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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI DELLA CONFERENZA
EPISCOPALE FRANCESE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 13 gennaio 1992

 

Cari Confratelli nell’Episcopato,

1. Nell’accogliervi in occasione della vostra visita “ad limina”, sono felice di iniziare gli incontri che avrò con tutti i Vescovi di Francia nel corso dei prossimi mesi. Vi porgo un cordiale benvenuto in questi giorni, in cui effettuate il vostro pellegrinaggio alle tombe di Pietro e Paolo, gli Apostoli che hanno fondato la a Roma trasmettendoci il messaggio di Cristo Redentore, morto e risorto per stabilire la nuova ed eterna Alleanza. Il martirio degli Apostoli, di molti dei loro successori e dei loro compagni ci invita a rinnovare incessantemente il dono di noi stessi nella missione pastorale e nella testimonianza evangelica che ci è stata affidata. Che lo Spirito Santo, che ci è stato donato in modo particolare con l’ordinazione episcopale, vi renda sempre più fedeli e audaci nell’annunciare la speranza della salvezza con la parola di verità e nel raccogliere i fedeli delle vostre diocesi in una luminosa comunione! Ringrazio Mons. Jean Honoré, Presidente della Regione apostolica del Centro, per il discorso che ha appena pronunciato. Apprezzo la sua esposizione lucida e particolareggiata della situazione ecclesiale in queste diocesi che possiedono un prestigioso patrimonio cristiano, costituito nel corso dei secoli dai Santi, così come dai pastori e i fedeli rimasti nell’anonimato, ma la cui opera resta viva. Voi presentate un’analisi esigente della vita ecclesiale nella vostra Regione ed esprimete vivamente le vostre preoccupazioni e i vostri motivi di speranza. Spero che i nostri scambi, così come i vostri incontri con i miei collaboratori dei diversi dicasteri, rafforzino in voi il desiderio di servire. Come ho potuto dire personalmente a ciascuno di voi, vi incoraggio con fiducia a proseguire la vostra missione per il bene della Chiesa e della società, in cui essa testimonia l’alta vocazione dell’uomo. Avete ricordato numerosi aspetti della vostra missione e potete comprendere come oggi io non possa riprenderli tutti. In occasione dei miei incontri successivi con i Vescovi di Francia tornerò su molti di essi. Vorrei parlarvi oggi soprattutto dei sacerdoti, vostri collaboratori privilegiati. Le attuali condizioni del loro ministero e il calo del loro numero costituiscono una delle preoccupazioni essenziali vostre e di tutti i Vescovi, soprattutto nei Paesi europei.

2. Il mio pensiero va spesso a questi uomini che, fedelmente e umilmente, rimangono al servizio del popolo di Dio, molti da lunghi anni, con una dedizione ammirevole. Vi chiedo di trasmettere loro gli affettuosi incoraggiamenti del Successore di Pietro, di assicurare loro che la nostra comunione è profonda nell’offerta eucaristica, nella preghiera di ogni giorno, nel ministero della misericordia, in quegli atti ricchi di grazia che sono la celebrazione dei sacramenti e la loro preparazione, nell’accoglienza delle persone provate dalla vita e delle vittime della povertà materiale, nel fervido annuncio di Colui che è Parola di vita. Trasmettete ai sacerdoti delle vostre Chiese diocesane la mia gioia di saperli interamente dediti, seguendo Cristo, alla cooperazione quotidiana nella sua missione salvifica. Sappiano quanti tra loro sono preoccupati o scoraggiati per le difficoltà del ministero, che io resto vicino a loro e che li raccomando alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, che ci precede nel pellegrinaggio della fede. Presso di voi i sacerdoti sono meno numerosi e la loro età media tende a salire. Arrivano giovani sacerdoti, sono pieni di entusiasmo, ma il loro numero non basta a garantire il ricambio! È una vostra preoccupazione quotidiana. Condivido la vostra inquietudine dinanzi a questa specie di traversata dell’inverno. Ma sono convinto che non si tratta di un regresso definitivo e che questa situazione fondamentalmente non rimette in discussione la struttura del popolo di Dio, così come è stata costituita conformemente alla volontà di Cristo sin dalle fondamenta apostoliche e lungo la Tradizione. La storia, in Francia come in molti altri Paesi, non ci ha risparmiato periodi di impoverimento; essa dimostra anche che la vitalità del corpo sacerdotale non si è mai spenta per questo motivo. Il Signore non lascerà il gregge senza pastori: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). È una convinzione che tutti i membri del popolo di Dio devono aver presente nella preghiera e che deve ispirar loro nuove iniziative affinché l’appello ai giovani venga ribadito con insistenza e in modo credibile.

