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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL BELGIO
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 3 luglio 1992

 

Signor Cardinale,
Cari confratelli nell’Episcopato,

1. Siate i benvenuti nella casa del Vescovo di Roma, che è felice di accogliervi oggi a motivo dei vincoli di unione e di comunione che riuniscono tutti i Vescovi, successori degli Apostoli, attorno al Successore di Pietro. Ringrazio il vostro Presidente, il Sig. Card. Godfried Danneels, per l’esposizione che ha appena fatto di alcuni aspetti del vostro ministero e delle preoccupazioni comuni a tutti voi. Mi auguro che la vostra visita “ad limina”, questo pellegrinaggio che vi ricorda l’origine apostolica del vostro ministero episcopale ricevuto per mezzo della grazia, vivifichi la vostra missione pastorale al servizio del popolo di Dio che risiede in Belgio.

2. La riflessione e la ricerca teologica appartengono alla tradizione della Chiesa belga, in cui l’Università cattolica riveste un ruolo di grande importanza. Gli insegnanti hanno il compito di promuovere, sia nei sacerdoti che in tutti i laici, una intelligenza della fede, che riveli a ognuno il dogma cristiano, per rafforzarne la fede e farne un testimone del Vangelo. Nelle vostre relazioni quinquennali, menzionate i numerosi sforzi intrapresi nel campo della formazione intellettuale e spirituale. In questo contesto si inserisce la formazione permanente, indispensabile per coloro che sono stati chiamati al ministero sacerdotale e diaconale. Non cessate di sollecitarli a dedicare il tempo necessario allo studio, nel quale essi scopriranno una nuova fonte per l’insegnamento di cui sono responsabili nella catechesi e nelle omelie domenicali. Ma questa formazione rende necessario anche un approfondimento della vita spirituale, dimensione essenziale della vita cristiana e della missione dei ministri ordinati. Il Vangelo, letto e meditato, costituisce il primo criterio di discernimento per il ministero sacerdotale e per l’azione pastorale; coloro che si nutrono del Vangelo potranno interpretare correttamente gli eventi, come ho ricordato nella recente Esortazione apostolica Pastores dabo vobis (n. 10). Dunque, come fare a cogliere la grandezza dell’amore di Dio se non ci concediamo il tempo di ascoltare il divino Maestro nell’intimità della vita di preghiera e di orazione? “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?” (Mt 5, 13). In tal senso mi rallegro per la recente traduzione in olandese della Liturgia delle Ore. È la preghiera della Chiesa che, basandosi sul tesoro della sua tradizione, implora l’aiuto del Signore, gli rende grazie e gli presenta il mondo in cui viviamo, affinché lo Spirito accompagni gli artefici del Vangelo e Dio renda grandi le azioni degli uomini. Ricordate ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose la necessità di questa liturgia quotidiana, la cui assenza sarebbe una mancanza per la missione della Chiesa. Mediante la sua preghiera incessante, secondo l’invito e l’esempio di Cristo, la Chiesa solleva il mondo. Per il prossimo anno pastorale, avete felicemente scelto come tema comune a tutte le diocesi del Belgio “L’anno del Signore”, per ridare la giusta collocazione alla vita liturgica e sacramentale, che è il cuore della vita delle parrocchie. Le diverse feste scandiscono il tempo della Chiesa e permettono di svelare il mistero cristiano nella sua pienezza. L’assemblea domenicale è il momento in cui la comunità riunita riceve dal suo Signore la vita in abbondanza e la missione di esserne testimone. So come sta a cuore al clero comunicare, mediante l’insegnamento della catechesi e dell’omelia, il senso delle celebrazioni, affinché i cristiani possano raccoglierne tutti i frutti. In particolar modo, esorto ognuno a meditare sul dono che Cristo ci dà offrendoci i sacramenti, per mezzo della Chiesa, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, con cui l’uomo viene riscattato e perdonato. Che ogni comunità si interroghi sul posto che essa dà alla liturgia e alla celebrazione dei sacramenti, nel rispetto dei riti voluti dalla Chiesa, dei quali è importante valutare la pienezza!

