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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL CAPITOLO GENERALE
DEI MISSIONARI D’AFRICA, PADRI BIANCHI

Lunedì, 15 giugno 1992

 

Cari padri e fratelli, Missionari d’Africa,

1. Il Capitolo generale della vostra Società delle Missioni d’Africa, che si svolge nello stesso anno in cui si celebra il centenario della morte del vostro fondatore, il Cardinale Charles Lavigerie, mi offre la felice occasione di accogliere voi che continuate l’opera che egli aveva iniziato con tanta audacia e lungimiranza. Saluto in particolare Padre Etienne Renaud, che ha appena abbandonato l’incarico di Superiore generale e Padre Gotthard Rosner, nuovamente eletto alla testa dei Padri Bianchi. Lo ringrazio per le sue parole e gli auguro di conoscere la soddisfazione di continuare in maniera fruttuosa il servizio della vostra missione.

2. Il tratto caratteristico della vostra vocazione è quello di consacrarvi con amore all’Africa, all’annuncio della Lieta Novella in questo continente ricco di promesse. La Chiesa vi si è ormai ben stabilita, il che testimonia la grazia costituita dall’opera dei missionari in particolare dal secolo scorso. Ma questa terra amatissima è anche colpita da numerose prove e numerose sofferenze. I cambiamenti politici intervenuti in molti paesi africani, l’evoluzione della situazione sanitaria, culturale ed economica lanciano nuove sfide agli evangelizzatori. Voi state riflettendo su questo, per elaborare nuovi modi di compiere la missione che vi è stata affidata con l’amore fedele verso i popoli d’Africa che animava il Cardinale Lavigerie e che ci anima tutti oggi.

Con fervore, vi incoraggio nelle vostre ricerche, poiché le Chiese locali d’Africa hanno sempre bisogno dell’assistenza dei missionari nella loro crescita e maturazione. Si avvicina il momento in cui si svolgerà l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, tempo di accoglienza dello Spirito Santo affinché l’insieme delle comunità ecclesiali rafforzi la propria fedeltà al Vangelo, il proprio senso del servizio verso i rispettivi fedeli, i propri legami con la Chiesa universale, il proprio desiderio di unità, il proprio ardore missionario. E occorre che in queste circostanze, la Chiesa in Africa benefici dei contributi di quanti sono servitori per vocazione, per non sentirsi isolata o trascurata dagli altri membri del corpo ecclesiale. D’altronde, voi avete coscienza che il vostro apostolato si estende al di là del continente, per raggiungere gli Africani che vivono in altre regioni del mondo, dove hanno anche bisogno di vivere come Chiesa e di prepararsi a lavorare per i loro popoli.

3. Dalle fondazioni cui avete contribuito, il vostro ruolo si è evoluto. Rispettate l’autonomia delle Chiese africane che hanno i loro propri Pastori. Restate loro controparti, più in disparte, ma non meno utili. Continuate a trasmettere ai vostri fratelli e sorelle africani il vostro ardore missionario. Ormai, i cattolici africani sono i loro propri evangelizzatori e accedono essi stessi alla dimensione missionaria. Lavorate con essi, specialmente per risvegliare in queste Chiese vocazioni missionarie. È, d’altra parte, un vero motivo di soddisfazione vedere che giovani africani entrano nel vostro Istituto per partecipare al suo apostolato, confermando in questo modo il suo carattere internazionale. Restate fedeli all’ispirazione paolina che il Cardinale Lavigerie ha trasmesso instancabilmente ai Padri Bianchi: “tutto a tutti”, in un’attiva simpatia con i popoli di cui voi condividete la vita e le preoccupazioni, privilegiate i “compiti iniziali” dell’evangelizzazione. Consacrate le vostre forze all’annuncio della salvezza in Cristo, espressa e vissuta come l’incontro vero della Parola di Dio con le persone, tenendo conto della ricchezza delle loro tradizioni proprie; così progredisce l’inculturazione, condizione necessaria al fermo radicarsi della Chiesa nel mondo. La vocazione specifica della vostra Società vi prepara bene a questo compito. In particolare, vorrei incoraggiarvi a continuare attivamente il vostro lavoro di formazione dei catechisti, degli animatori laici, del clero, dei religiosi e delle religiose; è questo un servizio fondamentale reso alle giovani comunità, per aiutarle ad assumere pienamente la loro missione, in unione con tutta la Chiesa e la sua tradizione viva.