3. Insieme ai sacerdoti stessi e con tutte le comunità, mi sembra necessario innanzitutto riflettere su una giusta comprensione del senso del sacerdozio nella Chiesa. Non è questo il luogo per fare un’estesa esposizione su questo argomento, ma vorrei sottolinearne alcuni aspetti. Chiamati dal seno della comunità e messi da parte, i sacerdoti sono consacrati per il servizio al popolo di Dio. Voi li avete ordinati affinché siano, nel corpo, quelli che rendono presente il Capo, il Cristo, che hanno l’incarico di riunire la comunità, che sono gli “amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1), che animano gli sforzi missionari dei cristiani. È attraverso il loro ministero che un’assemblea di fedeli può essere veramente fondata sulla pietra angolare. Attraverso la parola che è loro affidata, il Salvatore è presente; Egli rivolge autenticamente la parola della salvezza, si dona in nutrimento come Pane di vita, riconcilia e perdona, unisce i diversi membri in una medesima comunione. È stato sufficientemente meditato il grande testo del Vaticano Secondo su questa presenza di Cristo nella Chiesa (cf. Sacrosanctum Concilium, 7)? I fedeli, privati della presenza costante dei sacerdoti, sentono bene - me lo dicono molti di voi - che l’assemblea non raggiunge la sua pienezza. Poiché il sacerdozio comune dei battezzati non può essere piena partecipazione al sacrificio dell’amore di Cristo senza la mediazione di colui che ha ricevuto l’incarico di compiere per i suoi fratelli i segni del dono di Dio, i sacramenti. Spetta al sacerdote guidare l’assemblea eucaristica nella preghiera, annunciare il Vangelo, pronunciare la preghiera di lode durante la quale Cristo rende sacramentalmente presente il sacrificio perfetto, offrire il Pane di vita in comunione e inviare in missione tutti i partecipanti. Se i laici si rendono conto che l’Eucaristia fa la Chiesa, possono meglio comprendere che il ruolo insopprimibile del sacerdote nell’atto liturgico è il segno dell’insieme della sua missione al servizio della comunità. E ciò sarà tanto più avvertito, quanto più si tratterà di una comunità di battezzati consapevoli della vocazione e della missione che è loro propria. Per essere fedeli ad essa, sanno bene che è necessario collaborare con colui che, in mezzo a loro, ha l’incarico del ministero sacerdotale specifico.

4. Insistere sul ministero pastorale e sacramentale dei sacerdoti, spero di averlo già lasciato intendere, non riduce assolutamente il valore delle responsabilità e delle iniziative assunte dai laici. Per dirlo chiaramente, riprenderò le parole di un messaggio rivolto dai sacerdoti francesi ai membri di un prossimo sinodo diocesano: “Il fatto di condividere con i cristiani la responsabilità della missione non è per noi uno spossessamento, ma una grazia di rinnovamento e di speranza”. Infatti, la notevole evoluzione del ministero sacerdotale che noi conosciamo, è dovuta in gran parte all’accresciuta vitalità dei laici che, a causa del loro impegno, esigono un rinnovamento nell’esercizio del sacerdozio ministeriale. Il pastore è chiamato a guidare la comunità, a strutturarla come Corpo di Cristo. Per questo, egli si pone, umilmente, al seguito del Signore dicendo: “Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10, 14). Ciò significa promuovere l’invio in missione con cui il celebrante conclude l’assemblea eucaristica, affinché ciascuno diffonda il messaggio della salvezza che è felice di aver ascoltato. Una parte essenziale del ministero presbiterale consiste nell’incoraggiare o nel suscitare, nel coordinare o nel sostenere l’azione responsabile dei fedeli nei molteplici ambiti della loro vocazione battesimale. In un’altra occasione tornerò sulla missione dei laici, ma volevo ricordare sin d’ora che essa si articola naturalmente con quella del sacerdote.