3. Nel vostro Paese, come in molti altri del Continente europeo, l’esiguo numero di seminaristi è ancora preoccupante. Tuttavia non dobbiamo disperare, poiché accogliete giovani che sono, per la maggior parte, già maturi: essi hanno effettuato studi profani o hanno lavorato per alcuni anni, cosa che li ha preparati a essere servitori del Vangelo fra i loro contemporanei. Grazie a una formazione filosofica e teologica profonda, che è l’oggetto della vostra cura, essi diventeranno vostri collaboratori, desiderosi di annunciare la Buona Novella tenendo in considerazione la cultura del loro tempo. Ricordiamo il Card. Cardijn, in occasione del 25 anniversario della sua morte. Egli aveva la passione del Vangelo, che occorre infondere nella cultura degli uomini del proprio tempo. Ma la formazione potrà rendere i seminaristi conformi alla loro missione sacerdotale e potrà unificare il loro essere soltanto se i loro educatori offriranno loro i mezzi per vivere una vita spirituale sacerdotale radicata nella “Lectio divina”, nella recita dell’Ufficio divino e nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, fonte e apice della vita del sacerdote.

4. Nella società secolarizzata che talvolta professa un umanesimo ateo incapace di rendere conto del significato dell’uomo e della storia, è necessaria la testimonianza dei fedeli, espressione concreta del sacerdozio dei battezzati, poiché l’amore di Cristo, che abbiamo scoperto, deve essere vissuto e trasmesso agli uomini che attendono la Parola della verità. Ognuno è chiamato a vivere il battesimo e a professare la fede della Chiesa in Cristo, Redentore del mondo. La testimonianza passa attraverso la Parola per dare ragione della speranza cristiana, ma passa anche attraverso una vita conforme alle esigenze evangeliche e alla tradizione della Chiesa, quale viene incessantemente riproposta dal Magistero apostolico, e infine passa attraverso la pratica della carità. La fede e la pratica di essa nella vita morale non possono essere lasciate a una valutazione soggettiva, in cui ognuno accetta ciò che gli conviene o sceglie le persone con cui vuole vivere la sua vita di Chiesa. Ciò crea una situazione di relativismo dogmatico e morale che può causare gravi danni, snaturare la verità oggettiva del dono rivelato e dividere le comunità. Voi curate la formazione intellettuale e spirituale dei laici, che li aiuta a crescere nella loro vita cristiana. Come dimostra la parabola del seminatore (cf. Mt 13, 3-9), una fede che non è radicata in una ricerca incessante, in un rapporto intimo con Cristo, corre il rischio di essere soffocata dalle realtà del mondo. Così, forti dell’approfondimento delle loro conoscenze e delle loro esperienze spirituali, i cristiani avranno maggiormente a cuore di manifestare e difendere i valori evangelici autentici in tutti i campi della loro esistenza, e, in modo particolare, nella vita politica, economica e sociale, di cui sono i principali evangelizzatori. Ciò assume un’importanza ancora maggiore in questi anni di fine secolo, in cui ci incamminiamo verso una nuova organizzazione dell’Europa, dove si stringono nuovi legami fra gli Stati che la compongono, ma anche con gli altri Continenti; organizzazione che necessita la promozione della dimensione morale delle relazioni umane. I battezzati, quali membri del Corpo di Cristo, devono svolgere un ruolo specifico nella missione della Chiesa sotto la guida dei Pastori che rappresentano il Cristo Capo (cf. Pastores dabo vobis, 21, 22). Anche i criteri d’ecclesialità per le associazioni dei laici, che ho enunciato nell’Esortazione apostolica Christifideles laici (n. 30), permettono di stabilire i ruoli dei partecipanti alla missione, per evitare situazioni rese difficili dall’imprecisione dello statuto delle persone impegnate nei ministeri apostolici. Non può esistere una missione fruttuosa senza un rapporto organico tra i laici e i ministri ordinati, un rapporto di fiduciosa collaborazione in cui le competenze non sono intercambiabili. Per esempio, i Consigli pastorali sono uno dei luoghi importanti di tale collaborazione. A ciascuno, in funzione della sua condizione di vita e della sua vocazione, è affidato un compito specifico nella comunità. Il sacramento dell’Ordine, poiché è di istituzione divina ed è il segno visibile di Cristo, che guida la sua Chiesa con amore, conferisce a coloro che l’hanno ricevuto l’incarico del servizio (cf. Gv 13, 15) e il potere di direzione (cf. CIC, can. 129), al quale possono collaborare i fedeli laici.

