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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLO ZIMBABWE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 7 luglio 1992

 

Cari Confratelli Vescovi,

1. Desideravo ardentemente incontrare voi, Vescovi dello Zimbabwe, in occasione della vostra visita “ad limina”, e vi saluto con le parole di San Paolo: “Il mio amore (sia) con tutti voi in Cristo Gesù!” (1 Cor 16, 23). Dandovi il mio benvenuto, saluto il clero, i religiosi e le religiose e i fedeli laici dell’Arcidiocesi di Harare e delle Diocesi di Butawayo, Chinhoyi, Gweru, Hwange e Mutare, e, in modo particolare, la nuova Diocesi di Gokwe. Vi prego di assicurare loro che il ricordo del mio viaggio nel vostro Paese, nel 1988, non è offuscato. Sono grato al Vescovo Reckter per le sue gentili parole e invio un saluto particolare al Vescovo Muchabaiwa pregando per una sua pronta guarigione.

La vostra presenza testimonia la comunione nella grazia che vi unisce, nell’unica, santa Chiesa, cattolica e apostolica, al Vescovo di Roma, fulcro visibile dell’unità in ogni tempo. Compiendo questo pellegrinaggio ai sepolcri degli Apostoli, voi rinnovate la vostra convinzione che la concreta realtà storica, che è la Chiesa, risale ai Dodici e a nostro Signore Gesù Cristo, che ha fatto di questo Corpo vivente la via e lo strumento della salvezza, che Egli ci ha offerto con la sua morte e la sua Resurrezione.

2. Questa concezione della Chiesa quale segno efficace di salvezza (cf. Lumen gentium, 1), è la fonte dei vostri instancabili sforzi per annunciare il Vangelo a quanti sono affidati alla vostra cura pastorale. È fondamento del compito urgente di tutti i Pastori della Chiesa ispirare e guidare la “plantatio Ecclesiae” e il conseguente sviluppo della Chiesa in ogni luogo e in ogni cultura (cf. Gaudium et spes, 44). Le mie visite pastorali in Africa mi hanno reso maggiormente consapevole dei numerosi elementi della vita sociale e culturale del continente che possono essere veicoli appropriati per la predicazione del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, così come mi sono reso conto che esistono altri elementi che devono essere risanati attraverso il contatto con la grazia di Gesù Cristo.

Il vostro desiderio che ogni cosa in Africa debba trovare il suo autentico significato in Cristo vi ha già indotto a dedicare particolare attenzione al tema dell’inculturazione nella vostra Conferenza Episcopale Nazionale e nell’Incontro interregionale dei Vescovi del Africa Meridionale (IMBISA). Questa opera vostra e dei vostri Confratelli Vescovi, in preparazione dell’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, rappresenta una grande promessa per il futuro del Popolo di Dio. Tuttavia, in ciò e in ogni cosa, noi, Pastori del gregge, dobbiamo essere sempre consapevoli che siamo strumenti dello Spirito Santo, che “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Cor 2, 10). Noi abbiamo costante bisogno di rivolgerci a lui e di chiedergli di illuminare il nostro discernimento, affinché possiamo capire con precisione quali realtà umane sono in armonia con la verità e la grazia rivelate da Cristo Gesù e che ci sono state trasmesse dagli Apostoli. L’inculturazione, che non è soltanto una questione di esteriorità, matura quando la Buona Novella del trionfo di Cristo sulla sofferenza e sulla morte modella efficacemente il pensiero e la vita quotidiana dei Cristiani. Culmina nella frequente, gioiosa e devota partecipazione ai Sacramenti della Penitenza e della Eucaristia quali momenti fondamentali dell’esperienza della fede.

3. I sacerdoti che Dio vi ha donato quali collaboratori sono consacrati alla costruzione del Corpo di Cristo. Quanto grati dovete essere ai numerosi sacerdoti missionari che hanno coltivato il seme della fede nella vostra regione dell’Africa e si sono prodigati, con umile amore, per lo sviluppo delle sue genti! Quanto grande è la sfida che i vostri sacerdoti locali devono affrontare nell’adempiere alla stessa promessa e allo stesso impegno, e nel portare a maturazione il raccolto che il Signore attende dal vostro popolo!

Tutti i sacerdoti hanno ricevuto una “chiamata” che essi e la Chiesa hanno sperimentato e sottoposto a discernimento negli anni di preparazione che conducono all’Ordinazione sacerdotale.

Con preghiera e con fiducia nella grazia infallibile di Dio, essi hanno accettato di rinunciare alla loro casa, alla loro moglie, ai loro figli, alla loro posizione sociale e ai loro beni (cf. Mt 19, 29) non a malincuore, ma con gioia, per servire il Regno e per dedicarsi ai loro fratelli e sorelle in Cristo. Mi unisco a voi nel pregare Gesù, Sommo Sacerdote, affinché doni ai vostri presbiteri la grazia della perseveranza e la gioia interiore che deriva dalla fedeltà al Redentore.

