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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AL CONSIGLIO PASTORALE DELLA PARROCCHIA DI SANTA
MARIA DELLE FORNACI
Domenica, 26 gennaio 1992
Vi ringrazio per questo incontro, per le parole che mi avete rivolto
presentandomi tutti i gruppi che lavorano insieme con i pastori di questa
chiesa. Voi sapete bene che questa parrocchia è vicina alla Basilica
Vaticana, a San Pietro e ciò vuol dire che è una parrocchia vicina
al Papa. Ma non solo nel senso dello spazio. Voi siete molto vicini a questa
parrocchia, siete dentro questa parrocchia. Questo stare dentro assume due
dimensioni. La prima dimensione è lo stare dentro Cristo stesso, nella
sua persona, nel suo cuore. Siamo dei privilegiati perché davanti a noi
abbiamo questo Cuore di Cristo aperto. E questo ci consente di essere nel suo
pensiero, nei suoi affetti, nelle sue gioie, nei suoi dolori. C'è poi la
seconda dimensione che è la Chiesa, e mostra come queste due dimensioni
si incontrino perché la Chiesa è il Corpo di Cristo. Naturalmente
questa dimensione comunitaria rappresenta la continuità del mistero di
Cristo. Voi siete in modo speciale dentro i sentimenti di Cristo, la sua
sofferenza; e anche dentro la sua forza redentrice, dentro la sua missione.
Questo appartiene alla nostra identità di cristiani, partecipare alla
missione di Cristo, Re e Signore dell'universo e dei tempi. Auguro a voi che
questo incontro susciti in tutti la consapevolezza di essere vicini, oltreché
in termini di spazio, soprattutto vicino in spirito al mistero di Cristo
attraverso la Chiesa. Questo è il significato profondo di quello che voi
siete e di come operate accanto ai vostri pastori. Vi ringrazio ancora e vi
auguro una sempre maggiore consapevolezza di quello a cui siete chiamati, cioè
della vostra vocazione.
Ai giovani
Voglio ringraziarvi per i canti che avete eseguito durante la messa, ed
anche per quello che avete eseguito accogliendomi. Il canto è una cosa
stupenda, come la musica, perché consente di far entrare in sintonia le
voci per fare qualcosa di bello. La musica è un'arte speciale. Questo ci
riporta all'incontro con Dio. Tante volte parliamo della trascendenza. Alla
trascendenza si oppone l'immanenza: sono due modi non solo di pensare, ma anche
di vivere. La trascendenza è uno stile che ci porta verso quello che è
vero, verso quello che è bello e che a volte rinchiudiamo in noi stessi
in un livello contingente perché l'uomo è un essere contingente.
Invece la spiritualità cristiana, attraverso la categoria del
trascendente ci porta verso Uno che è trascendente, che è
Assoluto. In lui tutto è assoluto, tutto ciò che è vero,
tutto ciò che è bello, tutto ciò che è buono. Ma qui
si inizia un capitolo nuovo, quello del mistero della Trinità perché
tutti noi siamo battezzati nella trinità e Dio è la trinità.
Questo Dio Assoluto è soprattutto Trinità e noi che siamo
battezzati nel segno della trinità siamo tutti portati verso il mistero
di Dio comunione, Trinità, verso un Dio che si è aperto e che si
apre verso ogni creatura, verso quella creatura terrestre che è l'uomo,
attraverso la sua spiritualità. Una spiritualità che ci rende
simili a Dio, a somiglianza di Dio. La nostra apertura a Dio diventa così
un fatto fondamentale della nostra natura, della nostra vita. L'Ordine
Trinitario, che cura la vostra parrocchia, ha preso il suo contenuto nel mistero
della Trinità. Era giusto dunque che vi dicessi queste cose. Vi auguro di
vivere sempre il vostro battesimo. Qui ci sono molti neocatecumenali i quali
cercano di vivere nuovamente il loro battesimo. Una volta prima di essere
battezzati si doveva compiere un lungo cammino; oggi invece si battezzano i
bambini appena nati; è giusto dunque che dopo si faccia un cammino di
approfondimento del battesimo perché non si deve perdere di vista il
nostro essere uomini, il nostro essere cristiani. Vi auguro di raggiungere una
buona maturazione nel mistero trinitario, del nostro essere uomini nel mistero
trinitario.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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