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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA POPOLAZIONE DI CARAVAGGIO SUL PIAZZALE
DEL SANTUARIO DI «NOSTRA SIGNORA DELLA FONTE»

Caravaggio (Bergamo) - Venerdì, 19 giugno 1992

 

“Salve Regina, Mater misericordiae!”

1. Queste parole introduttive dell’antica e suggestiva antifona mariana mi risuonano nell’anima, carissimi Cittadini di Caravaggio, mentre contemplo il celebre santuario, testimone, nello splendore della natura che lo circonda, della sollecitudine materna di Maria verso la vostra Città. Proprio qui, alcuni secoli or sono, Ella volle portare alla vostra terra un messaggio di serenità, di fiducia e di pace. Da allora la presenza della Vergine Santissima in questo rigoglioso lembo di pianura padana non cessa di produrre rinnovati benefici spirituali in coloro che, con fede e devozione, vengono a sostare in quest’oasi di pietà. Nel nome di Maria, Madre di Dio e degli uomini, rivolgo a ciascuno di voi il mio saluto cordiale. Ringrazio, in particolare, il Signor Sindaco per le elevate espressioni con le quali ha interpretato i sentimenti della cittadinanza. Saluto il caro Monsignor Enrico Assi, Vescovo di Cremona e con lui Monsignor Libero Tresoldi, Vescovo di Crema, Monsignor Giacomo Capuzzi, Vescovo di Lodi, e gli altri Presuli presenti. Saluto infine voi, Sacerdoti, Religiosi e Religiose e Fedeli tutti di Caravaggio, per la calorosa e devota accoglienza, nella quale ho visto rispecchiate le migliori doti di cordialità umana e di cristiana religiosità che distinguono la gente bergamasca.

2. Piccola capitale della “Ghiara d’Adda”, Caravaggio fu, nei secoli, terra di transito e di confine, teatro di guerre e di saccheggi, ma anche centro che diede i natali a personalità di notevole rilevanza, soprattutto nella pittura. Un nome emerge tra tutti: Michelangelo Merisi, detto, appunto, “il Caravaggio”, vissuto a cavallo tra i secoli sedicesimo e diciassettesimo. Del suo genio si conservano testimonianze eloquenti nelle chiese di Roma e nella stessa Pinacoteca Vaticana. Ma della città di Caravaggio desidero ricordare, soprattutto, la singolare vitalità religiosa, che ha nei santi Patroni, i martiri Fermo e Rustico, un sicuro fondamento. Questo fervore spirituale trova nelle belle chiese un preciso riferimento e nelle numerose opere sociali, ispirate dalla carità, la più convincente conferma.

3. Il nome di Caravaggio è legato in maniera singolare al Santuario, la cui storia costituisce una solenne riprova di come Dio, per comunicare agli uomini le sue parole di consolazione, si serva di Maria, Vergine e Madre, e scelga non le persone celebri e colte, ma le più umili e semplici. A Giovannetta, giovane sposa intenta a raccogliere erba sul prato Mazzolengo “ingemmando il suo lavoro di preghiere e di lacrime”, Maria apparve come “regale e soave Signora”. Era il 26 maggio 1432. Da quel giorno, il Santuario di “Nostra Signora del Sacro Fonte” è entrato nel cuore dei lombardi. Al suo riparo e all’ombra dei verdi alberi che lo circondano, sotto lo sguardo materno della celeste Madre di Dio, giungono ogni anno migliaia di pellegrini: sono Laici e Presbiteri, Religiosi e Religiose, sposi, giovani e anziani, gruppi ecclesiali e, particolarmente, ammalati. Sostando in questo luogo santo, ciascuno può contemplare nella fede i segni della misericordia di Dio, fare esperienza di un incontro personale con Cristo Gesù e imparare da Maria il silenzio, il raccoglimento e la preghiera di lode. Tutto, presso questa fonte miracolosa, ha sapore di Grazia!

4. Cari fedeli di Caravaggio! Dio, in Maria, è stato con voi largo delle sue benedizioni, lasciandovi, attraverso la concittadina Giovannetta, un preciso impegno anche per questo nostro tempo carico di tensioni e di speranze. Portare il lieto Vangelo della pace e della vita ai nostri contemporanei spesso distratti di fronte ai segni di Dio, perché presi dai loro terreni interessi o immersi in un clima di esasperato consumismo. Ecco la vostra missione. Siete chiamati ad essere “nuovi evangelizzatori” in una società che spesso abbandona o trascura le intramontabili verità del Vangelo, lasciandosi attrarre dagli illusori e momentanei miti del successo e del benessere materiale. Siete chiamati a diffondere giustizia e solidarietà in un mondo che rischia di essere dominato dall’indifferenza e dalle regole del profitto a ogni costo, trascurando e talora calpestando i più poveri e i più deboli. Come ad esempio, non pensare con tristezza alla solitudine di tanta gente, chiusa nei propri problemi e nel proprio dolore? Come non ricordare che la giustizia esige rispetto dell’altro e scrupolosa osservanza dei propri doveri pubblici e privati? Come soprattutto non denunciare con forza – nel ricordo di san Bernardino da Siena, chiamato nel 1419 a metter pace fra il vostro borgo e quello di Treviglio – che anche non lontano da qui si continuano a combattere guerre assurde, seminatrici di odio fratricida e di morte, mentre l’umanità assiste incurante al consumarsi di così grandi tragedie umane?

Occorre, carissimi fratelli e sorelle, ritrovare il cammino della pace vera, della fraternità fondata sull’accoglienza e il perdono, del rispetto dell’altro e dell’amore che è dono di sé. La ricchezza religiosa del vostro passato, a cui si sono ispirati i vostri antenati, non può essere considerata un semplice patrimonio storico da custodire e tramandare. Essa è piuttosto la sorgente alla quale bisogna continuare ad abbeverarsi per una personale e responsabile “peregrinazione nella fede”, fondamento di una esistenza cristiana matura e di una società autenticamente libera e solidale. L’ascolto della Parola di Dio, l’Eucaristia e la Carità, nel loro indissolubile intreccio, impreziosito dalla filiale devozione mariana, saranno le acque sorgive che alimenteranno la vostra vita di fede, facendo sì che “i grandi compiti e le grandi difficoltà che si susseguono non diventino fonte di crisi, ma occasione e quasi fondamento di conquiste sempre più mature sul cammino del popolo di Dio verso la Terra Promessa, in questa tappa della storia che ci sta avvicinando alla fine del secondo Millennio” (Redemptor hominis, 22).

5. E tu, o Maria, fonte di grazia, benedici questo popolo in preghiera, custode fedele del tuo Santuario. Porta aiuto e conforto, o Madre, sorgente di ogni consolazione, a chi, nella prova, confida in Te. Dona alle famiglie, santuari dell’amore, la benedizione e la gioia della vita, Vergine Immacolata, stella luminosa di serenità e di pace. Dinanzi a questo Popolo peregrinante brilla, o Maria, quale segno di sicura speranza e di consolazione! (cf. Lumen gentium, 68).

Con questi voti, e ancora una volta tutti salutandovi, di cuore vi benedico!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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