5. Desidero ricordare qui l’altro grado del sacramento dell’Ordine che voi conferite, il diaconato, ristabilito dal Concilio Vaticano Secondo nella sua forma permanente. È utile riprendere le parole con cui Paolo VI ha presentato il senso di questa vocazione specifica: il diacono è “in qualche modo interprete delle necessità e dei desideri delle comunità cristiane, animatore del servizio, ossia della diaconia della Chiesa presso le comunità cristiane locali, segno o sacramento dello stesso Cristo Signore, “il quale non venne per esser servito, ma per servire” (cf. Mt 20, 28)” (Lettera apostolica Ad pascendum, 15 agosto 1972, Prologo). Senza sostituirsi al sacerdote, questo collaboratore del Vescovo riceve in particolare l’incarico di servire, come Cristo Servitore: servire l’assemblea liturgica, servire i poveri, servire la comunità nelle missioni che voi gli affidate. Egli è segno della Chiesa che serve in mezzo agli uomini. Si presentano dei candidati, oppure voi prendete l’iniziativa di chiamarli; la loro esperienza precedente del servizio, nella loro famiglia, nel loro ambiente professionale e nella loro vita ecclesiale, giustifica la loro vocazione, che sarà approfondita nel corso di una formazione specifica, maturata nella maggior parte dei casi con la propria moglie e i propri figli. Direte ai diaconi del vostro Paese che rendo omaggio alla loro generosità e che prego il Signore per la fecondità del loro ministero.

6. Il Pastore di una diocesi affida il ministero specifico a quelli che ha ordinato, ed è grazie a loro che risponde al meglio ai molteplici appelli dei fedeli e alle attese di quanti non hanno ricevuto il Vangelo. Gli incarichi sono pesanti. Non si possono portare se non insieme. Sempre di più, si avverte il bisogno di una stretta solidarietà dei sacerdoti completamente impegnati nella missione e che formano uno stesso presbiterio in seno alla Chiesa diocesana. Naturalmente non si tratta di cancellare la diversità dei talenti o delle culture degli uni e degli altri, o le differenze di sensibilità tra le generazioni, ma di favorire la loro reciproca accoglienza per un autentico sostegno fraterno.

I consigli presbiterali costituiscono un notevole mezzo di collaborazione nel ministero. Sono un importante segno della coesione tra i sacerdoti. I fedeli hanno anch’essi bisogno di avvertire la comunione del presbiterio per impegnarsi nelle loro missioni. D’altronde, oltre a questo organismo statutario, li sostengono molteplici incontri tra sacerdoti, per la preghiera comune, per lo studio o anche per l’amichevole distensione. So che vi preoccupate di suscitare o di incoraggiare queste iniziative necessarie, dato il superlavoro del ministero o una frequente solitudine. Aiutate così la vitalità del presbiterio. D’altra parte, i legami personali di ogni sacerdote con il Vescovo hanno una grande importanza per la missione comune. Dovete vegliare sull’equilibrio di vita dei vostri sacerdoti, sulla loro salute e sulle condizioni materiali della loro esistenza, dato che spesso i mezzi sono insufficienti e il concorso dei fedeli troppo ridotto. Apprezzo i grandi sforzi compiuti nelle diocesi per consentire ai sacerdoti di condurre una vita quanto più possibile sana e felice. Potete assicurar loro che io vi attribuisco un grande valore e che sono riconoscente a quanti vi contribuiscono. Dal punto di vista spirituale, occorre oggi prendere in considerazione le difficoltà incontrate dai sacerdoti, sia anziani che più giovani. Le difficili condizioni del loro ministero esigono da parte loro che siano saldamente radicati in un rapporto personale con Colui che hanno accettato di seguire “lasciando le reti” (cf. Mt 4, 20).

