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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL CAMERUN
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 22 giugno 1992

 

Caro Signor Cardinale,
Cari Confratelli nell’Episcopato,

1. Alla fine degli incontri individuali avuti con voi, in occasione della vostra visita “ad limina”, sono felice di ricevervi ora tutti insieme, come Conferenza Episcopale nazionale del Camerun.

Ringrazio vivamente il vostro Presidente per le parole che mi ha rivolto a vostro nome. Salutandovi, mi unisco, attraverso voi, al clero, ai religiosi, alle religiose, agli insegnanti cattolici, ai catechisti e ai fedeli laici delle tre province ecclesiastiche francofone di Doula, Garoua e Yaoundé, così come alla provincia anglofona di Bamenda. A tutte le vostre comunità diocesane, porgo i miei cordiali saluti: li ricordo nella mia preghiera e nella mia sollecitudine di Pastore desideroso di confermarli nella fede.

Il vostro pellegrinaggio ai sepolcri dei Santi Apostoli ha luogo mentre ci prepariamo a onorare, il 29 giugno, le due eminenti figure della Chiesa nascente, Pietro e Paolo. Mi auguro che il vostro soggiorno romano, alla vigilia della loro festa, vi dia la gioia di un ritorno vivificante alle origini, che vi incoraggi nella fedeltà alla tradizione apostolica e all’eredità dei primi cristiani. Allo stesso modo, mi auguro che, rinnovati nell’amore di Cristo e nella comunione con il successore di Pietro ritorniate, pieni di zelo, al vostro popolo per diffondere il Vangelo con l’ardore e il coraggio di coloro che, in questa città, hanno assistito ai magnifici inizi della Chiesa di Roma.

2. Due anni fa, la Chiesa nel Camerun, ha celebrato il centenario dell’evangelizzazione del Paese. Avete reso grazie a Dio per lo slancio delle comunità cristiane sui passi della notevole opera dei primi missionari.

E ora siete entrati in una nuova fase, i cui obiettivi sono l’affermazione della fede, la conversione e la trasformazione profonda degli individui e della vita sociale, in modo che le verità e i valori del vangelo siano vissuti più pienamente. Occorre dare un nuovo impulso all’opera mai conclusa dell’evangelizzazione.

Per questo avete al vostro fianco dei collaboratori privilegiati: i sacerdoti. Essi compiono un lavoro importante e io li ringrazio di tutto cuore. Mi auguro che continuino a insegnare la Parola di Dio con chiarezza, con una fede ardente, in un impegno personale disinteressato e con spirito di sacrificio, nella fedeltà al celibato e la disponibilità che esso fornisce per il servizio del Regno. Essi hanno la responsabilità tutta particolare di proclamare la misericordia di Dio. Quali ministri dei sacramenti, dell’Eucaristia e della riconciliazione in particolare mettono gli uomini in contatto con Dio.

Rallegrandomi con voi per l’aumento del numero delle vocazioni, mi auguro che conserviate la preoccupazione per la qualità della formazione al sacerdozio. L’esortazione apostolica Pastores dabo vobis, frutto dei lavori del Sinodo, costituisce una guida per la formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale dei candidati.

Una delle urgenze, di cui molte chiese prendono coscienza, è quella di avere educatori ben preparati alla loro missione nei confronti dei seminaristi. Il contributo di religiosi e di sacerdoti missionari, di Istituti specializzati è molto prezioso per una buona formazione. Per preparare veri Pastori e Apostoli di Gesù Cristo, questa formazione sarà unita nella fede e radicata nella Tradizione della Chiesa; essa tenderà a integrare i valori della cultura locale; cercherà di toccare tutti gli aspetti della personalità, sia gli affetti che l’intelligenza.

3. Per il conseguimento dell’evangelizzazione, avete anche al vostro fianco, i religiosi e le religiose. Nella Chiesa, sono chiamati a dare una testimonianza di consacrazione totale a Dio. Questo aspetto fondamentale della loro esistenza è il primo compito da assolvere nella forma di vita che hanno scelto.

I Vescovi tengono a considerare la promozione della vita religiosa una componente del loro ministero pastorale. In particolare, essi aiutano le persone consacrate a restare fedeli al loro carisma fondatore e ai loro voti per dare l’esempio del dono totale al Signore. Le giovani generazioni, per plasmare la loro vita, hanno bisogno di avere davanti agli occhi modelli di impegno totale, come risposta al Dio d’amore che ha contratto con gli uomini un’alleanza nuova ed eterna.

Allo stesso tempo, aiuterete i religiosi e le religiose a coltivare una coscienza ecclesiale rinnovata, che li incoraggi nell’edificazione del Corpo di Cristo e nell’opera missionaria.

