immediati, respingendo le responsabilità proprie della paternità e maternità.

3. Alla luce di queste riflessioni si può comprendere la differenza etica, che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi naturali per vivere responsabilmente la paternità e maternità. Non si tratta di una distinzione a livello semplicemente di tecniche o di metodi, in cui l'elemento decisivo sarebbe costituito dal carattere «artificiale» o «naturale» del procedimento. Si tratta soprattutto di una differenza di comportamenti.

In realtà i cosiddetti «metodi naturali» sono mezzi diagnostici dei periodi fertili della donna, che aprono la possibilità all'astinenza dai rapporti sessuali quando giustificati motivi di responsabilità chiedono di evitare il concepimento. In questo caso i coniugi modificano il loro comportamento sessuale mediante l'astinenza. La dinamica del dono di sé e dell'accoglienza dell'altro, proprie dell'atto coniugale, non viene falsificata.

La scelta contraccettiva, invece, mentre lascia praticamente immutato il comportamento sessuale, falsifica l'intrinseco significato di dono e di accoglienza proprio dell'atto sessuale coniugale, chiudendolo arbitrariamente alla dinamica della trasmissione di una nuova vita. Invece di portare i dinamismi istintuali e psichici della sessualità a livello della persona, cioè della responsabilità del soggetto che li assume e integra alla luce della verità dell'amore, essa li abbandona a se stessi, permettendo una riduzione ad oggetto della persona.

4. Quando la Chiesa propone ai coniugi la verità intera sull'amore umano e ne richiama le esigenti leggi, non ignora le difficoltà che possono sorgere sul loro cammino. Ma essa sa pure che il comandamento di Dio è proporzionato alle capacità dell'uomo, cui è donato lo Spirito, il quale suscita nei coniugi, mediante la grazia dei sacramenti, soprattutto del sacramento del matrimonio, la virtù della castità, cioè l'energia creativa dell'amore sponsale autentico.

All'azione dello Spirito dovrà però affiancarsi anche il sostegno umano, offerto da persone che sappiano vivere e testimoniare il vero volto dell'amore. È perciò importante che le comunità cristiane, le parrocchie ed i movimenti diventino autentiche scuole di vita, in cui le singole famiglie trovino il loro ambito di crescita. Sarà utile, a tal fine, promuovere la formazione adeguata di medici, di operatori di pastorale familiare, di coppie che possano impegnarsi al servizio delle famiglie e nella preparazione al matrimonio dei fidanzati.

È in tale contesto di vasto impegno pastorale a promozione e sostegno della famiglia e del vero amore sponsale, che si colloca anche il vostro contributo. La vostra competente opera di diffusione delle conoscenze circa i ritmi della fecondità femminile si pone al servizio delle persone, in una sfera decisiva della loro vita e in un ambito importante per la missione della Chiesa. Auspico, pertanto, un pieno successo dei vostri sforzi. L'azione informativa e soprattutto educativa dovrà essere capillare, da persona a persona, da coppia a coppia, nella consapevolezza che c'è bisogno non solo di maestri, ma anche di testimoni e di amici.

Che lo Spirito del Signore animi e conforti la vostra azione e vi conceda la sua efficace assistenza, in pegno della quale vi imparto la mia Benedizione, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle famiglie con cui verrete a contatto.

 

  © Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

                 

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