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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE EST DELLA FRANCIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 25 gennaio 1992

 

Segni di speranza nonostante le difficoltà
Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Porgo il benvenuto nella casa del Vescovo di Roma a voi che avete l’incarico pastorale delle diocesi dell’Est della Francia. Ringrazio Mons. Eugène Lecrosnier, vostro Presidente, per aver presentato la vostra regione e le vostre comuni preoccupazioni. Come avete detto voi stessi, la vostra visita “ad limina Apostolorum” ha quale obiettivo principale quello di ravvivare, avvicinandovi alle tombe di Pietro e Paolo, la grazia del vostro ministero episcopale. Ed è una gioia per colui che ha ricevuto la missione di Pietro confermarvi nella vostra missione apostolica.

La vostra regione, posta nel cuore dell’Europa, dispone di un patrimonio cristiano prestigioso, dalle notevoli risorse umane, culturali e educative. Ho potuto rendermene conto durante la mia visita del 1988 di cui conservo un vivo e felice ricordo. Avete sottolineato che, in alcune delle vostre diocesi, la situazione si modifica sensibilmente sul piano economico e spesso si degrada, provocando in particolare una notevole disoccupazione; e la condizione sociale di una parte dei lavoratori e delle loro famiglie diviene precaria. Sappiate che, insieme a voi, anch’io presento queste preoccupazioni al Signore e incoraggio gli sforzi dei fedeli laici per affrontare con determinazione questi gravi e dolorosi problemi.

Nel campo pastorale, avete ricordato con franchezza l’insieme delle difficoltà legate a quello che in una parola chiamiamo secolarizzazione. Tuttavia, se alcuni sono tentati dallo scoraggiamento, la vitalità delle vostre comunità è reale, anche se esse non sono molto numerose. Vi sono segni di speranza. I vostri sforzi pastorali non sono vani. Perseverate in essi senza sosta insieme ai vostri collaboratori nel sacerdozio, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai laici responsabili e a tutti i fedeli. Esprimete loro la mia simpatia e la mia fiducia.

La pluralità non implica l’emarginazione e il disprezzo

2. Come sapete, è mia intenzione affrontare diversi problemi con i gruppi di Vescovi della Francia che vengono in visita in gruppi successivi. Vorrei parlare oggi della presenza della Chiesa e la vita dei cattolici nella città. Dal punto di vista delle relazioni istituzionali con lo Stato, in seguito a circostanze storiche, due delle vostre diocesi sono in regime concordatario, le altre in quello della separazione. Nell’un caso e nell’altro, legislazione e giurisprudenza possono assicurare alla Chiesa condizioni che le consentono, nel complesso, di adempiere liberamente la sua missione specifica.

Nel quadro di uno Stato di diritto, in cui convivono diverse famiglie spirituali, qual è il significato della presenza dei membri della Chiesa? È opportuno cancellare alcuni malintesi che compaiono a volte nelle opinioni, quando si sente parlare di rivendicazioni o persino di pressioni da parte della Chiesa. Nella vostra società, infatti, una larga maggioranza afferma la sua appartenenza al cattolicesimo; anche se con gradi diversi di adesione e di pratica, questo è un fatto che corrisponde bene al retaggio di un popolo che ha ricevuto il battesimo quindici secoli fa e il cui spirito e cultura sono stati profondamente segnati dal messaggio evangelico. I fedeli laici rispondono alla loro vocazione quando prendono parte attiva ai compiti mai conclusi dell’umanizzazione della società, restando fedeli a quanto hanno di più prezioso: i valori spirituali e umani che non potrebbero dividere senza danno.

È in questo senso che bisogna comprendere la libertà religiosa: non soltanto la libertà di un “giardino segreto”, non soltanto la libertà di culto e quella di fornire un’educazione ispirata ai valori cristiani, ma anche la libertà civile e sociale che assicura alle istituzioni religiose i mezzi concreti per esercitare la loro missione. Vi è, certamente, distinzione tra i campi civile e religioso, ma non separazione: questo riguarda le stesse persone. Il rispetto che abbiamo per le altrui convinzioni presuppone che le nostre siano ugualmente rispettate. La pluralità delle concezioni della vita non può supporre l’emarginazione o il disprezzo per quelle di una gran parte dei cittadini della nazione.