La strada che hanno intrapreso mostra man mano asperità e ostacoli imprevisti e non è possibile avanzare con passo fermo se ogni giorno non si ascolta la Parola di Gesù, che rende saldi nel vento e nella tempesta. Per affrontare i venti contrari è necessario il sostegno di una spiritualità viva e robusta. Nel vostro Paese in particolare, in epoche diverse, avete saputo creare una spiritualità adeguata al sacerdote diocesano. Non è forse questo un compito da riprendere attualmente, in un mondo che è cambiato?

I modi di vivere e le mentalità dei contemporanei, il rapporto con la fede e con la Chiesa, si evolvono. Sarebbe quindi necessario che quanti hanno impegnato la loro vita per servire Cristo potessero insieme individuare le vie di una spiritualità del sacerdote diocesano, in un ascolto incessantemente rinnovato della Parola viva che ci è trasmessa dalla Chiesa e in una intensa vita eucaristica. Nella vita e nella testimonianza dei sacerdoti esiste un elemento che voglio sottolineare in modo particolare. Si tratta del dono radicale rappresentato dal celibato sacerdotale. Le discussioni che si fanno mascherano troppo spesso il senso di questo impegno e suscitano l’incomprensione verso quanti lo vivono generosamente. Non si potrebbe far meglio comprendere ai nostri contemporanei che si tratta di un dono di sé libero, di un dominio di sé accolto non soltanto per una maggiore disponibilità, ma innanzitutto come un’adesione totale a Colui al quale si è offerta la propria vita, Lui, che si è offerto per tutti gli uomini? Una tale rinuncia, vissuta in umile fedeltà, è una forma liberamente scelta del compimento della propria vita, che non sminuisce la personalità. In una comunione di intenso amore con Dio e in una autentica apertura all’altro, il celibato per il Regno consente la crescita reale della persona e costituisce una vera testimonianza di generosità; noi lo scopriamo ogni giorno nei sacerdoti che ci circondano, poiché essi mostrano con semplicità che gli uomini possono assumere la loro affettività e offrirla a Dio. Riguardo a quanto costituisce la vita dei sacerdoti, affronterò ancora un altro aspetto. Dirò che i messaggeri del Vangelo devono essere a loro volta evangelizzati. Essi capiscono il bisogno di lasciarsi prendere da Cristo nell’ardore dello Spirito. Sentono la necessità di accogliere nel loro cuore e nella loro intelligenza di uomini di oggi la Rivelazione che Dio fa di se stesso in Cristo, per esserne i veri testimoni.

Non si può quindi dissociare la ricerca spirituale dallo sforzo di intelligenza della fede, poiché i nostri contemporanei attendono da noi di essere orientati verso la luce: noi dobbiamo rispondere alle loro domande, e comprendere le ragioni della loro ricerca e della loro confusione. Per rispondere nella verità a tante ricerche del senso della vita e della storia, non possiamo allentare gli sforzi di formazione e di riflessione teologica in tutti i campi. Per amore verso questo mondo fragile e spesso deluso, in cui l’indifferenza nasconde molti interrogativi, dobbiamo comprendere ed esprimere giustamente ciò che l’uomo rappresenta nel disegno di Dio. Aprire in modo credibile i nostri fratelli e le nostre sorelle alla speranza della Redenzione. Preoccupatevi di dare l’incarico della ricerca teologica non solo ai singoli, ma di associarvi anche l’insieme del presbiterio.

