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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON I GIOVANI DELLA LOMBARDIA PRESSO IL SANTUARIO «NOSTRA
SIGNORA DEL FONTE»
Caravaggio
(Bergamo)
- Sabato, 20 giugno 1992
Carissimi giovani!
1. È veramente un dono di Dio poterci incontrare questa sera all’ombra del
suggestivo santuario di Caravaggio, luogo di preghiera e di meditazione, tempio
di fede viva e di devozione mariana. Mi vengono alla mente altri significativi
appuntamenti con vostri coetanei in Italia e in altri Paesi del mondo. Mi
ritorna potente, soprattutto, il ricordo dell’indimenticabile veglia mariana a
Jasna Gora dello scorso 14 agosto, in occasione della VI Giornata Mondiale della
Gioventù. Accanto alla dolce effigie della Madonna Nera ho potuto sostare, in
ascolto dello Spirito Santo, insieme a ragazzi e ragazze provenienti da ogni
Continente, ma soprattutto dall’Est e dall’Ovest dell’Europa. Pregammo e
vegliammo insieme; insieme e con coraggio ci soffermammo a riflettere sulle
molteplici sfide che interpellano la Chiesa e l’umanità in quest’epoca di enormi
e rapidi mutamenti sociali. L’odierno incontro si colloca nella scia di questi
raduni giovanili e vuole costituire un’altra importante tappa per approfondire
il significato e il senso dell’essere giovani oggi, all’alba dell’anno Duemila.
In questo clima di gioia e di preghiera mi è gradito rivolgere il pensiero
anzitutto al Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, che ringrazio
di cuore per le espressioni di omaggio che poco fa ha pronunciato a nome di
tutti i presenti. Saluto, poi, il Vescovo di Cremona, Mons. Assi, e gli altri
Presuli delle Diocesi lombarde, qui convenuti. Saluto con affetto ciascuno di
voi, carissimi ragazzi e ragazze, qui presenti e, attraverso di voi, vorrei
abbracciare ogni giovane della vostra Regione.
2. Alcuni vostri amici – una coppia di fidanzati di Cremona, un giovane di Crema
e una ragazza di Lodi – mi hanno posto, a nome vostro, alcune domande che
entrano nel vivo delle odierne problematiche giovanili. Sono loro grato per la
franchezza del linguaggio e per la fiducia che mi hanno dimostrato. Vorrei
aggiungere che questi incontri con i giovani portano sempre con loro alcune
domande, ma direi che portano con loro ancor più risposte. È bene che queste
domande emergano dalle risposte, ma è anche necessario che le risposte possano
emergere dalle domande. Questa è la logica dei nostri incontri. Cercherò, in
modo semplice, di offrire una risposta ai loro quesiti, pur sapendo che essa non
potrà essere esaustiva. Vorrei meditare insieme con voi sugli importanti
argomenti proposti, in un clima di ascolto e di meditazione, facendo sì che sia
Cristo a parlare a ciascuno nell’intimità del cuore. Egli conosce i nostri
segreti; è pronto a rispondere a chi lo invoca e previene ogni intima nostra
esigenza. Aprite lo spirito a Cristo, carissimi ragazzi e ragazze. Risorgendo
Egli ha provato che la vita è più forte della morte. Illuminata da tale
sicurezza la nostra esistenza diventa una straordinaria avventura che vale la
pena di affrontare con passione, senza mai distogliere l’attenzione dal piano di
Dio e dalla sua parola di salvezza. “Se rimanete fedeli alla mia parola – dice
Gesù – sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi” (Gv 8, 31-32). Rimanere in Cristo: ecco l’essenziale per ciascuno
di voi. Rimanere in lui ascoltando la sua voce e seguendo i suoi precetti.
Conoscerete, così, la verità che rende liberi, incontrerete l’Amore che
trasforma e santifica. Tutto, infatti, riveste senso e valore nuovo quando lo si
considera nella luce della persona e dell’insegnamento del Redentore.