A questo riguardo, apprezzo gli sforzi di analisi fatti dai Vescovi, spesso attraverso loro Commissioni specializzate, e i fedeli nei Movimenti cattolici o personalmente; questo vi consente, dinanzi ai problemi della società, di appellarvi alla coscienza dei vostri compatrioti. E, quando è possibile, simili prese di posizione potranno essere oggetto di una riflessione utile con credenti appartenenti a tradizioni diverse; questi fatti costituiscono d’altronde un elemento significativo del dialogo interreligioso.

Le esigenze morali non possono essere scartate a priori quando si tratta della dignità

3. In fondo, ciò che ispira il fedele della Chiesa nella sua partecipazione alla vita della città è la sua concezione dell’uomo, consapevole delle sue responsabilità nella comunità e solidale con l’intera famiglia umana. Il cristiano trova nella sua fede un’illuminazione sul senso della vita e punti di appoggio per la sua azione. La fede fonda la sua libertà rispetto ai diversi poteri che si esercitano, come il potere del denaro o l’attrazione dei piaceri e dei beni di consumo. Ispirato dalla legge evangelica che lo chiama all’amore di Dio e del prossimo, non deve distinguersi, ma non può dividere i diversi aspetti della sua esistenza. I doveri morali non possono essere scartati a priori quando si tratta della dignità della persona, di quella del lavoro e dei rapporti economici, dell’educazione, della salute, dell’aiuto ai più deboli. In nome di questi valori, esiste un diritto al discernimento, ovvero alla critica, in particolare dinanzi a tante conquiste della scienza e della tecnica.

E bisogna aggiungere che il discepolo di Cristo è ben consapevole che la sua concezione esigente dell’uomo deriva da una vocazione, che essa costituisce un’ideale verso il quale tutti devono tendere, con l’aiuto di Dio, proprio quando la debolezza e le manchevolezze di ognuno ostacolano questo cammino. Ma riconoscere con umiltà l’imperfezione non porta a rinunciare a cercare la perfezione. Riconoscere l’esistenza di tante trasgressioni morali non giustifica assolutamente l’amoralità. In altre parole, noi non vogliamo sottolineare una superiorità, desideriamo unirci con i nostri fratelli e sorelle di buona volontà per difendere la vera grandezza dell’uomo.

Lo straniero sradicato dalla sua terra deve trovare asilo ed essere ben accolto

4. Queste considerazioni spiegano la decisione dei fedeli di prendere parte attiva in tutto quanto compone ed esprime la cultura della società di cui fanno parte. Pensiamo in particolare ai mezzi di comunicazione sociale la cui diffusione li pone in primo piano presso l’opinione pubblica, perché sono al tempo stesso il riflesso dell’ambiente e agenti di influenza. La loro credibilità e la loro azione sulle mentalità sono oggetto di costanti dibattiti, ed è salutare che sia così. Ci si attende evidentemente da essi che cerchino costantemente di essere veritieri, degni, umani. La loro deontologia, soprattutto per quelli che sono presenti in quasi tutte le famiglie, impone loro di rispettare tutte le convinzioni e di non ignorarne alcune tra esse. Siete stati portati a reagire, a giusto diritto, sia dinanzi al silenzio mantenuto talvolta su elementi significativi nella vita cristiana, sia dinanzi alle deformazioni o alla derisione verso quanto sta più a cuore ai credenti. Alcuni dichiarano di non voler subire la pressione della Chiesa, ma, al tempo stesso, ne alterano il pensiero. In nome della semplice equità, si è in diritto di chiedere ai media di prendere in considerazione, con obiettività, quello in cui si crede. E voi dovete tanto più vegliare su questo, in quanto, più o meno direttamente, si tende a presentare comportamenti discutibili come ammessi o normali, in particolare presso i giovani ancora poco preparati a farsi un’opinione libera su questo genere di pressioni. Non dimentico naturalmente l’opera di qualità compiuta dai media cristiani, stampa scritta nazionale o regionale, radio diocesane o programmi audiovisivi; ma la loro esistenza non giustifica il fatto che, in una società pluralista, mezzi di comunicazione dal seguito generale ignorino essenziali convinzioni cristiane o manifestino addirittura ostilità nei loro confronti.