7. Con i sacerdoti di cui abbiamo appena ricordato le funzioni e la vita personale, è importante ora preparare con fervore l’avvenire. Per la pastorale delle vocazioni, avete preso molte iniziative; vi incoraggio a continuare senza sosta a lanciare tra i cristiani l’appello al servizio sacerdotale, insostituibile nella Chiesa. E questo incoraggiamento vorrei che sia rivolto all’insieme dei fedeli. La stessa possibilità di una risposta alla chiamata di Dio da parte dei giovani nasce dalla convinzione di tutte le comunità. È dalla loro sete spirituale, dal loro senso di comunione ecclesiale, dalla loro accoglienza dei doni sacramentali e dal loro impegno nella missione che dipende infine la credibilità di ogni vocazione. Alcuni giovani sentiranno la chiamata se avvertiranno un’attesa reale da parte dei laici e, occorre dirlo, una disponibilità di tutti a collaborare con i loro sacerdoti nella fiducia e nel rispetto delle loro persone, dei loro impegni e delle loro missioni specifiche. Una migliore comprensione della struttura del popolo di Dio, qual è stata mirabilmente descritta dal Concilio, dovrebbe anche guidare i suoi membri a portare e a trasmettere la chiamata al servizio sacerdotale. Voi accogliete giovani che vogliono rispondere generosamente a Cristo. Dedicate tutte le vostre cure al discernimento e alla formazione dei candidati al sacerdozio. Le diverse condizioni della loro educazione e talvolta l’ambiente molto lontano dalla vita ecclesiale in cui sono cresciuti invitano a sostenere attentamente questi giovani; per prepararsi a entrare nei cicli di formazione, è bene che essi beneficino del tempo preliminare di riflessione che viene loro offerto dalle “propedeutiche”, per progredire nella conoscenza del messaggio cristiano. Vi incoraggio a continuare lo sviluppo di queste “propedeutiche”; consentirete così ai giovani di vivere un’esperienza spirituale e un inserimento nell’attività pastorale diocesana che li aprano alle ricchezze dell’amore di Cristo e della sua Chiesa. Sulla formazione in vista del sacerdozio, sapete che sto per pubblicare le conclusioni della riflessione condotta nel quadro del Sinodo di Vescovi. Vorrei insistere qui semplicemente sulla qualità della formazione: occorre al tempo stesso tener conto delle aspirazioni dei giovani che si rivolgono a voi e delle necessità pastorali concrete, senza bruciare le tappe verso una pratica pastorale che non poggerebbe su una preparazione sufficiente alla vita di preghiera e alla cultura teologica. Occorre interrogarsi sull’equilibrio, nei programmi di formazione dei seminari, tra gli ambiti complementari: i giovani devono imparare ad accogliere la ricchezza del patrimonio cristiano attraverso gli studi biblici, patristici e storici, con la filosofia, con la teologia dogmatica e morale, con la comprensione del senso della liturgia, con una conoscenza articolata della dottrina sociale, pur restando aperti alle esigenze del pensiero contemporaneo, che non si potrebbe evangelizzare senza amare quanto contiene di vero e fecondo. Questi programmi sono ambiziosi, ma è necessario condurvi i futuri sacerdoti affinché essi affrontino il proprio ministero con sicurezza dottrinale e con una prima esperienza dell’attività pastorale. Malgrado il numero ridotto di sacerdoti disponibili, continuate, come fate già, a permettere a quanti che ne hanno l’attitudine, di seguire gli studi necessari per diventare buoni formatori.

8. Cari fratelli, ho ben compreso la gravità delle vostre preoccupazioni per la Chiesa nelle vostre diocesi e nel vostro Paese, il vostro desiderio di rimanere solidali con la Chiesa universale. Fanno onore alla vostra coscienza di Pastori. Vorrei che la vostra visita al Successore di Pietro rappresenti per voi una ragione in più per riprendere il vostro lavoro di successori degli Apostoli con la forza della fede e della speranza, con il fervore dell’amore per tutto il popolo. Nel presentare qui la vita delle vostre diocesi, mi avete fatto sentire il vostro attaccamento agli uomini e alle donne della vostra terra. A mia volta, vi chiedo di trasmettere a quanti compongono le vostre comunità diocesane il mio cordiale saluto e il mio pressante appello a far vivere una Chiesa luminosa, a costituire insieme il Corpo di Cristo, accogliendo tutti coloro che cercano la Verità della vita.

A voi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai laici delle vostre diocesi, imparto di tutto cuore la mia benedizione apostolica e chiedo a Maria e ai Santi della vostra terra di aiutarvi a progredire sul vostro cammino.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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