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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE NORD DELLA FRANCIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 18 gennaio 1992

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Quali Pastori delle tredici Diocesi della Regione apostolica del Nord della Francia, la vostra visita “ad limina” vi porta di nuovo sulla via di Pietro e di Paolo, per attingere alle sorgenti vive della vostra missione, in comunione con il Vescovo di Roma.

Sono felice di porgervi il benvenuto, con questo “affectus collegialis” di cui, come ho spesso affermato, la visita “ad limina” manifesta in concreto la realtà. Ringrazio Mons. Lucien Bardonne, vostro Presidente, per le parole che mi ha appena rivolto. Comprendo bene le preoccupazioni che ha espresso e i problemi che ha posto. Questi sono elementi importanti, che traducono lucidamente le quotidiane difficoltà della missione ecclesiale e anche la speranza che anima voi e tutti i vostri collaboratori. Conservo tutte le vostre richieste, benché non possa oggi rispondere a tutti i punti; cercherò di ritornare su di essi durante i miei incontri successivi con i vostri confratelli di Francia.

2. Nel rapporto regionale, insistete sui “cambiamenti permanenti” che caratterizzano le vostre regioni. “Cose nuove”, per riprendere l’espressione di Leone XIII, vi preoccupano spesso, ma esse comportano anche aspetti positivi e dinamici. La vostra Commissione sociale ha appena presentato un’ampia esposizione e proposto vie di riflessione. Vorrei soffermarmi un momento su tre aspetti delle nuove situazioni umane, create da cambiamenti sociali - ed economici - la cui rapidità ne accresce il peso sulla società in generale e l’impatto sulla vita ecclesiale. Bisogna prenderne atto senza vane nostalgie, ma, poiché queste nuove situazioni sono ora il terreno dell’evangelizzazione, esse portano a continuare risolutamente l’annuncio della Lieta Novella ai vostri compatrioti dovunque vivano.

Nel vostro paese, il mondo rurale si trasforma profondamente. In meno di una generazione, le condizioni di produzione sono completamente cambiate, il numero di lavoratori diminuisce, il popolamento di intere zone si riduce e persino il paesaggio viene alterato. Si creano nuove attività, ma queste non bastano a offrire lavoro a quelli cui la terra non dà più da vivere, in particolare ai giovani. D’altra parte, l’arrivo di cittadini alla ricerca di un ambiente più sano e più a portata di mano, oppure di un paesaggio adeguato ai loro svaghi, ricompone la società rurale, senza renderla sempre omogenea.

Non devo continuare l’analisi, voi lo fate con cura nei vostri rapporti. Ma ritengo utile, attraverso la vostra mediazione, incoraggiare i cristiani a comprendere i problemi umani posti da questi mutamenti. L’insegnamento sociale della Chiesa ha ripetutamente sottolineato che l’attenzione per i bisogni dell’uomo fa parte delle esigenze evangeliche (cf. Paolo VI, enciclica Populorum progressio, 1). Parlando di chi si sottomette alla legge della carità, il Cardinale de Lubac ha giustamente scritto: “Diventa impossibile per lui non cercare di stabilire tra gli uomini dei rapporti conformi alla realtà cristiana” (Catholicisme, cap. XII). Non è fuori luogo, per i cristiani e per i loro Pastori, fedeli al senso di solidarietà che è sempre stata una qualità rurale, chiedere che non ci si fermi alle dimensioni economiche e finanziarie dei problemi, ma mostrare i compiti da assumersi affinché il tessuto sociale resti vivo. Da un punto di vista umano e fraterno, bisogna prendere in considerazione le sofferenze di quanti si sentono come spodestati, la condizione particolare delle persone anziane, delle donne, dei giovani. È un dovere anche quello di rispettare la natura e di proteggere la vitalità di spazi che rischiano una vera desertificazione.

