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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLE SANTE PERPETUA E FELICITA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 19 gennaio 1992
La prima parrocchia che visito in quest'anno 1992 è la vostra,
dedicata alle Sante Perpetua e Felicita. E allora come prima cosa devo augurare
a voi parrocchiani «buon anno», specialmente a voi più
giovani, i più piccoli dei parrocchiani, e poi a tutta la comunità
parrocchiale, gli adulti, gli anziani, a tutti che siete venuti oggi per
incontrarmi.
Si potrebbe anche augurare « buon anno » attraverso questa
parrocchia a tutte le parrocchie di Roma, perché una rappresenta tutte e
in questa una si trova ciascuna. È per me una grande gioia poter
incontrare all'inizio della visita parrocchiale i più giovani, questi che
ancora devono andare a scuola, dell'asilo e questi che sono già alle
elementari, alcuni anche alla scuola media.
Devo dirvi una cosa: ciascuno di voi, come anche ciascuno di noi, dal primo
gennaio di quest'anno ha già un anno di più. Ho incontrato uno
nella chiesa che è nato già in quest'anno, ma qui non ho
incontrato nessuno che è nato quest'anno, il più giovane è
nato già nell'anno passato ed entrato già nel secondo della sua
vita, avendo appena un mese, ma è già entrato nel secondo anno.
E questa riflessione sugli anni che passano ci porta a Gesù che oggi
dobbiamo contemplare a Cana di Galilea, ma prima che a Cana di Galilea lo
dobbiamo contemplare a Nazareth. Molte cose dice il Vangelo di questa permanenza
a Nazareth, parecchie parole: che Gesù è tornato a casa con i
genitori, con Maria e Giuseppe, che era obbediente ai suoi genitori e cresceva.
Allora anche Gesù aveva ogni anno un anno di più e cresceva
nell'età, cresceva anche nella grazia di Dio e nella sapienza e questo è
l'augurio che faccio a voi tutti, specialmente per voi piccoli che avete adesso
i vostri anni «nazaretiani» nella vita domestica, nascosta, anche
scolastica, anche parrocchiale, ma soprattutto familiare. Vi auguro di crescere
non solamente negli anni ma anche nella sapienza e nella grazia di Dio. Questo
augurio faccio a voi piccoli, ma lo dovrei fare a tutti perché tutti
siamo figli di Dio, creati all'esempio e alla somiglianza di questi piccoli come
ci ha detto una volta Gesù Maestro.
Vi ringrazio per queste lettere che mi avete indirizzato, vedo che siete già
persone moderne, bambini moderni, che tutto vogliono fare con il telefono e con
i numeri. Cercheremo di andare avanti con questi metodi più moderni.
Voglio concludere augurando «buon anno» a tutti i presenti, ai
vostri genitori, ai vostri maestri, insegnanti, catechisti e catechiste, suore,
a tutta la parrocchia attraverso i più giovani parrocchiani nelle mani
del vostro parroco.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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