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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL SIMPOSIO INTERNAZIONALE
«CONVERSIONE DELLE TESTATE NUCLEARI PER SCOPI PACIFICI»

Lunedì, 15 giugno 1992

 

Signore e Signori,

1. Sono felice di dare il benvenuto ai partecipanti al Simposio internazionale “Conversione delle testate nucleari per scopi pacifici”. Il mio particolare ringraziamento va a Monsignor Elio Sgreccia per le sue gentili parole rivoltemi a vostro nome. L’argomento che discuterete in questi giorni offre una forma concreta e pratica al messaggio di speranza che la Chiesa ha proclamato attraverso i secoli echeggiando il Profeta Isaia che annunciava l’era messianica: “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci” (Is 2, 4).

2. Come ben sappiamo, negli ultimi cinquanta anni l’umanità è veramente divenuta capace di autodistruzione. Per mezzo della corsa agli armamenti, è stata all’opera una certa “logica del potere” che ha richiesto una costante preparazione per un possibile conflitto di enormi proporzioni, e che ha condotto alla costruzione di immensi arsenali di armi convenzionali e nucleari. Nel lanciare un appello per superare questa pericolosa situazione, i Padri del Concilio Vaticano II, citando l’Enciclica di Papa Giovanni XXIII Pacem in terris, hanno dichiarato quanto segue: “La pace deve sgorgare spontanea dalla mutua fiducia dei popoli, piuttosto che essere imposta alle nazioni dal terrore delle armi, tutti debbono impegnarsi per far cessare finalmente la corsa agli armamenti; in maniera tale che il disarmo incominci realmente e proceda non unilateralmente, s’intende, ma con uguale ritmo da una parte e dall’altra, in base ad accordi comuni e assicurato da vere ed efficaci garanzie” (Gaudium et spes, 82) Dal tempo del Concilio, specialmente dagli storici eventi del 1989, il quadro del mondo è grandemente cambiato, aumentando la speranza dell’umanità in un disarmo veramente efficace. La possibilità di eliminare la minaccia costituita dalla corsa agli armamenti ha fatto scaturire la prospettiva di trasformare le armi in mezzi di produzione di quei beni richiesti per la vita e per lo sviluppo degni della persona umana.

3. Lo scopo specifico del vostro incontro è di investigare i modi in cui le risorse recuperate attraverso il disarmo e attraverso la conversione delle armi nucleari possono essere usate per il progresso economico e sociale non solo dei Paesi che le producevano, ma anche dei Paesi in via di sviluppo. Il trasferimento a questi Paesi delle enormi risorse derivate da tale conversione costituisce un nuovo sforzo vero la collaborazione e la solidarietà tra i popoli e le Nazioni (cf. Centesimus annus, 29). Usando la vostra conoscenza e la vostra abilità scientifica per aiutare a dedicare alla causa della pace le risorse prima impiegate in strumenti di guerra, voi contribuite veramente al bene dell’umanità. Oggi più che mai la scienza deve dedicare i suoi sforzi all’autentico progresso dell’uomo e deve operare per diminuire i rischi che nascono dall’uso dannoso delle sue scoperte. La scienza è un elemento essenziale dello sviluppo umano, perché ciò che lo scienziato scopre nella sua ricerca di comprensione dell’universo è parte della più piena verità circa la creazione e circa il posto che in essa occupa la persona umana. Da qui, il bisogno per la comunità scientifica di vigilare sul corretto uso dei risultati della sua ricerca nel servizio dell’umanità.

4. Esprimo a tutti voi il mio apprezzamento per il degno scopo del vostro Simposio, e offro i miei migliori auspici affinché il vostro studio e la vostra cooperazione aiutino a promuovere la pace e a migliorare le condizioni di vita di milioni di nostri fratelli e di nostre sorelle nel bisogno. Possa lo Spirito che ha guidato il Profeta Isaia, dirigere anche voi, e possa il Redentore dell’umanità coronare i vostri sforzi con il successo.

Dio benedica tutti voi.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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