3. Al tempo stesso in cui il mondo rurale s’indebolisce, crescono gli insediamenti urbani. Questa evoluzione traduce reali dinamismi, una creatività economica e culturale. Ciononostante, bisogna constatare che una parte importante degli abitanti delle città non trova in esse rasserenanti condizioni di vita; sono persino indeboliti e hanno difficoltà a trovare l’aiuto di un intreccio di relazioni personali. Le differenze di reddito, quelle grandi nell’ambiente, le possibilità molto diverse di trovare un lavoro, tutto questo comporta discriminazioni o esclusioni. D’altra parte, i ritmi di vita sono tesi e lasciano meno spazio alla vita di famiglia e ai rapporti umani. Un sentimento di incertezza e l’assenza di punti di riferimento morali comportano molti ripieghi individualistici. La corruzione falsa alcune attività economiche. Dinanzi alla precarietà della loro situazione, troppi giovani cercano una compensazione sotto diverse forme di violenza o cedono ai richiami della droga. Vediamo moltiplicarsi le tentazioni di rifugiarsi nell’irrazionale o in raggruppamenti di tipo settario.

Certo, il carattere sommario di questo bilancio lo rende troppo severo. Lascia in ombra molti successi personali e molte iniziative, da parte sia dei poteri pubblici che di associazioni private, per affrontare le carenze della vita urbana. Ma, neanche qui, la Chiesa può ignorare quanto provoca più sofferenze o quanto degrada la persona umana. So che le comunità cristiane, benché povere, si sforzano di vivere una solidarietà attiva e calorosa verso i loro fratelli e le loro sorelle più deboli, praticando nei loro confronti una condivisione generosa sia dal punto di vista materiale che culturale e spirituale. Esse in questo modo contribuiscono notevolmente a rendere umani questi ambienti di vita. Ricordando dinanzi a voi le azioni che traducono concretamente l’amore per il prossimo, vi incoraggio a promuovere ancora queste forme autentiche di testimonianza di rispetto per ogni uomo, nell’amore che è legge evangelica.

4. Vi siete spesso riferiti a un elemento attualmente importante nella società del vostro paese, come d’altra parte in Europa, che è all’origine di molti dibattiti e tensioni. Penso alla presenza di numerose persone di origine straniera tra voi. Alcuni sono stati chiamati per lavoro, altri sono giunti, attirati da una prosperità che credevano accessibile, altri ancora, non potendo più vivere sicuramente nei loro paesi, cercano rifugio in una nazione che possiede una lunga tradizione di ospitalità. Da alcuni anni, specialmente a causa delle difficoltà economiche che si ripercuotono sull’impiego, constatiamo quelle che dobbiamo chiamare reazioni di rigetto, che colpiscono soprattutto gli immigrati o i rifugiati che si trovano in situazione precaria. Avete giustamente attirato l’attenzione a varie riprese su quanto vi è di sconvolgente negli atteggiamenti discriminatori. Infatti, non possiamo accettare il misconoscimento dei diritti umani di alcuni, il mantenimento delle separazioni familiari, la rottura della elementare solidarietà verso lo straniero cui si bloccherebbe così la via della speranza. Alcuni timori si appuntano sulla considerevole proporzione di fedeli dell’Islam tra gli immigrati in Francia. Gli avvenimenti dell’anno scorso hanno dimostrato, come mi avete detto, che dei cristiani possono incontrare i propri fratelli musulmani in una stessa ricerca della pace che trova la sua fonte nel Dio unico. Bisogna ricordare la posizione del Concilio Vaticano Secondo: il rispetto per le credenze non cristiane e quanto esse comportano di positivo, la possibilità di difendere con i loro fedeli dei valori essenziali, il desiderio di incontrarli nella verità. Per questo, è opportuno continuare a incoraggiare il dialogo interreligioso con i Musulmani, in tutta chiarezza. Si tratta di conoscere meglio i loro valori spirituali e morali e, al tempo stesso, di consentire ad essi di avere una comprensione giusta della fede e della vita della Chiesa cui si accostano. A questo riguardo, è utile che sacerdoti e laici siano preparati a condurre questi dialoghi o a consigliare le comunità più coinvolte; gli educatori sono particolarmente coinvolti in quei luoghi in cui giovani di diverse provenienze religiose devono imparare a vivere amichevolmente insieme, pur restando fedeli alla fede e alle esigenze proprie. Gli orientamenti pubblicati di recente dalla Santa Sede sul dialogo interreligioso e l’annuncio del Vangelo aiuteranno ad affrontare giustamente i rapporti tra credenti.