3. Veniamo ora ai vostri quesiti e iniziamo da quello dei giovani fidanzati di
Cremona, che chiedono come approfondire le ragioni autentiche e le esigenze
dell’amore aperto alla vita, senza lasciarsi condizionare dalla cultura
imperante del consumismo. Cari amici, l’amore non è soltanto una cosa spontanea
o istintiva: è scelta da confermare costantemente. Quando un uomo e una donna
sono uniti da un vero amore, ognuno assume su di sé il destino, il futuro
dell’altro come proprio, a costo di fatiche e sofferenze, perché l’altro “abbia
la vita e l’abbia in abbondanza” (Gv 10, 10). Queste parole di Gesù si
riferiscono a ogni vero amore. Solo così si ama “sul serio” e non per gioco, né
per un momento. Quando l’altro si sentirà dire: “Ti amo”, capirà che queste
parole sono vere e anche lui prenderà “sul serio” l’esperienza dell’amore.
Occorre amare come Gesù. La ragione più profonda dell’amore cristiano sta nelle
parole e nell’esempio di Cristo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato
voi” (Gv 15, 12). Questo vale per ogni categoria dell’amore umano, vale
per la categoria dell’amore dei fidanzati, amore in preparazione al matrimonio e
alla famiglia. L’amore, poi, che si avvia al matrimonio si prepara anche a
generare nuova vita. Questo compito è da considerare un dono da parte di Dio e
un grande atto di fiducia nei confronti dell’essere umano. In tale visione i
figli non fanno paura, non vengono a “rubare” la libertà, non sono degli intrusi
che sottraggono tempo, energie e denaro. I figli non sono ospiti indesiderati,
ma benedizione di un Dio che spezza ogni egoismo di coppia e aiuta a vivere la
realtà con gratitudine e amore liberante.
4. Su questo tema si potrebbero sviluppare e aggiungere tante altre
considerazioni, ma potete farlo da soli, aiutati dai vostri educatori. Passiamo
adesso alla domanda del giovane di Crema, che ha accennato al tema della morte.
Oggi si muore in molti modi: di vecchiaia, di malattia, di cancro, terrore di
tante persone, di droga, di Aids. Si muore dimenticati dalla società
efficientista, si muore di morte improvvisa: per incidente stradale, sul lavoro.
Si muore persino ancor prima di nascere, perché qualcuno si arroga il diritto di
decidere della vita umana, che è sacra. Il morire lascia sgomenti, soprattutto
quando colpisce persone giovani. La morte, tuttavia, può diventare un’esperienza
di straordinaria solidarietà. Il morire ci affratella: san Francesco chiamava la
morte “Sorella”. In un mondo che esorcizza la morte e fa di tutto per
occultarla, non risulta inutile, anzi diventa urgente e necessario, richiamare
la inevitabilità di un evento che fa parte della “storia” dell’uomo, di ogni
uomo. Ma c’è anche la solidarietà di chi “sta accanto” alla persona che “muore”
dato che il morire ha il suo momento più drammatico nel “restare soli”; quella
solitudine che in Gesù diventa grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai
abbandonato?” (Mc 15, 34). Quante persone, nelle svariate forme di
volontariato, manifestano la loro solidarietà con chi è toccato dall’esperienza
della morte! Grazie a tutti questi buoni samaritani. Occorre riconciliarsi con
la morte. Per quanto lunga possa essere la vita, ineluttabile è la morte: non
come fine, ma come atto supremo e decisivo dell’essere umano in ordine al
proprio futuro. Ogni stagione dell’esistenza diventa, così, esperienza
simultanea di vita e di morte. Per noi credenti, tuttavia, si muore ogni giorno
per risorgere. È questa un’altra dimensione totalmente cristiana. Al centro
dell’esperienza cristiana sta infatti il Crocifisso: Colui che ha attraversato
il mistero della morte aprendo un varco luminoso di risurrezione. Si muore per
risorgere. Il giorno del Battesimo ha avuto inizio per ciascuno di noi la grande
avventura della vita come processo di graduale trasfigurazione nel Cristo
crocifisso e risorto. Riconciliarsi pertanto con la morte significa accogliere
sino in fondo la vita; significa anche condividere il calice amaro della
solitudine e della sofferenza che tanti fratelli stanno bevendo. Tale
solidarietà rende la morte più umana e la vita più vera.