Tra le preoccupazioni che mi avete confidato a proposito della società, ne vorrei ricordare brevemente un’altra. Sembra divenire sempre più forte la tendenza a modificare i ritmi di vita sia per ragioni economiche, sia per rendere più facili i piaceri. In questo modo, la funzione tradizionale della domenica, giorno del Signore, tende a sfumare: banalizzare le attività professionali questo giorno, non porta forse a ostacolare la vita delle famiglie in cui sempre più membri dovrebbero lavorare, e anche a togliere a molte persone un tempo disponibile prezioso per la vita liturgica, per la ripresa spirituale, per incontri liberi e disinteressati o per la cultura personale? E, in un campo simile, la continuità dei giorni di studi per i fanciulli, sostenuta da tutti, rende molto facile, alle famiglie e alle comunità, il compito dell’educazione religiosa. La legge ha chiarito il diritto a godere di un tempo conveniente riservato alla formazione religiosa; i cambiamenti nell’impiego del tempo non devono fare di questo diritto un principio inapplicabile in concreto, riservando ad esso momenti lungo la settimana in cui i bambini non sono realmente disponibili a un’attività pedagogica adeguata e seria. Approvo i vostri sforzi per conservare alle famiglie e alla Chiesa la possibilità effettiva di dare ai fanciulli una formazione cristiana e anche per offrire ad essi una settimana scolastica più equilibrata.

Derisione e deformazione della verità non corrispondono alla deontologia nei media

5. Considerando l’impegno dei membri della Chiesa nella città in un modo più generale, vorrei sottolineare tutto quel che fate per sviluppare lo spirito di solidarietà e di servizio. Gli stessi precetti del Vangelo esortano a questo tutti i discepoli di Cristo. In pratica, ciò li prepara a un sussulto di civismo, nel senso più nobile del termine. All’individualismo e al ripiego in sé, spesso denunciati, si oppone l’esigenza del bene comune; e questa nozione perderebbe ogni portata reale se non fosse un principio senza quotidiane applicazioni riflettute. Le responsabilità pubbliche, elettive o amministrative, oltre alle responsabilità economiche, non hanno altra legittimità che questo bene di tutta la comunità. Bisogna lavorare a questo con tutte le risorse dell’intelligenza e del cuore.

I cristiani, molto particolarmente, non possono rassegnarsi a vedere perpetuati o aggravati i mali di cui troppi fratelli soffrono. Incoraggiateli senza posa a impiegare tutti i loro talenti per vincere la passività dinanzi alla piaga della disoccupazione, per far lavorare il maggior numero di persone, che è quel che conta per la dignità della persona e della famiglia. C’è molto da fare; in un paese pur ricco se lo si paragona al resto del mondo, bisogna mobilitare le energie e creare le solidarietà che ridurranno la presa della povertà e l’estensione della precarietà. Non si possono lasciare giovani senza speranza, degli adulti senza protezione. Le persone handicappate, gli anziani, i malati hanno il diritto di essere protetti, curati e assicurati con condizioni di vita convenienti. Lo straniero dev’essere accolto e trovare asilo quando è sradicato.

Le preoccupazioni economiche non devono ostacolare la crescita delle famiglie e il loro desiderio di donare la vita, né privarle dei mezzi per educare i figli. Bisogna impegnare molta creatività perché migliori l’educazione dei giovani e sia ad essi assicurata un’adeguata formazione.

Enuncio soltanto alcuni dei doveri che s’impongono per costruire una società veramente umana. So che molti cristiani agiscono disinteressatamente in questi campi e che assumono utilmente delle responsabilità gratuite. Possano educare i loro compatrioti a un’autentica condivisione! La dottrina sociale della Chiesa li esorta a servire i loro fratelli e sorelle per amore verso Cristo e l’uomo.

I Vescovi guidano la comunità dei credenti e vigilano sulla comunità degli uomini

6. Cari fratelli, ricordando questi aspetti della vostra presenza nella società del vostro paese, volevo innanzitutto incoraggiarvi nell’esercizio delle vostre responsabilità di guide della comunità dei credenti e di custodi nella comunità umana. Per essere degni della fede, che i discepoli di Cristo meditino, nella preghiera, la Parola ricevuta da Lui e che lascino che lo Spirito del Signore orienti verso la verità il loro pensiero, la loro azione e tutta la loro vita!

Con voi, prego il Signore per le diocesi che vi sono affidate e chiedo l’intercessione dei santi della vostra terra. Di tutto cuore, imparto a voi e a coloro che formano le vostre comunità la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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