Poiché la configurazione sacramentale con Cristo, Pastore e Capo della Chiesa, è inseparabile dalla sequela del suo esempio di amore disinteressato, i sacerdoti devono essere incoraggiati a coltivare un autentico ascetismo. Per rimanere fedeli al dono del celibato in perfetta castità, è essenziale, come afferma il Concilio Vaticano Secondo, che essi preghino con umiltà e perseveranza, utilizzando a questo scopo tutti gli aiuti a loro disposizione, e osservino le prudenti norme di autodisciplina vagliate dall’esperienza della Chiesa (cf. Presbyterorum ordinis, 16). Riguardo alla solitudine che talvolta accompagna il ministero pastorale, è indicato ricordare le parole dell’Enciclica Sacerdotalis caelibatus che Paolo VI pubblicò esattamente venticinque anni fa il mese scorso: “Non si raccomanderà mai abbastanza ai sacerdoti una certa loro vita comune tutta tesa al ministero propriamente spirituale; la pratica di incontri frequenti con fraterni scambi di idee, di consigli e di esperienze tra confratelli; l’impulso alle associazioni che favoriscono la santità sacerdotale” (Sacerdotalis caelibatus, 80; cf. Pastores dabo vobis, 74).

4. Poiché il ministero dei sacerdoti è fondamentale per la vita della Chiesa locale, la preparazione dei vostri seminaristi dovrebbe continuare ad essere una delle vostre maggiori priorità. È vitale che i futuri ministri del Vangelo non siano soltanto ben istruiti, a livello accademico, ma anche, a livelli più profondi, totalmente dedicati a condurre i loro fratelli e le loro sorelle per le vie della salvezza. Sono sicuro che i responsabili del seminario vi sono grati per i molti modi con cui li sostenete nel loro difficile e arduo compito di aiutare i candidati al sacerdozio a crescere nella nuova “identità” conferita al momento dell’Ordinazione. Essi stessi dovrebbero essere “convinti” modelli di vita sacerdotale. Devono essere chiari sul comportamento che si attende dai candidati al sacerdozio, poiché sarebbe un’ingiustizia lasciare che i seminaristi arrivino all’Ordinazione, se essi non hanno assimilato, intimamente e consapevolmente, le esigenze oggettive della grazia che devono ricevere.

La mia recente Esortazione apostolica Pastores dabo vobis sollecita tutta la comunità cattolica ad avere “una retta e approfondita conoscenza della natura e della missione del sacerdozio” (cf. n. 11). Spero che voi e i vostri sacerdoti e seminaristi farete di questo documento un tema ricorrente di lettura e di studio.

5. Una delle grandi gioie del vostro ministero è certamente il sostegno che ricevete dai religiosi e dalle religiose che operano nelle vostre Chiese locali. L’intera storia della Chiesa dello Zimbabwe è legata al coraggioso e generoso servizio dei membri degli Istituti religiosi. Mediante la testimonianza del loro stile di vita e del loro amorevole servizio, essi sono stati eminenti messaggeri del Vangelo, specialmente nei campi della sanità e dell’istruzione. Le recenti celebrazioni del centenario dell’arrivo, in questa regione, dei Gesuiti e delle Suore missionarie domenicane del Sacro Cuore, ci hanno nuovamente ricordato la potenza con cui Dio ha operato con amore, di generazione in generazione, facendo crescere, dal lavoro dei Suoi zelanti servitori, un abbondante raccolto per il Suo Regno (cf. 1 Cor 3, 6). Vi chiedo di trasmettere ai religiosi delle vostre Diocesi la mia gratitudine e la mia stima, e la speranza che essi siano sempre fedeli testimoni del Signore fra il Suo popolo.

6. Desidero menzionare brevemente un’altra delle vostre pesanti responsabilità di Vescovi: precisamente, le scuole cattoliche dello Zimbabwe. In diversi modi, voi siete personalmente coinvolti nella guida e nella direzione dell’apostolato dell’istruzione e dovete garantire che siano a disposizione i mezzi necessari (cf. CIC, can. 794 § 2). Nutro una grande speranza che il futuro Catechismo della Chiesa Cattolica sarà un aiuto sostanziale per tutti i Vescovi nell’assicurare che, nelle scuole cattoliche e nei programmi di educazione religiosa, sia insegnata ai bambini e ai ragazzi la pienezza della fede della Chiesa. Il successo dei vostri sforzi dipende dal sollecitare la generosa collaborazione di quanti operano con voi in questo settore e dal mantenere elevati i livelli delle istituzioni e delle organizzazioni che portano avanti l’opera educativa. Sono felice di notare che voi sperate di rinforzare ulteriormente questa collaborazione con le autorità civili, cosa che renderà possibile alle scuole cattoliche rispondere alle esigenze della Nazione pur mantenendo la loro specifica identità cattolica e la loro giusta autonomia.