5. Cari giovani, non vi turbi il pensiero della morte, ma vi spinga a
valorizzare la giovinezza come un tempo di grazia e di missione. Vi spinga ad
assumere con Cristo il compito di amare ed evangelizzare la vita. Ecco l’altro
tema della nostra riflessione. Tre sono le condizioni che vi aiutano a
realizzare la vostra impegnativa missione; esse sono rappresentate dai tre segni
della veglia di questa sera: l’acqua, la Croce, il fuoco. Giovani lombardi,
siate vivi come una sorgente di acqua: coltivate, cioè, una profonda
interiorità. Come Cristo, fonte che zampilla per la vita eterna, così il vostro
cuore se è unito a Gesù, diviene fontana che disseta quanti si avvicinano a voi
e vi incontrano. Un giovane, che vuole amare la vita, non può tralasciare i
tempi della preghiera, del silenzio, della meditazione, della contemplazione.
Non può non nutrire una robusta e tenera devozione a Maria, che qui a Caravaggio
è venerata come la Madonna del fonte. E questo si è manifestato anche ieri sera,
in un altro modo. Non può trascurare i momenti di condivisione della propria
esperienza di fede con altri fratelli: nella comunità ecclesiale, nell’Oratorio,
salutare e provvidenziale istituzione di questa terra di Lombardia, nelle
associazioni e movimenti. Una profonda interiorità è premessa indispensabile per
un amore chiamato alla pienezza nell’esperienza del matrimonio; è preludio a un
dono generoso e responsabile di sé a Dio e al prossimo; è preparazione a una
positiva e decisa risposta alla carità nella vita consacrata. Ogni amore vero
matura nella preghiera. Dobbiamo attingere alle fonti e le fonti sono
attingibili attraverso la preghiera. In ultimo, Amore è Dio. Dio è Amore. Poi
questo Amore si è manifestato, si è rivelato, si è fatto uomo in Cristo Gesù. E
poi si fa sempre operante attraverso il suo Spirito, questo Spirito che è
diffuso nei nostri cuori. È il mistero dei nostri cuori. Lo Spirito Santo è
diffuso, ma per essere veramente diffuso, per trasformare in questa diffusione
gratuita il nostro “io”, i nostri cuori, deve incontrarsi con noi. Come, se
manca la preghiera? Allora, ogni amore vero matura nella preghiera, diventa più
profondo, più serio, più completo.
6. La seconda condizione è imparare quella che secondo San Paolo si chiama la
sapienza della Croce: l’altro segno da voi proposto. Non si tratta di una
conoscenza solo intellettuale, ma di un sapere che si nutre del contatto e del
dialogo personale con Dio: Vita da incontrare e da gustare; Verità da seguire;
Via da abbracciare senza tentennamenti. Lo Spirito Santo rende i battezzati
conformi a Cristo e pronti a difendere e diffondere il Vangelo. Ricordatelo
bene: il Vangelo va annunciato con tutta la vita. E il Vangelo è annuncio di
Cristo “crocifisso e risorto”. Così, nel contatto quotidiano con Gesù, voi
potete imparare la sapienza della Croce, “scandalo per i Giudei e stoltezza per
i pagani” (1 Cor 1, 23). Voler servire ed evangelizzare la vita comporta,
quindi, lo sforzo costante e generoso di familiarizzarsi col Vangelo, di
approfondire l’insegnamento della Chiesa, di conoscere la cultura contemporanea,
smascherando con vigore ogni tentazione di sottomettere il valore dell’umana
dignità al capriccio, all’istinto o all’abuso dell’uomo sull’uomo.