5. Nel vostro Paese, molti bambini e molti giovani vengono educati nella Scuola cattolica. Questa svolge un vero e proprio servizio pubblico che le istanze politiche locali e nazionali tengono a sostenere con appropriati sussidi. Le Famiglie che si sono distaccate dalla fede cattolica o che sono di altre confessioni religiose, si affidano alle strutture ecclesiastiche per la qualità del loro insegnamento. Trasmettete l’incoraggiamento del Papa a tutti coloro che partecipano a questo importante compito, qual è l’educazione dei giovani. Gli educatori sono consapevoli del fatto che la comunione con la gerarchia deve aiutarli a mantenere la specificità educativa delle strutture, continuando ad accogliere tutti quei giovani che vogliono beneficiare delle loro competenze. Ricordate loro che ogni insegnamento, anche il più tecnico o il più scientifico, può, a seconda dell’approccio, essere un’opportunità per trasmettere i valori cristiani ispirati dal Vangelo. Grazie all’attenzione rivolta dagli adulti sui giovani, questi ultimi dovrebbero scoprire Cristo che desidera aiutarli ad esternare il meglio di se stessi e a preparare, nel modo migliore, il loro avvenire umano e professionale, per rispondere alla loro vocazione. La scuola è anche un luogo in cui i giovani formano la loro coscienza morale. La direzione e l’animazione delle strutture è sotto la vostra responsabilità di Pastori e spetta a voi far sì che gli insegnanti conducano una vita conforme a ciò che la Chiesa crede e insegna.

6. L’anno 1988, che avete proclamato “Anno della Famiglia”, ha dato un nuovo impulso alla pastorale familiare. Nelle vostre diocesi, i sacerdoti e molte coppie si impegnano a guidare i giovani nella loro crescita affettiva, e ad accompagnare i fidanzati che si preparano all’importante impegno del matrimonio cristiano. Essi aiutano anche le coppie nei momenti difficili che queste possono attraversare. Ringraziamoli per l’opera che compiono instancabilmente. Nel vostro Paese, il numero dei divorzi non cessa di aumentare, causando alle coppie stesse e ai loro figli gravi traumi e profonde sofferenze. Il matrimonio cristiano ricorda che il rapporto coniugale non può basarsi sulla semplice ricerca del piacere. Esso si fonda sull’impegno libero e definitivo dei due coniugi. Non ignoro che, nel corso della sua esistenza, ogni coppia viva dei momenti di gioia e di sofferenza che avvicinano la sua storia all’esperienza pasquale del Salvatore, esperienza in cui si fondono il dolore del Venerdì Santo e la luce della mattina di Pasqua. Questi momenti sono necessari per la purificazione e per la maturazione dell’amore. Mi avete espresso la vostra sofferenza e quella di molti dei vostri diocesani a proposito della nuova legislazione sull’aborto, dinanzi alla quale alcune persone hanno avuto un comportamento coraggioso e profetico. La Chiesa è esortata a manifestare, sempre e in ogni situazione, l’importanza di ogni vita umana che nasce da un atto d’amore responsabile, in cui i coniugi sono chiamati dal Creatore a collaborare alla creazione. L’autentica felicità scaturisce dal dono della vita.

Nelle vostre diocesi, uomini e donne si impegnano ad alleviare la sofferenza di quanti sono stati feriti dalla vita e dall’amore, affinché scoprano la tenerezza di Dio che permette loro di vivere nella dignità. I sacerdoti accolgono di cuore i divorziati-risposati per offrire loro il modo per vivere la loro vita battesimale. Ma questa rispettosa accoglienza delle persone e delle situazioni deve tener conto della Parola stessa di Cristo (cf. Mt 19, 6). Una seconda unione è in contraddizione con la natura del sacramento del matrimonio, nel quale si esprime l’amore indefettibile di Cristo per la sua Chiesa. Bisogna evitare che celebrazioni causino confusioni dannose per le coppie, per chi le circonda e per tutti i cristiani.

7. Il fenomeno dell’immigrazione è talvolta vissuto dolorosamente dai vostri connazionali. A ciò si aggiungono le difficoltà dovute all’esistenza delle due comunità linguistiche, che devono convivere nel vostro regno. In un’epoca in cui esistono particolarismi ed emarginazioni di ogni genere, invito i cristiani e gli uomini di buona volontà a promuovere la pace, l’unità nazionale e l’accoglienza di ogni persona, indipendentemente dalla sua origine e dalla sua cultura.

8. Al termine del nostro incontro, auspico che la vostra settimana di pellegrinaggio e i vostri incontri con i miei collaboratori vi confortino nella vostra missione di Vescovi, incaricati di guidare e di santificare il popolo cristiano. Trasmettete a tutti i vostri diocesani, ai sacerdoti, ai diaconi e ai laici l’incoraggiamento del Successore di Pietro. Rivolgo un saluto speciale ai religiosi e alle religiose. Mi avete riferito l’inestimabile presenza che essi garantiscono in numerosi servizi ecclesiali e il loro desiderio di cooperare alla pastorale delle vostre diocesi.

Preghiamo affinché ogni cristiano realizzi pienamente la sua missione di battezzato, secondo il cuore di Dio.

A voi stessi, e a tutti i vostri fedeli, imparto di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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