4. Tra le priorità pastorali di oggi, bisogna sottolineare la formazione dei fedeli laici. Dio chiama il suo Popolo a crescere, a maturare senza sosta e a portare frutto.

Al primo posto fra coloro che aiutano il Popolo di Dio a crescere, si trovano i catechisti. Con le loro opere, essi contribuiscono individualmente alla diffusione della fede. Dato che la loro opera diviene più difficile col progredire della società, bisogna offrire loro una solida formazione dottrinale e pedagogica così come un costante rinnovamento spirituale e apostolico, senza parlare della necessità di condizioni di vita dignitose.

Invitate tutti i battezzati ad approfondire le ricchezze della fede e a viverle. Tra gli altri effetti positivi, questo li fortificherà perché rendano testimonianza della speranza che è in loro (cf. 1 Pt 3, 15), in particolare, dinanzi al fenomeno delle sette. Incoraggiateli a collaborare con più vigore e in modo più responsabile all’evangelizzazione delle realtà temporali. Per questo, è necessario che essi familiarizzino con l’insegnamento sociale della Chiesa, affinché compiano il loro dovere quotidiano con competenza professionale, con onestà e in uno spirito cristiano.

Nel campo del lavoro, sapranno creare nuove forme di imprese, dare origine a una revisione dei sistemi economici, qualora fosse necessario, e dare spazio a una maggiore giustizia sociale.

5. Nel proseguimento della sua missione evangelica, la Chiesa ama ricorrere alla scuola cattolica. Questa è parte integrante del sistema educativo del Camerun. Come in altri Paese africani, ne è apprezzato il ruolo, ai diversi livelli di scolarizzazione, per la formazione di un gran numero di giovani, creando, nella comunità educativa, un’atmosfera evangelica, aiutando gli adolescenti a sviluppare la loro personalità in modo coerente con le esigenze della loro condizione di battezzati, in modo tale che la conoscenza sia illuminata dalla fede.

Mi auguro che le difficoltà particolari dell’insegnamento cattolico nel Camerun possano essere superate in un clima di pace sociale, per il bene della società del Camerun e per il progresso del Vangelo.

Infine, sono felice di sapere che l’Istituto cattolico di Yaoundé, la cui fondazione vi stava a cuore e che è stato inaugurato il 7 dicembre 1991, ha intrapreso la sua attività in condizioni soddisfacenti. Mi auguro che contribuisca a promuovere il pensiero cristiano dello sviluppo della cultura, per la formazione di uomini di scienza e di testimoni della fede.

6. Per quanto riguarda i rapporti con coloro che non condividono la stessa fede, dico che l’intesa è buona, nel complesso, con le confessioni protestanti, e ne sono lieto. Sforzatevi di mantenere rapporti sempre più costruttivi per la gloria di Dio e per il bene comune.

Riguardo ai musulmani, permettetemi di invitarvi a portare avanti il dialogo interreligioso che fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. L’Enciclica Redemptoris missio vi aiuterà, così come il documento Dialogo e Annuncio, pubblicato nel maggio 1991 dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

7. Sull’esempio di alcuni Paesi del continente africano, il Camerun ha intrapreso una progressiva democratizzazione delle sue istituzioni. In questo importante periodo della vita nazionale, i cristiani, più che mai, devono arricchire la società del fermento evangelico che è in loro e collaborare con tutti gli uomini di buona volontà.

La Chiesa, da parte sua, contribuisce allo sviluppo totale della comunità umana attraverso il rispetto della realtà politica, con la sua dottrina sociale, con l’apertura alle dimensioni spirituali. Il servizio del bene comune, a livelli diversi, è una forma particolarmente importante della giustizia e della carità.

La mia preghiera si unisce alla vostra affinché i vostri compatrioti camminino pacificamente sulla via delle riforme, cercando di rispondere, nel miglior modo possibile, alle legittime aspirazioni dei loro concittadini. Possa essere il vostro grande Paese, in Africa e nel mondo, un apprezzato elemento di stabilità e di progresso per la vita della comunità delle nazioni!

8. Concludendo, cari Confratelli nell’Episcopato, desidero prolungare l’azione di grazia del centenario e ringraziare Dio insieme a voi per tutto ciò che è stato fatto nel vostro Paese. Con uno sguardo amorevole alla realtà attuale e nella convinzione che il Regno di Dio sia già operante fra di voi, continuate l’annuncio del Vangelo al vostro Popolo appoggiandovi sui suoi tesori di pietà tradizionale. Mi auguro che si realizzi un’unione ancora più grande tra la fede e l’anima del Camerun, in modo che tutti i valori naturali posseduti dai vostri compatrioti siano trasfigurati dalla presenza di Cristo.

Per aiutarvi in questo, vi concedo, così come a tutte le vostre comunità diocesane, la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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