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MESSAGGIO DI GIOVANNI
PAOLO II IN OCCASIONE DEL 91° «KATHOLIKENTAG»
Venerato Confratello! Care sorelle e cari fratelli!
“Sorge una nuova città – Costruire l’Europa in un unico mondo”.
Questo tema del novantunesimo Katholikentag tedesco, che si svolge a Karlsruhe,
rappresenta un felice proseguimento di quel messaggio annunciato, nel dicembre
scorso, dall’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Europa. Questa
città nuova, la Gerusalemme celeste (cf. Ap 21, 2) non si può paragonare
a un evento politico o associare a un concetto secolare di vita sociale. Come il
profeta Giovanni descrive nella sua Apocalisse, essa può discendere soltanto da
Dio e non può realizzarsi completamente nel corso della storia dell’umanità,
poiché essa è la futura città di quel Regno, in cui culminerà la storia del
mondo e che, comunque, trascende la caducità di quest’ultimo. Quali cristiani,
però, noi possiamo riconoscere la nostra responsabilità su questa terra soltanto
alla luce della città nuova, che ci è stata promessa da Dio. Una Europa
rinnovata dal Vangelo, non soltanto rappresenta questa città nuova, ma, quale
segno e modello, può e deve preannunciare il mondo che verrà.
Tuttavia, una realtà, che ci viene rivelata, nell’Apocalisse, sulla futura città
nuova, costituisce fin da ora una misura del nostro agire in seno alla storia,
misura da cui dipende l’applicazione di ciò che è decisivo per il futuro
dell’Europa e di tutta l’umanità: l’Agnello è la luce di questa città (cf. Ap
21, 23).
L’Agnello è un modello per il Figlio di Dio, che si è fatto uomo, spogliandosi
della sua potenza e della sua magnificenza, e, sacrificando la sua vita, ha
donato al mondo la salvezza, la pace e la riconciliazione. Mediante il sangue
dell’Agnello ci riconciliamo con Dio e con gli uomini. “Sorge una città nuova”,
ossia: sorge una città riconciliata. Ciò rappresenta un programma concreto per
le nostre azioni.
Voi vivete in un Paese che, dopo decenni di divisione, ha trovato l’unità. Ora
si tratta essenzialmente di colmare con la vita l’unità riconquistata. Nei
diversi sistemi sociali e nelle varie tappe storiche, in Oriente e in Occidente,
occorre diffondere, sempre più, la comprensione e la solidarietà reciproche,
bisogna saper accettare gli altri e condividere con loro gli oneri.
Nonostante i difficili compiti e i gravi problemi economici e sociali, che vi
attendono, dovete dare un’importanza primaria ai valori religiosi e spirituali,
per intraprendere l’arduo cammino verso la realizzazione comune di una società
veramente umana.
Un altro onere altrettanto pesante: nel sistema di ingiustizia, che per decenni
ha dominato l’Est del vostro Paese, esistevano situazioni intricate, con il
conseguente pericolo di suddividere la società in vittime e colpevoli. Né la
verità può essere celata né l’ingiustizia subita può essere minimizzata; noi,
comunque, dobbiamo considerare la verità alla luce dell’Agnello, alla luce della
disponibilità alla riconciliazione, che concede un’opportunità anche ai
colpevoli.
Le nuove occasioni e le nuove sfide, sorte in Europa con il crollo dei sistemi
comunisti e con la nascita di una maggiore unità e di una maggiore libertà,
esigono un cuore riconciliato da tutti coloro che hanno partecipato a questo
processo, in modo che, dalle antiche radici, possa sorgere una nuova cultura
della comunità e una vera civiltà dell’amore.
Può contribuire alla riconciliazione anche il richiamo alla memoria della
preghiera rivolta da Gesù al Padre suo celeste, la sera prima della sua
passione: “Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai
mandato” (Gv 17, 21).
