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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AL CARDINALE AGOSTINO CASAROLI IN OCCASIONE DEL XXV DI
ORDINAZIONE EPISCOPALE
Giovedì 2 luglio 1992
1. Sono molto lieto, Signor Cardinale, di accoglierla oggi, in questa Udienza
speciale, insieme con i suoi parenti e amici. Singolare e significativa è la
ragione di questo nostro incontro: ricorre, infatti, il venticinquesimo della
sua Ordinazione episcopale e io ben volentieri mi unisco alla gioia comune.
Porgo a ciascuno dei presenti, specialmente alla delegazione di Castel San
Giovanni e della diocesi di Piacenza, il mio cordiale saluto, ed esprimo a Lei,
Signor Cardinale, le mie felicitazioni e il mio augurio, rinnovando allo stesso
tempo i sentimenti della sempre viva e memore riconoscenza per l’intenso e
appassionato lavoro da Lei svolto per dieci anni come Segretario di Stato e mio
diretto Collaboratore. Nel corso di questo incontro familiare mi torna alla
mente la visita che ebbi il piacere di compiere alla Chiesa parrocchiale di
Castel San Giovanni, suo paese natale, il 5 giugno del 1988 durante il Viaggio
pastorale in Emilia. Presso il Fonte Battesimale, ove Ella rinacque alla vita
divina della grazia, ho voluto esprimere la mia riconoscenza al Signore per i
numerosi doni spirituali a Lei elargiti lungo il corso della sua vita e della
sua missione ecclesiastica. Ricordo che, richiamandomi alla pioggia, che in quel
giorno cadeva copiosa, parlai dell’acqua “battesimale”, che aveva reso
“cristiano” il piccolo Agostino, in seguito divenuto Sacerdote, poi Vescovo e
Cardinale, a diretto servizio della Sede apostolica.
2. L’odierna circostanza ci conduce a venticinque anni or sono, quando Ella,
venerato fratello, dopo aver svolto la mansione di sottosegretario della
Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, a ciò nominato nel 1961
da Papa Giovanni XXIII, veniva elevato alla dignità episcopale il 4 luglio 1967
da Papa Paolo VI e veniva consacrato il 16 luglio seguente. È già trascorso da
allora un quarto di secolo: è facile immaginare la sua commozione, Signor
Cardinale, pensando alle tante ordinazioni sacerdotali ed episcopali che ha
avuto occasione di conferire in questi anni. In grande abbondanza la “grazia
sacramentale” è passata attraverso la sua Persona e il suo ministero pastorale,
diventando così un fiume di “grazia santificante” per una vasta schiera di
anime. e anche se la Provvidenza ha voluto servirsi di Lei per alte e
qualificate mansioni diplomatiche nel campo dei rapporti tra la Santa Sede e gli
Stati, Ella ha sempre voluto e saputo mantenere la caratteristica fondamentale
di colui che è “ministro di Cristo”, come sacerdote e Vescovo. In questa ottica,
dopo aver visitato un centro di vacanza, ospitante persone handicappate, Ella
con viva commozione diceva agli accompagnatori: “Vi sono sacerdoti, come me,
che, perché la Chiesa lo vuole, hanno l’obbligo di parlare con i potenti, ma
sanno che solo parlando con gli umili ci è dato di apprendere quelle verità che
Cristo ci ha portato” (“Avvenire”, 13 agosto 1987).
3. È, pertanto, giusto e dà gioia fare festa quest’oggi, ringraziando il Signore
per le “mirabili cose” compiute, e rendere onore a un servitore fedele della
Chiesa, che ha ricoperto incarichi delicati ed importanti. Signor Cardinale, da
persona di fede e da ottimo conoscitore degli eventi della storia e delle
vicende del “popolo di Dio”, Ella, nella sua lunga e non facile missione
apostolica, ha sempre cercato di amare e servire l’uomo – qualunque uomo,
appartenente a qualunque popolo – considerando ciascuno alla luce del disegno
provvidenziale di Dio, che tutto guida con saggezza e misericordia, e chiede
alle creature fiducioso abbandono e paziente confidenza. La convinzione, poi,
del valore dell’intelligenza umana, illuminata e fortificata dalla fede
cristiana, e insieme la consapevolezza della connaturata fragilità dell’uomo
hanno fatto maturare in Lei quel tipico “realismo storico”, che l’ha
accompagnata, Signor Cardinale, nel diuturno lavoro e che rimane anche per noi
un’utile lezione di vita. La ringrazio cordialmente, ancora una volta, per
quanto ha fatto per il Regno divino e per la Sede apostolica.
4. Carissimi fratelli e sorelle, il Giubileo episcopale del Cardinale Casaroli,
fedele e assiduo collaboratore mio e dei miei Predecessori, mi suggerisce di
lasciarvi come ricordo del nostro incontro le parole rivolte da San Pietro ai
primi cristiani. Esse costituiscono – io penso – il programma ideale perseguito
con costanza dall’illustre Festeggiato e possono aiutarci a dare un senso sempre
più evangelico alla quotidiana esistenza. Diceva l’apostolo Pietro: “Siate tutti
concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto
fraterno, misericordiosi, umili, non rendete male per male... ma, al contrario,
rispondete benedicendo!” (1 Pt 3, 8-9).
Con tali sentimenti rinnovo di cuore i miei voti augurali a Lei, Signor
Cardinale, e con grande effusione a tutti imparto la benedizione apostolica, che
volentieri estendo ai cittadini di Castel San Giovanni e all’intera Comunità
piacentina.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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