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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE RELIGIOSE NEL MONASTERO «SAN GIUSEPPE»
DELLE CARMELITANE SCALZE

Lodi - Sabato, 20 giugno 1992

 

“Venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe (Is 2, 3), il monte che Dio ha scelto per sua dimora, dove regna solo l’onore e la gloria di Dio” (San Giovanni della Croce).

1. Su questo monte del Carmelo, il 18 giugno di venticinque anni fa, il Vescovo diocesano Monsignor Tarcisio Vincenzo Benedetti, carmelitano scalzo, recava l’Eucaristia nel nuovo tabernacolo della vostra chiesa, accompagnato da una grande folla. Sullo stile di santa Teresa di Gesù, che considerava fondato un monastero solo quando l’Eucaristia vi era stata portata stabilmente, egli dichiarava, così, avviata ufficialmente la vita claustrale teresiana, additando in questo vostro monastero il centro e anzi il cuore della diocesi di Lodi. Giustamente, pertanto, anche voi, carissime Religiose operanti nella Diocesi, molte volte nel corso di questi anni, a gruppi o da sole, siete salite quassù per raccogliervi in preghiera, per sostare in ascolto, per fare l’esperienza del Dio vivo, alla cui presenza giorno e notte le vostre Sorelle Carmelitane, sulle orme di Elia, consumano la loro esistenza.

2. L’odierno appuntamento assume, però, un valore tutto singolare. Per me rappresenta un’occasione quanto mai opportuna di potervi conoscere e di fermarmi, almeno per qualche momento, a pregare insieme con voi. Care Sorelle, avete preparato con cura questo nostro incontro. Volevate parlarmi e ascoltarmi, per sentire, nella mia, la voce del Buon Pastore, che vi conosce a una a una, che vi ama, che vi chiama per nome! Dal Papa voi desiderate udire sicuramente una parola che confermi la vostra fede, rafforzi la vostra speranza e renda sempre più ardente la vostra carità. Carissime Religiose di Lodi, prendete rinnovata coscienza del valore del dono che avete ricevuto e della scelta che avete fatto. La professione religiosa pone nel cuore di ciascuna di voi “l’amore del Padre, quell’amore che è nel cuore di Gesù Cristo Redentore del mondo” (Esortazione ap. Redemptionis donum, 9). Tale amore “abbraccia il mondo e tutto ciò che in esso viene dal Padre”, mentre respinge e rifiuta ciò che, germinando dal peccato, non viene da Dio (cf. Ivi). Scaturisce di qui il senso dei consigli evangelici. Essi costituiscono il mezzo più radicale per redimere nel cuore dell’uomo, insidiato dalla triplice concupiscenza (cf. 1 Gv 2, 16), il rapporto col mondo: “col mondo esterno e col proprio “io”, il quale in un certo senso è la parte centrale del “mondo” nel significato biblico, se in esso prende inizio ciò che «non viene dal Padre»” (cf. Ivi). Per tale ragione, i consigli evangelici, carissime Sorelle, possiedono una singolare efficacia di assimilazione a Cristo, il quale nel sacramento del battesimo vi ha reso, come ogni cristiano, membra del suo Corpo. Per usare un’espressione tanto cara alla Beata Elisabetta della Trinità, “lo Spirito d’amore scendendo su di voi, ha fatto sì che nella vostra anima avvenisse come una incarnazione del Verbo e voi siete diventate un’aggiunta d’umanità a Lui, nella quale Egli rinnova tutto il suo mistero”.

3. Questo mistero ciascuna di voi lo vive attraverso lo specifico carisma che lo Spirito Santo ha suscitato nei Fondatori dei vostri rispettivi Istituti. La Chiesa di Lodi ha avuto, al riguardo, singolari manifestazioni di benevolenza da parte del Signore. Nel corso dei secoli sono fiorite in essa espressioni di alta santità, che si sono imposte all’ammirazione dei fedeli, ben al di là dei suoi confini. Penso, in particolare, a S. Francesca Saverio Cabrini, la “Madre degli emigranti”, Fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore. All’inizio del nostro secolo, obbedientissima alle indicazioni del mio predecessore Papa Leone XIII, non temette di affrontare pericoli di ogni sorta, traversando oceani e scalando montagne dall’America del Nord alla Cordigliera delle Ande, per portare, spinta dalla carità di Cristo, il messaggio evangelico a migliaia di esuli, di senza patria, di fratelli costretti a vivere nell’emarginazione più brutale in terra straniera. Volle recare loro con l’annuncio della Verità il conforto di una presenza e di una testimonianza che fosse segno credibile dell’amore del Padre per ogni uomo. Penso anche al Beato Vincenzo Grossi, che, animato da zelo soprannaturale e docile alla voce dello Spirito, diede vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, per spezzare ai piccoli il pane della Parola divina e della scienza umana e farli sedere alla mensa della carità e della gioia. Penso, inoltre, alle Carmelitane che, cinque anni fa, proprio da questo monastero sono partite per il Camerun dove hanno avviato una fondazione. Grazie a loro anche quella giovane comunità cristiana africana ha potuto ricevere il carisma della vita contemplativa. Si è attuato così un provvidenziale scambio di doni fra queste Chiese sorelle, strette da vincoli di comunione e di fraternità nell’unica fede e nell’unico amore.

4. La consegna che oggi vorrei lasciare a ciascuna di voi, care Sorelle, si riassume nelle parole dell’Apostolo: “Caritas Christi urget nos!”. Sì, l’Amore di Cristo, che vi ha scelte, vi spinga sulla strada della totale fedeltà alla vostra vocazione. Faccia sì che ogni essere umano che s’accosta a voi possa cogliere in ciascuna una testimonianza trasparente della presenza sempre provvida di Dio che rinnova l’esistenza dell’uomo. Sapientemente la piccola Teresa di Lisieux diceva: “Solo l’Amore conta, solo l’Amore è tutto”, e San Giovanni della Croce ammoniva: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’Amore”. In questo cammino e in questo impegno vi precede e vi accompagna la Madre del Signore, giacché “colei che è presente nel mistero di Cristo come madre, diventa – per volontà del Figlio e per opera dello Spirito Santo – presente nel mistero della Chiesa” (Redemptoris Mater, 24). Maria Santissima, Madre della Chiesa, è Madre in modo specialissimo di ciascuna di voi. Sappiate invocarla come stella del vostro cammino, come guida e maestra del vostro impegno di identificazione a Cristo, come porto sicuro del vostro pellegrinaggio terreno.

Invito alla preghiera per le suore della Bosnia-Erzegovina

L’invito a pregare per le suore del Convento di Nova Topola, nella Bosnia Erzegovina, fatte oggetto di una vile aggressione da parte di forze irregolari serbe, viene rivolto dal Papa alle religiose della diocesi di Lodi durante l’incontro che si svolge nella Cappella del Monastero di San Giuseppe delle Carmelitane Scalze, questo pomeriggio. Queste le parole del Santo Padre.

Carissime sorelle, preghiamo per tutte le vostre consorelle nel mondo, preghiamo specialmente per le vostre consorelle in Bosnia-Erzegovina, specialmente nella città di Banja Luka, dove hanno sofferto enormemente. Speriamo che questa loro croce contribuirà anche a portare la pace a queste popolazioni tanto sofferenti. A tutte la mia affettuosa benedizione!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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