7. I catechisti e gli insegnanti laici esercitano, come ci ricorda il Concilio Vaticano Secondo, “un’eccellente forma di apostolato dei laici” (Apostolicam actuositatem, 30), e quindi, per realizzarla compiutamente, essi devono avere quella formazione iniziale e permanente di cui hanno bisogno. Dovrebbero essere profondamente consapevoli del loro ruolo in seno alla comunità ecclesiale e dell’importanza del loro contributo alla vita della Nazione.

I laici, data la loro vocazione ad essere il sale della terra e la luce del mondo (cf. Mt 5, 13-14), dovrebbero basarsi sulla dottrina sociale della Chiesa e, con la loro presenza nella vita pubblica, dovrebbero contribuire a rafforzare il tessuto sociale con la loro diligenza e la loro industriosità, affidabilità e fedeltà nelle relazioni interpersonali e con il coraggio di assumersi la responsabilità nei campi dell’economia e della politica (cf. Centesimus annus, 32).

Parole e atti di giustizia, pace e solidarietà sono necessari al vostro Paese in un momento in cui deve affrontare gravi sfide. La saggezza cristiana sulla persona umana e sul modo di costruire una società che sia degna dell’uomo può essere un fecondo punto di riferimento per gli sforzi dello Zimbabwe allo scopo di risanare le sue strutture economiche, di far fronte alle gravi conseguenze dell’attuale siccità e migliorare gli affari e la vita sociale. È dunque giusto che voi, Pastori, parliate chiaramente delle implicazioni morali ed etiche delle linee di condotta e delle azioni, e perciò poniate gli illuminati principi della dottrina sociale cattolica al servizio della più vasta comunità.

8. Il compito dei laici di regolare la sfera temporale secondo la legge di Cristo, come ho sottolineato nell’Esortazione Christifideles laici, “comincia nel matrimonio e nella famiglia” (n. 40). Poiché, nel nostro tempo, l’integrità e il valore della famiglia sono sempre più minacciati, la vostra Lettera pastorale dello scorso anno, Salviamo le nostre Famiglie, è stata davvero opportuna. Condivido pienamente le preoccupazioni da voi espresse sul modo in cui l’urbanizzazione – che di per sé è spesso il risultato di una depressione economica – e la secolarizzazione stanno corrodendo la forza dei vincoli familiari e si stanno sostituendo a molti dei valori tradizionali.

L’anonimato della città, l’assenza del controllo da parte dei genitori, l’etica competitiva, spesso spietata, del mondo del lavoro, tutto contribuisce all’allontanamento di molti giovani dalle loro famiglie. Siete, a ragione, preoccupati per l’imposizione di programmi di controllo demografico, per l’aumento dei casi di aborto e per la diffusione dell’Aids.

Le iniziative che sono adottate nelle vostre Diocesi per difendere e promuovere il matrimonio e la famiglia – specialmente offrendo alle coppie di fidanzati una solida catechesi in preparazione della loro nuova vita in comune – sono estremamente importanti. Sono molto utili per la crescita della comunità cristiana e per un’autentica inculturazione della fede. Il rafforzamento del matrimonio e della famiglia costituisce realmente un importante servizio per il benessere dell’intera Nazione.

9. Cari Confratelli, ho cominciato le mie osservazioni dicendo che la vostra visita “ad limina Apostolorum” è una professione di fede nella Chiesa. È anche un’opportunità di rinnovare il vostro impegno nel realizzare il grande e urgente compito della Evangelizzazione. Attraverso l’ordinazione episcopale, voi siete membri del Collegio che Cristo ha stabilito, affinché alla Chiesa, sua amata Sposa, non manchi mai, fino alla fine dei tempi, la cura degli Apostoli. Se leggiamo attentamente gli Atti degli Apostoli, notiamo che una delle caratteristiche del servizio degli Apostoli nei confronti della Chiesa è stato il coraggio con cui essi hanno proclamato il Vangelo. Dopo la Pentecoste, quando lo Spirito Santo li colmò di luce e di gioia, essi andarono ad annunciare, senza sosta, che, in Cristo Gesù, il Regno di Dio era venuto in questo mondo (cf. At 2; 28, 30-31).

Imploro il nostro Salvatore affinché vi confermi in questa stessa fiducia e sollecitudine. È mia preghiera che l’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi promuova l’entusiasmo missionario nel vostro amato continente. Mentre tutta la Chiesa dello Zimbabwe si prepara a questo importante evento, possa lo Spirito Santo far crescere nei vostri cuori quella solida fede che rimane ferma dinanzi a ogni ostacolo, una fede basata sulla salda convinzione della potenza della Parola salvifica di Dio (cf. Rm 1, 16).

Raccomando voi e coloro che voi servite all’amorevole cura della Vergine Madre di Dio, e imparto la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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