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VIAGGIO APOSTOLICO DI GIOVANNI PAOLO II IN ANGOLA E
SÃO TOMÉ E PRÍNCIPE
DISCORSO
DI GIOVANNI PAOLO II
AI CATECHISTI NELLA CATTEDRALE DEDICATA A
«NOSSA SENHORA DE FÁTIMA»
Benguela
(Angola) - Martedì, 9 giugno 1992
Cari evangelisti e catechisti, Cari fratelli e sorelle,
1. “Andate, dunque, e ammaestrate... a osservare tutto ciò che vi ho
comandato” (Mt 28, 19-20). Un profondo sentimento di gioia riempie la mia
anima in questo momento in cui incontro voi, operai importanti del Regno di Dio
e fervidi testimoni di Cristo Risorto. Nei quattro angoli di questa immensa
nazione, siete al servizio del suo mandato evangelizzatore. Un saluto affettuoso
a ciascuno di voi, ivi compresi tutti i catechisti dell’Angola, sia i presenti
che gli assenti. Desidero confermare tutti nella missione ecclesiale, che
assolvete generosamente in comunione con i vostri Vescovi e sacerdoti. Ringrazio
per la vostra testimonianza di amore e di adesione alla Chiesa e per la serietà
delle vostre aspirazioni, che traspare dalle parole con cui Monsignor Vescovo,
Dom Oscar Lopes Fernandes Braga, ha illustrato la vostra fecondità apostolica.
Le sue parole riflettono ciò che voi, cari catechisti, rappresentate nella
storia, ormai cinquecentenaria, della Chiesa in questa terra angolana. Il
coraggio e la generosità di continue generazioni di catechisti hanno permesso di
edificare comunità vive e di far sì che un popolo – per sua natura aperto alla
vita spirituale – scoprisse la bellezza del messaggio di Cristo.
2. Cari catechisti, grande è la vostra missione nella Chiesa! Siete un
autentico laicato d’avanguardia. Tante volte è dipeso da voi il consolidamento
delle nuove comunità cristiane, per non dire la prima pietra della loro
fondazione, con il primo annuncio del Vangelo a quanti non lo conoscevano. Se i
missionari non potevano essere presenti o sono dovuti partire in tutta fretta
subito dopo il primo annuncio, siete stati voi, i catechisti, a sostenere e
formare i catecumeni, a preparare il popolo cristiano ai sacramenti, a insegnare
la catechesi e ad assumervi l’animazione della vita cristiana nei loro villaggi
o nei loro quartieri. Come non lodare la maturità cristiana e il senso di
responsabilità che avete dato nelle grandi prove che si sono abbattute su di voi
e sul vostro popolo durante la guerra degli ultimi anni? Questo per citare
soltanto una delle ultime pagine da voi scritte con lacrime e sangue. Quanti
evangelisti e catechisti, “saldi nella fede”, hanno sopportato minacce e
sofferenze, e hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra! Tante
volte con sporadici o inesistenti contatti con i vostri pastori, siete riusciti
a mantenere vive le comunità cristiane che il Signore vi ha affidato! Il popolo
cristiano ringrazia Dio per l’esempio e per l’attaccamento alla Santa Chiesa dei
suoi Evangelisti e Catechisti. Dio non lascia senza ricompensa un bicchier
d’acqua dato per amore, ancor meno lascerà senza ricompensa, cari catechisti, il
vostro glorioso servizio al Vangelo e alle comunità cristiane durante questi
anni di sofferenza.
3. Voglio esprimervi qui, carissimi catechisti, la più profonda gratitudine
della Chiesa e del Papa per tutto ciò che avete fatto per i vostri fratelli. Non
posso fare a meno di ricordare in special modo i catechisti che, per tanti anni,
sono rimasti completamente isolati dalla guerra nella giungla! Avete sacrificato
tutto per non abbandonare il gregge del Signore: avete vissuto il destino della
vostra gente e non avete perso la speranza dinanzi alle enormi difficoltà che
avete dovuto affrontare. Avete dovuto percorrere centinaia di chilometri per
chiedere un consiglio al missionario o al Vescovo e affidar loro le vite e le
necessità della missione, per poi tornare con l’Eucaristia e il minimo
indispensabile per sopravvivere: vi hanno visti arrivare quasi nudi, ma con il
Vangelo sotto il braccio! Siete stati dei veri testimoni di Cristo e del
Vangelo. Soltanto grazie a voi, valorosi evangelisti e catechisti, la Chiesa è
potuta sopravvivere in tanti luoghi! Conosco le grandi sofferenze e le enormi
umiliazioni inflitte tanto a voi quanto ai vostri familiari, alle vostre mogli,
ai vostri genitori, ai vostri figli... Come non pensare alle decine di
catechisti vittime della guerra o del totalitarismo? Hanno sacrificato la vita,
solo perché si sono rifiutati di abbandonare la fede o di smettere di alimentare
la loro comunità con la Parola di Dio. Sapete già cosa significa soffrire per
Cristo: sequestrati, umiliati, flagellati, molti persino assassinati... e avete
perdonato tutto! Vi siete sacrificati con una dignità cristiana ammirevole...
senza odiare nessuno. Avete dato un’autentica testimonianza di Cristo! Gloria a
voi per questa testimonianza di responsabilità e di maturità cristiana! Il Papa
vi doveva queste lodi!