5. Cari fratelli, le “cose nuove” della società del vostro paese che ho appena ricordato si accompagnano a quanto costituisce la vostra maggiore preoccupazione, la riduzione del numero dei fedeli attivi nella Chiesa, il progredire dell’indifferenza religiosa o dell’incredulità e anche l’attrazione crescente di certi sincretismi. Prendete atto di questa realtà ogni giorno, contemporaneamente alla diminuzione della pratica religiosa; questo colpisce le diverse generazioni, i giovani in particolare; ciò riguarda la vita delle famiglie e la vita pubblica. È questa la ragione per cui tutta la Chiesa cattolica, da voi come altrove, è chiamata a impegnarsi in quello che ho chiamato la “nuova evangelizzazione”, il che non significa evidentemente che si disconosca l’apostolato coraggioso e spesso fruttuoso condotto finora.

Si tratta di prendere un nuovo slancio sul cammino apostolico. Si tratta di irradiare tutto l’ardore della fede in Gesù Cristo che abbiamo ricevuto come un dono e di annunciare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle delle città e delle campagne l’amore di Dio che ci offre la salvezza in suo Figlio. Noi li esortiamo a formare insieme la comunità dei figli adottivi del Padre infinitamente misericordioso. Facciamo questo perché amiamo i nostri fratelli di quest’epoca, perché conosciamo le loro aspirazioni sincere e perché sappiamo che Dio chiama tutti gli uomini ad entrare nell’Alleanza con Lui.

Ogni battezzato riceve la missione di essere testimone, bisogna ricordarlo incessantemente. Ma è altrettanto chiaro che il messaggio non può essere completamente portato e reso credibile se non mediante il Corpo ecclesiale nel suo insieme. Per questo è più necessario oggi che mai promuovere comunità a misura dell’uomo: nelle zone rurali, malgrado i necessari raggruppamenti, è da auspicare che le comunità locali non si dissolvano; nelle città, sarà incoraggiata la vitalità di comunità quanto più possibile inserite nei quartieri che siano famiglie calorose. Le parrocchie restano il posto in cui fedeli dalle diverse sensibilità comunicano nella stessa liturgia, in cui i movimenti specializzati si incontrano, in cui le attività di catechesi, di formazione, di preparazione ai sacramenti, di apostolato o di reciproco aiuto si coordinano senza divisioni. Sappiano tutti i fedeli costituire, nella gioia della loro comunione, il riflesso unificato del volto di Cristo, per essere insieme un segno autentico della sua presenza! E non dimentico le grandi riunioni ecclesiali, tanto numerose in questi tempi, presso le vostre Diocesi; esse sono utili per il rafforzamento dei fedeli nel complesso, per la reciproca conoscenza delle loro iniziative e delle loro esperienze e per la concreta manifestazione della loro unità.

Vi è un’altra esigenza per questa evangelizzazione rinnovata incessantemente: quella della chiarezza della parola che la esprime. I nostri contemporanei hanno bisogno di ascoltare l’annuncio in termini che possano comprendere. Uno di voi parla, giustamente, di trovare un “linguaggio catecumenale” affinché gli incontri siano dei dialoghi reali sulla fede esplicitamente proposta. Incoraggiate delle ricerche al tempo stesso teologiche e spirituali, culturali e pedagogiche per consentire ai membri della Chiesa di rispondere alle domande dei nostri fratelli e delle nostre sorelle di oggi, di far loro scoprire la Verità intera e di esortarli a condurre la loro vita personale e sociale secondo la luce di Cristo.

6. Al termine di questo incontro, vorrei offrirvi il mio appoggio fraterno nella vostra missione pastorale. Ne conosco le difficoltà, ne ho appena ricordate alcune che sono molto importanti. Ma so anche che nelle vostre Diocesi, gli operai del Vangelo lavorano con entusiasmo e generosità; sanno che “la speranza non delude” (Rm 5, 5). Ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai laici incaricati di specifiche missioni, a tutti i fedeli delle vostre Diocesi, portate il cordiale saluto del Successore di Pietro e porgete loro i miei incoraggiamenti per i loro compiti e la loro testimonianza. Confidino nello Spirito del Signore, Spirito di amore e di verità! Camminando con Cristo, possano dire come i discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto . . .?” (Lc 24, 32). Vi affido all’intercessione della Madre del Signore e dei Santi delle vostre Diocesi e invoco su tutti voi la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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