Questa preghiera di Gesù al Padre si riferisce tanto all’unità nella Chiesa
quanto all’unità dei cristiani nelle chiese e nelle comunità ecclesiastiche
ancora divise. Una nuova evangelizzazione dell’Europa può diventare feconda,
solo se i cristiani di questo continente riconoscono il loro contributo alla
salvaguardia e alla diffusione della fede e cercano di superare, in uno sforzo
comune, quegli ostacoli che ancora si oppongono a una completa unità. Un certo
distacco tra la cultura moderna e il messaggio cristiano rende urgente tale
sforzo e tale lotta per l’unità.
La storia europea è strettamente connessa con la storia di quel popolo da cui
Gesù stesso discende. In Europa, al popolo ebraico è stata commessa una
indicibile ingiustizia che ne ha minacciato l’esistenza, e non possiamo
assolutamente affermare che tutte le radici di questa ingiustizia sono
definitivamente estirpate. La riconciliazione tra ebrei e cristiani deve
incondizionatamente comparire nel programma della nuova Europa.
La luce dell’Agnello non ci è stata donata per vedere con occhi nuovi solo
l’Europa. L’Agnello di Dio ha cancellato i peccati del mondo, la pace di Cristo
è pace per tutta la terra. L’Europa non può chiudersi in se stessa, l’Europa
vive in un mondo unico e grande è la sua responsabilità nella crescita e nello
sviluppo di esso. Proprio quest’anno volgiamo lo sguardo oltre i confini
dell’Europa, verso l’America Latina, dove, cinquecento anni fa, giunsero
dall’Europa gli annunciatori della fede cristiana. La riconciliazione ha una
dimensione internazionale. L’Europa non deve dimenticare, attraverso la storia e
attraverso il presente, quanto grande sia la sua responsabilità nel far sì che
tutti i popoli di questa terra prendano parte al processo di partecipazione
umana e di sviluppo di tutta l’umanità.
Potrebbe sembrare che i molteplici doveri e incarichi, che istintivamente
affollano la nostra mente se pensiamo alla costruzione di una nuova Europa in un
mondo unico, esigano troppo da noi. Un fattivo ripensamento e una disponibilità
a un serio sforzo non possono essere evitati. Fondamentalmente, però, ci
troviamo anche in una situazione ricca di opportunità e di sfide.
La testimonianza di valori e di comportamenti conformi al Vangelo è la
condizione necessaria, affinché lo splendore della nuova città già discenda
sulla nuova Europa.
Proprio nelle nuove generazioni di oggi è viva la ricerca di una unità e di una
comunità internazionale, dell’abolizione delle barriere che ci dividono, del
dialogo e della solidarietà. I giovani d’Europa costituiscono un dono per il
futuro di questo continente e di tutto il mondo. Invito, dunque, i giovani, in
occasione del novantunesimo Katholikentag tedesco, a porsi sinceramente e
fattivamente al servizio della riconciliazione nello sforzo per l’unità
dell’Europa e di tutto il mondo.
Il novantunesimo Katholikentag tedesco si svolge in una regione del vostro
Paese, che, per la sua situazione e la sua tradizione, è predestinata a offrire
un esempio di riconciliazione e di comunità che va al di là delle barriere. A
tal proposito, saluto sinceramente i membri dei Paesi europei, soprattutto
quelli provenienti dalla Francia e dalla Svizzera. Agli uomini della città di
Karlsruhe e ai fedeli dell’Arcidiocesi di Friburgo possa essere concesso, anche
in futuro, di contribuire, in modo decisivo, data la posizione geografica di
questa regione, al riavvicinamento degli uomini e dei popoli e all’apertura
reciproca favorendo un’unione che vada al di là di ogni confine.
A tutti i partecipanti al novantunesimo Katholikentag tedesco, che si tiene a
Karlsruhe, ai numerosi coadiutori e collaboratori, che contribuiscono al
successo di questo evento, imparto di cuore la mia speciale benedizione
apostolica.
Dal Vaticano, 16 giugno 1992.
IOANNES PAULUS PP. II
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