4. Carissimi fratelli e sorelle, questi uomini e queste donne di Dio che
hanno sacrificato le loro vite per Cristo, sono la prova della maturità della
fede in Angola, e sono adesso i nostri intercessori presso il Signore. Le pagine
gloriose dei primi cristiani sono state riscritte qui dagli evangelisti e dai
catechisti angolani. Grande è la speranza che la Chiesa ha riposto in questa
nazione! So che l’evangelizzazione darà molti frutti in Angola; e confido sui
cristiani angolani per diffondere la Buona Novella all’intero Continente
africano. Un segno di consolazione di questa fecondità apostolica è evidente nel
dono della vocazione religiosa e sacerdotale concesso a uno o più dei figli e
delle figlie degli evangelisti e dei catechisti. È stato nell’ambiente della
loro famiglia cristiana che la chiamata di Dio è penetrata nel cuore e nella
volontà di questi figli. E perciò, parlando degli evangelisti e dei catechisti e
del loro importante ruolo nella Chiesa, voglio ricordare anche il ruolo nascosto
ma prezioso delle loro mogli, le mogli dei catechisti. Collaborando alla
creazione di un ambiente cristiano in casa, insegnando ai figli il cammino di
Dio, aiutando i loro mariti nell’opera di apostolato, queste madri cristiane
sono anche a volte madri della comunità cristiana. Dio benedica le famiglie dei
nostri evangelisti e catechisti!
5. Al Padre celeste, fonte di ogni dono perfetto, rivolgo la mia preghiera
sincera perché, superati definitivamente i difficili problemi del passato,
possiate adesso avere tutti la consolazione della presenza e dell’appoggio dei
vostri pastori. La vostra azione completa quella del sacerdote, e mostra
l’autentico volto della Chiesa, che deve essere missionaria in tutti i suoi
membri, sia laici che consacrati. Mi congratulo quindi con tutti i catechisti
che hanno voluto consacrare il loro tempo, le loro energie e il loro cuore al
lavoro nella vigna del Signore. E incoraggio anche tutti gli altri laici
affinché ognuno, secondo i doni ricevuti, si dedichi all’apostolato nel proprio
ambiente di vita e di lavoro e soprattutto nei Movimenti di Apostolato.
6. Cari fratelli: le esigenze del Vangelo sono grandi, sia nella vita della
Chiesa che nel mondo. La vostra buona volontà, cari catechisti, non è
sufficiente, perché “il lavoro dei catechisti si va facendo sempre più difficile
e impegnativo per i cambiamenti ecclesiali e culturali in corso”. Da qui la
necessità urgente di una “più accurata preparazione dottrinale e pedagogica, il
costante rinnovamento spirituale e apostolico” (RM 73) nello spirito di Cristo.
Questa preparazione esige mezzi adeguati, tra cui emerge la Scuola dei
Catechisti, già presente in molte delle vostre Diocesi. Esorto le altre Diocesi
a fare uno sforzo per dotare i propri catechisti della stessa formazione. In tal
modo il loro apostolato sarà alimentato da fonti vive; i loro dialoghi e le loro
azioni saranno permeati dalla presenza di Gesù, che è “via, verità e vita” (Gv
14, 6). I catechisti potranno così continuare a edificare la Chiesa in questa
terra, in un nitido incontro tra il meglio della loro cultura e la Rivelazione
cristiana.
7. Cari evangelisti e catechisti, non potete irradiare se non ciò che siete
dentro di voi. Con la Sua grazia, dovete diventare sempre più conformi a Colui
la cui immagine portate in voi: Gesù Cristo. L’Angola ha bisogno di segni vivi
di Cristo, che custodiscano con fermezza, nel suo cuore, la Parola di Dio, che
si uniscano a Lui per mezzo dei sacramenti, che mettano in pratica le
beatitudini, e che amino tutti, in modo particolare i più umili tra i loro
fratelli e sorelle. In una parola, siate santi. La santità è la forza più
potente per portare a Cristo il cuore degli uomini. Ricordate quel brano del
Vangelo sulla vite e sui tralci (cf. Gv 15, 5): nell’unione dei “tralci”
con l’“unica vite”, sta la sorgente concreta e la misura certa dell’attività
apostolica e del dinamismo missionario della stessa Chiesa.
8. Cari catechisti, la sfida della vita cristiana è esigente, ma sappiamo
attraverso la fede che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37). La grazia
e l’amore di Cristo non mancheranno mai. Non perdete il coraggio nonostante le
difficoltà pratiche o persino, a volte, la mancanza di mezzi, perché è proprio
nella vostra debolezza che il potere di Dio si manifesta (cf. 2 Cor 12,
9). Per mezzo dello Spirito Santo sarete in grado di dire: “quando sono debole,
è allora che sono forte” (2 Cor 12, 10). In questa lieta circostanza del
nostro incontro, voglio augurarvi che rimangano con voi il Signore Gesù Cristo e
la sua immensa bontà, perché possiate avanzare sempre senza temere gli ostacoli.
Lui ha vinto il mondo! Ringraziate il Signore per il dono della vostra
vocazione, per mezzo della quale Cristo vi ha chiamati e scelti tra gli altri
uomini e donne, affinché foste strumenti della sua salvezza. Rispondete con
generosità alla vostra vocazione e avrete il vostro nome scritto nel cielo (cf.
Lc 10, 20).
Vi accompagnino la sua Luce e la sua Grazia, che su tutti imploro per
intercessione di Nostra Signora di Fatima, titolo con cui è venerata e invocata
in questa cattedrale la Madre del Redentore. E la Vergine fedele sia per tutti
la nostra Madre, nel cammino della vita! A voi, catechisti dell’Angola, alle
vostre famiglie e a tutti i fedeli delle vostre comunità, imparto con paterno
affetto la mia benedizione apostolica.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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