4. Sin dai primi anni della vostra attività, a Gerusalemme e in Libano in particolare, vi siete interessati al dialogo ecumenico, la cui necessità si è man mano imposta. Il cammino che porta all’unità è lungo, richiede un ascolto paziente di quanto lo Spirito dice alle Chiese e, oggi in particolare, alle comunità ecclesiali in Africa. Lo ho spesso sottolineato, le collaborazioni possibili fra tutti i battezzati e la ricerca di una maggiore fedeltà all’unico Signore fanno direttamente parte della missione. Continuate senza stancarvi i vostri sforzi in questo senso.

La vostra competenza e la vostra esperienza vi portano anche ad assumere un ruolo eminente nel dialogo interreligioso, in particolare con l’Islam, nel Medio Oriente, nei paesi del Maghreb e nell’insieme del Continente africano. Considero questo dialogo un compito importante e vi ringrazio di lavorare ad esso con perseveranza. A questo riguardo, saluto qui l’opera svolta dal Pontificio Istituto di Studi arabi e islamologici di cui voi siete responsabili. Mi congratulo per la collaborazione che esso offre alla Santa Sede e per la sua diffusione fra tutti coloro che si occupano di stabilire rapporti fraterni con i credenti dell’Islam, nel reciproco rispetto e nella ricerca della verità.

5. Il vostro Capitolo generale riflette sul rinnovamento spirituale e apostolico senza il quale la prosecuzione e l’adattamento delle vostre missioni non potrebbero assumere la loro reale dimensione. In quest’anno del centenario, attingete un’ispirazione sempre più feconda dal semplice e luminoso motto del vostro fondatore: “Caritas”. Lasciatevi prendere dall’amore di Cristo, vera fonte della missione evangelica. In questo senso, il Cardinale Lavigerie diceva: “Il vero zelo deve avere la sua sede nel cuore e nascere dall’amore di Nostro Signore Gesù Cristo... Questo amore si nutre della preghiera” (Retraite, 1880). L’amore con cui Cristo ci ha amati “sino alla fine” (Gv 13, 1) consente la forte coesione tra i membri della vostra Società, “riuniti in un solo sentimento e formando un solo cuore”, come diceva il vostro fondatore alla partenza della nona carovana (29 giugno 1890). La grazia dell’amore di Cristo vi consente di seguirlo, nella gioia che danno le primizie del Regno o nella prova in cui i discepoli portano la Croce insieme al loro Maestro.

6. Cari amici, al termine di questo incontro, vorrei rendere grazie insieme a voi per l’opera compiuta dal Cardinale Lavigerie e da quasi seimila missionari che, sul suo esempio, si sono dedicati alla missione della Chiesa in Africa. E desidero associare a quest’azione di ringraziamento le quasi tremila Sorelle Missionarie di Nostra Signora d’Africa, fondate anch’esse da Lavigerie, la cui professione religiosa ha portato sugli stessi cammini di evangelizzazione. Con quanti, uomini e donne, vi hanno preceduti, ascoltate l’appello alla “santità almeno desiderata e cercata con fedeltà e coraggio”, l’appello che formulava il vostro fondatore ai missionari della prima carovana (marzo 1878).

Che Nostra Signora d’Africa protegga i Padri Bianchi e le Sorelle Bianche, giunti ormai da tantissime regioni del mondo e che sostenga il loro apostolato! Di tutto cuore, invoco su di voi la benedizione di Dio!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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