7. Cari giovani, non abbiate paura di difendere la vita e tutta la vita. La vita
in germoglio e quella al tramonto, la vita di chi è emarginato come di chi si
autoemargina, di chi butta la propria ricchezza per strade che conducono alla
distruzione di sé, come di chi la sciupa nella banalità e nell’evasione. Come
gli Apostoli, come i santi di questa vostra Regione, e sono tanti, come tutti
coloro che si sono lasciati scegliere dal Signore Gesù “neanche voi giovani
dovete tacere” (Messaggio ai giovani 1992). Dovete dire e gridare che la vita è
dono meraviglioso di Dio e nessuno ne è padrone, che l’aborto e l’eutanasia sono
tremendi crimini contro la dignità dell’uomo, che la droga è rinuncia
irresponsabile alla bellezza della vita, che la pornografia è impoverimento e
inaridimento del cuore. Dovete anche ricordare che la malattia e la sofferenza
non sono castighi o condanne, ma occasioni per entrare nel cuore del mistero
dell’uomo; che nel malato, nell’handicappato, nel bambino e nell’anziano,
nell’adolescente e nel giovane, nell’adulto e in ogni persona, brilla l’immagine
di Dio. Ma, soprattutto, dovete gridare al mondo che la vita è un dono delicato,
degno di rispetto assoluto: che Dio non guarda all’apparenza ma al cuore; che la
vita segnata dalla Croce e dalla sofferenza merita ancora più attenzione, cura e
tenerezza. Ecco la vera giovinezza: è fuoco – l’altro vostro segno – che separa
le scorie del male dalla bellezza e dalla dignità delle cose e delle persone; è
fuoco che riscalda di entusiasmo l’aridità del mondo; è fuoco d’amore che
infonde fiducia e invita alla gioia. Per essere tale la vostra giovinezza, però,
deve arricchirsi di fedeltà e di sacrificio, lasciandosi guidare dallo Spirito
Santo, che conduce la Chiesa verso una rinnovata Pentecoste di speranza e di
carità. Ecco, Lui è il fuoco, il fuoco dello Spirito Santo.
Siate missionari della vita! A costo di essere emarginati non abbiate paura di
restare con Cristo!
8. Cari ragazzi e ragazze, siate missionari della vita; seguite Cristo e
consacratevi al suo servizio, là dove Egli vi chiama e nella condizione in cui
Egli vi ha posti. La famiglia, l’oratorio, il lavoro, il tempo libero, i gruppi
e le associazioni a cui appartenete, sono i luoghi della vostra missione nel
vasto panorama della nuova evangelizzazione. Proclamate con le parole e con la
vita ciò che “avete ascoltato” e imparato dal Signore. Non è sempre facile; in
certi momenti anzi si richiede un grande coraggio per rimanere coerenti alla
propria fede e per assumere con franchezza la verità del Vangelo. A costo anche
di essere emarginati, non abbiate paura di mantenere intatta la vostra fedeltà a
Cristo. Egli, siatene certi, non vi abbandonerà mai. Carissimi, Cristo è l’amico
più sicuro. Amico che non abbandona, amico che non delude. Le sue parole nel
Vangelo sono esigenti, sono severe, ma sono parole piene di Verità. Questa
Verità ci fa liberi, questa Verità costituisce il fondamento vero dell’amicizia:
“voi siete miei amici, non vi chiamo più servi, vi ho chiamato amici”. Ci ha
chiamato amici perché ci ha confidato tutto il mistero di suo Padre, mistero
insondabile, mistero divino. Ci ha fatto entrare in questo mistero, ha condiviso
con noi, sigillandolo con la sua croce e con la sua risurrezione. Crocifisso e
risorto. Amico. Così come sta qui davanti a voi, questa sera, deve andare con
voi questa sua effigie. Crocifisso e risorto deve andare con voi, ripetendosi in
ogni situazione, in ogni momento, in ogni prova. “Ti ho chiamato amico”. Vi
aiuti la Vergine Madre di Dio, Stella della nuova evangelizzazione, e vi
sostenga in questo compito talora faticoso, ma sempre esaltante. Vi aiuti e vi
sostenga e sia sempre come qui, sotto la croce, per ripeterci: “ecco tuo figlio,
tua figlia”.
Ecco, tuo figlio e tua figlia, tutti noi, abbracciati a questo cuore materno
della Vergine.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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